Come trovare l’uomo perfetto in 10 semplici mosse.

Come trovare l’uomo perfetto in 10 semplici mosse.


Sei alla canna del gas? Ti senti davvero così demotivata e triste e giù di corda, da aver cercato in google la soluzione dei tuoi problemi di cuore? Hai voglia di una vera storia d’amore, di quelle da romanzi rosa, palpitazioni e farfalle nello stomaco?

Bene. Anzi, no: male.
Perché qui, su womenusersmanual.com non troverai la risposta. Non troverai la formula magica per far apparire, da sotto i cuscini del tuo divano, o al tuo campanello con una rosa in bocca, il principe azzurro che stai aspettando. Vuoi sapere perché? Perché se avessi un segreto come quello, farei il Messia, non la blogger.
Non ce l’ho, io, la formula magica, e nemmeno la cerco, del resto. Ma qualche trucchetto da condividere invece sì. Quali?

Ok, partiamo.
E partiamo dal presupposto che l’uomo perfetto debba essere perfetto da ogni punto di vista, per lo meno per te che lo cerchi (io ho smesso da un pezzo e scrivo con cognizione di causa, ma soprattutto d’effetto).

Deve essere sexy (occhio che non ho scritto bello, ma sexy).
Deve essere acuto. Forte. Ma anche taaanto sensibile. Adulto. Però curioso e dispettoso come un cucciolo di labrador. Non deve avere paura di niente e deve farti sentire al sicuro. Deve essere muscoloso (perché i muscoli ti fan sentire protetta e ti fanno immaginare che in caso di bisogno il tuo uomo sia pronto a fare a botte per te). Deve essere goloso, ma certo non un water. Deve essere prestante, ma non fissato. Deve piacere, ma mai compiacersi. Deve piacere a tutte, ma non cagare nessuna. Deve adorarti, crederti, ascoltarti, girarti al largo quando hai le ovaie girate e non  smettere mai di dirti quanto tu sia l’essere più sensuale del pianeta (anche se vai a letto come una foca monaca infilata in un pigiama di pile coi piedini).

Lo vuoi intelligente e colto come un docente plurilaureato.
Lo vuoi semplice come un boscaiolo o un metalmeccanico.
Lo vuoi poeta e vuoi che ti scriva temi via sms e mail per farti sapere quanto tu sia importante per lui.
Lo vuoi in grado di ripararti il frigo o la pucci incantata, come il più bravo degli idraulici.
Lo vuoi Master Chef, per deliziare il tuo palato.
Lo vuoi magari anche casalingo, per darti una mano, anzi per sostituirti con il ferro da stiro che tu tanto odi.

Già. Certo. Come no?
… in una sola parola, cara la mia Sleeping Beauty [a questo punto dovresti già aver intuito una sottile linea d’ironia, tra una presa per il culo e l’altra, o no?),tu, il maschio, lo vuoi multi-tasking.

Peccato che l’uomo non sia, per definizione, statuto, cromosomi, indole, DNA e cultura, affatto multi-tasking.
L’unica cosa di mono che ha, l’uomo, è proprio il tasking.

Se guarda la TV, non si accorge nemmeno se la casa va a fuoco, figuriamoci se riesce a dirti se tu stia meglio con i collant marroni o quelli verdi.
Se mangia, non ascolta.
Se ascolta, è già tanto che senta, figuriamoci se riesce a fare altro.
Se lavora (e gliel’hai già data a sufficienza per non farlo stare più sulla corda) non può pensarti e se ti dice che lo fa, mente.

La soluzione (ecco che arriva il trucco) non è cercare il multi tasking in un uomo: è cercare un solo tasking, purché certificato, in più d’uno (e adesso svieni pure, fai OOH e MADDAI NOOO, ma vai avanti a leggere, che è ora di svegliarti!).

Cercati un prof, un idraulico, un boscaiolo (o un metalmeccanico, fa lo stesso), un poeta, un ballerino di salsa, un cuoco (meglio se stellato), e un fisico nucleare. Ma non credere (o smetti subito di farlo) di poter trovare sei o sette delle perle sopra riportate in un solo maschio. A meno che… tu non decida di cambiare sponda e darti alle quote rosa. Ma se fai parte delle tradizionaliste e sei  più affascinata dalla spada che dal fodero, beh, non ti resta che rassegnarti e concedere alla tua tradizionale (e un pelo medievale, diciamocelo) piccola psiche di esplorare La Regola del 3.

