Acquisti ripetitivi, fidelizzazione e private labels (in Talamo e Dintorni)

Acquisti ripetitivi, fidelizzazione e private labels (in Talamo e Dintorni)

Abbiamo scoperto come non sia opportuno farle sapere che non ne impalmi una da un decennio, né che l’ultima fagiana, quella di due eoni fa,  ti ha lasciato perché non andava d’accordo con il tuo rapace. 
Ora, procedendo, sii furbo e usa, a tuo consumo e gaudio, la scienza che ti fa comprare la barilla al posto dei private labels e che ti fa credere che una cosa sia più figa di un’altra senza spiegarti la vera reason why, ma raccontandoti una storia e facendotene innamorare.
Lascia che lei, la dolce architettina, la severa commercialista, la barista per cui hai sbarellato o la piccola e tenera store manager di intimissimi,  immagini, prima-durante-e-dopo (anche di averti strappato a Belen), e (ti) desideri e aiutala ad alimentare il desiderio senza spegnerlo con inutili dettagli su astinenza, incomprensioni, sessioni traslasciabili e amenità affini.  Usa le leve del marketing per portare acqua al tuo mulino, ormoni in circolo e orgasmi multipli alla tua metà.

Non citare informazioni che un pubblicitario dimenticherebbe. Racconta poco. Evoca molto.
Non instillare dubbi che faresti poi fatica a rimuovere. Instilla certezze. Trasuda sicurezza (di spirito) e fermezza (muscolare).
Non permettere MAI che ti consideri un bravo ragazzo. Soprattutto non a letto.
Lascia perdere la poesia e tira fuori il lato oscuro della forza.
Non raccontare nulla che non sia vero, ma tralascia in scioltezza ogni verità che non sia in target con l’obiettivo.
 “quale obiettivo?” 
… quello di farle ripetere l’acquisto oggi, domani e dopodomani e di – nel caso per qualsivoglia motivo – domani non fosse più possibile, che lo desideri per sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
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Quante volte, figliolo?

Quante volte, figliolo?

“tante, mia Signora, tante, ma così nessuna”.

Il non plus ultra per la poiana (minor, maior e pure per quella in medio stat virtus) è un uomo che pur essendo passato tra le piume di mille fagiane, non si sia mai innamorato. Prima di incontrare lei.
Già. Appunto. E infatti, a proposito della domanda in oggetto al titolo,  l’uomo a cui una donna aspira non è vergine. Anzi. È la cosa più lontana dalla verginità che mi venga in mente.
Il sesso è istinto, ma anche esperienze ed è l’equilibrio tra:
UNO: chimica (e se non c’è al pronti via, difficilmente arriva)


DUE: tecnica (ribalta la questione e immagina, se ci riesci: se la tua donzella non sa nemmeno come prendere in mano una chiave inglese, difficile riesca a svitare un tubo e riparare il lavandino, no?).

TRE: applicazione (ora che sa come si tiene una chiave, se non ci prova o se ci ha provato un paio di volte sotto lo sguardo di un idraulico o due,  magari sbrigativi e poco inclini alle lezio magistralis, non è che, adesso, d’amblè, solo perché sei arrivato tu poi si trasformi in Manny tutto-fare).
Uno, due e tre valgono per la fagiana quanto per te. E se le tue manovre son state poche, il sex marketing insegna come sia assolutamente indispensabile non diffondere la notizia. 
Talamo e dintorni. COME SAI CERTE COSE E DOVE LE HAI IMPARATE?

Talamo e dintorni. COME SAI CERTE COSE E DOVE LE HAI IMPARATE?

Che lui lo pensi non conta, ma se ti azzardi a dirglielo, fai fiasco e rischi che l’attività in cui ti stai con tale e tanto giubilo si possa (in ordine casuale di gravità) raffreddare, ammosciare, diradare, esaurire. 
Come cosa? 
Uffa. 
Tutto ti devo dire, eh? 
… Che la tua, per così dire, preparazione è il risultato di anni di studi e applicazioni e che  no, non sei portata di tuo ma fino a ieri, fino a prima di incontrare lui, eri a casa a far la calza e a pettinare le barbie.

“E se me lo chiede? Cosa faccio? Mento?”

…mmmh. Aspetta che ci penso.

Ecco. Ho pensato: sì. Menti. Sapendo, possibilmente di mentine. Ovvero con nonchalance, leggerezza e bocca profumata. 
Impara da loro, no? Dai maschi. Che dell’arte della bufala ne han fatto una ragion d’essere, un modus vivendi, un inno alla gioia di Beethoven (e uno Zauberflute,  naturlich). 

Rispondi, sì, ma senza fermarti e continuando a dare e fare quel che stavi facendo e dando, e scivola sulla domanda come fosse un’affermazione. 
Se insiste, poi, e magari (maddai, allora è malato!) vuol sapere quali e quanti e dove e come, allora fermati. 
Assumi una faccia stupita. 
Sbatti le ciglia. E digli, con la più soffice delle voci in repertorio, che quel che ti ha portato lì,  da lui, tra le sue braccia, è servito solo per farti capire oggi che mai prima d’ora credevi anche solo possibile poter stare così.
E poi sorridi e ricomincia.

Le cose che non voglio sapere di te

Le cose che non voglio sapere di te

La pubblicità è l’anima del commercio. Il commercio, prima di essere fonte (piuttosto incerta) di lucro è scambio. Di patate in cambio di coperte, di perle in cambio di pesci, di Rid in cambio di rcauto e di illusioni e promesse e poesia in cambio di ormoni.
Se la pubblicità è sciapa, le patate rimangono in magazzino e l’indice di disoccupazione sale.
Ecco perché andrebbe lasciata ai professionisti o – in mancanza di professionisti- andrebbe fatta con cognizione di causa.
Ed ecco anche perché se sento un ragazzone dire che lui il bon ton c’è l’ha in mezzo alle gambe, non posso (ma proprio non c’è la faccio) non guardarlo a sopracciglio in su e dirgli che la succitata location debba essere – in ordine di possibilità – assolutamente l’ultima in cui stivare bon ton.