Uomini, maledetti bugiardi.

Uomini, maledetti bugiardi.


Uomini, maledetti bugiardi.

(Sì, lo so, mi sveglio sempre tautologica, il sabato mattina. Ma tenete conto che la mattina in cui l’enfant d’honneur, il generale Jacques II de Chabannes de La Palice, fu sepolto e per l’epitaffio i suoi scrissero “se non fosse morto sarebbe ancora in vita”, era un sabato).
Dunque, il sole si alza sul pollaio e lo zoom inquadra tre Gine intorno allo stesso polletto. 
Il Polletto si chiama come il boss delle Charlie’s Angels e nell’arco delle prime venti pagine si rivela (non nell’ordine, che non me lo ricordo) l’ex fidanzato della numero uno (in psicoterapia da lutto, da solo due anni), il novello ex marito della numero due (lasciata senza spiegazioni al rientro dalla luna di miele), nonché il brand-new amante-da-sgabuzzino della numero tre (che finge di lavorare per lui mentre cazzeggia in rete). 
Tutte e tre le faraone scrivono: una, seguendo il consiglio della Psyco, lettere a lui, per il puro bisogno di farlo e determinata a non fargliele leggere; l’altra una via di mezzo tra un diario e una sceneggiatura; la terza un blog con forum annesso.
Continuando a leggere, già da pagina ventuno, anche una romanticona come Polyanna capirebbe come l’unica vera rivelazione della storia sia la bassezza dell’Xy protagonista, pure con tutte le particolarità, gli slanci e  le tare che l’autrice gli cuce addosso pur di farlo sembrare diverso da un gallo qualunque.
Ora. Visto che la quarta di copertina recita cose come: “…è un racconto esilarante…”, e considerato che i puntini non ce li ho messi io, secondo me nella recensioni originale c’era un NON che poi è stato tagliato. Così come un possibilissimo “AFFATTO”  e un probabile “c’è di meglio”.
Sono solo supposizioni, le mie. Ma dato che non mi piace passare per stronza, aggiungo che in fondo, il testo si fa leggere, la sceneggiatura e il contesto son leggeri e ben descritti, i personaggi un po’ insulsi ma simpatici e che all’autogrill è in vendita a 4,95 €. E che se non ce l’avessi già, lo comprerei. 
Insomma esattamente come una colazione con cappuccio, briosche e spremuta, ma senza grassi idrogenati e con un geffer in meno per contrastare la terribilissima accoppiata latte-succo d’arancia.

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Cinquanta sbavature di Gigio non mi va giù.

Cinquanta sbavature di Gigio non mi va giù.

Tra una sorsata di coca zero, un boccone di pizza surgelata (non male, per altro) e una letta alla timeline, l’ho finito in poco meno di un’ora. Beh. Non che sia un Guerra e pace, no, e nemmeno un  Infinite Jest. E manco un Feroci invalidi di ritorno dai paesi caldi. Fa sorridere, però, almeno se sei dell’umore giusto (che se non lo sei, non rideresti neanche se la Litizzetto venisse alla tua porta per chiederti una tazzina di zucchero e decidesse poi di fermarsi da te, a bere il caffè, che così fa prima. Senza uno straccio di predisposizione mondina, non rideresti nemmeno se ti si presentasse l’intero staff di zelig dei tempi d’oro. Nemmeno con un Cevoli che ti legge i titoli dell’Ansa. Probabilmente non rideresti nemmeno se spuntasse qualcuno che sa qual è l’unico modo per farti il solletico fino a fartela fare addosso).0
Comunque, non divaghiamo.
Saranno una sessantina di pagine. Paginette, più che altro. Con tanti spazi e titoli in font 60. Però, alla fine, non ne posso dire male. Nemmeno benissimo, a dirla tutta, che diecieuri all’autogrill son sempre diecieuri (spendibili anche in stringhe di liquirizia, volendo). E poi, mah. Il fatto è che il Gigio di cui (s)parla la Calabrò non mi fa ridere per niente. Anzi, un po’ mi schifa, per essere onesta: si aggira per casa in pigiama, si attanaglia a divano e telecomando, emette rumori e afrori molesti, espleta le più maschie delle funzioni chiamando un tecnico (per le esigenze sotto il lavandino) oppure sbrigandosela da sé e solo per sé (per quelle sotto le lenzuola). Con lui la Gigia non ride. Ma di lui sì. Soprattutto per non piangere, sospetto. E a me questa cosa del ridere del maschio domestico senza farlo in due, magari l’uno dell’altra e soprattutto con l’altra, perdonatemi, ma continua a non andarmi giù.
"RAGAZZE NON TROPPO PER BENE"- recensione.

