LA COPPIA SCOPPIATA

LA COPPIA SCOPPIATA


Magari l’idea del matrimonio a tempo (proposto in BaFiera e anche lì bocciata, prevedeva che dopo 7 anni di matrimonio, l’unione andasse “riconfermata”. NdR) non sarà in linea con la nazionale dottrina cattolica, magari in Italy non si arriverà mai a trasformare un contratto-di-fatto in un contratto. (punto), MA, guardando video come questo, e – soprattutto – le coppie che ci circondano e nelle quali siamo, eravamo, non siamo più… vien da pensare che FORSEFORSE si potrebbe rivalutare l’idea e nobilitare le cd coppie di fatto che in barba ai sigilli, alle firme e agli avvocati stanno insieme solo perchè vogliono farlo.

SOTTOTITOLO:

AH. COME CAMBIANO LE COSE…

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BORRIELLO E LA SENICAR: FISICA, PASSIONE, ENDORFINE IMPAZZITE E ARRIVEDERCI E GRAZIE.

BORRIELLO E LA SENICAR: FISICA, PASSIONE, ENDORFINE IMPAZZITE E ARRIVEDERCI E GRAZIE.

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Quello spettacolo della natura serba di nome Nina e di cognome dioesisteSenicar  e il bel Marco Borriello,  insieme, a detta di lei in un’intervista su Vanity Fair, facevano letteralmente faville. Anzi, non solo faville, direi addirittura un falò degno dell’intervento della protezione civile. La fanta Nina, plasmata direttamente dagli dei per allietare la vista dei comuni mortali, una volta finita la love-si-fa-per-dire-story, rivela come non riuscisse a fare a meno degli sconvolgimenti ormonali gentilmente procurati dall’aitantissimo bomber della Roma, al punto da sentirsi quasi costretta, dopo ogni tentativo di rottura, a tornare con la coda (e che coda) tra le gambe, sui propri passi verso il di lui fulgido sorriso (certo-certo: “sorriso”).
“È stata una storia terribilmente passionale, una specie di droga dalla quale non riuscivo a staccarmi.”
Ma come mai, eh, tutto ‘sto po-pó di pathos, Nina-adorata?! Chissà cos’avesse il caro Borriello per provocare in te, a cui certo le opportunità di co-marketing non mancano, cotale e cotanto furore bellico?? Che fosse il fascino del ciuffo corvino, o magari l’occhio languido e rapace da seduttore latino, o, ancora,  la …perizia tecnica (come giocatore, ovvio)?
“Ho perso amicizie per colpa di questa relazione.”
(chissà perché, ma ci immaginiamo che le perdite sian state di più sul fronte del cromosoma XX che sul versante Xy, visto che l’invidia è una brutta bestia)
“Gente che mi consigliava di smettere, sa come si fa con i tossici?”
(tralasciando il riferimento alle sostanze psicotrope, qui farei pari e patta, fifty-fifty: nell’eventuale cessazione del rapporto, infatti, il virtuale benefit ai tuoi disinteressatissimi consiglieri sarebbe arrivato sia fossero stati maschi che per i maschietti. 
“E io mi dicevo ogni giorno ‘ora basta’, poi senza di lui entravo in crisi e tornavo a cercarlo. Non vorrei usare la parola innamoramento – dice la Senicar -. Era una follia tutta fisica, fuori dal tempo e dallo spazio ma, escluso il sesso, non avevamo niente in comune.”
…”fuori dal sesso?” 
Ma come,Nina-ninfetta, come: fuori dal sesso?? Nel senso: e non ti basta? ma lo sai ( beh, forse no, forse tu non lo sai) che là fuori, sotto e sopra e vicino alle coperte, c’é un sacco di tristezza e pacchi e ciuffi di calma piatta? Che il 60% della specie umana femmina non ha mai provato un “WOW SII OMMIODDIO SIII ANCORA” come si deve? E che ci sono sciami di fagiani (e qua e là pure qualche sparuto stormo di papere) che pur di avere un briciolo di endorfine in circolo, non trovandole dentro, son costretti a cercarle fuori dal letto (ecco spiegato il perché di certe fusioni, scissioni e acquisizioni societarie altrimenti difficilmente comprensibili). 
Quindi, cara la nostra Nina, sappi che siamo tutti un po’ invidioselli di questa tua storia bollente, e ci spiace tanto (almeno fino a pagina tre) che sia finita. 
Ciò detto, saluti e baci e tante care cose. 
Preferisco pentirmi!: Le verità del guanciale. Ovvero, mai farsi coinvol…

