IL TAJ-MAHAL DEI POSSIBILI FIDANZATI (ovvero quello che non possiamo avere)

IL TAJ-MAHAL DEI POSSIBILI FIDANZATI (ovvero quello che non possiamo avere)


Se i nostri hard disk fossero meno schermati, avessero dei  firewall decriptabili e procedure di sicurezza un filo più stabili delle scale di Hogwarts, forse i portatori di usb del pianeta incontrerebbero meno ostacoli nel tentare –in senso lato ma anche no- di penetrarci e soddisfarci.

Ma. Siamo complicate.
Tanto. Così tanto che alle volte non ci capiamo nemmeno tra di noi e nemmeno da sole (figuriamoci in due).

Spesso incapaci per default di accontentarci di quel che passa il convento,  siamo alla costante ricerca di quello che manca.

Non so se sia così dai tempi di Ungo e Unga, dei velociraptor e delle caverne con la tappezzeria a graffiti. 
Non so se sia così per tutte, ma so che è così per molte.

So che quello che non possiamo avere,  ci manca.
Ed è quello a cui pensiamo. In continuazione.

Quello che non possiamo avere é sempre meglio di quel che ci si srotola ai piedi come il mantello di Azzurro, il principe ciuffo fonato, che per quanto si spertichi e si srotoli, resta un modello base: non vola come il tappeto di Aladin, né ci vedi attraverso come con quello di Harry, e non diventa nemmeno una tenda se lo lanci come quello del decathlon.
E anche se non abbiamo né la faccia né le pantofole a punta di Jasmine, è Aladin, quello che vogliamo e non possiamo.

E vogliamo anche forse proprio perché non possiamo. 
E anche se potessimo, si tratterebbe di un condizionale così ostico da incasinarci la vita a morte. 
Tipo che magari potremmo averne un pezz’, magari a ore, una volta ogni campa cavallo. E magari per raggiungerlo ci toccherebbe pure attraversare il mar dei sargassi a nuoto circondata da squali e barracuda e vestite solo di un tampax.

O potremmo avere un  surrogato (Aldino, per esempio, magari illudendoci un giorno di girare la ruota e comprare la vocale mancante).

Ma noi no. Noi vogliamo lui. Vogliamo Aladin (la lampada, quella da strofinare c’è già. E come la strofina lui.. nessuno).  
E continuiamo a pensarci e a ripensarci.  Teniamo palloseRRimi monologhi per illustrare alle dame della nostra loggia quanto sia Divertente, Sexy e Gigione, quanto sia “WOW… non hai idea giuro è pazzesco” e parliamo, parliamo parliamo  fino a che non ci accorgiamo che il nostro parterre sta aggiornando Twitter, caricando le foto in Fb e smistando la posta di Gmail per cartelle colore.

Non degniamo di uno sguardo quello che ci venera, che ci segue luccicando come una lumachina infoiata, che ci accende ceri votivi via SMS ogni mattina (ed oogni sera uah-uaà. non ce la faccio: è più forte di me. non riesco a scrivere OGNIMATTINA senza cantare il resto.) che neanche fossimo  la madonna nera di Loreto o san Ciro di Taranto. Che ha così paura di disturbare da mandare mex in cod rid. tip le istruz. Aut. Min. Rich. dei com. prom. che passano alla radio.

Non consideriamo nemmeno gli inviti che ogni mercoledì  (e un Giovedì- pre-we- ogni due) arrivano dal team dei ragazzi-padre del quartiere.
Chi di noi è pargolo munito, dice No-Ecchè-Sei-pazzo  ai multisala multi-family più pizza barra mcdonalds.

Chi non lo è, dice NO all’aperitivo in piazza alle 9, ed è pure capace di preferire una serata di speteguless con le vecchie ciabatte del liceo ad una cena del circolo rugby.

Diciamo “mispiascedavveropropriononposso” a chiunque cerchi di portarci fuori a cena (o dentro un letto,  o fuori a cena e subito dopo dentro un letto). E quando diciamo di si, 9 volte su 10 poi ci inventiamo una scusa. Quasi sempre aberrante (mi è caduta la chiave del bagno nel lavandino e sono chiusa dentro. Anzi scusa ti devo salutare che ho la batteria scarica e devo mandare una mail a mia nonna).

Non rispondiamo alla corte serrata di quello che abbiamo mollato l’anno scorso (ma forse – quando lo stavamo mollando- lui non c’era perché non se n’è ancora accorto) e che anche se sta uscendo con una che potrebbe essere nostra madre (e poco ci manca forse-forse pure la sua), per noi ha tenuto “un posto speciale” tra atrio, ventricolo (eccerto) e cavallo dei pantaloni.

Né  accettiamo gli inviti organizzati dalla schiera delle amiche in dolby, che hanno un affascinantissimo commercialista da presentarci (senza sapere, loro, che non son passate dall’Ordine, che affascinante non può stare nella stessa frase di commercialista), che ci vedrebbero da diiio con il cugino del loro parrucchiere, quello appena arrivato da Bozen con la camicia a strap,la cresta ossigenata e le timberland nuove di zecca, e che in ogni caso ci  affibbierebbero Shrek (guarda che è davvero un bravo ragazzo e ha una palude tutta sua!) pur di non vederci più da sole.

In pala corriamo (parolone) e basta, cantando in playback “coin operated boy” (dresden -lovely- dolls), e “Relax, take it easy” (Mika.Pizze’ffichi). E visto che – in pala alias palestra – ci andiamo da tre giorni tre e tra una settimana -lo sappiamo tutti -ci stuferemo, fossi in voi (si si lo so: mi sto incartando con i pronomi),  farei meno il fenomeno.

(Tornando a bolla.)
Non vogliamo nessuno. (Nessun altro.) 

Nemmeno il Lupo della steppa fidanzato con la nonna che ci aveva portato nel bosco a fare WOW dopo 7 anni in tibet. Nemmeno lui. Nemmeno se ci volesse sul serio (anche perché con il lupo ci uscivamo in differita: prima non eravamo pronte noi, poi non lo era lui, poi  di nuovo noi, poi forse lui, poi vabbè ciao).

Non vogliamo nemmeno il miniMaster con i refoli malinconici post Es-Pujols o le previsioni Meteo sgrammaticate e febbricitanti di Giuliacci, o il gallo cedrone di ritorno (ancora convivente con quella dell’inizio ma per noi sempre pronto a mollarla dalla sera alla mattina).

Non vogliamo Erreotto. Non ci incuriosisce più da… fammi pensare… 5 minuti dopo avergli detto ciao piacere.

Non rispondiamo al Tboy. E se gli rispondiamo, la tiriamo così lunga che prima o poi smetterà di chiamarci ogni quattro minuti facendo precedere ogni squillo da almeno tre esseemmeesse di permesso-disturbo-sipuò-sicurachepossoalloratichiamosi?.

Vogliamo solo quello che non possiamo avere.
Perché quello che NON POSSIAMO AVERE … è il Taj-Mahal dei possibili fidanzati, il giardino dell’eden con il fiume di martini e lamponi (che latte e miele mi fan venire in mente inverno e bronchite). 

E il giardino dell’Eden  che non possiamo avere, sta a quelli che invece potremmo come la residenza estiva del cardinal farnese (Caprarola-Lazio NdR) ai bilo vista tange di Quartoggiaro.

Ma siamo sicure che se potessimo, questo che ora come ora PROPRIONONPOTESSIMO, continueremmo a volerlo?

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