10 motivi fantastici per uscire con un #bambinone

10 motivi fantastici per uscire con un #bambinone

Se stai pensando che al tuo fianco vuoi un uomo maturo, uno di quelli su cui puntare, con cui costruire qualcosa di solido e vederne crescere i frutti, quello che cerchi non è un uomo, ma un olivo.

Un olivo vive a lungo, fa ombra e può anche darti delle soddisfazioni. Sì, è molto stabile. Fin troppo, ma richiede più cura di quanto s’immagini. E si ammala con un nonnulla.

Se invece vuoi qualcuno con cui passare il tuo tempo, divertirti, fare sesso come se non ci fosse un domani e ridere come una matta (che – diciamocelo – son cose che contano), quello che ti serve è un #bambinone.

Ecco perché:

  1. Il bambinone non scade, non ha età e può arrivare a manifestare la sua bambinitudine fino all’ultimo respiro. 
  2. Il bambinone – in quanto tale – non ha traumi infantili su cui discutere ore e ore. Lui gioca, ride, scopa e fa tutte le sue cosine con un’aria vagamente vacua e incredibilmente sexy.
  3. Con lui non ti annoi. Mica come con quelle zuppe di intellettualoidi che spesso associano all’ego iper-trofico un fagiolino mignon.
  4. Non ti porterà mai in un cinema d’essay, né ti costringerà a guardare polpettoni impegnati sulla scia di Lars Von Trier o di Truffaut. Lui guarda gli Avengers, Alien e Iron-Man. I film di Aldo Giovanni e Giacomo sono il massimo del suo sforzo cinematografico.
  5. In sua compagnia, qualunque tragedia diventa un buon motivo per ridere e subito dopo finire a letto.
  6. Con i Lego è un asso. Va da sé che se compri una cosa qualsiasi all’IKEA, o al Brico, con lui sarà montata in meno di un’ora. Dopo di che, toccherà a te. 
  7. Il bambinone ha bisogni semplici: mangiare, bere, giocare a sdraiarti. E non la mette giù tanto dura su niente. 
  8. Qualunque sia il tuo lavoro, lui ti guarderà estasiato e ti ascolterà parlarne come se gli stessi raccontando la favola dell’orso.
  9. Qualunque sia il suo lavoro, difficilmente lo vedrai stressato. Lui va a sgobbo con la stessa voglia di quando andava alle elementari. Ce deve annà e quando torna, se gli chiedi com’è andata, risponde esattamente come quando aveva dieci anni e sua madre gli domandava cos’avesse fatto: “Il solito”. 
  10. A tavola è un goloso. A letto un curioso. Sul divano, un dispettoso. 
Come decifrare codici, resettare lavapiatti e vivere felici.

Come decifrare codici, resettare lavapiatti e vivere felici.

Se pensi di essere arrivato in un blog di hacker, sei fuori pista. Certo, lo ammetto: il titolo è un pelino fuorviante, ma serve solo ad allargare il target (come i ricchi piangono, anche gli idraulici leggono), e – seriamente –  l’unica cosa da pirata che ho è un costume di carnevale degli anni Ottanta, per entrare nel quale mi servirebbe:

  1. un compressore per spingermici dentro;
  2. una dieta idrica di circa sei mesi, coadiuvata da tanto ottimismo e molti moltissimi stupefacenti;
  3. un non-lo-so quantico idrosolubile, preferibilmente aroma cherry.
Comunque. Cosa volevo dire? Non lo so. Ho iniziato a scrivere sentendomi molto fiera per essere riuscita a far ripartire la lavapiatti, dopo settimane di E1 e F8, piatti risciacquati per bene prima di essere infilati nella medesima e usciti più sporchi di prima, successivi lavaggi a mano, compulsivi tentativi di far stare l’intero contenuto di due giorni di lavapiatti in uno scolapiatti per single anoressici – da far impallidire la medaglia d’oro mondiale di Tetris – e conseguenti comparazioni online per valutare la possibilità o meglio, esplorare e subito dopo escludere fino a data da destinarsi, la remota possibilità di sostituirla.
Questa mattina, tra un’operazione editoriale e l’altra, mentre Paolo si faceva di raggi U.V.A. sulla via di Damasco e io cincischiavo in rete, è arrivata l’illuminazione: “C’è un tutorial per tutto.”
E visto che c’è, sono andata a cercarlo, l’ho trovato, l’ho pedissequamente seguito et voilà: la  Whirlpool è magggicamente ripartita.
Bastava resettarla. Trovato il codice, ho risolto l’arcano e spampanato per sempre (o almeno un po’) il richiamo agghiacciante del logo della Whirlpool.
Quindi? Niente, basta poco per essere felici. O no?
Il fatto che sia ripartita con dentro la torcia, poi è solo un dettaglio.
Come litigare con qualcuno che ti piace.

Come litigare con qualcuno che ti piace.

Se qualcuno ti piace non è vero che non ci litighi. Anzi, ci litighi di più.
Con chi non ti piace, nemmeno ci discuti, figurati se ci litighi!
Al massimo sbuffi e poi, con tre dita su Control + Alt + Canc, cancelli.

Se qualcuno ti piace molto, poi, può essere che nel litigare tu t’imbestialisca e dica cose così brutte che se fossi una brava bambina ti toccherebbe lavarti la bocca col sapone.

Meno male non lo sei e non lo sei mai stata, tu, tortellina-WUM, una brava-bambina, che il sapone in bocca ti fa schifo e lo sai, perché l’hai provato, al posto del Muller.

Eri già cattiva da piccola. 

“Indemoniata” e “posseduta”, sentenziava madre Grazia, alle Orsoline, spedendoti da Ignazia, la preside.
Sei cresciuta ribelle, tutta ribelle, fuorché nei ricci, che non ne vogliono sapere di restare, nemmeno arrotolati come fanno vedere i tutorial di youTube.
Sei diventata alta e tutta spigoli. Hai mantenuto l’altezza (reale) e barattato uno spigolo dopo l’altro per pranzi e cene da mille e una notte innaffiati da fiumi di vino che neanche nel giardino dell’Eden, a Capodanno.
Brava, tu, non lo sei mai stata.
“Non hai abbastanza talento” sibilava Genoveffa. “Non ti laureerai mai” – gufava, sempre lei.
Non sei mai stata abbastanza brava per disegnare. Secondo lei.
Che oggi ti pubblichino e ti paghino pure per farlo, sarà un dettaglio. O solo culo. Che di quello abbondi.
Non eri brava da fidanzata. Come moglie sei stata uno schifo. Da mamma single, sei diventata un supplizio.
Tre o quattro cose le sai fare mica male.
Sai cucinare.
Hai una cassetta degli attrezzi da far invidia a un meccanico. Pazzo. E sai come usarla.
Sai scrivere per altri infilandoti nella testa di chi ti paga.
La quarta non mi viene. Pazienza.
Non sai però, ancora litigare.
Una volta scappavi.
Smettevi di parlare, ti giravi e sparivi.
Anche all’estero.
Hai imparato a restare. Non ancora a respirare. Hai letto un sacco di solfe sull’intelligenza emotiva, ne hai perfino scritto, ma ancora, Wummina, non ti entra.

Eppure le cose da fare, quando litighi, le conosci…

  1. Mettiti nei panni dell’altro.
  2. Non accusare, che non sei Torquemada.
  3. Non dire cose come “Tu fai SEMPRE così”. 
  4. Invece di chiuderti come una trappola a scatto, apriti e ascolta. Anche “apriti” e basta va bene.
  5. Non fare paragoni con il passato. Se hai avuto storie di merda, la colpa è solo tua.
  6. Non parlare in generale. Sii sempre specifica, sul pezzo.
  7. Non cercare di avere ragione. Con quella non mangi e non ci dormi nemmeno meglio.
  8. Non andare a dormire arrabbiata, che ti vengono le rughe.
  9. Non cercare l’ultima parola, punta all’ultimo limone.
  10. Se alla fine non sai più che pesci prendere, levati la maglietta, oppure bagnala. Funziona sempre.
Zenzero. Zero-zen. Zeno Colò. Ovvero: come trovare l’uomo giusto e essere felici

Zenzero. Zero-zen. Zeno Colò. Ovvero: come trovare l’uomo giusto e essere felici

Trovare l’uomo giusto è facile.