Preferisco pentirmi!: Le verità del guanciale. Ovvero, mai farsi coinvol…

Preferisco pentirmi!: Le verità del guanciale. Ovvero, mai farsi coinvol…: “E una bella sera, mentre sei in procinto di abbandonarti al meritato sonno ristoratore, lui fa: ‘Sono un po’ preoccupato.’ Eporcadiquellamis…”
(posted by Isadora Drunken)

ISADORA, BRONTOLO E IL MISSISTRIPPI.

Eri innamorata. Innamoratissima. Anzi, “innamoratERRIMA”.
Poi qualcosa ha cominciato a stridere, sono arrivati i primi attriti, i primi attriti sono diventati dolci ricordi e sono stati sostituiti da leggeri fastidi. Quando i leggeri fastidi si sono trasformati in sordo (e muto) rancore, hai deciso di fermare la scena e rivedere il copione. Hai fatto un bel respiro, sistemato la chioma e abbassato il sopracciglio. E hai chiamato a rapporto il protagonista. Ma lui non ti ha cagato di striscio, continuando a girare come nulla fosse e come se, in fondo, non fosse davvero coinvolto e/o in alcun modo responsabile.


“Di cosa ti lamenti” ti ha detto Brontolo.
“Quanto tempo hai, in anni luce??” Hai risposto tu.
“credi che gli altri (esseri umani accoppiati NDR) siano più felici?”
“E se non avessi un particolare interesse agli altri esseri umani accoppiati ma tristi? E se invece magari volessi essere felice CON TE?” hai pensato.
“guarda che è così per tutti”
Così come? Così che se ci parliamo è un miracolo? Che qualsiasi cosa io dica è una stronzata? Così che se faccio il riso hai voglia di pasta e se faccio la pasta “proprio stasera che mi era venuta voglia di riso”. Così che trombiamo così poco che se qualcuno nel vicinato prende la pillola, son coperta pure io? (questa sono io, Voce fuori campo)
E poi, delusa come lady gaga quando si guarda allo specchio, hai ingoiato il rospo, rimesso le lacrime in borsa (pronte ad essere ritirate fuori non appena da sola) e sei andata avanti.


Ti sei trascinata per altri enne mesi il tuo carico di speranze fritte e illusioni secche, cercando qua e là lungo la via, un mazzetto di sorrisi o due rametti di entusiasmo (a disposizione in offerta speciale nel prato del vicino). Finché, in una notte buia (come tutte) e tempestosa (dentro, che fuori c’erano le stelle), lui ha deciso che aveva voglia di parlarne.


Di parlarne?
Adesso?
Si adesso.
… ma gli è passata subito, sopraffatta dal sonno, che nel frattempo ha abbandonato te.
Isadora è in quella fase lì. Quella appena descritta. E WUM che invece ha chiuso il libro da un pezzo, vorrebbe avere la bacchetta magica (ma non quella della fata stordita di Cenerentola, che non funziona mai e scambia lucciole per battone) e traghettare la Signora Drunken di là dal Mississtrippi , su uno qualsiasi dei due versanti (visto che al momento la vede nel mezzo e sa che – per quanto uno si smazzi km su km di nuoto e pensi di resistere a lungo – star lì tra i flutti e le rocce alla lunga snerva).


WUM era molto innamorata quando decise di sposarsi. E probabilmente lo era ancora quando prese il toro per le corna e scelse di lasciarlo pascolare fuori dal proprio recinto ad inseguire tutte le micro-mucchette del pianeta (ci risiamo con i manzi, starà diventando una fissazione?!). E magari lo è stata – di nascosto pure da se stessa- ancora per un sacco dopo aver accettato il fatto che, dopo avergli chiesto di andarsene, lui effettivamente se ne fosse andato.
(in otto anni mi ha preso in parola una volta sola. Quella.)
Perché per quanto lunatica, perennemente insoddisfatta e un po’ stronza pensiate che lei possa essere (cosa che in effetti alle volte è), avanzando su dodici centimetri di Caovilla verdi verso don beppi, WUM era convinta che con la TIGRE DI MOMPRACEN , il suo boscaiolo-poeta, sarebbe durata per sempre.


