Tipi di maschio: il Tacchino

Tipi di maschio: il Tacchino

Il Tacchino arriva nel tuo pollaio, c’infila dentro il becco senza farsi notare, soppesa il tuo piumaggio e i galloni e poi, tacchineggiando, ti si avvicina.

La prima cosa che dice, anzi no, che gloglotta, di solito è una scemata pazzesca, tipo un complimento fuori luogo o una battuta di cattivissimo gusto. O tutte e due. 

Il tacchino, per la sua natura galliforme, è capace di dirti, senza nemmeno rendersene conto delle cose a dir poco aberranti. Sin dal primo incontro.
Nel bel mezzo d’un corteo funebre, mentre tu piangi il caro estinto, è capace di dirti che sei la vedova più elegante e sexy dell’intero funerale. 
In fiera, lo sgami che ti punta dal corridoio fronte stand e lo vedi avvicinarsi mentre parli con uno dei capi o il super boss. E poi, con orrore e raccapriccio, lo senti dire, rivolto al capo: “devono proprio andarvi bene gli affari, per avere una standista così”. 

Ha almeno il doppio dei tuoi anni, lui, se non il triplo, ma un decimo dei tuoi neuroni. Per esser magnanimi e lasciar stare i disfemismi. 
Ha quasi sempre una moglie a casa, e dei piccoli tacchinelli, tra i tre e i trent’anni, che lo aspettano annoiati. Lei per litigarci, loro per spennarlo in po’, che se lo merita.

La voce, anzi, il gloglottio del Gallinaceo, è spesso profonda, impostata. Quella che i pubblicitari chiamano “una voce nazionale”. 

Fa il commerciale. Italia o estero. Spesso in ruoli di potere dal quadro in su.

Ha (almeno) due cellulari. App per nascondere foto e WhatsApp delle sue poiane e profili sulle più quotate chat-line del globo. 

Oltre al portamento, al petto tronfio (e gonfiabile a comando) e al tono, spesso, l’unico altro elemento davvero grosso di cui dispone pare sia l’ego. 

Questo esemplare di maschio urbano, proprio in virtù della dimensione sopra citata, è davvero facile da smontare. Per farlo allontanare, infatti, basta uno sguardo schifato (o una teglia da forno e un biglietto d’auguri per la festa del ringraziamento). 

Caso mai insistesse (davvero di rado, che se s’offende, la dipartita del Tacchino è più veloce dello Schumacher prima maniera), sarà sufficiente tagliarne subito, al pronti-via, le alucce con un caro, semplice, veloce e sintetico: “no, guarda, lascia stare”. 

Per il più recidivo, quello che s’infoia ai “No”, per intenderci, servirà soltanto che tu dica, dopo il ‘lascia stare’: “Sai, sto con un quarantenne sexy, intelligente e divertentissimo. Capirai bene, quindi, che non sia interessata. Ora scusa, ma devo fare il caffè agli ospiti. Sai, sono uno standista…”


Annunci
Cesare, l’Imperatore dei sensi.

Cesare, l’Imperatore dei sensi.