UNO

Per prima cosa, parti smettendo di cercare (e frequentare e desiderare e rimpiangere) quelli sbagliati.
DUE
Prosegui frequentando gente nuova. 
Nuova. 
Non fare quella faccia.
Esci.
Non hai voglia? OK.
Fa’ una cena. Una festa, una merenda in giardino.
Non ce l’hai un giardino?
Chissenefrega. Sii alternativa. 
Falla in cucina. O in bagno.
Inventati qualcosa e invita delle persone, in carne e ossa.
TRE
Quando hai fatto, tieni gli occhi aperti.
E quando vedi qualcosa (qualcuno) di interessante, guardalo.
Parlaci.
Ascoltalo.
QUATTRO
Esci dalla tua scatolettina di convinzioni e fai quattro chiacchiere.
Se ti piace, cercalo e invitalo di nuovo.
Cerca di conoscerlo.
Se lo trovi bello, diglielo.
Se è bellissimo, ripetiglielo in continuazione.
Quando lo baci, goditela.
CINQUE
Prendi quel che viene, senza pippe. Se hai voglia di sognare, sogna.
Parla. Ridi.
Facci la lotta.
SEI
Vedi come se la cava con il tosa-erba e la lavastoviglie. Se ti nutre e ha l’aspetto di uno che potrebbe prendersi cura di te come tu fai con il tuo gatto/cane/silkepil.
SETTE
Se c’è qualcosa che non sa (anche fare), insegnaglielo.
OTTO
Aggiungi un po’ di zenzero. E pepe.
NOVE
Sii più zen che puoi: pacifica e tollerante. Ma anche meno che ti riesce: passionale e sfrenata come un macaco in amore.
DIECI
Sii composta fuori (come la sciata di Zeno Colò), ma un vulcano dentro.
Se segui alla lettera i punti dall’uno all’undici e sarai felice.
Ah.
Manca l’undici?
Vero.
Eccolo:
UNDICI
Molla i consigli e buttati.
Il Principe azzurro esiste, ma è gay, il Drago è sposato e il Virtuoso-Virtuale non fa per te.

Il Principe azzurro esiste, ma è gay, il Drago è sposato e il Virtuoso-Virtuale non fa per te.

Il principe azzurro, genere, non nome, esiste. 

Si depila (tutto), va dall’estetista più di te, ha due versioni di six pack pronte all’uso (una per il giorno e una per i selfie) e porta camicine di cotone tanto attillate che sembrano di latex.
Se riesci a farlo ubriacare al punto da portartelo a casa, e a fargli perdere il controllo fino a farlo salire in camera, se non vuoi vederlo svenire addormentato come ricciolo d’oro, ti conviene tenere uno strap-on a portata di mano. 
Ah, non ce l’hai?
Beh, allora puoi sempre cantargli: “Soffice Kitty, dolce Kitty”…
Il Drago è impegnato e tu i draghi impegnati non li frequenti per principio. 
Per quanto ti possano piacere. O ti siano piaciuti. O ti racconti ti siano piaciuti.
Il wanna-be-Master-amico-della-tua-amica-alto-come-un-barattolo-di-Nutella ti fa passare la voglia.
Il Virtuoso è dannatamente intelligente, e dannatamente virtuoso.
Il Virtuale dura poco, perché ti stufi subito. E poi, si sa, che le chiacchiere annoiano e quel che conta sono i fatti.
Chi punta a conquistarti pressandoti, o offendendoti, viene bannato.
Chi cerca di impressionarti, cancellato.
Chi ti snobba, dimenticato.
Hai tempo per scrivere tutto quello che devi scrivere e anche quello per cui non ti paga nessuno. Hai perfino tempo per parlare con i muri, rispondendo agli insulti di chi commenta i post di uno per cui lavori e che merita protezione e rispetto. 
Hai tempo per giocare con i cuccioli, per cucinare, per dar da bere agli oleandri e alle erbette. Hai tempo per improvvisare una grigliata con le tue amiche. Per fare un festone sul prato. Per spostare i mobili. Per ripassare l’aspirapolvere per la terza volta in dodici ore. Hai tempo per leggere anche cose che non devi leggere per lavoro, per rastrellare il prato e strappare le ortiche. Ne hai perfino per decidere che stirare non è davvero indispensabile, o per addormentarti al sole.
Non ne hai, e nemmeno un pezzo, nemmeno piccolo, per chiederti se sia davvero tanto sbagliato voler restare singola. 
ATTILA