Ma si sbagliava.
La sua confezione di famiglia perfetta, una volta aperta, raggiunse presto l’expiring date.
E per quanto avesse meditato, mescolato, pastellato e mantecato la sua decisione e ne fosse – allora più che mai- fortissimamente convinta, una volta siglato il Doc. Uff. Di Sep., WUM pianse. E pianse così tanto che finì tutte le sue lacrime e quelle di 3 isolati intorno a casa sua (pieni di condomini). In realtà pianse anche prima, che prendere quella decisione fu una delle cose più complicate di tutta la sua vita. Pianse prima, pianse dopo, ma rimase fermissima e sorridente nel durante (Ha!BruceWillis dei miei stivali, non mi vedrai in ginocchio!).


E per quanto sia passato del tempo, un sacco di tempo, e WUM sia professionalmente molto presa, cerebralmente incasinata e sentimentalmente fertile (incoraggiata dal corteggiamento di qualche esemplare di maschio adulto), non è la donna bionica (e non quindi niente “rat- ta-ta -tat –ta”). E se ogni tanto, cambiando canale alla radio, becca un pezzo dei Doors o dei Bran Van, ancora s’intristisce.


Quando s’intristisce troppo, WUM ha un rimedio infallibile per farsela passare: prende il black berry, schiaccia H e con una scusa qualsiasi lo fa parlare dieci secondi. (e mentre lui parla, a WUM viene subito in mente che vivere da soli è davvero una figata).

 
 

NOSTALGIA, NEURONI IN RIVOLTA E RICHIAMI UFFICIALI.

NOSTALGIA, NEURONI IN RIVOLTA E RICHIAMI UFFICIALI.

I N.I.S.S. (neuroni indipendentisti selvaggi e scontrosi) hanno avuto un attacco di nostalgia.

Ieri sera, mentre finivo la mia burrata, li ho beccati tutti in balconata a guardare – oltre il mascara- coppie di vecchietti che si facevano manina per strada e coppie di amanti che si facevano piedino al ristorante.
Come se non bastasse, mentre la sottoscritta cercava di de-gormitizzare la piazza d’armi nella zona giorno (residuato di dieci minuti dieci di gioco libero del nano), loro programmavano, interagendo con il telecomando di sky, una play-list strappa-lacrime (e RIPROPONI-RICORDO) che avrebbe intenerito anche Freddie Kruger.
Ieri guardavano, stanotte confabulavano e oggi – come se non avessero nient’altro da fare – protestano: look da pirata, occhio truce da sindacalista e mani da contadino, gli indipendentisti stanno picchettano fuori dalle mie sinapsi dalle ore due e trenta di questa mattina.

Il CDA è barricato nell’incavo del gomito destro (se tu fossi un neurone incazzato con i dirigenti, li cercheresti ovunque tranne lì).
Tutti i millemila faldoni dei verbali degli ultimi 18 mesi sono sul tavolo riunioni in plexiglas rosa. I consiglieri hanno una faccia da funerale. A novembre. A Lodi. Mentre fa freddo e piove*.
Dall’analisi dei documenti emerge che il cda non ha rimpianti, rimorsi o rughe d’espressione .

Il cda no, io di rimpianti nemmeno, ma compenso con un pallet di rimorsi e rughe d’espressione (ho una mimica spaziale), di disappunto (negli ultimi tempi sono piuttosto incazzata), post-trauma (come tutti) e congenite (alla nascita sembravo uno sharpei. Solo un po’ più peloso).
Non ha nemmeno la cellulite (sempre lui, la mia si spreca).
E non è nemmeno triste.

Il cda si è singlizzato per scelta, mica per forza. Quei bortoli dei N.I.S.S. invece oggi hanno la lacrimuccia facile, e sui loro cartelloni leggo cose come

“TRY AGAIN YOU’LL BE LUCKIER”
(BastardiSciovinisti: mi rubano pure le battute)

“CHI LASCIA LA STRADA VECCHIA PER LA NUOVA SA QUEL CHE LASCIA MA NON SA QUEL CHE TROVA”.
(Non ci credo: questi parlano per luoghi comuni. Aspetta un po’ che mi dicono anche che non ci sono più le mezze stagioni…)

“SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO”
(Visto?!!)

Ok. manteniamo la calma.
Innanzitutto. Vi dico: fanculo.Andate tutti a far dell’altro. Tipo a lavorare. Barboni!
E poi, ripreso il controllo dei nervi, permettetemi di dissentire su tutta la linea.

