Tipi di femmine: La Runner

Tipi di femmine: La Runner

Eccola qui, sempre di corsa, sempre di fretta e sempre in perenne movimento. 
Lei è Lara. Lara Nner. 
Anzi no, con una come Lara non puoi nemmeno dire “eccola qui“. Perché nel tempo che ti ci metti a dire “qui” lei qui non c’è già più: s’è svampata signò, diretta verso altre mete, altri lidi, altri qui quo e qua. Ma soprattutto là.
Non sta mai ferma, ed è così dinamica che se avesse la sindrome della campeggiatrice (ci torneremo, ci torneremo!) per lo meno avrebbe con sé una tenda e –  magari solo once in a while – ogni tanto la appoggerebbe.
Invece no, invece niente: Lara viaggia così leggera che al posto di una valigia potrebbe usare un beauty. Piccolo, pure.
Lara si muove. Molto. 
Si muove lei e le cose che la circondano e le persone pure. Sceglie elementi che possano essere riconfigurati, spostati, aggiornati e rinnovati. Sposta i mobili. In continuazione. La sua vera casa da sogno, oltre ad un parco da almeno un paio di ettari, magari con piscina naturale inside, è in un capannone. Di quelli resinati e molto, molto open. Con un soppalco fatto a trabattello: con le ruote e il telecomando per mandare di qua e di là, a comando, la zona notte.
Detestando i limiti, Lara si ritrova addirittura a cambiar gusti: se fino a ieri le faceva schifo, oggi la zucca le piace, un sacco, e domani – forse- mangerà fegato. Da piccola odiava la matematica. Oggi impazzisce per le equazioni e i limiti.
Si potrebbe dire che sia un’eclettica. 
In realtà ha solo sete. Una sete atavica, forse, di quelle che non si placano mai, o fan solo finta, ma solo sete. 
La vedi un martedì, in un autogrill in piedi mentre beve un caffè mandando una mail, in tubino, occhiale nero e capelli raccolti. La incontri ad un galà, in lungo nero e perle bianche e fai “però”. Poi non la riconosci di sabato mattina, in caftano marocchino, sandali arabi e orecchini da indiana. E ti dici “mannò che non è lei”, incrociandola di domenica infilata in un paio di stivali da texana, camicia a quadrettoni e cappello da cowboy. O vedendola vestita da clochard, macchiata di pittura fino ai capelli – faccia compresa – strato su strato su strato e dentro un paio di moon boot, magari ad aprile, mentre si dirige in ferramenta a comprare un altro rullo per finire una ringhiera, o un brico-quadro iper materico.
Se durante la settimana la sua mise è più simile ad una divisa (dello stesso pantalone, o tailleur, gonna, camicia e maglioncino, ha almeno 3 se non 4 colori), nel fine settimana si sbizzarrisce passando da figlia dei fiori a candy candy, a lolita, a signora bon ton, fino a guerrigliero curdo in missione segreta.
Si taglia i capelli da sola. Un po’ perché non ha tempo, un po’ perché dal parrucchiere si annoia e un po’ perché se qualcuno deve fare di lei un mocio vileda preferisce per lo meno non pagarlo un rene.
Odia la pigrizia. Detesta i tiratardi. Dorme poco (perché torna tardi, fa ginnastica per adempiere al minimo sindacale di manutenzione ordinaria e poi legge. Tanto. E di tutto). Si sveglia presto e in dieci minuti dieci è fuori casa: doccia fatta, trucco e parrucco (a dirla tutta difficilmente si pettina e il massimo del trucco diurno coinvolge un ombretto che usa come fosse una matita per gli occhi, tipo kajal), gatto mangiato, borsa cambiata. Già, borsa cambiata, perché Lara ha un sacco di borse e difficilmente usa la stessa per più di due barra tre giorni.
Cambia borse. 
Cambia scarpe. 
Cambia cappelli, case, biancheria, atteggiamento, gusti, mobili e macchine. 
Cambia le cose, tutte le cose, e se proprio-proprio non le può o non le vuole cambiare, le sposta, perché non le va di restare ferma, lei, il suo panorama e lo scenario in cui si muove.
Non le piace.
La spaventa.
La terrorizza.
E ne è cosciente.
L’unica volta in cui s’è fermata, tirando di colpo il freno a mano, convinta-convinta, per godersi il panorama e tirare il fiato, ha finito per cappottarsi e uscire di strada. 
Così forte che ne porta ancora le cicatrici.
Son brutte, quelle cicatrici lì, e alle volte la fanno stare sveglia a guardare il soffitto per ore. Alle volte, mentre guida su e giù per l’Italia, le bagnan la faccia e le sbavano il trucco. Le stringon lo stomaco e le intasano la gola, quelle cicatrici lì, quelle della sua prima e ultima frenata.
Le piacerebbe, forse, anzi sì e magari tanto, avere il coraggio di scalare (sollevando appena il peso dall’accelleratore) e metter la freccia verso una piazzola. Ma la paura, oggi, è ancora troppa. 
Molto meglio continuare a fare quello che le viene meglio.
Anche perché lei è Lara. Lara Nner, novella Forrest Gump su bislunga tedesca e tacco 12, e non si fida più (delle piazzole). Nemmeno di quelle con la faccia da brava piazzola, con gli occhi che ridono e le braccia forti.
Lei è Lara Nner. E come tale CORRE. Quasi sempre via.
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