Di là non posso, ma qui, cazzo, sì.

Di là non posso, ma qui, cazzo, sì.

I commenti sono liberi. Non moderati. Aperti.
Accetto di essere criticata, su quello che posto online (più di quanto non faccia dal vivo).
Il fatto di aver deciso di non moderare i commenti, tuttavia, se implica una totale (o quasi) accettazione di ciò che arriva, non significa che alcuni di loro non scatenino la furia assassina che cova sotto le dita delle mie bianche mani da Isotta della rete.
Quello che proprio non sopporto e che m’innesca come il timer di un’atomica, è chi grufola per il solo piacere di farlo. Chi critica a vanvera.  Chi arriva su un post, manco lo legge (che costa fatica) o non per intero e sputa sentenze a sbafo.
Soprattutto se chi spara vetriolo è qualcuno che – pensando dall’altra parte ci sia un neanderthal del web – parte facendo il simpatico. Pur essendo sposato.
Chi mi segue da un pezzo lo sa, per gli altri, ecco la notizia: io, quelli sposati che fanno i simpatici, nella migliore delle ipotesi, li riempio di tritolo come una gallina ripiena. Nella peggiore, raccolgo tutto, faccio un bel collage e lo mando alle mogli per direttissima e poi online.
Un anno fa sono partita con un’indagine. Ho aperto un profilo su un paio di siti d’incontri, ho messo una foto in cui si vedesse poco il mio brutto muso e ho compilato la sezione della biografia e pure quella delle preferenze.
Su uno, mi sono descritta romantica e colta, molto formosa, un metro e sessantacinque, impiegata statale.
Su un altro bionda cosmica, anoressica ma tonica, celebrolesa mononeuronica e arrapata. Molto arrapata.
Su un altro ancora, ho dichiarato il vero, scrivendo che ero lì (sul portale) solo per scrivere.
Sul primo, per descrivermi, ho scelto una citazione della Bronte.
Sul secondo ho scritto: “Io mi godo la vita……e non mollo mai… quello che voglio lo prendo!!!!!”
Sul terzo, ho messo : “in love”.

Indovina un po’ quale profilo ha ottenuto più visite, incantesimi, messaggi privati, promesse di matrimonio, inviti a cena o per il weekend, ricchi premi e cotillon?

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Secondo me ha un’altra.

Secondo me ha un’altra.

Lo vedi strano. Da un po’ è bipolare. Alterna momenti di scazzo cosmico (in cui si aggira per casa come un fantasma, mugugnando e sciabattando), a raptus di energia (durante i quali volteggia come Bolle, mentre ti sorride come la D’Urso e ti obbedisce come un Mini Pony).
Sta sempre su Whatsapp.
Quando è con te, il suo telefono non suona più. E tu lo sgami perché la suocera, per parlare con lui, da qualche giorno chiama te, visto che sei l’unica che risponde.
Se fino a ieri era un Bradipo in coma e il suo concetto di sport finiva al recuperarsi (da solo) le birre dal frigo durante la Champion, è improvvisamente diventato un fanatico dell’addominale a tartaruga. O del running. O della box. Si è perfino messo a dieta.
Se poi è anche andato a fare shopping (qualunque cosa abbia comprato, compresi i calzini), allora, puoi metterti l’anima in pace e iniziare a strapparti i capelli perché ha un’altra. Sicuro.
A questo punto, prima di strapparti i capelli (che fa tanto alopecia e, credimi, non giova al tuo aspetto), hai due macro-alternative.
La prima, molto new-age, è fottertene. La seconda, meno new-age e più vicina al lato oscuro della forza, è fotterlo. Come? Se opti per la versione Darth Vader, non ho niente da aggiungere. Immagino tu abbia le tue buone ragioni e una lista di idee su fogli excel pronte a essere sfornate. E in cuor mio, un po’, devo dirtelo, gongolo.
Ma se invece decidi di strasbattertene e vedere cosa succede, un paio di consigli voglio darteli. Anzi tre, giusto per partire:

  1. molla il silenzio ascetico e i musi lunghi: la pippa non ti dona e lui continuerà a farsi i cazzi suoi, ancora più convinto della differenza fra la vecchia musona (cioè tu) e la nuova super figa da competizione (cioè l’altra);
  2. dimenticati le ripicche da terza elementare (vedi: rovinargli i piani dicendogli che esci e poi non esci);
  3. togliti la divisa da Tom Ponzi e smettila di farti venire le occhiaie pensando a dove sia, con chi sia, cosa stia facendo o chi stia ciulando: se hai deciso di aspettare, aspetta, ma fallo davvero.
Se per qualche motivo hai preso la vecchia strada dell’attendismo, del “magari-passa” e del “supereremo anche questa”, l’unica opzione che hai – se vuoi che funzioni – è fregartene davvero. O meglio, fare almeno finta, ipnotizzando pure te stessa, se serve. 
FEDELI ANGELI DEL FOCOLARE O TRADITORI SERIALI? (IL DECALOGO DEL TRADITORE SERIALE)

FEDELI ANGELI DEL FOCOLARE O TRADITORI SERIALI? (IL DECALOGO DEL TRADITORE SERIALE)

Come vi reputate? 
Come vi comportate con il partner? 
Ma. Soprattutto: come agite se tradite?


I traditori per default sono abituati da anni di esperienza sul campo (sul campo, sulla scrivania, dentro a camere d’albergo o sale riunioni aziendali) e stanno ben attenti a non farsi sgamare.

La probabilità di essere scoperti è molto bassa, ma , se proprio dovesse accadere per una sovrapposizione spazio-temporale o per pura sfiga (che grazieSignoregrazie non ne sono immuni), hanno una ed una sola regola:

NEGARE SEMPRE.

Passionali come Mandrilli e guardinghi come Faine, mettono in atto una serie di accorgimenti a salvaguardia della propria vita ufficiale (come dire: “trombo in giro, ma per me la famiglia è sacra”) e per non correre rischi fanno dei veri e propri corsi di formazione alle proprie vittime (altro non sono, ma prima di accorgersene saranno già state scaricate) illustrando i quattro fondamentali precetti alla base di ogni relazione clandestina:


per andare avanti a leggere: guarda giù. Un po’ più a destra, no, aspetta, quella è pubblicità, più su, non vedi? Maddai, sei già alla sidebar. UFFA. un po’ di attenzione, per Giovepluvio. Ecco, perfetto. Proprio lì.



1. È vietato comunicare durante il week end e fuori dall’orario lavorativo (salvo esplicite sollecitazioni in forma scritta e vidimata dall’ufficio registro).


2. Un po’ tipo Fight Club, è assolutamente vietato parlare della relazione in essere con anima viva (vietato anche confessarsi nella stessa chiesa della moglie, perché a prescindere dal segreto divino, fidarsi è bene non fidarsi è meglio).


3. Qualsiasi uscita pubblica è (entro i 300 Km dalla residenza della famiglia ufficiale) fuori discussione.


4. È di vitale importanza controllare di essere in possesso di tutti i propri beni, accessori ed orpelli prima di uscire dalla macchina/dall’ufficio.


Da parte loro, poi, i fedifraghi seriali si ricordano di:


1. cancellare periodicamente tutti i messaggi probatori dalla memoria di posta elettronica (account creato ad hoc), social network e cellulare in modo permanente.


2. Usare sempre il preservativo anche se lei prende la pillola e controllare che il luogo del delitto sia privo di tracce.


3. Non farsi vedere in giro con lei e in ogni caso non scegliere MAI lo stesso posto due volte di seguito.


4. Non  illudere mai l’amante (conoscendo a memoria la sceneggiatura di ATTRAZIONE FATALE sanno che un’amante illusa è un’amante pericolosa e potenzialmente mortale).


5. Non spegnere il telefono entrando in casa (esistono i filtri per le chiamate in entrata: ecco perché pur avendo educato l’amante, loro non corrono rischi).


6. MAI  inviare messaggi fuori copri-fuoco (per non creare precedenti).


7. Registrare in un codice criptato ogni falso appuntamento comunicato alla moglie (ne ho conosciuto uno, anni fa, che preparava addirittura lettere ufficiali spedite dall’azienda a casa con il programma di fuffa –convention!) e ripassare periodicamente il proprio calendario.


8. Non parlare con nessuno della relazione in atto.


9. Non scrivere MAI messaggi o mail compromettenti.


10. Non cambiare umore dentro le mura domestiche (=quando trombano di più, restano stronzi come prima).



PREVIEW.