No. Non si stava meglio quando si stava peggio. Quando si stava peggio si stava zitti e anche un po’ tristi. Vi ricordate? Siamo passati da “in fondo forse è ancora innamorato”, progressivamente al “magari mi vuole bene”, fino a sprofondare inesorabilmente verso il “se non altro non mi mena”. Se fossimo stati davvero meglio saremmo ancora là.

Si. Mi manca la mia famiglia. Ma non mi manca quella che non ho più. Mi manca quella che devo ancora fare. Ovvero mi manca come potrebbe mancarmi un desiderio che non si è realizzato, non come qualcosa che ho perso.

Si. È ovvio che sono “ferita”. E anche che non è stata una passeggiata. E anche che forse non sono ancora guarita (certe cellule, una volta distrutte, non ricrescono più). E sì. Sentire il nano che chiede certe cose (f”ammi un fuatellino” e via dicendo …) o ne butta lì altre sul suo babbino innamorato, non mi lascia indifferente. Sono un po’ stronza, vero, ma non sono una pietra. E nemmeno un essere aberrante (giuro, anche se un tizio sosteneva il contrario).

No. Non ho paura di restare sola. No. Non mi fa paura la casa vuota. Mi piace da matti: sono una disordinata minimalista e ho bisogno di un sacco di spazio. E di cacciaviti e trapani solo miei.

No. Non mi tange minimamente presentarmi da sola ai matrimoni, ai funerali (in versione vedova sono uno schianto),o agli eventi mondani – ai quali per altro non partecipo da tre generazioni. È molto meglio andarci da sola che trascinarsi dietro uno zombie lamentevole che ogni tre per due bofonchia cose come “andiamo?” , “quand’è che molliamo?” , “secondo te dobbiamo aspettare che finisca la messa?” e affini.

No. Non sono cinica. Non sul serio. No.
Ma voi, N.I.S.S. del piffero che non siete altro, tornate a fare qualcosa di utile, che ne so, tipo farmi crescere i capelli più in fretta, o andare a caccia di endorfine, per esempio.
E piantatela di fracassarmi i maroons che, francamente, ho altro da fare.
Soprattutto di notte, quando – tanto per dirne una – vorrei svenire e sognare di volare con Iron man sopra l’Islanda, giocare a monopoli con Ivana Trump (e lasciarla in mutande), fare la lotta con Abantantuono vestito da Attila o cavalcare a pelo al fianco di Temujjin in provincia di Ulan Bator.

 
 
*battuta rubata a Pozzetto, dal film “oggi sposi” andato di recente in onda su sky (sarà pubblicità occulta?!)
 