Di cosa parla la regola del tre? Del potere (straordinario, taumaturgico, quasi magico, ma in fondo solo terribilmente scientifico) della DIVERSIFICAZIONE: un principio aureo da applicare in finanza, con i clienti, come nel marketing tanto quanto con i preventivi per una nuova vasca da bagno.

Ma se vuoi scoprirla, ti tocca cliccare sul link e andare a leggertela da sola.
Ciao e baci.

Annunci
Come resistere a uno che ci prova ma non dovrebbe

Come resistere a uno che ci prova ma non dovrebbe

Già: come? Come farla franca quando la situazione si scalda in un ambiente che non lo consentirebbe?

Esempio nr uno: lui è un cliente;
Esempio nr due: lui non è ancora un cliente e vorresti lo diventasse;
Esempio nr tre: lui è non è ancora un cliente e a questo punto temi non lo diventi più.

Quindi? Come uscire dall’empasse e farla franca?
Semplicissimo: basta far la bionda.

Già. Facendo la bionda (fuori aiuta, ma dentro è più che sufficiente) e non cogliendo mai, MAI, ma proprio MAI il senso delle frecciate e dei sottintesi lanciati dal maramaldo con cui sei alle prese.

Tipo, se Lui  tra una spiegazione e l’altra, butta lì un “magari la prossima volta andiamo a cena”, tu continua (come se nemmeno avesse respirato) a parlare del software, dell’hardware (no, lascia stare l’hardware), dei plus e delle garanzie.

Sì lo so, a questo punto, lui ti guarderà attonito e probabilmente ritornerà all’attacco, ma  tu persisti e continua sulla tua strada: non avrà (quasi mai) le palle per inchiodarti all’angolo chiedendoti – come alle medie – se ti piace o no. E se dovesse farlo, beh, allora, sei autorizzata a sorridere, sfoderando un’espressione gioconda scolpita nell’alabastro, a piegare di 30 gradi la testa e a spalancare la bocca, dicendo “credo di aver frainteso, ma siccome ho troppa stima di te/lei per pensare che tu/lei ci stia provando con un fornitore, farò finta di nulla”.

Continuo suggerendo a questo punto di sfoderare il tuo contratto e passargli la penna, proseguendo come nulla fosse nella tua strategia commerciale ad imbuto, fino al clac clac del timbro sul foglio. Per tre volte di seguito. Mentre la tua voce dice “qui, qui e qui. Ah! Anche qui, per la privacy, quasi me ne dimenticavo…”

Qual è il tuo uomo ideale?

Qual è il tuo uomo ideale?

Pochi giorni fa, durante un convegno, mentre il corpo che ospita tutte le mie personalità era impegnato a fare la blogger, io ho intervistato una super gnocca. Tolti i panni business oriented e indossata la faccia da fashion victim, ho abbordato una fanta-figa e, dopo la marketta* di cortesia, le ho fatto un paio di domande.
“Qual è il tuo uomo ideale” – le ho chiesto, dando il via al consueto fiume in piena di luoghi comuni.
Lo voglio intelligente. Lo voglio divertente. Voglio che mi faccia ridere. Che mi prenda “di testa” e via andare.
Ora. Probabilmente se la super-gnocca fossi stata io, avrei risposto more or less le stesse cose.

Di fatto, care le mie lettrici e cari i miei lettori, sappiamo tutti come l’uomo ideale non esista. O esista solo in via letteraria e non sul tessuto, sudaticcio, non filtrato e dannatamente reale, della vita letterale. Vera.
Io, per esempio, da piccola, ero innamorata di Terence.
(E di Magnun P.I., e di MacGyver, e dell’Uomo Tigre e di Kit, la macchina, non il guidatore).
Poi, arrivata all’adolescenza in una famiglia bene, educata dalle Orsoline e dai Piamartini, ho iniziato a perdere la testa solo ed esclusivamente per quello che mia madre chiamava “il prototipo del disgraziato”.
Lo sognavo rock, io, il mio maschio perfetto. Fuori dagli schemi. Poetico, decadente. Colto e dannato. Soprattutto dannato. Sì, decisamente dannato. Il top of the pop, quando avevo diciassette anni, per me, era il piccolo delinquente. Mi piacevano quelli che a scuola (privata, ovvio) bruciavano le lezioni per andare in castello. Mi piacevano quelli che non c’erano mai ai diciottesimi. E alle feste in piscina. Mi piaceva chi sapeva cosa dire, ma spesso stava zitto.  Quelli che facevano sbavare me, però, uscivano con tipe molto-molto diverse dalla sottoscritta. Ho capito abbastanza presto come la femmina ideale del mio maschio ideale non fossi io. Nemmeno un po’. Dopo aver atteso qualche anno che il rockettaro del quartiere si accorgesse della mia intelligenza o della mia garbata gnocchitudine, ho mollato la spugna. E ho iniziato a uscire con quello che passava il convento.
Il mio convento, ubicato in una piccola città di provincia del nord Italia, era (ed è) fatto di esseri umani nella media. Mediamente intelligenti, ma non fulmini. Bellocci magari, ma non adoni. Piuttosto interessanti, ma non da bava alla bocca. Bravi ragazzi. Chi più, chi meno.