ATTILA

Per la categoria Personaggi famosi, nella sezione “Uomini a-letto” ecco l’Attila.


Può pure avere tre lauree (di cui una a scelta, più una in filologia germanica e un’altra in farfallologia esoterica applicata), essere iscritto al sacro ordine dei Commercialisti e dei Revisori dei conti, all’ultima loggia rosacrociana sopravvissuta alle epurazioni papali, esser socio fondatore di un onlus a supporto dei disadattati da mensa pubblica, fare volontariato per l’EVA (Eiaculatori Veloci Associati) e devolvere il cinque per mille del proprio RAL agli operatori ecologici della fossa delle marianne.
Può avere l’erre moscia, la effe sifolina e anche la zeta paperina.
Può vestirsi solo su misura, con stoffe pregiate e tagli eclettici.
Avere un conto in banca opulento e sfacciato come gli sceicchi che girano da Messeguè. A settembre, per lo più.
Può avere più allùre della divina Kathrine ( di quella con l’acca nel cognome e non la zeta), più charme di un castello nella Loira e più nozionismo pret a portèr di Vittorio-ciuffo-fonato-Sgarbi.

MA.
Sappiatelo.
L’attila,  nel  balo, è peggio del Cinghiale.
Ha un solo modo per prendervi.
Probabilmente in virtù d’un mancato aggiornamento del file il_sesso_nella_preistoria.exe , lui, l’Attila, in busta è un vero babbaro (con due bbi). 

Non ha grazia, non ha tatto, non  è mai morbido e tantomeno delicato.

