Artù, Wum in versione Morrigan e la matematica che non è un’opinione.

Artù, Wum in versione Morrigan e la matematica che non è un’opinione.

In un tempo lontano lontano, in una terra  che non ci è dato conoscere, c’era una volta un tale che per varie nonché misteriosissime ragioni era convinto d’essere la reincarnazione nientepopodimeno che di Re Artù.

Nella medesima landa in cui codesto immaginifico figlio di Uther Pendragon broccolava,  abitava anche la graziosa pulzella che negli anni a venire sarebbe divenuta celebre con il nome di WUM. 

All’epoca dei fatti narrati in questa novella, colei che si sarebbe fatta chiamare WUM, frequentava il secondo anno di economia aziendale nell’ateneo del regno.

L’uno era posseduto una rarissima forma di Arturezza cronica,  l’altra pur non sapendolo ed in forma ancora latente, covava già i primi sintomi di una wummitudine incalzante.
(bella coppia by the way)

Orbene, ad un certo punto, accadde che i due giovini cominciassero a stringere l’uno nei confronti dell’altra il cerchio del broccalamento.

Come come non è (e per sapere com’è andate a leggervi il primo Re http://www.womenusersmanual.com/2009/08/il-primo-re.html), dopo due forse tre pleniluni, Wum (che non sapeva d’esser tale e s’era pure un po’ stufata di vestirsi da Morgana e non quagliare), fece una cazzata e i due smisero di rincorrersi.

Wum partì per una terra lontana, molto oltre confini di giardino e non rivide più Artù.

Passarono gli anni.
Sui prati del regno spuntarono centri commerciali e outlet.
Artù sparì.

WUM – nell’ordine – si laureò, si divertì un sacco insegnando tecnologia dei cicli produttivi in un palazzo ducale nel Montefeltro, ribaltò tutti i processi interni di una grossa compagnia di assicurazione, incontrò un bellissimo boscaiolo (pure poeta), si sposò e dando alla luce il primo di molti figli (ad oggi il primato è confermabile, ma ci stiamo lavorando), si convinse di essere la perfetta mugnaia bianca.

L’idillio terminò – piuttosto bruscamente a dire il vero (ma, anche qui, ci stiamo lavorando NDR) quando per WUM cominciò il mobbing domestico. Lei pianse. Ci pensò su. E poi si licenziò e proseguì da sola il suo cammino verso l’eternità (giurando a se stessa che un giorno avrebbe strappato il piccolo e marcilento cuore di colei ch’era stata causa dell’anticipata expiring-date sul suo certificato di matrimonio).

Ad un certo punto, volle il fato che il telefono della non più verde pollastrella, si mettesse a  far bip-bip, mostrando ai di lei occhioni, dopo aaaaaanni di silenzio stampa, le parole di Artù.

C’è da dire, per amore dei dettagli, che mentre Wum si riproduceva su uno dei colli del regno mettendo al mondo un solo successore, Artù, su un altro colle, poco più a sud, faceva altrettanto duplicando il risultato.

Al tempo del bip-bip sopra citato, ed essendo da poco diventata una mate-maniaca, Wum,
  1. considerò l’equazione: 

Wum sta a figli uno e Lancillotti meno uno (uguale zero) come Artù sta a figli due e Ginevre una (uguale tre) per un totale di tre punti secchi di vantaggio a favore della controparte.

  1. ricordò quanta attrazione (seppure mai quagliata) ci fosse tra colui che credeva d’essere il figlio di Pendragon e lei (che a sentir lui ne sarebbe stata la temibilissima sorellastra).
  2. considerò che lo svalvolamento di Artù potesse, con l’avanzare degli anni, pure esser finito, e che quindi – smettendo di considerarla Morgana e  intoccabile –  lui potesse pure decidere di approfittarne per una rivincita.
  3. sorrise immaginando la rivincita.
  4. smise di sorridere ricordandosi quanto fosse spiacevole interrogarsi sulla fedeltà del proprio consorte.
  5. si fece serissima rimembrando poi quanto lo fosse ancor di più  trovarsi nei titubanti panni della moglie tradita.
  6. le venne in mente il motto “NON FARE AD ALTRE QUEL CHE è STATO FATTO A TE (E NON T’è PIACIUTO)”.
  7. ricominciò a sorridere e decise che no: non avrebbe rivisto Artù. 
  8. E non gli avrebbe nemmeno scritto.
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