Come sopravvivere e prosperare in una rete maschile

Come sopravvivere e prosperare in una rete maschile

Sezione: MASCHI CONTRO FEMMINE
Sottotitolo: quote rosa una beata fava.

Allora, diciamo che una si ritrovi ad un certo punto della linea della propria vita tra A e B, dove A uguale nascita e B uguale non farmici pensare, grazie, a lavorare in un ambiente fortemente maschile.
E quando dico fortemente intendo dire davvero-davvero fortemente, ma così tanto che fatto 100 il monte umano, la ginger-quota si collochi AL MASSIMO tra l’ascissa 2 e la coordinata 3.
Partiamo dai pro.
MMH. Accidenti, devono essere tutti alla macchinetta del caffè.
Anche se è notte, e farebbero meglio a piantarla con tutti quei caffè, che poi finisce che Wum passa per pessimista.
Ecco.
comunque niente, non ne vedo uno, ora come ora, di Pro, all’orizzonte.
(Devo avere due dei cinque neuroni rimasti in pausa. Il terzo è in mutua, il quarto in maternità e il quinto si è imboscato, as usual.)
Allora vabbèpazienza, torniamo ai contro.
Ecco. Il primo primissimo contro che mi salta in mente è l’impossibilità di fare comunella.
Che ne so, ti svegli una mattina con una faccia da camicia lasciata 4 giorni nella lavatrice, tutto quello che hai sotto l’ombelico e sopra i fianchi sembra in preda allo spostamento di una zolla tettonica, i capelli ti stanno uno schifo e dopo aver provato otto completi (di cui 3 blu, 3 grigio scuro e 2 grigio medio) opti per un tubino nero taglio impero svasato e confortevole.
Orbene. Avessi delle colleghe, vicino a te, nello stesso ruolo ci fossero altre cose femmine, potresti sperare in un momento di condivisione, che ne so, in una di quelle pietose bugie che iniziano per “maddai” e finiscono per “guarda che stai benissimo e no, non si vede affatto che sei stravolta”. O anche solo in una mano che ti tende un moment rosa, o un ovetto orudis o una cosa così, tanto per far finta di credere all’effetto placebo di una gelatina a base di nimesulide o paracetamolo o paracetamolo e nimesulide.
Invece niente.
Sei l’unica, tu. E non è che puoi andare dal tuo capo a chiedergli un tampax, o presentarti in premaman (per quanto vintage e  per quanto seventies possa essere) per far finta di non essere attanagliata da quei cazzo di crampi addominali. E no, non puoi fare amicizia con le ragazze dell’amministrazione e sperare in una spalla/push up su cui piangere. E non perché a te non vada, ma perché loro non ti sopportano, non fai parte del loro cerchio della fiducia, visto che tu lavori con i maschi, fai riunioni con i super capi e sei (cosa molto fastidiosa) poco rintracciabile. Del resto se lo fossi di più, magari (ma non è detto), potresti stare un pelo meno antipatica alle stanziali, ma sicuramente (e questa è certezza) molto-molto-molto meno simpatica a chi autorizza i bonifici sul tuo c.c..
No.
Devi far finta di niente, continuare a sorridere e a schizzare da una parte all’altra del mondo sulla tua bislunga come avessi l’energia di una sedicenne infoiata e lo charme della Regina Nonna d’Olanda.
Per non parlare poi del fatto che il branco di maschi con cui quotidianamente sei in contatto (tanto gli interni quanto gli occasionali), si senta in dovere di inscenare la pantomima della seduzione. Anzi, no, non della seduzione, ma dello “sgallettamento pavoneggiante”. Come se non facendo battute sceme, o non lanciando frecciate sceme, o evitando per un attimo di scemeggiare in giro con ogni essere dotato di Ginger, l’Adamo di turno rischiasse di passare per un SuperSfigheira o un Elton John pronto per il gaypride.
Quindi?
Niente, sei solo in guerra.
E, cara la mia ginger: la guera è guera, e se non lo sai, sallo.
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