Coppie scoppiate
L’ENNESIMA INCOMPRENSIBILE FOLLIA OVARICA
di Sam Stoner

Avere un compagno è segno di successo.
E’ questo che Giovanna continua a ripetersi.
Ma allora perché lei non è felice?
Basta fare un piccolo sforzo e ricordare come stava prima di far entrare Carlo nel suo appartamento, di presentarlo ai suoi genitori, di permettergli di ridisegnare, in bagno, la disposizione dei flaconi di crema idradante, dei districanti per capelli, della lavanda vaginale. Prima che lui le dicesse che quei volumi esoterici nella libreria dovevano far posto ai suoi dvd.
Ora ricorda: aveva bisogno di qualcuno presente mentre guardava la tv e mangiava.
Era sola!
Quest’uomo le doveva piacere? Non necessariamente.
Eppure, adesso, condivide pure il letto con questa persona che non deve necessariamente piacerle. Certo, così deve essere: perché sapere che l’altra metà del letto è occupata stabilmente significa che è una donna di successo. È riuscita a superare i trentacinque anni e avere quella fottuta metà del letto occupata da un ammasso di carne pelosa che russa e le concede le spalle per cinque/sei giorni a settimana.
Sì, perché ora, la sua vita sessuale è scandita dai sabato. Ai primi tempi della loro relazione era un last minute orgiastico continuo. Si scopava senza orari e in ogni luogo. Però, a pensarci bene, era durato poco quel periodo. Non riusciva proprio a capire come fosse arrivata ad aspettare il sabato come un drogato in crisi di astinenza. Voglio solo una leccatina! Una bottarella! Qualcuno mi fotta!!!
Però, il sabato è rassicurante.
Significa che hai un uomo.
Mentalmente è splendido. Non c’è più la palpitante incertezza di non incontrare nessuno di interessante nei locali o alle cene oppure tra gli amici degli amici e si eliminano, così, anche le conseguenti uscite e prove di sesso tremolanti, incerte, imbarazzanti, maldestre, insoddisfacenti. Anche se una parte di lei pensa alla mancanza di scopate sfrenate, coiti orali, amplessi che avrebbero fornito elettricità a una timorata cittadina cattolica del sud per una buona mezz’ora.
Roba da single sfigate.
No, ora c’è il sabato.
La procedura: Carlo, il suo compagno, il suo uomo!, le sale sopra, fa quanto richiesto dai suoi organi genitali, totalmente disinteressati a quanto accade ai loro corrispondenti femminili all’interno dei quali si sta sfregando e poi si mette a vedere la televisione. Lei, con una buona approssimazione, può ormai indovinare il numero di minuti di questa eccitante unione. Ma quello è il suo uomo! L’avrebbe ritrovato il mattino successivo e quello ancora.
Non è della stessa opinione la sua vagina. Anche se ormai, poverina, non riesce più a far sentire la propria voce uterina. L’ha persa anni prima, in quel periodo che coincideva con la convinzione di poter avere figli.
Figli. Argomento tristissimo.
Ma mai più triste della convinzione che qualunque fertile cazzo fuori della sua casa possa ingravidarla. Ma non quello di lui.
Perché?
Ma perché è presto per pensare di avere figli, gli continua a ripetere. Lui ha “solo” quarantacinque anni. C’è tempo.
Tictac tictac tictac tictac tictac tictac
Niente paura, è solo l’orologio biologico di lei che alla soglia dei 36 anni comincia a farsi sentire. Ma c’è tempo, si ripete nella sua metà del letto il cui confine è segnato dalla schiena di lui. Ho solo 36 anni. E’ presto per avere uno strafottuto figlio!
La verità è che erano solo finiti insieme. Quando quella troia di Anna glielo aveva presentato aveva scoperto delle affinità sconcertanti con quest’uomo: coincideva la meta delle vacanze, avevano la stessa predilezione per cibo messicano, inoltre lui aveva un buon profumo, era libero e desideroso di una compagna. Così, erano finiti insieme.
Il fatto che ora veda la sua vita come un totale fallimento è una falsa percezione. Lei è felice, è una donna di successo! Così straordinariamente felice da farsi venire uno sfogo sulla pelle per aver rifiutato l’invito per un aperitivo da parte di quel bel ragazzo single e del suo cazzo in erezione sette giorni la settimana! Quel beep continuo e quasi impercettibile che le sembra di sentire sempre più spesso, non si deve alla sveglia guasta di un vicino, ma proviene dal macchinario che misura i parametri vitali della sua relazione, ormai distesa su un freddo tavolo di marmo in attesa dell’autopsia. Non riesce neanche più a guardarsi riflessa negli specchi di casa, quegli specchi che prima dell’arrivo di questo sconosciuto, ritraevano una donna vitale, bella, adamantina.
– Cara, dove sono gli specchi?
– Li ho buttati! E adesso vieni a mangiare questa cazzo di colazione!
Sono adorabili le piccole gioie della vita di coppia.

Dedicato a M., H., S., S., S. e atutto il resto dell’alfabeto.

TRY AGAIN

TRY AGAIN

Diciamocelo
Quante coppie felici conoscete?
…Parlo di coppie sposate, sposate da tanto e vi chiedo se ne conosciate qualcuna di cui affermare -oltre ogni ragionevole dubbio- che sia DAVVERO felice (almeno oltre ogni ragionevole dubbio, Signore e Signori della Giuria…).

Non mi riferisco alla moltitudine di famiglie del Pan di Stelle che sorridono in pubblico e magari tubano pure, ma tacciono nel privato (ognuno preso dalle rispettive vite private), ma a individui coniugati che GODANO l’uno dell’altrui presenza dopo enne anni di convivenza, traslochi, pranzi della domenica con la suocera, film su canale5, esodi sull’adriatica, e calzini mangiati dalla lavatrice (quasi tutte le lavatrici mangiano i calzini-tranne le Miele, che essendo TeTesche, mangian solo quelli bianchi, di spugna, con i sandali intorno).