Per lui, la parola “preliminari” esaurisce il proprio significato alla ricezione della notifica di consegna dell’essemmesse che vi intima di scendere, visto che lui è già sotto.
Qualcuno degli enfant terriblès del suo asilo sei stelle luxury, deve avergli detto che con le donne tocca esser fermi, decisi e fare abbondante sfoggio di forza e baldanza, ed è a quello che si attiene.
La prima, passi: si sa, l’entusiasmo, l’indomabile passione,  e magari anche un paio di calici di Billecart del ‘ 95 di troppo, possono sbrindellare le buone maniere, sgualdrappare via ogni residuo d’inibizione, saltando titolo, introduzione e pure i primi tre capitoli, per passare direttamente alla goduriosa contumacia del durante.
La numero due, volendo, magari pure: al suon di un “ohibò! Ma come sei focoso, caro”, si può perdonare una seconda volta impetuosa come e forse più della prima.
Già dalla terza, tuttavia, le mie madame, LoRe comincerà ad indispettirvi, se non altro per il solo fatto che ad ogni incontro con lui, il vostro cassetto della biancheria è sempre un po’ più scarno.
Indossaste le mutande della conad, quelle che nascono bianche e già al primo lavaggio diventan grigio-rassegnazione, vabbè. Ma visto che per vedere lui, aprite la cassaforte dei tanga da collezione, eccheccazzo, un po’ vi rode. Lui non sfila: strappa. E lo fa con le calze, con i bottoni delle vostre camicette, con gli elastichini (maledetti) del reggicalze (che prima di lui faceva la muffa nel cassetto dall’84) con i gancetti del push-up e – attimo di silenzio- con la vostra ginger. E l’ultima, a differenza del resto, non si ricompra. Affatto. Neppure con la Visa Imperiale.
E quindi, dalla terza, è ovvio che cominci a starvi sui nervi, anche perché la vostra gine, all’ultima imbarazzantissima visita, pur applaudendo alla vista dello strazio, era stata così carina da dirvi che tra “ragnatele” e “deflagrazione”, una via di mezzo, cercando bene, avreste anche potuto trovarla.
Hai voglia poi, per i sei giorni seguenti di (thanks god) vacatio penis,  di andare avanti a gynocanesten e gentalynbeta: quando fa male, fa male. E tanto. Quando poi, né il primo e né il secondo riescono a sfiammare lo scempio, subentra la cistite e per curarla vi tocca far la pipì blu per altri tre giorni. E vabbè che Wum dice che se non c’è cistite, non è vero amore, ma santamariadelmonuril, anche se non fosse proprio sempre e tutte le volte così ammmòre, sopravvivereste no?
 Attila non conosce altre ricette a parte la sua: l’ingrediente base del suo approccio è la VIULENZA. Quello secondario la viulenza. E  la guarnizione? …INDOVINATE.
Vi prende in piedi. Vi prende da tergo e pure quando vi prende on the other way around, lo fa …di petto. E con cotanta e cotale cattiveria che forse forse era meglio non vederlo in faccia. Almeno.
È così scontato e prevedibile, che se andaste a casa sua o nel suo ufficio, potreste pure strapparvele da sole, le mutande. Già sull’ascensore. Oppure togliervele direttamente, così come orecchini (se vi prende la testa capace che vi stacchi pure le orecchie), e anelli (provate a ferirlo, magari cercando di svicolare da un suo soffocoso abbraccio e scatenerete un tale inferno, ma un tale inferno, che in confronto quello di Massimo il Gladiatore era il kindergarten dell’ikea).
Se poi siete  recidive (o chi lo sa? magari fan del genere), imparerete, con il tempo, non solo ad arrivare modello maniaco con l’impermeabile e sciao, ma anche già imburrate a modino, stile pan brioche, e così sguizzevoli che se vi capitasse, magari nel tragitto da voi a lui, di sedervi su un qualsiasi supporto plastico, il medesimo, sulle vostre terga, farebbe effetto toboga proiettandovi da una stazione all’altra del metrò senza darvi il tempo di sbattere gli occhioni e fare “ohibò”.
In tutto questo ancora vi chiedete come mai si ostini a portarvi a cena, prima. E a mandarvi cordiali sms di ringraziamento, dopo? Beh. Lui, loRe, attila, il flagello di dio (ma soprattutto della Ginger), è babbaro solo nel talamo. Fuori no, ecchè scherziamo?!


Come trovare l’uomo perfetto in 10 semplici mosse.

Come trovare l’uomo perfetto in 10 semplici mosse.


Sei alla canna del gas? Ti senti davvero così demotivata e triste e giù di corda, da aver cercato in google la soluzione dei tuoi problemi di cuore? Hai voglia di una vera storia d’amore, di quelle da romanzi rosa, palpitazioni e farfalle nello stomaco?

Bene. Anzi, no: male.
Perché qui, su womenusersmanual.com non troverai la risposta. Non troverai la formula magica per far apparire, da sotto i cuscini del tuo divano, o al tuo campanello con una rosa in bocca, il principe azzurro che stai aspettando. Vuoi sapere perché? Perché se avessi un segreto come quello, farei il Messia, non la blogger.
Non ce l’ho, io, la formula magica, e nemmeno la cerco, del resto. Ma qualche trucchetto da condividere invece sì. Quali?

