DONNE IN PALESTRA

DONNE IN PALESTRA




RANNIN’ AND GINNING


C’è quella che trotterella sulle punte, piano piano per non far rumore, tutta in avanti quasi contro il manubrio.
Quella che zompetta, guardandosi in giro, e non vede l’ora che qualcuno le parli per staccare l’ipod e smetterla di fare finta di correre.
Quella che invece sembra voglia lasciare dei solchi sulla gomma e ansima come se stesse per avere un orgasmo di magnitudo sette (Richter).
C’è quella che passa un’ora sul materassino  e in tutto farà si e no due dozzine di addominali. 
E quella che in palestra invece ci vive per due ore e mezza al dì. Minimo.  

FESCION

C’è quella attrezzatissima e super tecnica  e a prima vista la scambi per una dello staff e poi la vedi salire sulla bici e pedalare ad una velocità da perpetua di periferia.
E anche quella con la tuta con i buchi, un calzino blu e uno grigio e una maglietta tanto over che potrebbe ospitare oltre alle sue anche le tette di pamela Anderson.
C’è la vamp.  Inguainata in tutine così aderenti che se non fossero grigie passerebbero per latex. Truccata da gran soiree e con le pettinatissime chiome sciolte. 
C’è la Pandorina sovrappeso con otto strati di maglie magline e magliette addosso posizionate a parziale copertura dei kg di troppo, con l’occhio basso e la fronte madida, spesso sulla bici, che sul tapis c’è troppa roba che ballonzola di qua e di là e si vergogna.
E l’acciuga secca, stile “mi hanno mangiato le termiti”,  che galoppa come se fosse inseguita da una muta di rotweiler inferociti (e non sa che se filasse al mc donald’s nuocerebbe magari male al di lei fegato, ma di sicuro farebbe un gran piacere alla vista del resto dell’umanità).


DOCCING E AFFINING

Ma è negli spogliatoi, là dove l’occhio dei miei lettori maschi non entra, che si scatena la fantasia di Wum. 
Già, negli spogliatoi. 
Dove capita di assistere alle evoluzioni di MariaRosa-la-Vergognosa, che pur di non mostrare un cm di nudità s’infila i jeans sotto l’accappatoio e il reggiseno nell’armadietto. 
Dove succede di dover presenziare al porno-show di Melina-la-Velina con poppe in plexiglas che – rigorosamente nuda come un verme e in front of the mirror – si spalma una tanica di olio Johnson (noooo, mica dopo la doccia e prima di rivestirsi, macché!  bensì PRIMA della sessione di abbordaggio  in sala pesi, giusto perché l’effetto oliva sotto’olio dicono che tiri da paura). 
O di dover vedere una Belarda che potrebbe essere tua madre, e pure tua nonna, infilarsi dentro tanga da professionista russa del bondage (brutte scene, alle volte, davvero).
E poi ci sono loro, le più stronze, le meno raccomandabili al di là della porta con la figurina ingonnellata: le latifondiste della panca, quelle che occupano con il loro treno di vuitton tutta la superficie disponibile sulla panca fronte armadietto e ti rendono disagevole (nonchè irritante) il rito della spoliazione e della vestizione. 
E fan pure con calma. 
Tu le guardi, con il tuo borsone sgarruppato in una mano, l’accappatoio con lo shampoo in una tasca e il doccia schiuma nell’altra, e le infradito sotto il braccio e loro (baah…) come niente fosse – dopo un’occhiata a soppracciglia sollevate – ritornano beate alle proprie faccende.
Se poi ti azzardi a sussurrare uno “scusa posso?” facendo con l’occhio segno al micro-spazio che vorresti occupare pure tu, hanno la faccia tosta di sbuffare!
“un aaaaaattiiiimoooo”
(un attimo? ma io tra un attimo ti strozzo, se vai avanti così. Che c’è anche chi ha una vita oltre quella porta sai? perché se non ti levi al tre-due-uno, il treno di luigi te lo ritrovi equamente sparpagliato su tutte le piastrelle delle docce, ciccina.)
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