Delegate per scelta, indole e statuto.

Delegate per scelta, indole e statuto.

Ci sono donne che crescono aspettando di sposarsi, pianificando perfino il colore dei tovaglioli e delle bomboniere e già in quarta elementare sognano la marcia nuziale e le foto di famiglia.
Ci sono donne che dicono di non crederci, ma poi ci s’infilano dentro e per quanto magari non stiano proprio da dio, stan lì a raccontarsi che alla fine è normale, che il mediamente banale va bene, che funziona così. Magari se la fanno andar bene, magari fanno altro mentre son fuori casa. Magari aspettano che lui dorma per scrivere all’amante o mandargli le foto porno, ma stanno lì.
Ci sono donne che ci si trovano dentro e magari vorrebbero uscirne, ma temono non stia bene, non si faccia, non si possa e allora restano. O hanno troppa paura per andarsene.

Ci sono donne che ci han provato, poi si sono guardate dentro e han capito che no, non faceva per loro.
Fra le ultime, ci sono quelle che danno la colpa all’altro, che pensano l’altro fosse sbagliato e che ne aspettano uno giusto, per far le cose per benino. E poi ci sono le altre, quelle che non aspettano affatto, per le quali “quello giusto” non esiste.
Quelle lì lo sanno che per loro non ce n’è e anno dopo anno vedono coppie di amiche e amici fidanzarsi, innamorarsi, accoppiarsi, languire e lasciarsi (o languire e ammuffire, è uguale).
Se da loro arriva uno che non capisce al volo (e arriva sempre), non spiegano niente, a parte le ali, e senza nemmeno la RedBull si librano altrove.
Se hai la sfiga di innamorarti (o credere di innamorarti) di una così, l’unica cosa sensata che hai da fare è goderti il momento e sapere che finirà e che tu non avrai molto da fare, se non dimenticarla. Se la vorrai per sempre, solo per te, solo con te, al tuo fianco come la banda dei pantaloni dei carabinieri, lei se ne andrà. Se proverai a legarla, a stabilizzare il rapporto, a chiedere di più, a consolidare, a costruire, a stabilire usi e consuetudini, lei si smaterializzerà.
Se proverai a metterle intorno procedure e a perpetrare riti con la costanza di un contabile che compila mastrini e controlla scontrini, lei prima di eluderà e poi finirà per evadere.
L’unico modo per intercettare una così è intercettarla senza cercare di legarla, è avere una vita tua in cui lei, once in a while, si incastri da dio, quasi per caso, e mai per abitudine.
Non ti piace?
La vorresti lì, vicino-vicino, pronta a darti il buongiorno con caffè e brioscina finché morte non vi separi? Ti piacerebbe trovarla ogni volta dove ti aspetti sia, come piace a te e quando piace a te, a farti la spesa, stirarti le camicine, andare a cena con gli amici e sfilare in reggicalze con Barry White in sottofondo? Sera dopo sera dopo sera. Settimana dopo settimana. Mese dopo mese…
Cambia target, tesoro. 
Di quel modello lì, quello che non vede l’ora di avere qualcuno vicino-vicino fino alla nausea e al funziona così ed è normale che dopo un po’ non ci sia più pathos, c’è pieno, lontano da lei, delegata per diritto di nascita, provenienza, cultura e animus.

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TIPI DI FEMMINE: LA SANTA LUCIA

TIPI DI FEMMINE: LA SANTA LUCIA

Questo post  parla di un genere che agli uomini piace molto: la SantaLucia (martire, non mozzarella).

Santa per definizione – senza nemmeno esser passata dalla casella della beatitudine – cieca agli atti della cronaca, vittima per sfiga più che per vocazione, perché una femmina sia catalogabile come SL è necessario che:

  1. tu l’abbia aspettata per almeno due mesi;
  2. durante l’attesa tu ti sia premurato di farle pervenire le tue accorate richieste sotto forma di letterine e messaggini e fiorellini, e ancora letterine e altri fiorellini;
  3. che ogni tua preghiera sembrasse realistica e sentita;
  4. che tu sia stato in grado di dimostrarle in itinere di meritarti d’esser soddisfatto (facendo i compiti, non dicendo le bugie, non scrivendo contemporaneamente anche alla Befana e magari pure a Babbo Natale);
  5. che le poste italiane abbiano fatto il loro dovere, consegnandole le missive;
  6. che lei, il 13 dicembre, ti abbia effettivamente ascoltato esaudendo i tuoi desideri;
  7. che tu, cinque minuti dopo aver aperto il pacco (di solito tuo per definizione) e averci giocato per un po’, te la sia completamente dimenticata;
  8. che lei stessa si sia scordata dello spiacevole episodio, continuando, anno dopo anno, ad aprire le tue lettere;
  9. che qualcuno (di solito i tuoi o la maestra) un giorno ti dica che non esiste;
  10. e che tu, infine, crescendo, te ne sia fatto una ragione.
Il corpo si contamina solo se l’anima acconsente”.
S.L. Anno domini 300 DC, more or less.
Tipi di Femmine: Laroja Reale. (Come riconoscere una donna pericolosa, costosa ed estremamente dannosa).

Tipi di Femmine: Laroja Reale. (Come riconoscere una donna pericolosa, costosa ed estremamente dannosa).

Prima di essere figa, Laroja Reale è zoccola.
E prima di essere zoccola, è furba e sa come nascondere ad arte la propria atavica zoccolezza.
Attenzione però, che se il quadro della prima riga t’avesse fatto venire in mente labbroni pompati, tettone e tanghini, zeppe Ibizenche e leggins leopardati, saresti decisamente fuori strada.  

Già, perché per meritarsi l’upgrade da modello base a fuoriserie, alla doppia Erre le sue due consonanti non bastano e ne serve un’altra, ovvero l’aspetto da autentica e inconfondibile Ricciolidoro.
Solo grazie ad una attentissima e onnipresente Ricciolitudine, infatti, Laroja s’infila nel mondo e nelle di lui mutande indigene, facendo scempio del primo e brandelli delle seconde.
Lei è bella, non bellissima, ma bella, ma prima di essere bella, è attenta: a quello che dice, a quello che fa, a quello in cui s’infila o da cui si fa infilare.
Non sbaglia un colpo e non ne fa passare uno indenne, ma lo fa nel più religioso dei silenzi e nel totale anonimato. Di lei non si parla, al massimo si immagina, ma sempre senza alcun riferimento oggettivo.
Può essere la nuova collega in visita da un’altra città, la formatrice che capita nel tuo ateneo, o la ragazza della porta accanto. Chiunque lei sia, e qualunque sia la sua occupazione ufficiale, devi sapere che si tratta solo di una copertura, un po’ come fosse un membro dell’intelligence in incognito, solo che lei, invece di mascherarsi da brava ragazza per portare a termine le sue indagini, lo fa per portare a letto ogni uomo che le capita davanti, spolparlo (in senso letterale e letterario) e sputarlo come fosse un pezzo di pollo rimasto fra i denti.
Se hai la sfiga di capitare nel suo radar, sappi che a poco servirà cercare di evitarla perché – a meno tu non sia un asceta – a lei non ne sfugge mezzo. E tu non farai differenza.
Se invece sei una donna che ha la sfiga di incontrarne una, poi, tienila quanto più possibile lontana dai tuoi maschi o se li scoperà a sangue.
Con Laroja non c’è antidoto, solo preghiere, tante tante preghiere, in serie di Fibonacci. 

Tipi di Femmine: LA BARBIE

Tipi di Femmine: LA BARBIE


Manco a dirlo é bionda. 
Nata mediamente mora/castana, la Barbie subisce le prime mutazioni mescianti intorno ai confini sud della pubertà, passando negli anni da dalla naturale tonalità scopa di saggina a quella (artefatta, ma giuro non sembra) “miele di acacia”.


Nasce media, cresce come tale e diventa un’iper gnocca da competizione solo dopo il sedicesimo compleanno, ovvero quando viene assalita – dalla sera alla mattina – da celiachia e palestrite acuta. 

Grazie ad un buon telaio di partenza, a privazioni glucidiche da terzo mondo e sessioni di allenamento degne di un’atleta olimpica, mentre le normo-femmine con gli anni metton su qualche kg, lei – crescendo – si asciuga, si tonifica e alle volte si lucida pure.

