A Natale siamo tutti un po’ più stronzi.

A Natale siamo tutti un po’ più stronzi.

Due penne diverse, stanotte, ci raccontano il loro natale. 
Sono nuove, qui sopra, queste penne. Una delle due, la prima, la conosco da quando era un pastello a cera. La seconda invece è appena arrivata sul mio schermo, ma già mi piace da morire. 
Entrambe scrivono di questi giorni, parlano dei cliché che ci vogliono saltellanti e zuccherosi come i bambini della Bauli, dei regali che ci raccontiamo di dover fare e dell’atmosfera, oh l’atmosfera, delle lucine, dei bigliettini e pacchettini e cincischini e pensierini. 
Da una vien fuori schifo, schifo-schifo, a camionate, dall’altra un modo distaccato e glamour per passarla via liscia, questa mesata scarsa che ci aspetta. 
[…]
“chi non prova un senso di terrore a capodanno è un cretino” […]

DREAMS VOLUME 7: NIGHTMARES BEFORE CHRISTMAS

“Quindi buon Natale o Merry Christmas o (peggio) Merry Xmas!

Si può essere più o meno moderni ma Natale, let’s face it, é un disastro, una catastrofe. Ok non é il caso di esagerare ma un business é pur sempre un business.”

[…]

http://www.switch-magazine.net/dreams-volume-7-nightmares-before-christmas/

Sì, lo so. Non parlano di maschi, di femmine, di storie di torbido sesso o menate di coppia. Ma loro mi piacciono. E non sono mai stata democratica. 

E poi, se devo dire la mia, a natale siamo tutti un po’ più stronzi. 
*•*


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Todo desierto tiene su oasi.

Todo desierto tiene su oasi.

Amica di WUM: “Ma da dove vieni, con quell’accento?”
Gabriel, noleggiatore delle barche: ” “Honduras.”
WUM: “Dall’Honduras è un bel viaggio.”
Gabriel: “Sì, la mia famiglia è di qui. Io vengo a maggio e reparto a siettembre.”
WUM: “E fai la stagione”
Gabriel:”Sì, non è che mi mantengo, ma, come dire, mangio.”
WUM: (Nemmeno male, a quanto sembra.)
UNA NOTTE REALLY HARD: WUM, I PARASSITI E LA SINDROME DEL CONTROLLO.

UNA NOTTE REALLY HARD: WUM, I PARASSITI E LA SINDROME DEL CONTROLLO.


Pidocchi.
Oggi parlo di pidocchi. Ma non in senso metaforico, magari pensando a degli esseri infestanti accusabili di stalking e affini. 
No. affatto. Niente metafore. Parlo proprio di quelli veri. 
Ai parassiti letterari basta non rispondere al telefono. È con quelli letterali che il gioco si fa davvero duro.

Sì. Lo so che questo blog dovrebbe parlare di relazioni fra i sessi, di broccolamenti, amori, amanti e amenità in tema. Ma. Essendo il suddetto spazio mio, oggi faccio uno strappo alla regola per raccontarvi la mia ultima notte. Davvero. Davvero hard.
Dicevamo, pidocchi: ecco, basta che dalla scuola del Nano arrivi a casa una circolare e ricomincia a prudermi tutto. Compresi i cuscini del divano.

Sono un’ipocondriaca bipolare e zen con la sindrome del controllo: nel caso A, prima ancora che qualcuno – me compresa – nel mio raggio vitale (ampio, believe me) accusi un qualsiasi sintomo rintracciabile online, io ho già stampato un manuale di prevenzione, cura ed eventuale contrattacco. 
Nel caso B, faccio spallucce e dico “anticorpi”. 
Questa volta ero in modalità A, DEFCON due per l’esattezza. 
L’emergenza é entrata una decina di giorni fa, sulla fu-fluente chioma del mio figlio prediletto (nonché unico, ma é un dettaglio). Ed è arrivata con gli occhioni del Nano che diceva “mammapvude”.

