Tipi di maschio. Il Dorian Gay

Tipi di maschio. Il Dorian Gay

(no, non mi pare sia domenica, ma ripubblico lo stesso questo pezzo datato in origine 04/04/11  Ora di Greenwhich 23:30)

Bello come un dio, ironico come un demonio e sfuggente come un salmone prima dell’affumicatura Ikea, se nelle pagine di quel libercolo che si chiama vita te ne compare uno,  di Dorian bello-e-dannato-Gay, anche pro-tempore, devi essere preparata.

Solo che, manco a dirlo, per essere preparata, tocca incontrarne uno.
Ma se lo incontri senza sapere che tipo di animale hai di fronte, (bel circolo vizioso del cazzo,eh?) affumicata e stecchita ci finisci tu, e non lui e difficilmente avrai poi il pelo e lo stomaco di riderci su e raccontarlo in giro.
A meno che, of course, tu non usufruisca del tesseramento vip al circolo virtuoso (ah!) nonché extremly gudiurioso del girone di wum (eh eh. Momento auto celebrativo. Concedetemelo).

Tornando a noi. Come riconoscerlo? 
Facile: Dorian sarà fra tutti i maschi del tuo habitat naturale (e che sia la piazza, l’università,  o la sede legale della tua miniera, poco cambia) il più schifosamente dandy.
Tanto dandy, anzi dando dandy, da esser chic anche vestito da macellaio, o spazzino o aiuto-infermiere. Anche perché, diciamocelo, quando uno è fico, lo è a prescindere. E lui, prima di tutto prescinde (e poi ficheggia). La sua eleganza sarà una trappola nella quale cadrai come una mosca dentro al vasetto di miele, d’acacia e fiori di passion fruit, attirata dalla più subdola delle esche maschili: la cd faccia da bravo, anzi non bravo, ma fanta-bravo ragazzo.
La sua sarà la classica storia del diavolo che raccontando di sé farà in modo che nessuno gli creda e – a meno che tu non abbia già letto il post prima d’incontrarlo o non ti chiami Wum di nome e Admin di Fatto – quando lui ti racconterà le nefandezze compiute ai danni delle altre, tu continuerai a sentir l’eco della parola ALTRE (altre altre, eran loro non io, altre altre non me, ha detto altre e non me) e a credere che mai e poi mai quel visetto d’angelo (caduto), possa fare altrettanto a te.
Nel letto ti stupirà con cotanti e cotali effetti speciali che tu – occhi sbarrati e bocca spalancata – ti ritroverai a domandarti da che parte del corpo o dello spirito e se dal tuo o dal suo o dal chi lo sa più e chissenefrega, provengano siffatte delizie. Ti condurrà, senza fornirti mappe o preavvisi, lungo una strada lastricata di piaceri inenarrabili, inanellandoti una sull’altra tutta una serie di contrazioni multiple a cascata e ti farà così bene ma così bene (ma così oddio sìì ancora) bene, da trasformare tutti gli amanti prima di lui in una serie di sfigati topogigini da compagnia.
Che tu sia una seguace di Moana la mai eguagliata divina o di suor Pia, la neo deflorata orsolina,  poco cambia (anzi no, scherzavo, che nella Dorian-graduatoria la seconda batte la prima a tavolino).
Lui,  Sir Fichiston, l’ Esploratore dell’ignoto e Fisner, il Valicatore professionista dei confini, ti farà scoprire organi che non sapevi nemmeno di avere e funzioni di cui nemmeno avevi letto.
Ti spingerà, senza chiedere mai e continuando a splenderti nel più gattone dei suoi sorrisi,  oltre confini di giardino, quartiere e nucleo abitativo, lasciandoti in bocca il sapore dolce del nettare degli dei.  E lo farà, che tu lo voglia o no, con la grazia che gli è propria superando – in senso letterario prima che letterale – anche la più sadica delle tue aspettative.

Ti ritroverai, senza nemmeno aver fatto una tratta, schiava. Incapace di resistergli o anche solo di tergiversare facendo finta d’averne davvero l’intenzione prima di cedergli. Ti ritroverai – e potrebbe non piacerti – ubbidiente e sottomessa, e ammaestrata come una foca monaca al suo servizio.

E potresti pure, ACHTUNGACHTUNG, prendere fischi per fiaschi, fave per lanterne zen, e immaginare che a tale inimmaginabile tonno insuperabile della fisica ormonale, corrisponda la poesia di quella cosa che inizia per a e finisce per ti sembrava amore e invece era solo, ancorchè once in a while, davvero ben fatto, super-sesso.
Arriverai ad elemosinare una notte (e non fare quella faccia, quella da “io no, io mai”, che se lo sto scrivendo è perché qualcuno me l’ha raccontato), un’ora o una telefonata, pur di illuderti di poterlo avere, con te, ancora un po’. Ma lui, cara la mia ginger, sarà già volato via e starà giocando le sue carte su un altro palco, in un altro e non tuo, teatro.
Se dovessi poi un bel dì svegliarti e misurarne non la tecnica, non l’intensità e non lo strumento (e se magari, già che ci sei, la smetti di pensarci, tipo adesso, sei già un bel passo avanti, io te lo dico.

E chi ha orecchie per intendere intenda. Gli altri in camper.), ma il pathos, grattando via la pellicola dorata della chimica ormonale, poco resterebbe del bel ritratto del felice Dorian, se non forse qualche velatura leggera, destinata col tempo a sbiadire e,  col prossimo post (quello sull’imperatore dei sensi), pure a farsi superare. 

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