Tipi di Maschio: I DOLORI DEL GIOVANE WERME.

Tipi di Maschio: I DOLORI DEL GIOVANE WERME.


I DOLORI DEL GIOVANE WERMER




Eccolo lì. Faccia d’angelo, occhi a cuore e sorriso morbido. Spesso ciuffo fonato e longilineo, questo tipo di maschio all’apparenza innocuo è uno dei più temibili esemplari di felino predatore del pianeta.

Più astuto di una faina, più subdolo di un serpente a sonagli e dotato di ciglia da Bambi in grado di ipnotizzare anche Rambo nel più cieco dei furori bellici, il Giovane Werme si infila piano nella tua vita (come uno di quei virus che bypassano i firewalls) e solo una volta dentro, fino in fondo,  si svela per quello che è: ovvero un tipo d’uomo che non può  – suo malgrado a sentir lui – più amare.

Ha la faccia del bravo ragazzo, e – come tale – pure i modi di uno che potresti (forse) presentare a mammà senza vederla svenire (tipo contando i piercing dell’ultimo cantante rock o i link della questura sul broker dell’anno scorso) ma ha meno anima di un findus, tanta spina dorsale quanto una medusa e più zone d’ombra della foresta amazzonica. Di notte.

Comincia infilando, tra un limone e l’altro, stralci del suo passato triste, poi – piano piano – il Malinconico Pollicino, semina sulla tua strada le briciole delle sue privazioni affettive e – infine – ti mostra anche le cicatrici lasciate dai numerosi e terribili traumi emozionali del suo passato. Invece di mandarlo dove dovresti (in via Sereno Affanculo 106), tu cosa fai? Ti commuovi. E lo guardi con una faccia che in confronto a te Polyanna sembra Ozzy Osbourne incazzato.

… “poverino” pensi.
“ci penso io” ti dici.
“lo curerò” ti rassicuri quando lo senti dire che forse ha sofferto troppo per amare di nuovo.

E inizi una di quelle storie tipo silicone a presa rapida che una volta attaccate non si staccano più. E che quando si staccano, ammesso che tu ci riesca, fan venir via pezzi di intonaco che è un piacere.

Eppure, lui, quello che forse non potrà più amare, non si è fatto il minimo scrupolo nell’attaccarti un pilotto da guinnes pur di portarti a cena. Anzi. È andato avanti a broccolarti per mesi, con una costanza da assicuratore sotto budget e la dedizione di un collezionista di francobolli. E quando hai ceduto alle sue avances e hai deciso di infilarti fra le sue braccia, se n’è uscito con la zuppa del “non so se ce la faccio”.
 Lasciandoti lì – con l’espressione statica del tacchino al forno – a farti chiedere come rassicurarlo e fargli superare i traumi pregressi.

NCS, cara la mia Crocerossina: Non Ci Siamo. Per niente affatto!

Sei una donna, non una onlus,  un consultorio o una missionaria e non raccogli casi umani agli angoli delle strade per riportarli sulla retta via. Anche perché i giovani Wermer non si curano, non si fanno curare (non da te per lo meno) e se sono arrivati fino lì con il loro carico di noncelafaccio a traino, non è che puoi pensare di arrivare tu, mollare il gancio e risolvere tutto come nelle pubblicità.
E poi, diciamocelo,  non ne vale mica la pena!

… Nemmeno se ti fan credere di essere gli unici  sulla faccia della terra con dei sentimenti (feriti, pregressi e destinati a non rinascere), con un’anima e magari un cuore da suturare, accudire e far ricominciare a battere. Niet. Non se ne parla.

Quando si avvista un giovane Werme, non va accolto a braccia aperte: va allontanato (anche a sganassoni, se occorre).
Punto.
… Passi lunghi e ben distesi e via andare.
Se poi, cammin facendo, vi mancasse il genere, non avreste che l’imbarazzo della scelta (di Wermer come lui è pieno il mondo) .
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