Ovviamente era domenica. Che i pidocchi son come i tubi: non scoppiano volentieri nei giorni feriali.
Il problema farmacia é stato bypassato da un Auchan aperto e dal decreto che ha permesso ai parafarmaci di arrivare tra l’omino bianco e i pan di stelle.
La disinfestazione globale é partita con l’acquisto – nell’ordine- di un regola capelli elettrico, di tre tipi diversi di lozioni pre-shampoo (due scatole per tipo, che il Nano aveva i capelli più o meno corti, ma io no), due versioni di schiuma killer (sulla cui scatola proporrò di mettere la foto di una scopa di saggina, tanto per dare l’idea delle chiome post-operazione), un paio di spray per gli arredi (composti da alcool al 99%, ma cari come caviale beluga), un pettinino rimuovi lendini, napisan come se piovesse e una latta da 5 kg di balsamo mil-mil, al cocco.
Moicanizzato il Nano e compiuto il pidocchicidio su ambe-entrambe le teste (e thanks god che siamo mori), é arrivata l’ora della sterilizzazione totale.
Fase uno: la raccolta.
Dopo le lenzuola (mio matrimoniale imperial-size  2×2, letto a castello suo, uguale 6 lenzuola, tre copripiumini, otto federe per un monte mq pari a circa un isolato), la biancheria del bagno, compresa quella piegata e pulita, tutti i tappetini, i pigiami, le tende, tutte le tende e meno male che ce ne son poche, la roba messa 5 minuti e finita in guardaroba,  le sciarpe, i cappotti, i cappelli (ma quanti cazzo sono?), gli strofinacci della cucina, la tovaglia, i tovaglioli, i porta-pane di cotone (inseriti nel mucchio presumendo che un pidocchio cadente dal nano-capino non stia a sottilizzare sulla pista d’atterraggio).
Punto che devo respirare.
Dicevo, dopo aver raccolto tutto quel popò di roba appena elencata, il bagno rosso era così pieno che neanche il centro internazionale di raccolta della caritas.
Fase due: suddivisione del materiale.
Da una parte tutto il lavabile qui, dall’altra l’altrove, a sua volta ripartito in altrove per lavanderia e altrove per mamma di Wum.
Fase tre, con Nano dormiente: le lavatrici.
Per farla breve, che é ora che mi sciacqui il richiamino, ci ho messo tre notti per lavare tutto. E altrettante per stirare, piegare (soprattutto piegare) e mettere via i due-tre km di roba lavata e depidocchizzata.
Orbene. Son passati sette giorni dall’infausto avvertimento nanifero “mamma pvude”. E allo scoccare del settimo giorno, mentre l’Altissimo si riposava come nelle migliori tradizioni, l’abbastanza alta –non c’è male- grazie, causa improvviso e sospetto prurito in zona occipitale, ha dovuto ricominciare tutto.
Lozioni, shampoo, pettinini, e lavatrici e tutto lo smaronamento al gran completo.
Ma cazzo. Dico io. Proprio a me?
Dal nano mi sarei magari aspettata di prendere il morbillo, o che ne so, magari la varicella (di nuovo). Ma i pidocchi? Nel ventunesimo secolo a un passo dall’apocalisse?
I pidocchi non li ho presi nemmeno quando andavo a scuola.  Alle orsoline probabilmente non entravano.
E mi tocca averci a che fare con trenta e passa anni suonati sul groppone? Maddai!
Si vede che siamo davvero al capolinea.
Vista l’aria che tira (no. non parlerò del Giappone.), avrà mica ragione il topogigio apocalittico del 21 maggio, vero?
Ora vi saluto: devo fare una ricerca on line per capire se i parassiti sono addomesticabili, e magari aggregabili come le nano-astronavi prospettate da Kaku nella fisica dell’impossibile.
META POST: spiagging e affining

META POST: spiagging e affining

tenda berbera numero uno
tenda berbera numero due: versione efficiente (sbattimento minimo, risultato accettabile)
tenda berbera numero tre

tenda berbera batte ombrellone e lettino sei a zero cappotto.
Why?

1. la tenda berbera richiede una spiaggia libera.
2. la spiaggia libera presuppone un po’ di tutto salvo quelli con i quali lavoro   durante gli altri 353 giorni dell’anno (quelli li trovi nelle spiagge attrezzate).
3. la tenda berbera è creativa
4. non ti fa annoiare (ogni 3×2 cambia il vento e ti tocca girarla)
5. ti fa ridere (alle volte anche incazzare, ma vuoi mettere la soddisfazione?!)
6. è grande e ci si sta sotto in tre senza litigarsi l’ombra
7. ce l’hai solo tu.
8. occupa un sacco di spazio (e ti evita, quindi, di annusare i piedi dei vicini)
9. è gratis
10. ma moooolto chic.

PERCHE’ ALLE DONNE PIACE IL ROSA?

PERCHE’ ALLE DONNE PIACE IL ROSA?

