(un uomo in casa:) NUOVO DI ZECCA, ANCORA INCARTATO.

(un uomo in casa:) NUOVO DI ZECCA, ANCORA INCARTATO.

Se ti metti con un Adalberto che prima di te non s’è mai spostato dalla casa dei suoi, dopo aver passato trenta e passa anni della sua vita chiedendo alla propria madre dove fossero i calzini blu e le mutande grigie non è che poi, aperto un mutuo o firmato un contratto 4+4 e iniziata una convivenza, tu ti possa aspettare granché.

Nella migliore delle ipotesi, immaginandocelo straordinariamente contemporaneo, proverà dapprima a collaborare. 
Commuovendoti.
“non voglio che tu lo faccia da sola. Insegnami amore, che così ti aiuto”
(Sapevo che c’eri. Ti amo. Sì. Ti amo e sei l’uomo della mia vita.)
Poi si renderà conto di essere inadeguato.
-“amore, se metto tutto dentro va bene?”
-“in linea di massima, sì, Adalberto, poi dipende da cosa vuoi mettere dentro e dove”
-“ho messo in lavatrice tutte le camice azzurre”
-“bravo. E poi? Cos’altro, amore?”
-“la tovaglia viola, l’accappatoio marrone e già che c’ero la tua giacca bianca di Ralph Lauren”
 E banalmente smetterà di provarci, preferendo non deludere ulteriormente le tue – peraltro precarie- aspettative.
“la spesa vai tu a farla, amore, che poi lo sai che io sbaglio sempre yogurt”.
Per tornare infine a chiedere a te, seccato e con un decibel in più ad ogni nuovo plenilunio, dove siano i jeans che pensava di mettere e che siccome non hai ancora lavato anche se nel cesto ci stavano già dall’altro ieri, lui (ma pensa!) non riesce a trovare.
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