PATTI CHIARI

PATTI CHIARI

PATTI CHIARI… AMICIZIA (LUNGA??)



-ma tu cosa vuoi da me, cosa ti aspetti dalla nostra relazione?

(posso dirgli la verità? posso dirgli che UNO non abbiamo una relazione DUE non voglio altro che un paio d’etti di fantabenessere alla settimana e TRE che se me lo chiede un’altra volta chiudo la conversazione e già che ci sono anche le gambe)

beh. direi che adesso non covo particolari aspettative.
-ah. quindi non vuoi niente di serio?

(occheppalle. ci risiamo. com’è che se una cerca il padre dei suoi figli 9 volte su 10 si ritrova alle prese con super single impenitenti e se una invece è appena uscita da una convivenza lunga e tormentata – e ancora non ha finito di buttare via i di lui arnesi dalla propria casa- non trova altro che convertiti al per sempre? e adesso come la metto con questo gentile signore? cosa gli dico? come gliela impaglio?)

-dipende. da quello che intendi per serio
(brava. prendi tempo)
-intendo una relazione. una storia. qualcosa di duraturo da costruire insieme.
(sto male. la situazione si aggrava)
senti. non ti conosco, non so chi sei, non so con chi sei stato e cosa vuoi fare da grande, ma so che io al momento “costruisco” solo con i lego di mio figlio e anche con quelli meno di quanto vorrei.
-ah ecco. quindi niente impegni.
-come dire…non sono fidanzabil
e.
(fair enough?)
-cosa intendi?
– allora. adesso te lo spiego. ti avviso che non userò filtri e che sarò diretta come un intercity. sei pronto?
– spara.
– dunque…mettiamola cos: io sono…Singola. 


Soddisfatta del mio letto gigante e quasi sempre vuoto.
Felice di non avere calzini, cravatte e scarpe numero 46 in giro per casa.
Incredibilmente rilassata pensando di non dover dire a nessuno dove vado cosa faccio dove sono stata e perché sono tornata a casa così tardi se era solo una cena di lavoro.
Addirittura quasi emozionata all’idea di non avere nelle orecchie i rimproveri di qualcuno che mi chiede perché non ho fatto la spesa.
Al settimo cielo al pensiero di portare a casa un nuovo paio di scarpe SENZA SENSI DI COLPA e senza sentire vocine fastidiose che chiedono “ma ti servivano proprio?”.
Altrettanto happy nel provare nostalgia, nell’avere voglia di vedere qualcuno e nello svegliarmi sentendone la MERAVIGLIOSA MANCANZA.
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Per sempre o “once in a while“?


Se i fautori del 4ever sostengono che la vita vada vissuta in dolby, chi invece percorre la via della singlitudine si dichiara più propenso al “once in a while” e rifugge ogni forma di relazione stabile (uscire più di tre volte con lo stesso partner configura una relazione, come diceva qualcuno in un film che -ovviamente-ho dimenticato).


Entrambe le fazioni hanno una parte di ragione e una parte di torto: come dire…grazie al piffero che se trovi una persona con la quale stai da dio, ti diverti, c’e’ complicità, feeling, chimica e fisica e magari anche poesia, stai benone, sorridi di più ed e’ tutto molto divertente e romantico … Il problema e’ che prima devi trovarla, conoscerla piano piano (chi compra a scatola chiusa, 9 volte su 10 compra una sola e poi se ne pente), poi incastrare la tua esistenza con la sua (con meno attriti as possible), e infine cercare di non routinizzare troppo il menage.
D’altro canto, la sottoscritta – pur innamorandosi volentieri- ha sempre preferito sei-a-zero-cappotto starsene in solitaria piuttosto che condividere un silenzioso divano, cene rancorose e lenzuola inerti…al punto da mandare alle ortiche quello che secondo l’auditel* di quartiere era il “matrimonio perfetto”.


A proposito di SuperSingle, qualche sera fa, su un canale Sky, forse su Lei, ho visto la storia di una procace single convinta. Poiché’ la mia memoria RAM e’ ancora in attesa di essere potenziata, ovviamente non mi ricordo come si chiamava ma posso dirvi che, nata a Padova, la Signora in questione vive tra Venezia, Milano e Bologna, e’ colta, decisamente ironica e (come spesso accade in questi casi) mora, formosa e anche un po’ radical chic.