Nel prossimo post: indagine intorno all’origine e agli sviluppi del tradimento (quando avviene un tradimento? È più grave una toccata e fuga o un’emozione? ) e sull’infedeltà femminile e i suoi risvolti.
IL CROMOSOMINO, L’AMIGDALA E IL FINCHÉ MORTE NON CI SEPARI (UNA BEATA FAVA)

IL CROMOSOMINO, L’AMIGDALA E IL FINCHÉ MORTE NON CI SEPARI (UNA BEATA FAVA)


          – Hei, Wum, ma lo sai che parlo con te, con Blond Devil, con la Luigia, con la  Nina e la Santamaria, o tu mi racconti di LadyVaga, di Demi o della Pina e sembra che io stia sentendo sempre la stessa storia, lo stesso copione? Secondo te com’è che ci scegliamo sempre gli uomini sbagliati? Me lo spieghi??

         –  No no cara la mia Gigia, non siamo noi a scegliere gli uomini sbagliati. O meglio, magari sì, solo che è una questione più ampia, di mercato globale.

          – “mercato globale”? What’s “mercato globale”?

         –  Beh. Guardati in giro. Possiamo scegliere solo quello che il mercato offre, no? è una questione di cromosoma. Anzi, di cromosomiNo, di quell’ipsilon lì, piccolo, pigro, pignolo, scassamaroni, insensibile e incapace di trovarsi da solo i calzini. Non siamo noi, le doppie ics, e non è nemmeno tutta colpa del tempo in cui viviamo, della riforma scolastica, dei nostri schifo di politici, del grande fratello e di facebook (Mmm. Magari dei nostri politici sì, comunque).  Il cromosoma maschio, è così – come lo vediamo (singhiozzando e sbuffando nei nostri sabbath di conversation and shopping) noi- dai tempi dei velociraptor, mica da ieri, perbacco! È così e per così intendo “diverso”. Da noi. E tanto.

      –  … è il cromosoma quindi?

          – Già ma mica solo quello.
(…

… È che siamo noi che ci incasiniamo, caricandoli di una tonnellata o due di fanta aspettative … se in un mixer la cui portata massima è un kg di roba, ce ne metti un deca, a parte il fatto che proprio non ci entra, come minimo si fonde e sciopa.

No? ecco. La stessa cosa vale per i nostri BluePrince, che nella migliore delle ipotesi si presentano come una due posti secchi e che noi riempiamo come fossero autoarticolati a rimorchio da 30 tonnellate col cartello “trasporto eccezionale” e la scorta a monte e a valle.

Ci aspettiamo che ci pensino, anche se sono incasinati come un CEO della Lehman brother’s Inc.  Ci aspettiamo che ci dicano che ci stanno pensando. Ci rimaniamo male se dopo una serata pazzesca non troviamo il loro buongiorno fra i messaggi. Ci accasciamo – come un sufflè all’apertura del forno – se ci dicono “non volevo disturbarti”, perché è esattamente quello che avremmo voluto. Per Diana! Disturbateci, per Bacco! Scriveteci, per Giove! Coccolateci, per Venere!  Diteci quanto e come e perché. E smettete solo se noi non vi rispondiamo. Per due volte di seguito. Altrimenti continuate e intasate le nostre caselle email, i nostri iphone e i nostri bellissimi black berry.

Ci stupiamo se dopo mesi di silenzi alternati ad esternazioni più o meno insensate (“sei sempre tu il mio grande amore” e “come te non c’è nessuna”),  al nostro bel manzo flambè non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di dire una cosa come “visto che sei sempre tu il mio grande amore, perché non ci proviamo sul serio stavolta”.

Restiamo inebetite quando dopo un anno di relazione adulterina in condivisione con un’ignara fidanzata part time, l’Alejandro di turno, salta fuori con un “ma io non posso dire di starci male, con lei. Quindi non me la sento di lasciarla e a me va bene così”.

Piangiamo di nascosto senza nemmeno guardarci nel retrovisore, se il nostro fu-marito non ci rivolge nemmeno più la parola quando ci sono ancora tre dei nostri neuroni che si svegliano dopo aver sognato di vedere lui nel ruolo di Accorsi che dice “non ho mai smesso di amarti” (toccherebbe abolirli per decreto imperiale, certi film). E noi li  prendiamo a padellate, quei neuroni lì, che loro non lo sanno che per non smettere di amare qualcuno tocca per lo meno aver iniziato, un giorno.

