Il Drakkar Noir: l’uomo che non deve chiedere mai.

Il Drakkar Noir: l’uomo che non deve chiedere mai.

Vi ricordate la manina con le unghie laccate di rosso che s’infilava tra i bottoni di quella camicia di jeans? Vi ricordate anche cosa faceva lui? Il portatore della camicia di jeans?
Io sì. E come me, millemila altre fagianine venute al mondo prima degli anni Novanta.
La campagna sembra essersi persa e in rete non ce n’è più traccia (ok, la ricerca è stata sommaria, eh…), ma la memoria resta e con la memoria gli strascichi.
Quando lei, la lei unghio-laccata, provava ad aprire, senza invito, la di lui camicia, veniva testé bloccata.
“Altolà!” – la fermava lui, frenando l’impeto di lei.
Come dire: “Se non te lo dico io, tu stai ferma”

Salto indietro.

Le femministe in piazza a bruciare i reggiseni.
Il movimento per la parità dei sessi.
Da un lato loro, l’utero è mio e me lo gestisco io, le quote rosa, i posti di lavoro, gli stipendi equiparati, i diritti, la lavatrice si fa in due o un po’ per uno e il “non ti azzardare a pagarmi la pizza o ti faccio a brandelli“.
Dall’altro, un battito d’ali più tardi (e anche durante), i pubblicitari e le campagne alla “What women wants”.
L’A-team, Magnum P.I., Michael Knight e la sua Supercar e l’uomo Denim.
Quello che non deve chiedere mai.

Salto avanti.

Una stagista di nome Monica e di cognome Lewinsky diventa più famosa di Oriana Fallaci.
Una maestrina inglese scrive un brutto libro, lo pubblica da sola, online, e Cinquanta sfumature di grigio diventa il libro più venduto del pianeta (più della bibbia, più della saga di Hogwarts, più di Paolini, e dei complotti cattotemplari di Dan Brown, mooolto molto più di Foster Wallace e di Tom Robbins, per non parlare di Calvino, che vabbè).

Ora.

La vogliamo piantare di predicare bene e razzolare alla cazzo?
Ce la vogliamo mettere un po’ di coerenza tra quel che diciamo di volere e quello che davvero vogliamo? O dobbiamo andare avanti ancora a lungo a vestirci da SantaMariaGoretti, e a incellofanarci nell’ipocrisia, vestite politically-correct con il colletto abbottonato fino al mento?
Vogliamo ammettere, una buona volta, che quel che ci piace e ci fa sbavare non ha niente a che vedere con la parità fra i sessi?
Che è l’istinto.
Il pathos.
La chimica.
Che il maschio che ci prende (davvero) è quello che trova la chiave.
Che sa cosa fare per farci sentire femmine.
Che riesce a prendere il controllo.
Che ci ferma le mani.
Quello che aspettiamo. Che desideriamo. Che sa come farsi desiderare.
E ci inchioda mentalmente e psicologicamente. Ma soprattutto FISICAMENTE.

Il che non significa sia un Attila, un barbaro con il QI di un gorilla idiota e i modi di Visigoto poco evoluto. Non vuol dire che ci piacciano i puzzoni. Gli imbecilli. I corona con più pelle tatuata che sinapsi.

Il paradigma (già paradosso, prima di diventare super bestseller) di Cinquanta Sfumature lo dice forte e chiaro: la distanza tra l’evoluzione sociale e intellettuale e quella biologica è immensa!
Da un lato siamo diventati grandi: abbiamo arti, mestieri, progresso, procedure, filosofia e fisica dei quanti.
Dall’altro siamo fermi a duecentomila anni fa. 

I gruppo zero hanno lo stesso DNA dei Neanderthal (e sono ancora in maggioranza).
Il gruppo A, quello dei primi agricoltori, ha 15.000 anni. Il B, comparso sulla terra 10.000 anni fa, ha ancora quello di Gengis Khan e dei pastori nomadi delle steppe eurasiatiche.
Gli AB, i più evoluti, ancora pochini, sono arrivati solo un migliaio di anni fa, dai mischiotti fra le popolazioni.

E quello che vuole il nostro istinto è l’istinto.
Non calcolo. Ragione. Quote rosa. Parità. Eguaglianza.

La vita è complicata, piena di impegni, di responsabilità, di doveri e scadenze.
Un angolo di benessere, senza cercare altre etichette e a prescindere dall’ampiezza del raggio, è di quello che dovrebbe essere pieno. E basta.

Note:
I Giapponesi, che ne sanno, da un centinaio di anni, studiano i gruppi sanguigni e il carattere connesso ai diversi DNA:
ketsuekigata

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