Quello che mi ha colpito ascoltando il suo racconto era la scioltezza e la meravigliosa sfrontatezza con cui approciava l’argomento.


“Vuoi sposarmi, mi chiedi? Ma davvero non hai di meglio da propormi?! Che ne so, magari di condividere un pezzo di strada insieme, di far parte della tua avventura..allora si che sarei davvero felice…mi sentirei orgogliosa di essere la tua compagna di viaggio!”


Continuava sottolineando come nelle sue esperienze avesse finito per fare da nave scuola ai suoi (ex) fidanzati, che dopo aver chiuso con lei si riscoprivano più maturi, cresciuti nello spirito e pronti per una vera relazione e facendo una distinzione a suo dire (ma un po’ anche a nostro) fondamentale:
“Io non sono SOLA. Io sono DA SOLA, e’ molto diverso (…) Non e’ affatto la stessa cosa. La mia vita e’ piena e io ho un sacco di amici, ma sono DA SOLA”.
…Ma per quanto spiritosa, smart e affascinante fosse l’opinione della Veneziana Singola, alla fine condivido il pensiero dell’intervistatrice, chiedendomi se sotto tanta convinzione non ci sia un realtà’ un doppiofondo di delusione e amarezza…


Del resto, se le relazioni fossero facili, il tasso nazionale di divorzi non sarebbe, year by year, in continuo aumento. O no?
Wum


*…ma l’Auditel, si sa, si basa su un campione statistico, fornisce dati opinabili e non sempre…rappresentativi!
😉
CERCASI FIDANZATO?

CERCASI FIDANZATO?

Mi dicono dalla regia che ho bisogno di un fidanzato, che è ora che me ne trovi uno, che mi lasci il passato alle spalle e che trovi un uomo .

Subito mi parte un dubbio alla velocità della luce: che sia per caso diventata acida?
… Lavora lavora lavora, non pensarci, capita, non poteva durare per sempre, sono cose che succedono e affini. Poi. Pluff. Un giorno ti dicono che ti serve un uomo. Il dubbio ti viene, no? Beh, a me sì.
…Che quelle acide si agitano in macchina e saltellano sui sedili ai semafori e imprecano e mangiano sempre male (si lamentano così tanto che spazientiscono anche il più easy degli chef) e non hanno amici.
Quindi, mi dico, forse è meglio pensarci e provvedere. E per provvedere (al reperimento di un fidanzato), devo partire da un desiderio.
Come lo vogliamo, quest’uomo (destinato a soffrire, mi suggerisce sempre la regia, poiché si sa il primo che passa dopo una tempesta si becca i postumi e paga il conto del suo predecessore)?


Lo voglio grande e grosso.
Deve avere un cuore grande e un cervello funzionante, in grado di cogliere e seminare ironia; deve essere grande (un bambino già ce l’ho), ma non troppo (diciamo tra i dieci e i quindici anni più di me, che ne ho appena compiuti 33).
Deve avere occhi grandi (la fisiognomica non è un’opinione), fronte alta, capelli (per cambiare…), bel sorriso e non deve essere magro (odio gli uomini magri, quelli fissati con il fitness che si pesano prima-dopo-e durante i pasti, quelli che davanti ad un piatto di pasta fresca – appena fatta- dicono “oddio carboidrati a cena no!!!”).
Lo voglio curioso, a tratti inquieto. Ma soprattutto deve essere uomo. Maschio fino al midollo (mi suggeriscono che così non ce ne sono più… e gli ultimi maschi-maschi del pianeta girano con i baffoni e si cercan tra di loro).
Deve amare le donne e non deve avere paura di me. Dev’essere passione che cammina (lascio i calcolatori a Commercialiste, Sistemiste e Ingegnere).
Dev’essere carne e sangue, sorprese, coccole e caccia grossa. Lo voglio predatore, lo voglio giocherellone.
Voglio un cowboy in abiti sartoriali, capace di mangiare pane e salame nel mezzo del nulla e di trovarsi a suo agio ad un ricevimento ufficiale.
… Voglio la luna? Ambisco all’impossibile?
Mmh.
Non credo.
Ricordo una frase su una maglietta vista ad una camminata sui carboni ardenti: impossibile is nothing.
E a quella mi attengo.