ATTILA

ATTILA

Per la categoria Personaggi famosi, nella sezione “Uomini a-letto” ecco l’Attila.


Può pure avere tre lauree (di cui una a scelta, più una in filologia germanica e un’altra in farfallologia esoterica applicata), essere iscritto al sacro ordine dei Commercialisti e dei Revisori dei conti, all’ultima loggia rosacrociana sopravvissuta alle epurazioni papali, esser socio fondatore di un onlus a supporto dei disadattati da mensa pubblica, fare volontariato per l’EVA (Eiaculatori Veloci Associati) e devolvere il cinque per mille del proprio RAL agli operatori ecologici della fossa delle marianne.
Può avere l’erre moscia, la effe sifolina e anche la zeta paperina.
Può vestirsi solo su misura, con stoffe pregiate e tagli eclettici.
Avere un conto in banca opulento e sfacciato come gli sceicchi che girano da Messeguè. A settembre, per lo più.
Può avere più allùre della divina Kathrine ( di quella con l’acca nel cognome e non la zeta), più charme di un castello nella Loira e più nozionismo pret a portèr di Vittorio-ciuffo-fonato-Sgarbi.

MA.
Sappiatelo.
L’attila,  nel  balo, è peggio del Cinghiale.
Ha un solo modo per prendervi.
Probabilmente in virtù d’un mancato aggiornamento del file il_sesso_nella_preistoria.exe , lui, l’Attila, in busta è un vero babbaro (con due bbi). 

Non ha grazia, non ha tatto, non  è mai morbido e tantomeno delicato.

Per lui, la parola “preliminari” esaurisce il proprio significato alla ricezione della notifica di consegna dell’essemmesse che vi intima di scendere, visto che lui è già sotto.
Qualcuno degli enfant terriblès del suo asilo sei stelle luxury, deve avergli detto che con le donne tocca esser fermi, decisi e fare abbondante sfoggio di forza e baldanza, ed è a quello che si attiene.
La prima, passi: si sa, l’entusiasmo, l’indomabile passione,  e magari anche un paio di calici di Billecart del ‘ 95 di troppo, possono sbrindellare le buone maniere, sgualdrappare via ogni residuo d’inibizione, saltando titolo, introduzione e pure i primi tre capitoli, per passare direttamente alla goduriosa contumacia del durante.
La numero due, volendo, magari pure: al suon di un “ohibò! Ma come sei focoso, caro”, si può perdonare una seconda volta impetuosa come e forse più della prima.
Già dalla terza, tuttavia, le mie madame, LoRe comincerà ad indispettirvi, se non altro per il solo fatto che ad ogni incontro con lui, il vostro cassetto della biancheria è sempre un po’ più scarno.
Indossaste le mutande della conad, quelle che nascono bianche e già al primo lavaggio diventan grigio-rassegnazione, vabbè. Ma visto che per vedere lui, aprite la cassaforte dei tanga da collezione, eccheccazzo, un po’ vi rode. Lui non sfila: strappa. E lo fa con le calze, con i bottoni delle vostre camicette, con gli elastichini (maledetti) del reggicalze (che prima di lui faceva la muffa nel cassetto dall’84) con i gancetti del push-up e – attimo di silenzio- con la vostra ginger. E l’ultima, a differenza del resto, non si ricompra. Affatto. Neppure con la Visa Imperiale.
E quindi, dalla terza, è ovvio che cominci a starvi sui nervi, anche perché la vostra gine, all’ultima imbarazzantissima visita, pur applaudendo alla vista dello strazio, era stata così carina da dirvi che tra “ragnatele” e “deflagrazione”, una via di mezzo, cercando bene, avreste anche potuto trovarla.
Hai voglia poi, per i sei giorni seguenti di (thanks god) vacatio penis,  di andare avanti a gynocanesten e gentalynbeta: quando fa male, fa male. E tanto. Quando poi, né il primo e né il secondo riescono a sfiammare lo scempio, subentra la cistite e per curarla vi tocca far la pipì blu per altri tre giorni. E vabbè che Wum dice che se non c’è cistite, non è vero amore, ma santamariadelmonuril, anche se non fosse proprio sempre e tutte le volte così ammmòre, sopravvivereste no?
 Attila non conosce altre ricette a parte la sua: l’ingrediente base del suo approccio è la VIULENZA. Quello secondario la viulenza. E  la guarnizione? …INDOVINATE.
Vi prende in piedi. Vi prende da tergo e pure quando vi prende on the other way around, lo fa …di petto. E con cotanta e cotale cattiveria che forse forse era meglio non vederlo in faccia. Almeno.
È così scontato e prevedibile, che se andaste a casa sua o nel suo ufficio, potreste pure strapparvele da sole, le mutande. Già sull’ascensore. Oppure togliervele direttamente, così come orecchini (se vi prende la testa capace che vi stacchi pure le orecchie), e anelli (provate a ferirlo, magari cercando di svicolare da un suo soffocoso abbraccio e scatenerete un tale inferno, ma un tale inferno, che in confronto quello di Massimo il Gladiatore era il kindergarten dell’ikea).
Se poi siete  recidive (o chi lo sa? magari fan del genere), imparerete, con il tempo, non solo ad arrivare modello maniaco con l’impermeabile e sciao, ma anche già imburrate a modino, stile pan brioche, e così sguizzevoli che se vi capitasse, magari nel tragitto da voi a lui, di sedervi su un qualsiasi supporto plastico, il medesimo, sulle vostre terga, farebbe effetto toboga proiettandovi da una stazione all’altra del metrò senza darvi il tempo di sbattere gli occhioni e fare “ohibò”.
In tutto questo ancora vi chiedete come mai si ostini a portarvi a cena, prima. E a mandarvi cordiali sms di ringraziamento, dopo? Beh. Lui, loRe, attila, il flagello di dio (ma soprattutto della Ginger), è babbaro solo nel talamo. Fuori no, ecchè scherziamo?!


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