Il caro estinto.

Il caro estinto.

Lo credevate morto e sepolto.
Anzi, di più: sul fatto che lui e il suo verbo fossero trapassati (remoti) non avevate dubbi. Del resto vi ricordate perfettamente di aver pianto tutte le vostre lacrime al suo primo funerale, seguito da un secondo, magari pure da un terzo e anche da un quarto. Siete passate, sì certo, qualche volta vicino al suo cimitero, dando – da lontano e senza fiori- un’occhiata alla di lui tomba monumentale. Avete – anche questo è vero- acceso qualche lumino benaugurale pregando che si trovasse bene, lui, il CaroEstinto, nella sua brand new Aldilàlandia.
Ma.
Per Giove Pluvio!
Pur continuando a vederne, qua e là, l’aitante fantasma, non vi aspettavate certo di vedervelo emergere dal regno degli inferi con le braccia tese e lo sguardo vacuo, pronto, seppur claudicante, a far ripiombare voi tra le sgrinfie dell’avvocato di NewYork.
Voi, che avevate deciso che in attesa di superare il baratro dell’abbandono, cominciavate a sentirvi pronte per lo meno per sedervi sul ciglio, aspettando, lemme lemme e buona buona, che accadesse qualcosa, qualsiasi cosa, anche una fine del mondo alla “Io sono leggenda”, che vi permettesse di non pensare, anche per un po’, a quello che, nell’ordine: avete perso, avete realizzato di non aver mai avuto, avete accettato di non aver poi perso ciò che di fatto mai, se non nella vostra testa, avete davvero avuto.
E invece.
PorcaPaletta!
Eccolo lì!
Saltato fuori dal coperchio di Pandora (sotto natale è un attimo) e pieno zeppo di cattive intenzioni, ecco che lui, il CaroEstinto, ricompare sui vostri schermi, pronto – come ogni zombie che si rispetti- a far brandelli di voi, della vostra rassegnazione e di tutti i vostri mantra.
“ci mangiamo una pizza?”
Dice lui a voi, che mentre state per dire “perché no”, già vi vedete nel ruolo della pasta, bruciata viva in un forno a gas, e coperta di liquido rosso e materia biancastra.
A questo punto posso solo dirvi che se il perché no, ancora non l’avete fatto uscire dalle fauci, ma già vi sta in gola, non tutto è perduto e siete ancora in tempo a ricacciarlo giù e sostituirlo con un formale e distaccato “no, non è il caso. Ciao”.
Se invece non ho fatto in tempo, e già ci siete dentro fino al collo, beh. Mi spiace. Cazzi vostri.
Lui vi mangerà. Vi farà in pezzi. Vi ridurrà – di nuovo- in un residuato bellico di mocio vileda, e lo farà senza batter ciglio. Perché? Perché è fatto così, o per lo meno lo è con voi, e in ogni caso i morti sono morti e quello che torna dal regno dei morti, come dicevano le due sorelle di Practical magic, è qualcosa di oscuro e tenebroso e molto molto spaventoso.
E poi non dite che non vi avevo avvertito.

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