Qualunque sia il suo nome, l’IMPERATORE DEI SENSI si chiama Cesare. Augusto e Meraviglioso. Solo che tu non lo sai. Per te è un Adalberto o un Eusebio qualsiasi. E non te ne accorgi, che lui sia un Cesare, intendo. Almeno non fino a che non è davvero troppo tardi per correre ai ripari. E non lo sai perché quando arriva non lo fa scortato da una schiera di elefanti e schiavi nubiani, il che ti aiuterebbe, ma in sordina, piano piano, una conquista alla volta.
Entra nella tua vita dalla porta principale, suonando il campanello o mandandoti un innocuo DM con fiorellini annessi. E non lo consideri pericoloso, anzi. Ha una faccia da bravo ragazzo che ingannerebbe chiunque e i modi cortesi del più elegante dei Dorian Gay della galassia. 
Ti seduce assoggettando un neuro ricettore alla volta fino a che tu, senza scampo, abbassi le difese. E quando ad un certo punto ti rendi conto di aver ceduto – senza nemmeno un timbro-e-firma,  nove su nove dei tuoi territori sensuali, crolli. Come un soufflé. O una frittata.
Nove, sì, perché non sono cinque, i  sensi dell’anatomia umana. 
Prima parte con la vista, che guardarlo è un gran piacere. 
Poi si dedica all’udito ed ascoltare la sua voce sexy, specie al risveglio, scioglie le trecce ai cavalli, allarga il sorriso e scalda l’ambiente. 
Sa di buono e prosegue con l’olfatto, che getta la propria resa al primo contatto con il suo collo. 
Ti vince con il gusto quando ti rendi conto di non riuscire a saziarti, per quanto tu ti senta (davvero tanto) appagata, dei suoi baci.  
Ti espugna, facendoti ululare, con il tatto. 
Ti imprigiona per sempre surriscaldando il tuo habitat con la più straordinaria delle termopercezioni. 
Ti sottomette e ti sconvolge con il dolore (che non sapevi nemmeno di poter provare o sopportare).
Agendo sulla tua propriocezione, ti fa perdere il controllo, assumendolo lui, tutto, a comando. 
E, infine, se non bastasse, ti vince facendoti consumare nella perdita totale dell’equilibrio. Mentale, oltre che fisico.
Lui si chiama Cesare. Tu. Non riesci a stargli lontana. Non riesci più a mangiare, a dormire e a pensare come una persona normale. Non riesci quasi più neanche a respirare. Tutto ciò che attiene alle tue funzioni vitali, nell’espletamento della routine da regina del castello, va a puttane.
Quindi? Significa che se te ne capita uno sei rovinata? …destinata all’occupazione metaforica ad interim? Che non puoi far niente per tutelarti un filo? O per riprenderti (almeno parte) dei tuoi domini? Mmh. No. Almeno non credo, essendo di natura un’ottimista. Ma sappi che la missione sarà dura e subirai notevoli perdite. Arrendersi però è triste, al pronti via. E vale la pena tentare, magari chiamando a raccolta i superstiti, i neuroni-vassalli, e chiedendo loro di unirsi a te nella riconquista.
Tentare è d’obbligo, anche se ti costerà molto. In ogni senso.
IL PRINCIPE AZZURRO ESISTE. MA VA ABBATTUTO.

IL PRINCIPE AZZURRO ESISTE. MA VA ABBATTUTO.




Il principe azzurro esiste. Sì. Non è vero che ce l’hanno sempre raccontato ma non c’è. C’è, eccome.

Si presenta bene. Molto bene. Da dio. È carino, compito, educato e ha una camicina azzurra con le iniziali sopra. Ha un buon lavoro, una buona istruzione e una buona famiglia. Sorride spesso, fa tanto sport e altrettanto sesso. Parla tanto, te la racconta molto, ti insegue fino allo sfinimento, abbattendo drago-dopo-drago-dopo-drago tutti gli ostacoli tra te e lui. Spesso ha gli occhi chiari e i riccioli, come da tradizione. Ha grandi mani, gambe lunghe e braccia forti.  È alto. si vende bene e si fa pagare molto. Soprattutto dopo.
C’è. Eccome che c’è. Solo che oltre ad esserci e a ricalcare a meraviglia l’archetipo cui appartiene, come nel mito, nove volte su dieci, non sarà al tuo fianco. O non per molto.
Perché? Semplice: perché nella fiaba, il P.A. non s’innamora di Giovanna d’arco, della Capitana dell’esercito o della – ancorché magari bellissima – strega. Nella fiaba, originale a cui attenersi e inesorabile suo destino, il P.A. si innamora della Principessa: bionda, boccolata e in cima alla torre a pettinare le bambole o tessere tappeti.
La cuoca, la contabile, la galoppina, la soldatessa, la mora, la fattucchiera, la dama di compagnia e l’amica della principessa, di fronte a cotanto inesorabile fato, sono destinate a soccombere e ad uscirne letteralmente a pezzi.
Quindi, a meno che tu non sia una principessa bionda boccolata in cima alla torre a pettinare le bambole o un’altra delle ba-ba-baa sopra citate, sappi che per te il PA è l’equivalente del leone per la gazzella. Dell’elefante incazzato per il cacciatore a cui s’è inceppata la beretta. Del serial killer che ti arriva a tradimento mentre sei sul water.