Mangia solo in pubblico. Non fuma, non beve (al massimo brinda), parla poco, pochissimo di sé, e sempre troppo delle altre femmine.

Considera qualunque cosa senza un pisello una potenziale antagonista e, fra i suoi passatempi preferiti, troviamo la demolizione cm dopo cm delle altre femmine e lo sputtanamento selvaggio; nella sua Luigi (o nella sua Birkin), oltre ad un astuccio da truccatrice professionista, non manca una bottiglietta di Evian, un porta-pastiglie con omega 3 e un lipo-detector per individuare eventuali falle nelle altrui cosce.

Pur essendo la femmina ideale dell’Ipertonico (ovvero di quel tipo di Maschio che si nutre di acido lattico, proteine e nike da corsa), la Barbie si accoppia normalmente con finanzieri, costruttori e imprenditori con molti fratelli (in modo da facilitarsi l’eventuale promozione al più ambito ruolo di super Brooke Logan).

Difficilmente supera il trentesimo anno d’età senza un mega brillo all’anulare e per quanto poco possa durare il suo primo matrimonio, spesso é sufficiente a garantirle una signora rendita per il resto dei suoi giorni.

La Barbie, oltre che mediamente bionda per definizione e precisa scelta, statisticamente non è un’aquila.
Pur frequentando l’università (in cerca di polpose prede cui accoppiarsi e amiche modaiole e mononeuroniche con le quali fare lunghe sessioni di shopping complusivo), Miss Cel’hosoloio, non sceglie la propria facoltà consultando i programmi, piuttosto ne valuta il parterre, ne soppesa gli iscritti e le conseguenti possibilità di caccia.

Non appena agguantata LaPreda e acquisito la status di Signora Ken-Alta-Finanza, la Barbie figlia. A getto d’inchiostro, come una stampante laser. E produce una nidiata di elegantissimi pargoli in Ralph Lauren e blazer.

L’esemplare adulto, over trenta, dopo aver portato i cuccioli a scuola, raggiunge le altre blondies in pasticceria, dove si ferma giusto il tempo per un cappuccino e quattro spetteguless. Poi riparte alla volta di pilates (2 ore), e corvée del giorno (due volte alla settimana dal parru a controllare il boccolo, una a fare mani e piedi, e luce pulsata e il resto delle mattine equamente diviso fra shopping per sé e per il resto del branco).

La famiglia della Barbie ha il prolungamento sulla garanzia, tipo Apple Care, e difficilmente scade: anche tradita, umiliata e triste, Lei resiste e non molla il nido. A meno di non averne un altro già pronto (con dentro un più grosso e facoltoso rapace ad aspettarla).

L’ANTIDOTO.
Presentatevi senza portafoglio, fingete di essere sull’orlo del fallimento e portatela ad una mostra di fotografia sugli annodatori di reti da pesca di qualche isola indiana, parlandole, nel frattempo, di quanta soddisfazione vi dia il vostro lavoro probono nella ONG che avete fondato.
Non la vedrete più.
Inviato dal mio dispositivo mobile
Tipi di Femmina: la Confusa

Tipi di Femmina: la Confusa


Un gatto nasce felino, un cobra rettile e uno scorfano pesce (o sfigato, ma magari simpa).

Ma il tipo di femmina di cui parliamo oggi, quella appartenente alla famiglia delle Confuse, difficilmente ci nasce. Più spesso sviluppa tale patologia in età adulta, e quasi sempre in seguito a un qualche trauma sentimentale subito in itinere.

La confusa è spesso un’ex ReM (Romantica e Monogama), convertita al Confusianesimo dopo una (o più) gran tranvate dall’altro sesso.

Se la Ponderata è un diesel, di quelli anni ’80 che vanno accesi mezz’ora prima di partire, la Confusa è un cinquemila benzina: si presenta entusiasta, istintiva, molto passionale e va da zero a cento in pochi, pochissimi secondi… salvo poi fare dietro front prima del secondo giro e sparire nel nulla tanto velocemente quanto è arrivata.