Mi sono fidanzata con un compagno d’università che frequentava gli stessi pollai che vivevo io: facoltà di giorno, diciottesimi prima e feste di laurea poi, sciate in inverno e party in piscina d’estate.
Ed è cambiato, anno dopo anno, il mio concetto di uomo ideale. Io ho smesso (quasi del tutto) di trovare interessanti i disgraziati e mi sono fatta piacere concentrata sui bravi ragazzi. Erano lì. Erano intorno a me (come la Vodafone) e – per di più- sembravano interessati! Camicine azzurre con le iniziali, faccia pulita, tennis, sci, barca a vela, e curricula a prova di certificato qualità.
Chi mi ha fatto perdere la testa, però, fino a portarmi oltre l’altare, era un “fuori-catalogo”, davvero diverso dal profilo del maschio cui fino ad allora mi ero associata.
Per quanto, dunque, le femminucce si ostinino a cercare un uomo ideale, a immaginarlo e a raccontarsela (anche in diretta, alle sciocche blogger che fanno domande idiote!), non c’è davvero niente da profilare. Nulla da mettere a budget.
L’amore, a differenza del business, anche se subisce l’influenza delle regole del marketing, come qualunque altra cosa nella nostra vita, è uno di quegli argomenti che comunque tu la metta, ti lascia impreparato. E ti coglie alla sprovvista.

SWITchicks VOLUME 1: DEVI TROVARTI UN FIDANZATO.

SWITchicks VOLUME 1: DEVI TROVARTI UN FIDANZATO.

WUM) NR 1: 

“DEVI TROVARTI UN FIDANZATO”

“Devi trovarti un fidanzato” – mi dice la mia amica, che poi prosegue (e peggiora di parecchio), aggiungendoci un bel “che così poi fai capodanno con noi”.
“Ma un uomo no?” – Si chiede (e mi chiede, giorno sì e giorno pure) mia mamma.
“Sai una di quelle cose che ti girano per casa, ti aggiustano il lavandino e ti chiedono dove sono i suoi calzini” – fa eco mia sorella (maggiore, molto maggiore, così maggiore da aver quasi già diritto alla pensione. O all’ospizio, almeno. Per come la vedo io).

LEGGI IL RESTO SU SWITCH MAGAZINE…

Quando LUI non risponde al telefono.

Quando LUI non risponde al telefono.

Alla prima chiamata non risposta, pensi sia in riunione. Anche se sono le dieci e mezza di sera. Ed è sabato. Ma del resto lui lavora un sacco, e lavora anche con l’estero. Magari è in una conference call con un collega oltre-oceano. Già. Sì. Sarà così. Quasi quasi fai un salto a guardare che ore sono a Los Angeles, o se è già ora di parlare con Shanghai.
Dopo un po’ smetti di pensarci e fai altro.
Poi però, passata mezz’ora, pensi che magari abbia finito e ci riprovi.
Al secondo tentativo, ti senti autorizzata a preoccuparti.
Visto che tu lo conosci e sai che il telefono non lo molla nemmeno se va a nuotare in mezzo agli squali, ti immagini gli sia capitato qualcosa di grave. Non può essere ancora in conference con il Canada, no? Dev’essere successo qualcosa di brutto. O peggio: di irreparabile.
Se non fosse irreparabile – ti dici – ti avrebbe per lo meno mandato un SMS, una mail, un cazzo di WhatsApp (tanto più che hanno inventato il tastino per registrare i messaggi vocali, così uno non deve più nemmeno sbattersi a scrivere, e soprattutto a rileggere).
A questo punto, hai l’ansia e pensi a tutte le cose che avresti voluto dirgli (e fargli, ma non ti sembra il momento per pensare alle maialate) e ti viene quasi voglia di piangere. 
Fai passare un’altra ora. Non smetti di guardare il telefono, ma aspetti: “tanto, se è morto, mica può chiamarmi, no?” ti dici. “Al massimo mi chiamerà il coroner, o sua madre, per dirmi del rito funebre”. 
Nel frattempo, soffri per la tua prematura vedovanza. 
(Sì, beh, non è tuo marito, no, ma fa lo stesso)
Dopo un po’, riprendi il telefono e lo richiami per la terza volta.
Mentre il telefono squilla, ti aspetti di sentire la voce di un poliziotto o di un volontario dell’ambulanza che ti chiede di presentarti al comando per riconoscere la salma. Quando anche al terzo tentativo suona libero, speri lo abbiano rapito gli alieni. 
Gli alieni. Per forza. 
Non c’è altra soluzione.
Che scema non averci pensato prima.