Andiamo fuori di matto quando dopo sei mesi di strenua resistenza, noi cediamo alle avances dell’Ashton Kusher di Edificabilandia e dopo nemmeno tre settimane di “tiamissimo” e di “mimanchissimi” a ripetizione, lo vediamo prendere il largo verso nuovi orizzonti con delle scuse che non ho voglia nemmeno di riportare.

Non riusciamo a capire come uno possa lasciare la moglie, fidanzarsi con noi e poi costituire una srl con lei e vederla nel week end pur non avendo figli “ma sai, abbiamo un sacco di lavoro da fare” (perché non ci torni e basta, ad esempio?!).

Sentiamo storie (e alle volte le viviamo pure) di doppie famiglie, di famiglie allargate, di tradimenti perpetrati per quinquenni con l’amante alle cene ufficiali e Natale a casa davanti al camino con i pargoli intorno. Sentiamo uomini raccontarci che a casa non succede niente da anni e che si sentono in diritto di cercare fuori quel che non trovano dentro come se fosse la cosa più naturale del mondo. Invece magari di rimettersi in gioco ogni cazzo di giorno con quella per cui avete giurato finché morte non ci separi (c’è chi riesce, lo sapete? Chiedete a Inachis come si fa). O se davvero a casa non succede niente, e non può più succedere (visto che alle volte non c’è davvero più niente da ricostruire), perché non prendere il toro per le corna, un appartamento in affitto e ricominciare altrove? Perché no. ecco perché. Perché una a casa che ti aspetta anche se non ha niente da dirti è meglio di una nessuna, un frigo vuoto e una pila di camice da stirare. Perché se per voi già è difficile trovare i calzini con lei che vi dice “secondo cassetto son lì da otto anni”, figurarsi trovarveli da soli. E magari doverli pure lavare, piegare e mettere via!!!!

Abbiamo sentito occhiate gelide sulle nostre chiappe, sulle nostre tette,  sulle loro camice da noi stirate e perfino sulle nostre tagliatelle, per poi scoprirli sulla scia di lumachine alte un metro e un tappo con il Q.I. di un gerbillo, l’allure di una roccia carsica e il menù della rosticceria in macchina. Abbiamo visto i nostri mariti lasciarci per la loro giovane (fino a pagina tre) direttrice commerciale, alta, bionda, tonica e tigre  perché noi non eravamo abbastanza alte, abbastanza acute, abbastanza manager. E li abbiamo visti, 5 anni dopo, ancorati ad una balena di un metro e ottanta (con i tacchi, ciccina, che se scendi fai tutt’un’altra scena) con un culo come una porta-aerei che si aggira in pantofole e pigiama fino alle undici del mattino (no amore, no, non torno più al lavoro, che preferisco star qui a far la mamma per il bene dei bambini, sai…).

Eppure non possiamo fare a meno di ricadere ogni volta nella più vecchia delle bio-trappole. Nonostante il background di storie di merda che ognuna di noi ha nella propria borsa sinaptica, tra l’ippocampo e l’amigdala. 
Arriva un nuovo pretendente (o rispunta la seconda ristampa di una vecchia edizione), ce la racconta un po’, noi lo guardiamo, ascoltiamo la storia della sua vita, la famiglia il lavoro, il primo bacio, i posti più strani in cui ha fatto l’amore, e ci spunta il led con il “se fosse”, pronto davvero ad inchiappettarci di nuovo. Di nuovo and again. Again and again. Fino all’ultimo secondo dell’ultim’ora della nostra intera esistenza.

Quindi? Quindi niente. Tocca conviverci. Magari tenendo ben presente il carico massimo possibile per il veicolo su cui stiamo … montando.

SE LUI E’ IMPEGNATO

SE LUI E’ IMPEGNATO

Resistere. Si. Ma non come Oscar -impigiamato-Wilde che poi si divertiva. Qui si tratta di contare fino a dieci. Macché! …fino a cento. Forse mille. SiSsì mille va bene.