La famiglia delle Confuse comprende la varietà delle Lunatiche (quelle che vogliono un boscaiolo di un quintale oggi e un poeta anoressico domani), delle Stordite (non sono confuse, in realtà sono solo un po’ tarde e ci mettono un po’ per accorgersi quando qualcosa non va), delle Romantiche (“ti dico che in fondo è un bravo ragazzo, il fatto che si sia fatto 6 anni di gabbio non significa nulla”) e delle Idealizzatrici (“si, non è altissimo, ma crescerà e poi io con le ballerine sto da dio”).

Tuttavia, la Confusa reale, ovvero la capostipite del branco delle suddette è la Mammifera Riluttante: ovvero colei che, con uno o più pargoli al seguito,  è ancora fresca di separazione e lotta fra la segreta speranza di sentire di nuovo aria d’ammore in giro per casa e le metaforiche macchie di sangue per lo scempio pregresso. 

La Riluttante non si fida, per quanto le piacerebbe, poi ci prova (… finché c’è vita…) e poi tituba a scoppio ritardato, lasciando la propria vittima spesso esterefatta.

–  ma scusa, non dicevi che ti piacevo da morire?
–    Si, ma non ti conoscevo abbastanza e quindi non vale.
–  E adesso pensi di conoscermi???
  No, ma quello che conosco non mi piace.

E a seconda del Tipo di Maschio che si trova di fronte, l’uscita di scena è la seguente:

L’uomo-analista: “secondo me hai solo paura”.

L’Ivanhoe: “dammi tempo, ti innamorerai di me e vivremo per sempre felici e contenti”

Onan il barbaro (quello così concentrato su se stesso che non vede altro intorno a sé): “te ne pentirai per tutta la vita e/o nessuno ti ha mai amato come ti ho amato io”

La volpe: “si alla fine neanche tu piaci a me. Meno male che ce lo siamo detti subito”
 …
La Riluttante in fondo vorrebbe mollare gli ormeggi  e puntare allo Zenith, ma non riuscendo a fidarsi delle previsioni meteo (come darle torto?), non smette un attimo di scrutare l’orizzonte in cerca di nubi  e – quasi sempre – a dieci metri dalla banchina ributta giù l’ancora pensando “mmmh. Oggi no. non ancora. Magari domani, chissà”. Per la titubante un refolo di vento è anteprima di un tifone e un nembo spampanato, sicuro presagio di tempesta.

L’antidoto?
Non c’è. 
La Confusa – a prescindere dalla sintomatologia del caso –  è malata (per quanto felice si presenti). 

Tocca lasciare che il virus faccia il suo decorso, esattamente come accade con l’influenza. 
Tita Lapin ritorna all’ovile

Tita Lapin ritorna all’ovile

Dicesi Tita Lapin, all’anagrafe Lapin Tita, di sesso femmina e di natura stronza, colei che dopo aver sputato (cianuro) nel piatto in cui mangiava, o direttamente addosso a te mentre ti strappava i capelli tra i più atroci degli insulti,  dopo averti spolpato fino all’osso in cerca di super-alimenti che nutrissero il suo altrettanto super-ego ferito e dopo averti fatto passare un due tre anni di pura super-merda tra avvocati e giudici, aizzandoti contro coniglietti e rotweiler, un bel giorno si sveglia e si accorge, nell’ordine, che:

  • anche l’ultimo pollo non s’è fatto accalappiare
  • gli anni passano
  • le foglie cadono (tutto il resto anche)
  • il frigo è vuoto, il conto corrente pure
  • e tu, in fondo in fondo, resti sempre l’ammoregrande della sua vita.
“siamo sempre una famiglia”
“quello che c’è stato non si cancella”
” e poi vuoi mettere i bambini? Lo sai che hanno bisogno di noi, vero?” 
 
