Tollerare tolleLLAllare lallero lallà

Tollerare tolleLLAllare lallero lallà

Io tollero

Tu tolleri 
Egli tollera
Noi (tutti) tolleriamo. 
Ma alla fine facciamo solo finta.
Già.
Quel che facciamo in realtà è infilarci la più tollerante delle nostre facce e spalmarci sopra un due-tre chili di normo-socialità, per quel tempo che serve a farci passare per evoluti, civili e giusto un pelo meno carini e coccolosi dei pinguini di Madagascar. 
Seppellito lì sotto, sotto quei due-tre strati di maschera post cavernicola, però, il DNA continua a bollire e a desiderare di replicare la fisicità dell’acqua che dal pentolone esonda sui fornelli. 
Le vicine di ombrellone, loro e loro vocetta morbida come un porcospino castrato a crudo, dissertano su quale sia il culo più grosso a bordo piscina. 
Tu cerchi di scoprire cosa stia per accadere ai coglioni di Hap, legato a una sedia con la base sfondata e pronto per essere torturato, quando ti coinvolgono (le vicine, loro e le loro insostenibili vocine) e vogliono il tuo parere. 
Tu, allora, fai finta di nulla, pensi che Hap ce la farà comunque e sorridendo come fossi Scarlett Johannson, provi a pensare a qualcosa da dire che contemporaneamente sia politically correct, ma anche comprensibile dai due gallinacei in attesa. 
Quello che vorresti dire, in realtà, è un bel: “VAFFANCULO, sottospecie di lombriche secche. Non lo vedete che per quanti sforzi facciate voi e facciano le vostre estetiste, siete due vecchie pollastre spennacchiate prive di talenti, passioni, linfa, fluido vitale e probabilmente pure anima? Non è il culo, quello su cui dovreste concentrarvi. Ma il cico, cretine. Che il culo, prima o poi cade, e cadrà comunque. E adesso Sciò! Che io sto leggendo. Voglio finire la mia storia e se mi interrompete di nuovo, giuro che mi alzo e vi prendo a sberle a due a due finché non diventano dispari”. 
Magari.
Invece no.
Invece niente.
Invece sbuffi (solo mentalmente: del resto, di recente, hai imparato a far quasi tutto, col pensiero) e prendi tempo, provi a cambiare argomento, fallisci miseramente e poi passi loro un VISTO, due CHI e un COSMOPOLITAN, sperando di distrarl
Già. Perché tu non sei un’eremita capitato per sbaglio sulla più affollata delle spiagge della Copacabana locale. Non sei una poetessa in espiazione in mezzo alla gente. Non sei nemmeno la stronza asociale che avresti tanta tanta voglia di essere. 
No. Sei solo una che legge, che si isola un po’, ma non troppo, che al troppo non hai le palle di andarci. E come tale, trallallà, ti tocca tollerare.
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