SCENARI DA ASILO IN UN MATTINO D’INVERNO

SCENARI DA ASILO IN UN MATTINO D’INVERNO

Faccie d’angelo. Capelli biondo miele au-nature (colore sapientemente ricreato in laboratorio), piega alla Sara Jessica Parker versione Friday-night (effetto morbid boccolo, ottenuto per soli cinquanta euro da un qualsiasi hair stylist sub-urbano). 
Trucco impeccabile. Tacco 12 (più alza-tacco). Taglia 38. E normalmente piccolissimi sederi sopra grossissimi SUV. Ecco il parterre che mi accoglie every morning consegnando il mio drago-gormito all’asilo. Pardon. Non si chiama più asilo da quando ci andavo io ai tempi della rivoluzione francese. Ora si chiama: “Scuola dell’infanzia”.
Numero dei papà che incontro nel consegnare mio figlio alle Educatrici dell’infanzia? Tre. Forse quattro. Il resto?
85% blondie mams (di cui il 60% separate).
10% desperate house wife -uscite dritte dritte dagli anni ’50 (di cui il 60% separate).
5% real indipendent and happy women (di cui il 90% separate, by the way).
Le giovani blondie-mams non camminano (né come la sottoscritta, corrono), ma aleggiano tra i loro scintillanti fuori strada (regolarmente uno sopra l’altro, senza il benché minimo accenno al parcheggio) e l’aula del loro marmocchio. Guardano schifate dall’alto in basso tutto ciò che le circonda (compresi quei pazzi che giocano con il proprio figlio nel tragitto).
… Consegnato il pargolo, poi, si dirigono a gruppi di 3 verso la pasticceria d’angolo, dove stazionano fino –ommioddio- all’ora del corso di pilates. Loro si tonificano bevendo tisane e contraendo glutei d’acciaio, mentre quelle come me ci provano (a tonificarsi …) salendo e scendendo dall’auto da un appuntamento all’altro, portando carichi da sherpa nella borsa da lavoro e correndo sui tacchi dentro e fuori da ascensori e parcheggi.
OLTRE ALLE BLONDIES, mamme barbificate e muffologiche, questa mattina mi sono accorta della presenza di un altro (ingombrante) fenomeno: il nonnismo esasperato. I nonni e le nonne che per accordi familiari sono costretti a portare i nipoti all’asilo. Dal fenomeno sono ovviamente esclusi tutti i nonni VOLONTARI, ovvero quelli che non vedono l’ora di accompagnare o riprendere i propri micro-cuccioli verso e da le scuole d’infanzia.
Quelli vincolati all’operazione con la forza e forse anche sotto ricatto, risultano purtroppo piuttosto nervosi, al limite dell’isteria (e qualcuno ben oltre).
Orbene, immaginate un’area parcheggio di circa 10 metri per 10, seppellita da una cinquantina di SUV (la più sfigata delle blondie ha un ML).
Immaginate che la sottoscritta fosse in tremebondo ritardo e che – a 30 secondi dalla chiusura dei cancelli – dovesse nell’ordine: parcheggiare, liberare il proprio draghino da cinture, gormiti e libretti e contestualmente rimettergli giacca, berretto, sciarpa (nel baule) e alle volte anche le scarpe, uscire dalla macchina e correre su un vialetto lastricato di buoni propositi per consegnare la creatura alle amorevoli cure delle sue nuove (bravissime, grazie che siete arrivate!) maestre.
Cos’avreste fatto voi?
Io ho lasciato la macchina lì dov’era, impedendo la via di fuga ad un’auto abitata da nonni di tipo effe (F= forzati) e meno di 1,5 minuti dopo ero già di ritorno, correndo come Bolt per l’oro olimpico. La scena che mi ha accolto aveva del raccapricciante: una nonna stava prendendo a calci (a calci, proprio a calci!) la mia macchina, mentre urlava con più veemenza dell’uragano Katrina irripetibili schifezze a me rivolte. Spostandomi in verticale alla velocità della luce (tant’è che pur avendo acceso i fari, per qualche nano-secondo, non si son visti), ho chiesto perdono – allibita- annichilita- e tutto sommato divertita- e questa povera donna è risalita in macchina (guidata dal di lei povero e tapino marito) saltellando sul sedile fino a scomparire dal mio orizzonte.
E poi mi son detta: “MA SI PUO’ ?!” pensando a quanto triste dev’essere la vita della signora per ridurla in quello stato alle nove di un mattino d’inverno, e a quanto sia fortunata la sottoscritta a non aver più nelle immediate vicinanze alcun nonno di tipo effe…

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