RAPERONZOLO E IL CASCHETTO A SCANSO D’EQUIVOCI

RAPERONZOLO E IL CASCHETTO A SCANSO D’EQUIVOCI

Raperonzolo e il caschetto a scanso d’equivoci


Raperonzolo, dopo aver portato il nano a Hogwarts, sta ridipingendo il condominio, che così forse riuscirà a vendere la torre, a dimenticarsi l’agorafobia da surplus di spazio degli ultimi 12 mesi e a comprarsi una trilo-grotta con vista sui monti sibillini, cucina abitabile e balcone porta stendino.

Raperonzolo non ha i capelli d’oro, non guarisce le ferite cantando (quando canta “e se domani”, lei al massimo crepa i bicchieri e spegne gli entusiasmi) e non ha nemmeno un principe ricercato pronto a salvarla dalla strega. 
Anche perché in questa versione della storia non c’è nessuna strega, a parte lei, s’intende.

In questa storia lei, Raperonzolo detta Rap, nella torre ci si è chiusa da sola, mandando via il suo principe-originario perché non la guardava più (e forse non l’aveva mai guardata) e ancora prima di dire addio alle camice, ai calzini e alle lunghissime scarpe del di lei signore e padrone, era così terrorizzata all’idea di veder rientrare altre scarpe lunghe come canoe, calzini lunghi come il Mississipi e perennemente spaiati (che vanno fatti incontrare) e altre camice grandi come spinnaker (che poi van stirate) da essersi fatta un bel caschetto a scanso di equivoci.

Ad un anno e due banane dal commiato definitivo, del caschetto non c’è più traccia (se non nel profilo facebook) e le chiome – pur restando del colore delle clark, di quelle originali con le stringhe rosse – arrivano a mezza schiena.

Renoir – la treccia di susan…

E a chi le dice che sarebbe ora di ripopolare il castello lei domanda serafica: 
“Cosa ci tiri su con una treccia a mezza schiena?”
… Al massimo un elfo e due gormiti, se ti va bene un bonsai di bel fighino, se ti va male…il Gollum,  non certo un nuovo principe consorte. 

Premesso che la sola idea di aprire i propri armadi a chicchessia (con il rischio di un esodo di scheletri da far paura), ora come ora, le fa venire i crampi della lavandaia, il gomito della tennista e l’ansia della casalingua inadeguata, Rap è fiduciosa. Magari un po’ cinica e disincantata sulle illusioni del forever, ma pur sempre fiduciosa. 

E a chi le chiede “e allora quando” risponde pacifica: 
“quando incontrerò un uomo tanto intelligente da stupirmi”.
…e magari anche che:
 a) non abiti a mille mila leghe dal castello;
b) non arrivi con un treno di Luigi pronto a trasferirsi al volo.

Ad ora la paura, quella vera, è stampigliata in caratteri cubitali sulla porta del di lei atrio sinistro, tra una via nodale doppia e l’altra, e suona come “e se incontro uno e poi vuole conoscere il nano e, dopo qualche secolo di comprensibile resistenza, io glielo presento e poi non mi piace più o io non piaccio più a lui e mi tocca dire al nano scusa ma Giangiacomo non lo vedrai mai più”???

Come la mettiamo???

 … Con i  nani non si gioca! Non puoi fare come con il sudoku del blebberri che se cani qualcosa e t’incasini puoi sempre fare “restart”.
Non puoi mandare indietro con il telecomando di mysky o del dvd e rivedere quello che ti sei appena persa, mentre chattavi in Whatsup.

Loro son lì e ti guardano. E dovrebbero prendere spunto da te, prenderti come esempio e da te imparare day by day non solo a mangiare con la bocca chiusa e a dire sempre per favore e grazie e a lavarsi i denti partendo dalle gengive, ma anche a vivere bene, a crescere con una mente sana, equilibrata e un cuore capace di dare e prendere amore. 

Dovrebbero crescere in una serra di buon senso, circondati di sorrisi, ironia, coccole solletico e dei mami-papi che camminano tenendosi per mano.
Ma l’unica cosa che tieni per mano tu, a parte loro, a parte IL NANO, sono le buste della coop, il sacco della spazza e i cellophane della lavanderia. 
Hai preso una strada in salita. L’hai fatto perché laggiù, nella casa della prateria, non riuscivi più a sorridere, eri così triste da far piovere ogni giorno dentro casa e hai pensato che sola per sola, tanto valeva starci sul serio.

Ora. 
Anche ipotizzando che ti sia passata. Che tu abbia (boom!) metabolizzato il trauma… e che tu quando guardi un dvd (come invece accade) non abbia già smesso di identificarti nella protagonista (che dai, è una ragazzina e avrà al massimo quanti anni? venti? …forse meno) iniziando a sentirti più a tuo agio in quello della mamma (sarà mica vecchia, no? avrà su per giù la mia età). E che tu, da qualche parte in cantina, abbia ancora un cassetto di sogni con dentro delle nascostissime aspettative…

… Hai delle responsabilità  più grandi di te.

Di quel nano lì puoi farne un uomo in doppia classe esse (Sereno e Sensato) o un perfetto imbecille.

E non so voi, ma se ci penso io mica mi sento all’altezza. 

E come fai a pensare di  procedere per trial and error, o di procedere – soprattutto- per error? 
Perché dopo l’error, tu ti rialzi, ti dai una bella spazzolata alla carrozzeria, una spennellata di fard emotivo e ingoiando qua e là tutti i rospi che incontri, fai finta di niente e vai avanti. 
Ma loro no, loro, i nani, sono come morbidi come una scultura di Philadelphia e altrettanto delicati: non puoi certo appoggiarli sul balcone della tua vita senza far caso alle nuvole in cielo che minacciano pioggia. 

Con loro tocca stare in guardia. Sempre. A costo di passare per anaffettiva, cinica, aberrante e incapace di lasciarsi andare. 
Loro sono l’unico bene della tua intera esistenza. Il tuo lasciapassare per l’immortalità. E come tali vanno considerati.

(ovvero, cara Rap, per quanto crescano le tue trecce, se hai un briciolo di sale in quella testa bionda solo dentro, ti tocca tenertele strette accocchiate in cima e lasciar perdere la tentazione di calarle giù per vedere se vien su qualcosa di interessante).

P.s. 


…E magari aver pure a portata di mano una bella pentola come quella della Disney-Rapunzel, caso mai un avventuroso arrampicatore di palazzi a mani nude, decidesse comunque di provarci. 

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