Scrittrice cerca moglie

Scrittrice cerca moglie

MAD FEMALE WRITER

Ho quasi quarant’anni e mamma ancora non s’è rassegnata. Il mio ménage à trois non la soddisfa. Teme la solitudine, lei, per me e non sa che la mia è un’Isolitudine  volontaria e felice. Per quanto possa essere felice un mortale che scrive, chiaro.

Perché non si dica mai che non l’ascolto e che non rifletto sulle sue parole (cit. test.), nelle notti scorse, ci ho pensato. Uno dei tre si grattava dopo un intervento, faceva caldo e non riuscivo né a leggere né a dormire. Dopo aver pensato per quasi otto minuti, ho acceso l’abat-jour a forma di cuore, che si chiama One from the Heart, disegnata da Ingo Maurer. E ho visto.

Cosa?

La luce (rossa, tra l’altro, in perfetto pendant con l’effetto alert da DEFCON 2).

Ovvero ho capito perché non avessi trovato quel che cercavo o che credevo di cercare.

Non lo trovavo, perché cercavo male.

Sbagliavo la chiave di ricerca.

Dopo l’illuminazione, neanche a dirlo, mi è stato tutto più chiaro.

Essendo io una femmina etero, fu sposata, già separata, da un pezzo divorziata, pur non volendone uno, cercavo un marito.

La mia esperienza con il Signor Numero uno, evidentemente non mi era bastata per capire di cosa davvero avessi bisogno. Una come me, che non lavorando lavora twentyfour hours per day, seven by seven, che se non ha il branco da sfamare nemmeno mangia, che tiene alla propria indipendenza più che alla pelle delle palle che si è cucita addosso, che deve mettersi le sveglie per ricordarsi di riempire e svuotare la lavatrice e il frigo e la cassetta della posta, che ha un garage da far invidia al Brico, non ha (mai avuto) bisogno di un marito, ma di una moglie.

Mi serve una moglie.

Una di quelle anni Cinquanta, anche.

Mi serve una persona che ami la casa, che abbia un lavoretto suo, non troppo impegnativo, s’intende, ma sufficiente a garantire il minimo sindacale di autosufficienza economica senza intralciare la routine domestica, che sia socievole ma mai sguaiata, che sia piacevole alla vista, al tatto e all’udito.

Che sia comprensiva (per tollerare i miei orari/umori/flirt).

Che sia dolce e divertente. Possibilmente pure sexy.

Che cucini (bene). Che abbia la predisposizione ad avere una vita sua e che non abbia la pretesa di impicciarsi troppo della mia.

Che sia abbastanza colta per stare a tavola con me e i miei pari, ma non al punto da diventare una minaccia per le mie sinapsi. E/o per il mio ego.

Che sia giovane, ma biologicamente risolta. Ovvero che non voglia altri figli (al massimo altri cani).

– See, certo, e poi come fai a sopportarla, una così, tutto il giorno, tutti i giorni? – mi ha detto Stefania, ieri sera, mentre elaboravo la bozza della soluzione/annuncio che sto testé scrivendo. – Lavori da casa – ha puntualizzato, con l’occhio saputello.

– Adesso sì. Ma potrei prendermi un ufficio, no? E poi tornare tardi e trovarlo ad aspettarmi, vasca e frigo pieni.

– Trovarlo?

– Sì. TrovarLO. Esatto. Al maschile.

– Ma non avevi detto che vuoi una moglie?

– Certo. Ma siamo nel 2016, no?

– Eh. E allora?

– E allora, nel 2016, chi lo dice che una moglie debba essere femmina?

– Il vocabolario?

– E chissenefrega del vocabolario! Le definizioni cambiano. Le parole nascono, crescono, mutano. Prendono nuovi significati. Sentieri non battuti. La lingua segue lo scopo specifico che serve a spiegare il concetto che ci serve. Se il concetto regge e funziona, la lingua si adatta. A me serve una moglie. Una moglie maschio. Un esemplare adulto di moglie maschio.

– Apriamo i casting?

– Che ami i cani, l’ho già detto?

 

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Come trovare l’uomo perfetto in 10 semplici mosse.

Come trovare l’uomo perfetto in 10 semplici mosse.