REGOLE. SCOLLATURA.

REGOLE. SCOLLATURA.

REGOLE

Scollatura


1 Sì al balconcino, no alla terrazza. 
2 Slacciare un bottone prima di un colloquio è un gesto scaramantico. 
3 La scollatura di un uomo depilato non è mai piacevole, ma se c’è la ricrescita fa vomitare. 
4 Hai messo un reggiseno push up al primo appuntamento? Ora non potrai toglierlo mai più. 
5 Un capezzolo che spunta dal vestito da sera è un incidente imbarazzante, ma se ti chiami Belen è il tuo mestiere. 
6 Non importa quanto è entusiasta tuo marito, durante l’allattamento il fan numero uno del tuo décolleté è sempre tuo figlio.”
Sì, questo è un altro* post liberamente tratto dall’INTERNAZIONALE. 
Sì, è possibile che il compulsivo ctrl+c abbinato al +v degli ultimi giorni non sia altro che la risposta ad una carenza di spunti dell’acronimo pubblicante (come potrebbe pure essere frutto di un contratto multimilionario fra il citato link e il citante acronimo, o un’improvvisa possessione alla matrix del pc su cui l’acronimo crede di scrivere e dal quale invece è generato o una banale coincidenza, oppure – ancora – un segno divino da far interpretare agli aruspici del reparto macelleria) .
*l’altritudine a cui mi riferisco è retroattiva e si riferisce a post precedenti al suddetto nella stesura e posteriori nella pubblicazione. Giusto per non annoiarmi troppo.
100 modi per capire quando non è amore.

100 modi per capire quando non è amore.