"RAGAZZE NON TROPPO PER BENE"- recensione.

Seduta in macchina, ad una temperatura interna da criogenazione, in anticipo per un appuntamento, ieri ho letto d’un fiato più della metà di “Ragazze non troppo per bene” e ho la mia recensione da fare.

First of all, batte tutti i precedenti tentativi al pronti via.

“Falli soffrire”, una volta letto questo, suona patetico e maschilista. Oltre che inutile (parliamoci chiaro: se una “STRONZA” non lo è di suo, non lo diventa certo dopo 150 piccole pagine, no?!).
…Per non parlare di “Le regole”: muffolitico, stantio come una fetta di pane finto lasciata in credenza dal 2003, assolutamente VECCHIOSTILE, VECCHIAMANIERA, e – tagliando corto -vecchio e basta.

Perfino le mie di regole suonano old fashion vicino alle parole di Susan Gilman, che è tagliente e leggera, sottile e friendly, estremamente disincantata eppure ancora (oh siii) romantica!


COMPRATELO. e ovviamente leggetelo. Tanto più che è consultabile “a la carte”, ovvero scegliendo i capitoli più HOT senza correre il rischio di perdersi qualcosa di fondamentale.


Che voi siate un uomo o una donna (o una splendida drag queen!) poco importa: questo libro va letto. A prescindere da quanto integri o frullati siano i propri cromosomi.

Perché? Innanzitutto perché fa ridere (e questa motivazione, da sola, basta e avanza) and then perché snocciola una serie di ottime riflessioni sulle quali covare. Tutti. A prescindere dal sesso (dal proprio, da quello che si fa, che si immagina o che proprio non si fa).


Parla di PESO. Di quanto TUTTE – magre o grasse, belle e meno belle, alte altissime o nanerottole, siamo OSSESSIONATE dal nostro, da quello che sogniamo, da quello che inseguiamo o invidiamo o temiamo di raggiungere. Di quanto invece i maschietti (fissati a parte) se ne stra-sbattano e pure in caso di dieta non la facciano tanto lunga!


Di quanto sia bello accettarsi, con tutte le proprie forme, cm per cm, e di quanto (vecchia idea, sentita in mille varianti e salse, ma sempre DRAMMATICAMENTE UTILE) il solo vedersi più belle ci renda effettivamente tali agli occhi altrui.

Di quanto sia più SEXY mangiare una costata piuttosto che un’insalata di tofu (non me ne vogliano le vegane fondamentaliste new age, ma non c’è proprio paragone…). Cita Sofia – la divina Loren – la quale bella fra le belle dice tutto quello che vedete lo devo agli spaghetti”. E sfido chiunque, con un po’ di sale in zucca e ormoni in tasca, a criticarla!


E poi. Wow. Parla di una cosa della quale le ragazze non parlano affatto, nonostante tutte le nostre arie da SDE (SuperDonneEmancipate): nero su bianco parla di MASTURBAZIONE. Femminile.



Attimo di silenzio.
Mumble mumble …
Ok.
Niente maschere: scriverne costa fatica. Un sacco. Molto più che farne.
E l’azione, per descrivere la quale abbiamo secondo l’autrice una ed una sola parola che inizia per d e finisce per italino, è tanto segreta e alle volte pure negata, quanto rigenerante e rinvigorente.
Wow. Super wow. Triplo super wow. Decisamente rigenerante. Poco impegnativa, molto soddisfacente, veloce quanto occorre (o lenta in caso di coccole premeditate e supportate da coadiuvanti più o meno ecologici…), molto più easy dell’equivalente maschile ma con gli stessi fanta-effetti sull’umore, il morale, la pelle e la forma fisica (parafrasando l’autrice “o si gode o si mangia”).

La meravigliosa scrittrice parla con estrema nonchalance delle magie della doccetta estraibile, di felici e stabili rapporti con la jacuzzi e con le sue simpatiche bolle ( profetizzate da Laura Palmer in Twin Peaks quando ancora giocavo con le barbie) nonché degli “amici a pile” che se ne stanno buoni buoni in un cassetto fino al momento in cui – magia delle magie – cominciano il loro lavoro con la stessa dedizione del silkepil ma molta molta più soddisfazione (a dire il vero la sottoscritta non ci ha mai provato: l’idea che facciano rumore un po’ mi inquieta. Anzi usiamo l’imperfetto, che magari uno di questi giorni faccio un salto in un sexy shop e non si sa mai che cambi idea!)…
E poi parla di opportunità. E mette noi sullo stesso piano dei nostri amichetti pisello-dotati.

Ma su questo punto non vi svelerò nulla… O vi toglierei il bello della sorpresa!