Voi ne conoscete almeno tre?
Io no.
Oggi no. Fino a qualche anno fa ne contavo un paio.

La prima coppia e’ l’unica che abbia davvero resistito alla ruggine emotiva della routine: lei e’ rimasta vedova, ma fino all’ultimo giorno, i due erano innamorati come colombi e trombavano come ricci (nella sua ultima lettera, poco prima di andarsene, lui le ricordava un infinito elenco dei posti in cui avevano fatto l’amore, invitandola a continuare a vivere e augurandole di innamorarsi di nuovo as soon as possible!).

E ad alla seconda credevo di potermi arpionare nella traversata della mia prima navata matrimoniale: se due persone tanto lontane (lui un fanta-manager belloccio e vanesio, lei una fata naif caduta da un libro di fiabe) dopo vent’anni ancora funzionavano, maybe, potevo avere anch’io una fettina di Mulino Bianco, e coltivare pargoli pur continuando a lavorare, sistemare il trucco in ascensore e sciogliermi i capelli prima di entrare in casa, e poi saltare al collo del mio fighissimo consorte dopo una giornata di Briefing, Meeting, Cross Selling e Sbuffing, prima di (beata innocenza) brindare davanti al fuoco e rotolarmi sulla coperta di pelliccia fino all’alba…

Ma sbagliavo (mentre io dicevo -tremando- silovoglio, loro avevano gia’ scarabocchiato i loro nomi sulla sentenza di separazione…).
Credevo in qualcosa che non esisteva. Non piu’. Da almeno 6 anni, l’aitante FinanziereFedifrago, aveva una relazione extra coniugale. E da almeno 2, gia’ portava l’altra alle serate mondane!

Non voglio dire che non ne esistano. Solo che non gravitano intorno alle mie orbite.
…Che io non ne vedo.
Ci credo. Ma come credo ai quanti, alla teorie delle stringhe e alla nanotecnologia (e sotto sotto anche agli elfi, ai cavalieri della tavola rotonda, e ai direttori marketing innovativi).
Ho letto qualcosa. La materia e’ affascinante, anche se complessa…
Non ho mai visto un atomo in un nanoscopio nucleare. Mi fido degli scienziati che ho letto…ma…come dire… Chissa’.

Quello che so e’ che pur non avendo esperienze dirette positive ed edificanti, continuo a sperare di incontrare qualcuno che riesca a sopportare il mio caratteraccio, che mi insegua per farmi il solletico (e strapparmi la biancheria) e che davvero mi faccia perdere la testa (e riesca a chiudermi la bocca, ogni tanto, magari con un limone da film).

Quindi. Per chiudere. Non ci servono statistiche. Non occorre sapere che in Italia solo un matrimonio su cinque (come le sorprese dei Kinder) continua oltre il settimo anno. Ne che le sentenze di separazione superano tre a uno le pubblicazioni di matrimonio.

Siamo attratti dall’altro sesso (e mica tutti solo dall’altro).
Quando incontriamo qualcuno, i nostri ormoni se ne strafregano delle nostre convinzioni, non leggono i cartelli di pericolo, saltano le recinzioni, tagliano il filo spinato e ci regalano fremiti di delirio e cucchiate di endorfine.
E per quante storie finite e sfigate uno abbia in portfolio, quando qualcuno abbatte le nostre resistenze e ci strappa via uno dopo l”altro i veli del sospetto, noi ci innamoriamo. Poi magari passa, ci stufiamo (o ci innamoriamo d’altro), ma -per la legge dei grandi numeri-vale la pena provare al suono del “Try again you’ll be luckier….”
LA RIVINCITA DELLE CASALINGHE!!!

LA RIVINCITA DELLE CASALINGHE!!!

“Bisogna tornare alle origini. La famiglia non può durare se andiamo avanti così. La donna deve occuparsi dei figli e della casa. (Le storie ) … falliscono perché gli uomini non sono più uomini e le donne non sono più donne. La parità fra sessi è come il comunismo: un’utopia, e come tale non può funzionare. Bisogna tornare indietro a quando la donna si occupava della famiglia e vedrai che fra qualche anno ci arriveranno tutti.”

Questo è l’estratto di una conversazione recente fra la sottoscritta e un suo conoscente appena uscito da un matrimonio travagliato.

