Tipi di Maschio: IL BRIATORE

Tipi di Maschio: IL BRIATORE

Arriva in Porsche, Rolex tempestato di diamanti e Motorola Gold
edition con conta-passere incorporato.
É brizzolato (probabilmente dalla nascita), cafone fino all’osso e più
chiassoso del Totti nazionale in versione arrotino di quartiere.
Il Briatore si muove in branco, con una corte degna dei re magi in
visita a Betlemme: veline, stelline, letterine e mignottine di varia
natura fanno da corollario alla sua onnipresente schiera di parassiti
al seguito.
Per smorzare un quasi sempre imbarazzante accento di base, simula
idiomi -a suo dire-“elitari” recitando per ore davanti allo specchio
con il sempre collaudato metodo Actor Studio’s.
Di norma il vero e inconfondibile Super Briator non nasce in una culla
di paperdollari, quanto piuttosto in malfamatissimi eco-mostri di
periferia, cresce a fame e equo-canone e non ha-per le difficili
condizioni economiche del nido di base- la possibilità di finire gli
studi. Il Briatore nasce povero.
Poverissimo. A volte pure orfano. L’unica eredità di cui dispone é la
chiara volontà di fare il salto, riscattarsi da un passato di stenti e
diventare ricco da far schifo ( oltre a un miglio e mezzo di pelo
sullo stomaco, grazie al quale, anno dopo anno, passa da cameriere a
ristoratore, da ristoratore a impresario edile e da impresario a
inquisito).
Con il primo mandato di comparizione, entra nel gota della finanza e
nel giro di due max tre quindicine fa il suo debutto in società al
fianco della starlette del momento.
Il Briatore esce all’ora dell’aperitivo e – a seconda della stagione-
caccia morbidamente accasciato su grossi troni in velluto, pepli di
canapa ecrù o panche in larice grigio.
A giugno lo trovi a Saint Tropez, ormeggiato in mezzo alle boe della
Giraglia, in panama, pantofole e panfilo.
Ad Agosto lo incontri a Formentera da Juan y Andreas, intento a
sorseggiare la sangria especial (a fragole e crystal) rigorosamente in
pareo e camicia azzurra, o al Fiat Plaza in Costa smeralda (sundek,
caftano e piedi nudi), un Ipad in una mano (col quale gioca a
solitario) e un mojito nell’altra.
Tra Settembre e ottobre bazzica Cortina, in cerca di Finferle e
Prataiole, mollemente diviso fra l’accapatoio nella spa del Cristallo
e i pantaloni alla zuava con calza stellata e cascmirino con
scoiattolo, su e giù per il corso.
E da novembre in poi, lui e i suoi doposci da Rita Rusic (nel ruolo
della moglie di Attila), si spostano a Curma.
Predilige esemplari la cui età massima non superi il 35% della
propria, tette così grandi da richiedere l’utilizzo di reggiseni a
loggia e un lato B degno della British gallery of portrait.
Avvistata la preda, manda i battitori a stanarla e sfoderate le prime
due-tre battute di rito, colto il sorriso languido e le occhiate al
rolex, punta a strabiliarla sciabolando la più sicura (e pressoché
unica) delle sue armi: la VISA imperiale (quella il cui plafond supera
il Pil del Keburgisthan e la cui tassa annua supera la sezione Ici di
un latisfondista piacentino). Ed é con quella che ridisegna e rimpolpa
guardaroba, abitazione, autovettura (e -caso mai servisse- pure poppe
e culo) della femmina temporaneamente selezionata come
proto-riproduttrice.
L’ANTIDOTO.
Numero uno. Se potete, evitate i suoi territori di caccia.
Numero due.
Caso mai non bastasse, e ve lo trovaste a sorpresa nei vostri paraggi,
continuate a leggere quanto segue.
Se di mestiere non fate una lavoro che finisca in “INA”, o “ANA”, e la
vostra divisa non comprende boa, paiettes e tanga con la coda piumata,
siate gentili ma fredde nel tenerlo a distanza. E rispondete in modo
semplice, chiaro e scandendo bene le sillabe a qualunque cosa vi dica
(compreso un’apparente innocua indicazione):
“No gra-zie. No. Af fat to. Non se ne par la pro prio. Se lo può scor da re!”
😉

Inviato dal mio dispositivo mobile

Annunci