Il Maschio Maiuscolo (l’Ubi Maior Minor Cessat): il decalogo.

Il Maschio Maiuscolo (l’Ubi Maior Minor Cessat): il decalogo.

Di lui si favoleggia ed è un po’ come come l’isola che non c’è di cui molti han scritto, con titoli e finali diversi, e su cui davvero poche sono riuscite – almeno una volta della vita – ad approdare.

  1. non è necessariamente un adone, ma ha fascino da vendere;
  2. ha la lingua lunga e sa come usarla, padroneggiando – con la stessa invidiabile eleganza  – sia il mezzo che il verbo;
  3. è abbastanza adulto da farti sentire al sicuro, sempre, e sufficientemente innocente da stupirsi, ancora;
  4. è forte, sa sempre come prenderti,  e – quando serve – anche domarti;
  5. è generoso, in ogni senso;
  6. è in grado di perdere e farti perdere il controllo e lo fa spesso e volentieri.
  7. ha una vita propria, luminosa e divertente;
  8. non ha paura, non di te;
  9. potrebbe avere chiunque, ma stravede per te e te lo dimostra (in continuazione);
  10. non è per sempre.
Nel talamo veste con nonchalance sia  i panni pelosi e barbari di Attila che il velluto blu del Gabriele lacustre e riesce a ridere con te, anche dopo averti fatto quasi piangere, o durante, a suo piacimento. Lui é un Cesare. E tu lo sai.
Ha grandi occhi – wide open – e guarda in profondità nel mondo che attraversa.
Non è una prima donna, non ha la spocchia del maschio alfa, non è uno yo-yo, non è – né diventerà mai – uno psycofidanzato, ama le donne, le venera, ma non è un figatelico. Non è, né è mai stato un un giovane Vermer. E non ha un Itaca cui tornare.
Non ha la pretesa di salvarti, come l’IVANHOE, ma ti fa stare bene.
E anche se il punto dieci è un dictat, lui, il MASCHIO MAIUSCOLO, l’UBI MAIOR MINOR CESSAT (minor chi?), non è il-taj-mahal-dei-possibili-fidanzati, perché anche se solo protempore, e anche se magari non crediamo ci sia, nemmeno se ce lo ritroviamo davanti, lui, quando arriva, c’è sul serio. E come c’è lui, nessuno mai.

Annunci