Secondo il NeoSingle, in sostanza la principale e più importante fra le cause di separazione di oggi, è da attribuire alla parità fra i sessi(al fatto che le donne votano, escono di casa, hanno dei pensieri propri e cose così…)!
Il fatto che la famiglia del 2010 sia molto diversa da quella del 1910 e che le signore di oggi si debbano dividere tra casa e carriera, rende tutto molto più difficile e porta inevitabilmente alla rottura.

A questo punto mi faccio una domanda: come staresti a casa? Se da domani un tuo ipotetico marito pretendesse di chiuderti fra le mura domestiche (magari concedendoti un giretto al villaggio once in a while..), saresti più accomodante, felice, serena..e magari “fertile” di oggi? Mmh. Mi sa di no.
Penso a mia madre, casalinga Deep-inside, e me la ricordo davvero poco ilare (a dirla tutta più sull’incazzato andante e per ovvie ragioni) presa com’era tra montagne di biancheria da stirare, una casa gigante da ribaltare come un calzino ogni giorno, due tonnellate di verdure da mettere via, un’idrovora come consorte (preoccupato a pranzo per la cena successiva) e davvero poche soddisfazioni … penso alle mamme casalinghe che conosco/ho incontrato e nemmeno da loro mi arrivano felici esempi da seguire. E se poi guardo le blondies che popolano i quartieri più chic della mia cittadina di provincia … preferisco di gran lunga la mia giornata alla loro :

bimbi fuori dai suv ore 8, cappuccino e spetteguless fino alle 9, pilates fino alle 12, poi massaggio al miele, parru e un giro si shopping fino all’ora del ritiro pargoli che vanno accompagnati a nuoto, scherma e cavallo prima di andare a lezione di grammatica…(i bambini delle blondies, non si sa come, ma vanno a ripetizione dal secondo anno di asilo).

Io adoro lavorare. Amo quello che faccio. Mi piace incontrare gente, emettere fatture, raggiungere i budget e farne di nuovi. Mi piace perfino avere a che fare con le banche e con le assicurazioni… E non sono una di quelle che davanti a un fornello va in paranoia, perché cucino. Mica male anche. E sono in grado di tenere in ordine una casa, un figlio e un marito (perché uno ce l’ho avuto, ma al settimo anno è uscito di scena).
Se il mio matrimonio è fallito non era certo perché io lavoravo.  Magari io sarò anche una stronza (e non occorre che vi affrettiate a commentare), magari lo sarà stato anche lui (un po’ stronza), o magari – molto più semplicemente-  insieme non funzionavamo.
IO ero innamorata pazza di lui.
Poi le cose sono cambiate. Non ci parlavamo più. Non ci divertivamo più. Non giocavamo più (tantomeno facevamo altro) da mesi. Io pensavo addirittura di essere “fatta così” e poco scopifera per natura (mi sbagliavo. Eccome … ).
Erano silenzi, pacchi e ciuffi di divano- sky e ancora silenzi. Eravamo due persone diverse (molto molto molto diversi) sotto lo stesso tetto. E abbiamo cominciato ad odiarci.
Così io ho preso la situazione in mano, l’ho ringraziato e l’ho lasciato andare per la sua strada (che l’ha riportato dritto dritto dai suoi genitori). L’ho sposato perché con lui ero felice come non mai. quando ho smesso di essere felice, l’ho lasciato. Ed è successo quando mi sono accorta che non era mai stato innamorato di me, ma che la sua era una scelta razionale (ero la migliore opportunità per metter su famiglia, triste, no?!) e che per lui potevamo tranquillamente stare zitti e tristi per i prossimi 50 anni, come tutte le altre coppie sposate.
E in ogni caso, per qualche mese di una delle mie sette vite, sono stata CASALINGA e posso assicurarvi che non ero per nulla più easy di oggi, e che la mia giornata era forse anche più frenetica : avevo una produzione settimanale di marmellate da far invidia alla Hero, per non parlare delle tonnellate di pasta fresca appesa per ogni dove dalla cucina alla lavanderia su dedali di fili volanti.
Avevo solo qualche problema con il ferro da stiro (non ci siamo mai piaciuti), ma per il resto me la cavavo benissimo ed ero più esaurita che mai.
Quindi – a meno che non mi si proponga una malga con formaggiaio incluso, sperduta in un bosco, circondata da un panorama mozzafiato e tanti cervi quante qui sono le zanzare a luglio- io PASSO e continuo a far fatture. (magari il mio secondo marito sarà un commercialista, chi lo sa?!).