Quindi se sei gazzella scappa, se sei leone corri, se sei cacciatore prendi la colt e se sei sul water, chiudi la porta. Fai quello che ti pare, ma sappi che le istruzioni del manuale (per la tua sopravvivenza) dicono che di fronte ad un potenziale P.A. (più pericoloso dei baobab per il pianeta B612)  tu debba, nell’ordine:
1) imparare a riconoscerlo;
2) imparare a girare armata (e pronte a far fuoco);
3)  abbatterlo alla prima occasione.
IL MASCHIO ALFA AI TEMPI DEL MARKETING MANAGEMENT

IL MASCHIO ALFA AI TEMPI DEL MARKETING MANAGEMENT

IL MASCHIO ALFA è perfettamente conscio di essere un leader
(lui è conscio, il resto del mondo attonito).

Spesso occupa posizioni di prestigio
(quasi sempre ci si domanda come mai).

Si sente bellissimo, altissimo, machissimo, fighissimo
(difficilmente lo è davvero).

Ha al suo seguito stormi di fagiane in amore e passere arrapate
(da lontano, il fenomeno ha del paranormale).

Adotta un approccio decisamente marketing oriented.
E sa che per desiderare una cosa, occorre prima di tutto non averla.

Sa che non deve smascherarsi.
Sa che il suo tempo è poco (ha un ciclo di vita ridotto, come la crescenza, e dopo un po’ fa le muffe come il gorgonzola).

Sa che meno dice e più chance ha (e su questo punto non possiamo certo dargli torto).
Sa che meno cerca e più verrà cercato (idem).
Sa che quel che si vende di più non è il prodotto migliore, ma quello venduto meglio.
E lui si vende da dio.

Non ti si fila di striscio, quando lo chiami non risponde, quando gli scrivi nemmeno e – manco a dirlo – quando ti scrive lui se non rispondi al volo s’imbufalisce.

Già, “quando ti scrive lui” perché lui non chiama: scrive.
Sms, what’app, blackberry mess e affini.
Telefonate poche, di solito in numero dispari inferiore a tre.

La sua tecnica base fa leva sul senso d’inferiorità delle sue vittime: se il MASCHIO ALFA AL TEMPO DEL MARKETING MANAGEMENT non ti degna d’uno sguardo, vien spontaneo domandarti perché. E subito dopo – inconsciamente o meno – passare al contrattacco per vedere fino a che punto  cotanto MATMM osi respingerti.

Il MATMM è antipatico. Spocchioso. Arrogante. Mediocre. Circondato da fanta-fighe al cubo. Deludente. Presuntuoso. Arrogante (l’ho già detto? non importa. lo ripeto). E malato. Molto molto malato. Vuoi sapere di cosa? … di figatelia, ecco di cosa.

Tipi di Maschio: L’ULISSE.

Tipi di Maschio: L’ULISSE.

 L’Ulisse: le broccola tutte ma poi torna sempre a Itaca





Per vestire la più epica, avventurosa e mirabolante delle fasce maschili, l’Ulisse deve rispondere ad una serie di pre-requisiti.

Innanzitutto deve avere una Penelope e un’Itaca a cui tornare. 

La legittima tessitrice domestica deve poi tassativamente soffrire di allucinanti e periodiche emicranie scatenabili a comando in concomitanza con ogni avvicinamento del consorte. Dev’essere fredda, algida, distaccata e poco scopifera per natura o mutazione post-matrimoniale. Per l’accesso all’Ulissitidine, non basta  una fede al dito e una Penny a casa, tocca che la Penny in questione non gliela dia. Quasi mai.

Il vero Ulisse inoltre, quello con il marchio registrato CEE, dev’essere un libero professionista, agiato tanto nella distribuzione dei tempi, quanto nella soddisfazione dei propri piaceri.