  1. Se non è condiviso
  2. Se quando lo chiami lui  non ti risponde.
  3. Se ti chiama ogni tanto.
  4. Se quando non puoi rispondere, non lo richiami subito, appena possibile, anche un attimo prima.
  5. Se ti si presenta nel cuore della notte o senza preavviso o in last minute.
  6. Se sparisce nei weekend.
  7. Se spegne il telefono dopo le nove di sera.
  8. Se lo riaccende il lunedì e ti chiama come nulla fosse.
  9. Se ti dice che gli piaci da morire ma l’altra non la può mollare, non subito, non oggi.
  10. Se ti senti a disagio. O non completamente a tuo agio.
  11. Se lui si sente in competizione costante con te.
  12. Se gli piaci, ma sospetti che con una taglia in più di poppe, e una meno di chiappe, gli piaceresti di più.
  13. Se tu gli piaci, sì certo che mi piaci, ma perché non fai un po’ di sport?
  14. Se ti toglie il cestino del pane dalle mani.
  15. Se non si accorge mai che il tuo bicchiere è vuoto.
  16. Se si dimentica sempre il portafoglio (pensa un po’ che caso).
  17. Se non hai mai voglia di cucinare per lui.
  18. Se per lui hai sempre altro da fare.
  19. Se non hai mai mollato una riunione per rispondere a una sua telefonata.
  20. Se non ti preoccupi per lui. E non sei terrorizzata all’idea che possa accadergli qualcosa.
  21. Se non hai voglia di baciarlo. In continuazione. Senza sosta.
  22. Se non ti manca come l’acqua ai pesci e l’aria agli uccelli .
  23. Se non gli manchi ancora prima che tu te ne vada.
  24. Se non ti fa ridere.
  25. Se tu non capisci le sue battute e lui le tue.
  26. Se ti fa ridere, ma non ti fa sesso.
  27. Se ti fa sesso, ma non ti fa mai ridere.
  28. Se ti fa sesso, ti fa ridere, ma sua moglie è meglio che non lo sappia.
  29. E tuo marito nemmeno.
  30. Se hai paura di non essere all’altezza.
  31. Se credi che debba crescere.
  32. Se ti dice che devi crescere.
  33. Se ti senti sola.
  34. Se non puoi dirglielo, quando ti senti sola.
  35. Se non puoi farti vedere con lui (perché per ora è meglio così)
  36. Se non puoi conoscere i suoi amici.
  37. O non vuoi.
  38. Se non ti senti bellissima o abbastanza bellissima.
  39. Se non lo trovi bello bellissimo, da fare male agli occhi.
  40. Se credi che sia un uomo molto complicato, che richieda tempo, che sia traumatizzato e per ora va bene così.
  41. Se ogni volta che lo vedi non ti viene voglia di mangiarlo di baci.
  42. Se non fai fatica a trattenerti.
  43. Se al confronto non regge e se continui a fare confronti.
  44. Se a chimica andate da dio, ma a poesia non ci siamo.
  45. Se a poesia è un dieci e lode, ma a chimica un dal cinque al sei.
  46. Se non c’è dialogo.
  47. Se c’è un sacco di dialogo ma poco pathos.
  48. Se c’è pathos a pacchi e ciuffi ma menate a pallet.
  49. Se ci sono solo problemi e poche soluzioni.
  50. Se ci sono soluzioni, ma nessuna affrontabile adesso.
  51. Se lui ha un’altra.
  52. Se tu sei l’altra.
  53. Se lui ti piace ma anche Gianfilippo non è male.
  54. Se lui ha troppe amiche altissime, fichissime e che sembrano tutte zoccole (potrebbero anche esserlo).
  55. Se ti fai troppe domande.
  56. Se lui non vuole farsene.
  57. Se lui non fa mai domande a te e tu non hai il coraggio di farne a lui.
  58. Se sei la sua confidente ma lui non è pronto.
  59. Se tu non sei pronta ma gli vuoi bene.
  60. Se ti vuole bene e non vuole ferirti ma sa che potrebbe farlo.
  61. Se ti annoi. Molto spesso.
  62. Se non vi capite. Quasi mai.
  63. Se tu ti ricordi di aver detto bianco, lui dice nero, e non arrivate da nessuna parte.
  64. Se non ti chiede mai scusa.
  65. Se ha sempre ragione lui.
  66. Se tu non hai mai torto, soprattutto quando sbagli.
  67. Se sei sempre tu che ti spieghi male, e mai lui a non capire.
  68. E viceversa.
  69. Se “oh no, proprio stasera che c’è il grande fratello”
  70. Se “domani non se ne parla, c’è la Champion”
  71. Se quello che vuoi fare da grande è molto diverso da quello che lui vorrebbe tu fossi.
  72. Se già oggi sei diversa da come vorrebbe.
  73. Se ti piace, ma ci sono un po’ di cose di lui che vorresti cambiare.
  74. Se pensi di poterlo cambiare.
  75. Se sei gelosa. Maniacalmente gelosa. E possessiva.
  76. O se lo è lui. Da mandarti ai pazzi.
  77. Se non rinunceresti mai alle tue cose. Per principio.
  78. Se viene prima il resto del mondo e lui dopo, se ci sta.
  79. E viceversa.
  80. Se lui non è una priorità (dimmi che posto mi dai, mi dai, mi daaaai)
  81. Se non hai voglia di entrare nel suo mondo e restarci.
  82. Se non ti va conosca il tuo.
  83. Se è un inflessibile, ma solo quando fa comodo a lui.
  84. Se non ti ci puoi appoggiare.
  85. Se non puoi essere il suo sostegno.
  86. Se tu cammini da sola. E al massimo facciamo un pezzo di strada insieme.
  87. Se non vedi un futuro.
  88. O non lo vede lui. E guai a parlarne.
  89. Se non vorresti fosse il padre dei tuoi figli. Ammesso che tu ne voglia fare.
  90. E viceversa.
  91. Se lui ha voglia di divertirsi. E mica solo con te.
  92. Se non vedi l’ora di rivederlo, cinque minuti dopo che se ne è andato da casa tua. O tu dalla sua.
  93. Se non sei trasparente con lui.
  94. Se ritieni di non poterlo essere.
  95. Se non ne sei sicura e sei ancora lì che pensi “vediamo come va”
  96. Se non gliel’hai mai detto.
  97. Se non te l’ha ancora detto.
  98. Se temi che non te lo dirà. Magari mai.
  99. Se te l’ha detto, ma non ci credi.
  100. Se stai contando i sì, i no e i forse-ma-magari-non-conta, per fare una statistica.

… non è amore 

(spesso è Psiche).

9/7/2012