… e cose così, dice lei.
Fino all’altro ieri abbaiava. Oggi miagola. Prima latrava, sentenziava, insultava e urlava, ora sussurra e (finalmente) TI CAPISCE (come lei, nessuna MAI).
Miagola, capisce e – già-  ritorna.
Come il figliol prodigo, per il quale ti tocca sgozzare il maiale e invitare i vicini a bere uno spritz.
La signora Lapin, con il suo brand new meraviglioso carattere (più dolce, più maturo, più in linea con le tue aspettative) e con la sua/tua nidiata di coniglietti, non aspetta altro che un cenno, caro il mio ragazzo, per ritornare alla velocità della luce nella tana, alzare il termostato e ricostruirsi una vita.  Condivisa con Visa.
Del resto, senza famuli intorno c’è un sacco di silenzio e la famiglia viene prima di tutto, no? Anche una qualsiasi, alle volte. .
Tanto, per dire, meglio sopportarla fino in fondo, che doverla sopportare comunque, lei e i suoi sbalzi d’umore, due barra tre volte al giorno e  dovendo pure pagare – oltre a lei – pure qualcuno che ti stiri le camicie, no?
E allora? Niente: non sospirare e goditela.

 

La Shecannot, equazioni impossibili, fisica elementare, inclusioni, aggregazioni familiari e affini.

La Shecannot, equazioni impossibili, fisica elementare, inclusioni, aggregazioni familiari e affini.

per la sessione: “Ve la ridò Domenica”, Signore e Signori, va ora in rete:

La Shecannot. 


Quella che non può ma se potesse, per brevità d’ora innanzi Shecannot, è un’esemplare di femmina in allarmante aumento ad ogni latitudine: trattasi di bipede con uno o più cuccioli al seguito, una professione avviata ancorché magari  traballante o deludente (o deludente E traballante), uno status pregresso in tripla classe  emme (moglie, mamma e manager). 

È stata sposata per enne anni più uno e del matrimonio ha pochi ricordi felici (racchiusi nelle foto che lei scattava a lui e prole), due scatole di aspettative in cocci,  un pacchettino con dentro due fedi a perenne monito, e un GROSSO faldone pieno zeppo di procedure legali e proforma in itinere.  Dopo la separazione, raggiunta a furia di lacrime e ripensamenti, ripensamenti e lacrime, ha avuto un sacco di corteggiatori (che non aspettavano altro per prendere il biglietto e mettersi in fila) e, con sospetto e circospezione e circospezione e sospetto, un paio di avventure (… niente di particolare, come diceva la Bertè cantando “sei bellissima”).

Ma, vuoi la penuria di offerta di esemplari di adulti normo-dotati sul mercato, vuoi la fifa blu di sbagliare di nuovo e magari risentirsi pure le solfe del parentado (“te l’avevamo detto, noi, che quello lì non lo dovevi sposare”), ad oggi, la Shecannot è single. Anzi. Super single.
Detto inter nos, viste le storie che arrivano alla mail di Wum, qui non si tratta solo di penuria, o di un eccesso di domanda che il mercato non può soddisfare (un uomo ogni sette donne, ne vogliamo parlare?!), ma di un dramma di proporzioni bibliche: altro che fuga di cervelli, che quelli manco si son visti, qui c’è la sparizione dei piselli e il buco nero dei normo-dotati:
  • o sono pazzi furiosi pronti a trasferirsi al pronti via a casa tua (con quello che costano le colf, una moglie o pseudo-tale è un risparmione!);
  • o sono pazzi furiosi terrorizzati all’idea di vederti più di una volta a bimestre;
  • o sono poveri pazzi che amano te ma son fidanzati con un’altra (“ma io ci sto bene in fondo, no, è colpa mia se sto bene anche con te?” );
  • o sono pazzi furiosi punto.

Quelli che arrivano a te, nel caso tu fossi nella spiacevole situazione della Shecannot di cui sopra, sono l’ultimo fustino di detersivo sullo scaffale, quello che è rimasto lì perché nessuno se l’è preso prima (o ce l’ha rimesso dopo averlo provato per un po’) e dall’ultimo fustino, alle volte pure in saldo, non è che tu possa aspettarti gran che.


Quindi, diciamocelo (che siamo qui apposta), una separata con prole, non è che la veda tanto rosa nel rimettersi sul mercato. 
Anzi, ridiciamocelo (che repetita juvant), non vede proprio né considera, nel ventaglio delle proprie priorità, l’accoppiamento a tempo indeterminato come fattore critico di successo. 
Al posto della sezione “per quanto impossibile mi sembri oggi, un giorno mi ri-innamorerò” lei ha “per quanto impossibile mi sembri oggi, un giorno avrò una Camaro gialla”. 
Non era pronta prima, la Shecannot, e figurarsi poi.