E se le statistiche ci dicono che i colletti bianchi middle class tradiscono meno dei professionisti e dei top manager, non è difficile capire perché: prova tu prima a compilare mastrini, fare data-entry, o vidimare la posta per otto ore di fila, e poi pipparti 100 km per portare a cena l’ultima conquista, altri 100 per tornare a Itaca e aver infine ancora la forza di portar giù Argo a far pipì.

Per non parlare poi, con i magrerrimi tempi che corrono, della variabile EURO : uno stipendio medio, a supporto di un’altrettanto media Itaca con prole ed eventuali animali al seguito, non lascia molto margine a colpi di testa, cene a lume di candela e romantiche fughe in motel con jacuzzi . 

Ecco perché il quarto requisito del maschio di cui stiamo trattando è una Visa oro o un’affine pari plafond (riducendo il budget, il Fedifrago muta il genere e passa da Ulisse a  Puttaniere modello base).

L’Ulisse è poi molto spesso pure fichissimo, o ha molto fascino, o è estremamente dotato (di verve, per gli iper-dotati sotto la cintura tocca aspettare di leggere il post  sui “Priapi e affini”) e comunque fa strage di cuori, anime e tanga.

Si dichiara sposato e intenzionato a rimanere tale a tutte le Circi che via via incontra sulla propria rotta. A differenza del traditore seriale standard, che semplicemente omette l’eventuale esistenza di una o più famiglie, l’Ulisse snocciola il coccodrillo con le foto dei pargoli, chiama “moglie” la propria legittima consorte e parla con l’altra di ciò che accade con l’una.

Grazie ad un’attenta razionalizzazione del proprio tempo libero (e molto spesso ad un black berry con password), riesce ad inanellare tutta una sfilza di relazioni extraconiugali tra la sera del calcetto (per uscire con le sirene single), il mercoledì fisso (per broccolare le giovani gorgoni separate) e un weekend al mese (mentre Penelope è al mare/montagna/lago con i bimbi).

L’Ulisse piace. Piace tanto, piace anche a chi di norma non ama il genere marriedman, e piace così tanto perché a differenza dei surrogati da discount (il Seriale- che tromba qualsiasi cosa si muova, il Puttaniere – che tromba solo quello che si può permettere- e Onan il Barbaro – che tromba solo ciò che ne gratifica l’ego) quello vero non finge: l’Odisseo fatto e finito si lascia sul serio trasportare, e oltre al  sesso pret a porter cerca emozioni sartoriali e batticuori da film.

Al prototipo originario, poi si aggiunge la variante Opulente-Sceicco, in preoccupante aumento nel nord est italico, ovvero quella che arriva a proporti un’alcova a tempo indeterminato (giusto per averti sempre sotto mano) o una pianificazione delle vacanze ad anni alternati (i dispari a casa e i pari con te).


… L’ANTIDOTO.

Ascoltate Omero e riempitevi le orecchie di cotone o infilatevi le cuffie dell’ipod con i led zeppelin dentro (che la resina ci fa un po’ schifo) e fatevi legare strette strette al palo per non sentire il suo canto. Poi chiudete gli occhi per evitare di vedere il resto della fauna locale avanzare comunque verso i di lui suadenti e quasi inevitabili richiami.


Se invece voleste davvero tenervelo, magari solo pro-tempore (e ne foste proprio convinte), l’unica possibilità sarebbe drogare lui e trasformare tutti gli altri in porci, per poi mangiarveli. Non dimenticandovi però di controllare ogni mattina che assuma la sua dose di Lexothan e chiudendo bene – a doppia mandata- le porte del serraglio. 

Ciò detto considerate che l’ULISSE:
1. tornerà comunque a Itaca.
2. appartiene pur sempre ad una rispettabilissima Penelope (… e se foste voi quella? o lo foste stata? come vi sentireste immaginandovi una sirena di ventisei anni in tacco 12 intorno al di lui palo? male, vero? ecco. sappiate che ora tocca a lei, ma domani, magari, a voi!).