E poi. Mica basta.
…Respirare. ihhnfff – Inspirare con il naso, spingere l’aria fino a riempirsi la pancia. Trattenere e poi buttarla fuori facendo salire il diaframma. Fuuuuff. Tutto fuori.
Uno. Due. Ancora e ancora.
Gia’ ihhnfff e fuuuuff a raffica, stasera.
Perche’ a Wum tocca fare un po’ di esercizi di respi-ratio, più ratio che respi, e convincersi che


… prendere la Tedesca e guidare fino alla casa del Bortolo, suonare, vedere la sua faccia attonita (con quegli occhi da triglia secca spalancati) e piantargli un bel ceffone dicendo


stai zitto stronzo. Questo e’ da parte mia. No non mi ha mandato lei. No, quella che ti trombi da un anno due volte a settimana, non sa nemmeno che mi è partito l’embolo, e giusto che il palinsesto di sky girava male stasera e mi è improvvisamente venuta voglia di mandarti al diavolo live, e-cosa fai? Non ti azzardare a parlare. Non ora. e poi non farti venire l’ansia, perché tra poco parlerai…
Ma…Non a me! A me non devi dire niente, con me non devi nemmeno fiatare. Anzi guarda se stai in apnea mi fai un regalone.
A chi allora?
Dai…non dirmi che non ti viene in mente … ah no, certo, c’è il vuoto cosmico, lassù sotto il ciuffo, vero? No-problema, te lo dico io: a lei, alla tua FidanzataUfficiale, a quella che cornifichi a giorni alterni da numero mesi TROPPI senza un briciolo di decenza, senza nemmeno un domo pack di scrupolo intorno a quelle due tonnellate di ego in surplus che ti ritrovi, continuando come niente con i tuoi week end in coppia e i tuoi giovedì a casa…
“Succede” dici?!
…”Anche nelle migliori famiglie?”


Già. Sicuro.
Lo sappiamo tutti. Ce lo ripetiamo in continuazione.  e statisticamente, su 10 di noi, 9 ci sono pure passate. (la decima anche, ma non lo sa ancora)
Però, vedi, tu hai avuto la sfiga di sceglierti come NumeroDue, l’amica NumeroUno di Wum. E, credimi, niente di personale, ma caro il mio sfigato, se mi vedi qui stasera è perché mi è venuta voglia di portati il conto. E sai cosa c’e’ scritto sul tuo scontrino? Guarda bene, vedi? “Tu parlerai” c’e’ scritto…



No? Tu dici di no?
Mmmm…
Io credo di si. Stati attento, guarda in basso: qui c’è scritto che parlerai….che alla fine tirerai fuori quelle due prugne secche che ti ritrovi e vuoterai il sacco.
Si si che parlerai. E tira giù quel sopracciglio, pirla, che hai finito di fare JamesDeanDeiPoveri. Hai due-giorni-due prima che parli io. Forse usando più dettagli dei tuoi. E toni un filino meno morbidi.” E – ciò detto – voltarmi e sparire.


… che non servirebbe.
No.
Magari mi divertirebbe (anzi sicuramente mi divertirebbe), ma non servirebbe a molto.
Magari alla causa si, alla bilancia astrale dei pagamenti (tipo A fa male a B, C fa male a D e a F, e W, la vendicatrice volante, le vendica tutte) o magari potrebbe a lui, al Bortolo, potrebbe servire una bella lezione.
Ma anche no, che alla fine le lezioni non servono mai: se uno è stronzo, non smette di esserlo solo perché qualcuno si prende la briga di dirglielo.


L’unica cosa da fare è prendere l’amica e portarla fuori. E tra un’oliva e l’altra (e martini dopo martini), far sbollire la rabbia, decantare i dolori e annegare i patemi con una bella sciabolata di Visa sul Pos di Luigi (sempre che il capo-commesso-te-potessino non decida di non vendervi l’ultima Alma Epì perchè “è l’ultima signora non possiamo”, e sempre che nell’altro negozio nell’altra regione a te vicina, non decidano improvvisamente di chiudere per restaruri. MA PROPRIO ADESSO DICO IO?!).


Morale:


se lui è fidanzato, com’è come non è voi lo sapete (e già è raro), e volete comunque infilarvi sotto le sue lenzuola, fatelo pure, ma due-tre volte non di più. E poi …Via, Rauss’, cambiare canale al volo! O per quanto vi prometterete “non soffrirò non soffrirò non soffrirò”, finirete per stare da cani. E odiare tutti quei simpatici SDP (quelli del senno di poi) che non perderanno occasione per dirvi: “TeLavevoDetto”.