… Tanto per cominciare, o quell’una lì ha procreato alle medie, o – se come Wum e le Wum amiche – s’è accoppiata in un’età, per così dire, ragionevole, ci ha provato e poi ha smesso, ora, se va bene,  è un filino al di là della soglia degli enta (e se va male degli anta).
E continua a puntare maschi con un deca più di lei, more or less.

Solo che loro, quelli lì con il capello brizzolo e l’occhio languido, esattamente come quando broccolavano lei a vent’anni, oggi, un pelo dopo il capodanno 2011, continuano a muoversi in zone anagrafiche post anni ottanta, anno dopo anno rivolti ai novanta, a prescindere da quante primavere, zampe di gallina e leasing accesi abbiano.

Per pareggiare i conti, e sentirsi chiamare “bambina” e “ragazzina”, le toccherebbe allargare il target e inserire nei tag della propria ricerca, subito dopo il label “adulto” pure quello “geriatrico”  (ma avendo appena smesso di fare la colf ad uno, ancora non se la sente di diventare la badante di un altro).

Ma anche ammettendo che ce ne fosse uno, non dico mille ma uno, interessato all’articolo  come minimo quell’uno lì sarebbe facile, anzi facilissimo, che avesse almeno un pargolo originale. 
La prole andrebbe poi fatta familiarizzare per gradi e con cautela, fino all’eventuale  shakeramento totale delle due famiglie d’origine in riproduzione osmotica multipla. Il che – di per sé – non sarebbe un problema insormontabile … se non fosse per il fatto che quando si parla di relazioni non hai il “soddisfatti o rimborsati” e non  puoi nemmeno scegliere il prodotto in garanzia. 

Quando si parla di relazioni, le garanzie proprio te le scordi (del resto come ha detto uno che non mi ricordo più: se vuoi una garanzia, comprati un tostapane”).

Il che tradotto in numeri,  visto che la matematica non è mai stata un’opinione (tranne che per la mia profe delle superiori), prendiamo in considerazione la relazione di una donna Xa con il nuovo compagno YZ  e stiamo a vedere cosa succede:
Xa  * [(f XaYa) / ((Ya +(Xc*f((XcYc)/Yc+….)] + YZ  * [(f (XZYZ) / ((YZ +(XK*f((XKYK)/YK+…)+….)]= NULL

Già di per sé, la formulazione è un bel casino, no? e se poi salti alle conclusioni dopo il segno d’uguale, beh, non è che la situazione migliori, affatto.

Ecco. Un bel casino. Già, e bello grosso, perché nel caso Xa  avviasse una relazione con un prodotto di seconda mano (ancorché tenuto bene, tipo Stilnovo Bmw) dovrebbe considerare di avere a che fare non solo con il nuovo elemento YZ, ma anche con gli annessi ereditati dalla di lui relazione con l’XZ di provenienza e con gli enne connessi del medesimo, a cascata e se al pronti via , già al virtuale, l’analisi numerica  delle co-interessenze e sotto relazioni, ci fa venire un embolo, figuriamoci dal vivo.

La sola organizzazione delle agende e degli spazi, a meno che uno dei due non abiti nella residenza estiva del Cardinal Farnese, sarebbe da tromboflebite istantanea. E se poi lei avesse un gatto e lui un paio di pitbull? O peggio, andasse pazzo per i pitoni e se ne tenesse un paio in camera (due sono pericoli, uno solo invece… beh, lo sappiamo, no?!).

…naaaaaaaaaaaa. Vabbè che errare umanum est, ma perseverare è peggio, no?

Ma [Auto cit.], se è vero che quando si parla di relazioni, le garanzie te le scordi, tocca metter via anche i numeri, fare un bel falò delle equazioni e delle matrici di controllo e lasciare al massimo che la fisica prenda il sopravvento affinché le due variabili fondamentali connesse alla velocità facciano il resto in termini di gradimento nella condivisione della prima e conferme acquisite con la seconda.