"Non si può nascere, ma si può morire innocenti."

"Non si può nascere, ma si può morire innocenti."

(Cristina Campo)
Non si nasce innocenti, né certo ci si cresce. A qualcuno, tuttavia, è concesso di morirci, innocente. 
Se nasci stronzo, e cresci merdina, non sei costretto a restare stronzo per tutta la tua esistenza, rendendo infelice – oltre alla tua, che magari nemmeno te ne accorgi – pure l’esistenza di chi ha la sfiga di girarti intorno. 
No, davvero. 
La cosa incredibile è che se a un certo punto prendi coscienza (da solo, come Paolo folgorato sulla via di Damasco, o per altrui più o meno velato suggerimento) della tua medesima stronzitudine, puoi anche decidere di darci un taglio, tirar lo sciacquone e – passato un po’ di CIF o di Viakal – rendere il panorama non molto, ma giusto un po’, meno cessoso.
Beh, grazie, non è che sia proprio una passeggiata e per riuscire nell’impresa, tocca che al pronti via uno si renda conto di aver bisogno di metterci mano, al proprio water esistenziale.
Qui, once in a while, oggi e solo oggi, non ne faccio una questione di genere, ma d’intento: il sesso, che pur c’entra sempre, specie su un blog che si millanta dispensatore di consigli in tema, qui non conta. Ciò che conta è che se uno o una s’accorge di aver qualche tara (o un sacco di tare), tocca che si svegli e cerchi di levarsele. 
Se sei stronzo, e racconti balle su balle da una vita, ma magari un bel dì ti dici che sei stanco, non sei mica costretto a vestire i tuoi stessi panni fino alla sepoltura. Lo sapevi? No? Adesso sì. 
Se sei acida, puoi provare ad abbasicarti un po’, molando gli spigoli, addolcendo i toni o inghiottendo quei rospi che hai sempre (prima) sputato addosso agli altri. 
Se sei un ego-ista, ego-centrico, egolomane e oltre a te non hai mai cagato nessuno, o amato, o rispettato, puoi ADDIRITTURA! iniziare a guardarti intorno e a pensare che alla tua destra e alla tua sinistra e sopra e magari sotto ci sono degli esseri umani che si sono rotti i coglioni della tua spocchia, dei tuoi modi e delle tue regoline del cazzo, che se non si fa come dici tu, allora niente. E cambiar strada. Approcci. Metodi. E sistema.
Lei, che scrisse il mio titolo di oggi, si chiamava Vittoria Guerrini, in arte Cristina Campo; nata negli anni Venti e seccata alla fine dei Settanta, fu scrittrice (pubblicando pochissimo), traduttrice (tra gli altri, della Mansfield, di John Donne e della Woolf) e sublime poetessa. Fu la compagna e musa ispiratrice di Elèmire Zolla, una fra le più illustri penne mistiche/esoteriche dell’epoca (e mio scrittore preferito fino alla lettura della biografia della Campo con la quale presi in odio lui e m’innamorai di lei).
A lei, e a un verso nella raccolta “La tigre assenza”, WUM deve anni di religioso silenzio sulla declinazione in prima persona del verbo amare: “ti ho barattato, Amore, con parole”.
A lei, oggi, io tributo il mio pezzo. A lei e contro gli uomini che le spezzarono il cuore, una ferita dopo l’altra fino a seppellirla.
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