Ok, partiamo.
E partiamo dal presupposto che l’uomo perfetto debba essere perfetto da ogni punto di vista, per lo meno per te che lo cerchi (io ho smesso da un pezzo e scrivo con cognizione di causa, ma soprattutto d’effetto).

Deve essere sexy (occhio che non ho scritto bello, ma sexy).
Deve essere acuto. Forte. Ma anche taaanto sensibile. Adulto. Però curioso e dispettoso come un cucciolo di labrador. Non deve avere paura di niente e deve farti sentire al sicuro. Deve essere muscoloso (perché i muscoli ti fan sentire protetta e ti fanno immaginare che in caso di bisogno il tuo uomo sia pronto a fare a botte per te). Deve essere goloso, ma certo non un water. Deve essere prestante, ma non fissato. Deve piacere, ma mai compiacersi. Deve piacere a tutte, ma non cagare nessuna. Deve adorarti, crederti, ascoltarti, girarti al largo quando hai le ovaie girate e non  smettere mai di dirti quanto tu sia l’essere più sensuale del pianeta (anche se vai a letto come una foca monaca infilata in un pigiama di pile coi piedini).

Lo vuoi intelligente e colto come un docente plurilaureato.
Lo vuoi semplice come un boscaiolo o un metalmeccanico.
Lo vuoi poeta e vuoi che ti scriva temi via sms e mail per farti sapere quanto tu sia importante per lui.
Lo vuoi in grado di ripararti il frigo o la pucci incantata, come il più bravo degli idraulici.
Lo vuoi Master Chef, per deliziare il tuo palato.
Lo vuoi magari anche casalingo, per darti una mano, anzi per sostituirti con il ferro da stiro che tu tanto odi.

Già. Certo. Come no?
… in una sola parola, cara la mia Sleeping Beauty [a questo punto dovresti già aver intuito una sottile linea d’ironia, tra una presa per il culo e l’altra, o no?),tu, il maschio, lo vuoi multi-tasking.

Peccato che l’uomo non sia, per definizione, statuto, cromosomi, indole, DNA e cultura, affatto multi-tasking.
L’unica cosa di mono che ha, l’uomo, è proprio il tasking.

Se guarda la TV, non si accorge nemmeno se la casa va a fuoco, figuriamoci se riesce a dirti se tu stia meglio con i collant marroni o quelli verdi.
Se mangia, non ascolta.
Se ascolta, è già tanto che senta, figuriamoci se riesce a fare altro.
Se lavora (e gliel’hai già data a sufficienza per non farlo stare più sulla corda) non può pensarti e se ti dice che lo fa, mente.

La soluzione (ecco che arriva il trucco) non è cercare il multi tasking in un uomo: è cercare un solo tasking, purché certificato, in più d’uno (e adesso svieni pure, fai OOH e MADDAI NOOO, ma vai avanti a leggere, che è ora di svegliarti!).

Cercati un prof, un idraulico, un boscaiolo (o un metalmeccanico, fa lo stesso), un poeta, un ballerino di salsa, un cuoco (meglio se stellato), e un fisico nucleare. Ma non credere (o smetti subito di farlo) di poter trovare sei o sette delle perle sopra riportate in un solo maschio. A meno che… tu non decida di cambiare sponda e darti alle quote rosa. Ma se fai parte delle tradizionaliste e sei  più affascinata dalla spada che dal fodero, beh, non ti resta che rassegnarti e concedere alla tua tradizionale (e un pelo medievale, diciamocelo) piccola psiche di esplorare La Regola del 3.

Di cosa parla la regola del tre? Del potere (straordinario, taumaturgico, quasi magico, ma in fondo solo terribilmente scientifico) della DIVERSIFICAZIONE: un principio aureo da applicare in finanza, con i clienti, come nel marketing tanto quanto con i preventivi per una nuova vasca da bagno.

Ma se vuoi scoprirla, ti tocca cliccare sul link e andare a leggertela da sola.
Ciao e baci.