L’argomento di questo post non è farina del mio sacco, ma arriva da un lettore che ha raccolto la richiesta – recentemente apparsa su facebook –  di suggerire un argomento.
Come chiunque abbia mai dovuto preparare una tesina, un articolo o qualche cartella su un tema qualsiasi, prima di iniziare a pensare (che – diciamocelo – con due neuroni a dieta, si fa fatica … ), mi sono messa a scandagliare la rete. Ed ecco cosa mi ha risposto google:
Risultati 1 – 10 su circa 150.000 per perche alle donne piace il rosa. (0,30 secondi)
L’autorevolissima edizione nostrana di SCIENTIFIC AMERICAN spiega le ragioni ancestrali di tale preferenza (dimostrata da test e ricerche su mille mila individui). E per chi volesse saperne di più ecco dove approfondire.
E lo stesso articolo, in versione light:
Per chi invece gigioneggia e non ha voglia di documentazione scientifica (leggibile, giuro!), posso scrivere che la preferenza risale alla nostra infanzia.
Basta fare un giro in qualsiasi negozio per bebè per accorgersi che maschietti e femminucce sono divisi per colori: azzurro per Euclide e rosa per Genoveffa, giallo verdino e beige per i fanatici della sorpresa (giuro non ci credo: come fai ad aspettare quaranta settimane prima di sapere come chiamare il tuo fruttino?).
… e che quindi LA COLPA è innanzitutto delle mamme che ci vestivano di rosa da piccole (io però portavo i resti delle mie sorelle più grandi -mooolto più grandi- nate negli anni sessanta, ed ero ricoperta/a stento (avevo sorelle del biafra) da rosso, bluette e abominevoli sfumature di marrone).
Dopo le mamme, possiamo accusare i costruttori di giocattoli che per ere geologiche hanno vestito di rosa, rosino e rosetto dalla testa ai piedi il 99,72% delle bambole (dato fuffato).
Oggi la tendenza è leggermente variata, con l’arrivo delle winx e delle (bleah) bratz, abbigliate di norma come cubiste isteriche.
Per non parlare poi di quanto le ragazzine del 2010 siano più informate rispetto a noi sulle cartelle colori degli stilisti più in auge. Provate ad infilare qualsiasi cosa che non sia hello kitty ad una ragazzina sopra i sette anni e vi ritroverete tristissimi nel giro di un battibaleno.
Loro guardano Sex and the City, sognano di essere più magre di Angelina Jolie (che pesa otto grammi virgola quarantadue col cappotto), da grandi vogliono fare le veline (e sposare un calciatore) o diventare Belen, giocano con puttanoni in miniatura (oh come sono polemica!)…insomma, non c’è confronto.
Noi siamo delle mummie, rispetto a loro: quelle nate a cavallo degli anni ottanta (o ai suddetti appese via con i piedi ancora negli anni ’70 come la sottoscritta!) giocavano con le barbie, vestivano le barbie, tagliavano i capelli alle barbie in stile Auschwitz, sognavano di diventare delle barbie (perchè non conoscevano il sesso e non sapevano che le barbie non hanno la Jolanda!).
Quindi è ipotizzabile che le dodicenni di oggi, intervistate tra un deca, alla domanda “qual’è il tuo colore preferito?”,  dicano “blu ralph lauren” o “melange Prada collezione autunnale”.
COIN OPERATED BOY

COIN OPERATED BOY

Coin-operated boy
sitting on the shelf
he is just a toy
but i turn him on
and he comes to life
automatic joy
that is why i want
a coin-operated boy
made of plastic and elastic
he is rugged and long-lasting
who could ever ever ask for more
love without complications galore

coin-operated boy
all the other real
ones that i destroyed
cannot hold a candle to my new boy and i’ll
never let him go
and i’ll never be alone
and i’ll never let him go
and i’ll never be alone(go)
and i’ll never be alone(go)
and i’ll never be alone(go)
and i’ll never be alone(go)
and i’ll never be alone

not with my coin-operated boy
this bridge was written to make you feel smittener
with my sad picture
of girl getting bitter-er
can you extract me
from my plastic fantasy
i didn’t think so
but i’m still convinceable
will you persist even after i bet you
a billion dollars that i’ll never love you
and will you persist even after i kiss you
goodbye for the last time
will you keep on trying?
to prove it
i’m dying
to loose it
i’m losing
my confidence
i want it
i want it
i want it
i want it
i want you
i want you
i want you
i want you
i want you
i want you
i want you
i want you
i want a
i want a
i want a
i want a

coin operated boy

if i had a star to wish on for my life i can’t imagine
any flesh and blood could be his match
i can even take him in the bath
coin operated boy
he may not be real
experienced with girls
but i know he feels
like a boy should feel
isn’t that the point?
that is why i want a coin-operated boy
with a pretty coin-operated voice
saying that he loves me
that he’s thinking of me
straight and to the point
that is why i want a
coin-operated boy.