(un uomo in casa:) L’USATO SICURO.

(un uomo in casa:) L’USATO SICURO.

Se poi invece di un Adalberto ti capita un Venceslao di ritorno, magari uscito di fresco da un precedente esperimento di condivisione domestica, oltre all’adalbertitudine di cui al precedente, dovrai essere conscia della concreta possibilità che faccia paragoni. E che magari i paragoni non ti vedano meraviglioso sequel pluripremiato, ma scazzata seconda scelta di fronte alla cotoletta volante della prequel o della di lei arte di stirare le camice in tacco dodici, senza far la piega alle maniche e riuscendo pure – nel mean time – ad imbastire, appena uscita da un C.D.A., un light dinner finger food per i di lui dodici -ovviamente inattesi -apostoli.

-“Ah. Tu. Nella zuppa di pesce.  Davvero. Ci metti l’aglio! Priscilla no. Non ce lo metteva mai.” (e viceversa)
-“Chiamala. Magari te ne prepara un po’ al volo senza (/con) l’aglio e ti invita a restare. Eh?”

-“scusa se te lo chiedo, ma tu non le stiri le mutande?
-“No. Guarda è tanto se mi ricordo di metterle, fai te.”

-“Priscilla non la voleva la colf. Diceva che non si fidava e che preferiva non ci fosse nessuno per casa.”
-“Comincio a pensare non avesse tutti i torti”

-“Priscilla era sempre a casa alle sei e mezza”

-“Priscilla non mi ha mai colorato le mutande di rosa/perso le chiavi della cantina/rigato la macchina/smagnetizzato la fidaty card dell’esselunga”

– “Priscilla aveva i suoi difetti, ma era una donna straordinaria.
(sarà per quello che ti ha lasciato?)
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