SIGNORE IMPAZZITE AD UN SOFFIO DAI CINQUANTA.

SIGNORE IMPAZZITE AD UN SOFFIO DAI CINQUANTA.

È un dato di fatto: le donne nate tra il 62 e il 65 sono ufficialmente impazzite.
Tenendo conto che hanno vissuto l’adolescenza a cavallo degli anni Ottanta, in un periodo in cui vestirsi da giocatore di football americano faceva “fichissimo”, tutto sommato hanno resistito fin troppo bene, solo che ora molte di loro sembrano aver perso il lume della ragione.
Brave a scuola (tra loro moltissime pagelle d’oro), eccellenti nelle relazioni sociali, parche in quelle con l’altro sesso, sono prima diventate le mogli encomiabili del fidanzato storico per poi trasformarsi in madri da oscar.
Statisticamente, fra i mariti di tali signore rientrano i cd yuppies di seconda generazione, i quali anno dopo anno hanno visto crescere i propri patrimoni dando loro modo di trascorrere l’ultimo ventennio a costruire ed accudire nidi dorati (… nidi dorati e tempestati di pietre preziose, case al mare, chalet sulle alpi e pacchi e ciuffi di birkin).
… Senza peraltro doversi preoccupare d’altro a parte il menù del cenone o il coordinamento cravatta-calzini dei loro beneamati padroni di casa. E ne sembravano realmente soddisfatte: tant’è che guardando un’outsider impegnata nell’associazione casa-lavoro, non potevano trattenersi da pensieri di commiserazione per la sfortunata “madre-lavoratrice”.
Tutto ciò fino all’altro ieri.
Oggi però si sono svegliate. E ad un soffio dal cinquantesimo compleanno, aprendo gli occhioni (è una generazione di cerbiatte), si sono rese conto di non avere granché in portfolio, a parte un paio di giovani adulti (spesso tormentati) che ancora vagano per casa, svariati set di tovaglie di fiandra coordinate con posate e cristalleria, e tende perfettamente intonate ai cestini del pane.
E si sono sentite – di colpo- oppresse … Schiacciate dal successo del marito (Lui. Lo stronzo sempre fuori casa. Che le ha costrette a crescere i figli praticamente da sole. Coperte d’oro, sì certo, ma a che prezzo?!) Intrappolate in un ruolo che forse forse non era il loro.
Ricordandosi – suddendly – di com’erano a vent’anni (quando nell’aria c’era ancora un residuo – portato dritto dritto dagli anni settanta – di sandalo, patchiully ed altre meno fiorite erbette), della libertà a cui agognavano e dei corteggiatori lasciati alle spalle.
Quindi, com’è come non è, adesso vogliono la loro rivincita. E sbuffano. E chattano. Scoprono i social network e ritrovano la verve tipica dei tempi in cui temevano l’acne.
Passano le notti su facebook. Caricano foto dai loro i-phone come indemoniate. Si mettono a dieta e si iscrivono in palestra. Comprano kilt lunghi come cinture e stivaloni da cat woman (che indossano andando alla coop). Poi sbottano. Guardano il loro consorte come fosse un comodino retrò (con lo stesso sguardo che alle medie riservavano ai loro genitori) e bofonchiano di prigioni, di mancanza d’aria, di bisogno di libertà.
Devono pensare. Dicono. Nel frattempo escono con le amiche (separate o single), riesumano vecchie fiamme (incontrate per caso, offcourse!), e acquisiscono familiarità via via crescente con la tecnologia e la rete.
Ma. La crisi di mezza età non riguardava i maschietti?
Li abbiamo presi per il culo per decenni, ridendo delle loro capigliature nero–corvino, delle giacche improvvisamente strette sui nuovi pettorali, delle Porsche comparse per magia nei loro garage…
Ci siamo chieste – impietosite- se non si guardassero allo specchio, se non si accorgessero di essere ridicoli e (sì l’abbiamo pensato) davvero PATETICI!
Siamo sulla stessa barca, Ladies… E ora? Come la mettiamo?!
… che quelle con i pantaloni a zampa, e senza reggiseno invocando la parità dei sessi intendessero dire che anche le donne hanno il diritto di essere tanto stronze quanto gli uomini?
MALAFEMMINA

MALAFEMMINA

Sembra che un uomo su tre cornifichi la propria compagna/consorte almeno una volta l’anno e che una donna su tre tradisca una volta nella vita.
Rispetto ai colleghi del SessoForte, le fedifraghe partono svantaggiate. Non hanno millenni di know how alle spalle, sono più soggette a picchi emotivi, e sono più portate a confessare (o comunque a tradirsi) per liberarsi dal senso di colpa e smacchiare la propria coscienza a suon di perborato misericordioso.
Colpa che per la Malafemmina ha le proprie radici incastrate nel DNA, là dove risiedono da millenni il senso di protezione, l’invidia per quelle più alte/magre/giovani e l’ansia da prestazione domestica.
La coscienza dello Sciupafemmine invece è immacolata. Nuova di zecca. Ancora incartata.
Ecco perché le statistiche dicono che gli uomini tradiscono più’ – E MEGLIO- delle donne.

Meglio” perché i professionisti della scappatella ricorrono all’outsourcing senza abbandonare il tetto coniugale (nemmeno virtualmente) e non cadono nel sentimentalismo che intrappola le pulzelle alla prima sbandata.
Pare infatti che le signore difficilmente vadano a caccia di ortaggi fine a se stessi, essendo le più alla ricerca di un’emozione fresca o di un pizzico di pepe da aggiungere alla propria quotidiana minestra. 9 volte su 10 pare poi che si facciano prendere la mano, lasciando la strada vecchia per la nuova.
 …Stufe di essere invisibili, dopo anni di cieca fedeltà e totale abnegazione, un giorno si svegliano e scoprono che vogliono essere di nuovo corteggiate come al liceo. Che adorano sentirsi apprezzate e desiderate e che -sotto il grembiule e dietro la pirofila- c’è ancora una Donna che fa girar la testa a uno (e i maroni a un altro), disposto se non proprio a tutto, per lo meno a molto pur di averle. E quando capita, (AlleluiaAlleluià) perdono letteralmente la testa (come groupies).

E succede che qualcuna si accorga di non aver affatto perso le “papille gustative” (e che i sensori nei paraggi della butterfly sono decisamente più attivi di quanto lei stessa si aspettasse) come invece sostiene quello i cui maroni vorticano, scoprendosi più tigre della malesia oggi che mai!
E sembra inoltre che mentre son lì che si sorprendono e FINALMENTE gustano, non si preoccupino minimamente di cancellare le tracce del proprio intrigo  e della propria conseguente soddisfazione (quasi che volessero inconsciamente essere scoperte).
Risulta che siano cosi impreparate e sprovvedute da essere spontanee, arrivando addirittura a mettersi suddendly a dieta, a rinnovare il guardaroba e a canticchiare euforiche in giro per casa (tra un sms e l’altro) per smaltire le tonnellate di endorfina improvvisamente in circolo!

FIGURA 1. LA GRIGLIA DEI CAMBIAMENTI

L’uomo – soprattutto quello con l’occhio lungo, allenato dal vissuto personale – fiuta le appendici ossee lontano un miglio, e in qualche caso arriva addirittura ad avere delle premonizioni: lui – il verme che tradisce da oltre la meta’ della relazione- sa che LEI è colpevole. E, di colpo, il PoverUomo, soffre.

Anzi.
Ne è DISTRUTTO.
Rischia il crollo.

Se ha uno straccio di prova (e ce l’ha, eccome se ce l’ha!), la esibisce indignato nel cuore della notte esigendo una IMMEDIATA confessione (ma come? Non ci avete insegnato a “negare sempre”? E pretendete ora il contrario?!).

 

Quando una donna (storia vera) scopre il proprio uomo impegnato in altrE sottane, 9 volte su 10, si arrabbia, piange, magari si compra una borsa nuova (smettendo di piangere per tre-quattro giorni) e poi zitta-zitta se la fa passare.
Magari prima o poi sputa il rospo, ma lo fa con rancore e con la nebbia mnemonica dei due mesi dopo. Una su dieci, quella che non se la fa passare,  ha una sola ragione per perdere la pazienza: il tradimento poetico, virtuale, forse nemmeno consumato, più emozionale che fisico, fatto di desiderio e paroline dolci.

Quando un uomo PERDE FIDUCIA nella propria donna, si incazzacomeundrago e poi la molla. 11 volte su 10.