Sei alla canna del gas? Ti senti davvero così demotivata e triste e giù di corda, da aver cercato in google la soluzione dei tuoi problemi di cuore? Hai voglia di una vera storia d’amore, di quelle da romanzi rosa, palpitazioni e farfalle nello stomaco?

Bene. Anzi, no: male.
Perché qui, su womenusersmanual.com non troverai la risposta. Non troverai la formula magica per far apparire, da sotto i cuscini del tuo divano, o al tuo campanello con una rosa in bocca, il principe azzurro che stai aspettando. Vuoi sapere perché? Perché se avessi un segreto come quello, farei il Messia, non la blogger.
Non ce l’ho, io, la formula magica, e nemmeno la cerco, del resto. Ma qualche trucchetto da condividere invece sì. Quali?

Ok, partiamo.
E partiamo dal presupposto che l’uomo perfetto debba essere perfetto da ogni punto di vista, per lo meno per te che lo cerchi (io ho smesso da un pezzo e scrivo con cognizione di causa, ma soprattutto d’effetto).

Deve essere sexy (occhio che non ho scritto bello, ma sexy).
Deve essere acuto. Forte. Ma anche taaanto sensibile. Adulto. Però curioso e dispettoso come un cucciolo di labrador. Non deve avere paura di niente e deve farti sentire al sicuro. Deve essere muscoloso (perché i muscoli ti fan sentire protetta e ti fanno immaginare che in caso di bisogno il tuo uomo sia pronto a fare a botte per te). Deve essere goloso, ma certo non un water. Deve essere prestante, ma non fissato. Deve piacere, ma mai compiacersi. Deve piacere a tutte, ma non cagare nessuna. Deve adorarti, crederti, ascoltarti, girarti al largo quando hai le ovaie girate e non  smettere mai di dirti quanto tu sia l’essere più sensuale del pianeta (anche se vai a letto come una foca monaca infilata in un pigiama di pile coi piedini).

Lo vuoi intelligente e colto come un docente plurilaureato.
Lo vuoi semplice come un boscaiolo o un metalmeccanico.
Lo vuoi poeta e vuoi che ti scriva temi via sms e mail per farti sapere quanto tu sia importante per lui.
Lo vuoi in grado di ripararti il frigo o la pucci incantata, come il più bravo degli idraulici.
Lo vuoi Master Chef, per deliziare il tuo palato.
Lo vuoi magari anche casalingo, per darti una mano, anzi per sostituirti con il ferro da stiro che tu tanto odi.

Già. Certo. Come no?
… in una sola parola, cara la mia Sleeping Beauty [a questo punto dovresti già aver intuito una sottile linea d’ironia, tra una presa per il culo e l’altra, o no?),tu, il maschio, lo vuoi multi-tasking.

Peccato che l’uomo non sia, per definizione, statuto, cromosomi, indole, DNA e cultura, affatto multi-tasking.
L’unica cosa di mono che ha, l’uomo, è proprio il tasking.

Se guarda la TV, non si accorge nemmeno se la casa va a fuoco, figuriamoci se riesce a dirti se tu stia meglio con i collant marroni o quelli verdi.
Se mangia, non ascolta.
Se ascolta, è già tanto che senta, figuriamoci se riesce a fare altro.
Se lavora (e gliel’hai già data a sufficienza per non farlo stare più sulla corda) non può pensarti e se ti dice che lo fa, mente.

La soluzione (ecco che arriva il trucco) non è cercare il multi tasking in un uomo: è cercare un solo tasking, purché certificato, in più d’uno (e adesso svieni pure, fai OOH e MADDAI NOOO, ma vai avanti a leggere, che è ora di svegliarti!).

Cercati un prof, un idraulico, un boscaiolo (o un metalmeccanico, fa lo stesso), un poeta, un ballerino di salsa, un cuoco (meglio se stellato), e un fisico nucleare. Ma non credere (o smetti subito di farlo) di poter trovare sei o sette delle perle sopra riportate in un solo maschio. A meno che… tu non decida di cambiare sponda e darti alle quote rosa. Ma se fai parte delle tradizionaliste e sei  più affascinata dalla spada che dal fodero, beh, non ti resta che rassegnarti e concedere alla tua tradizionale (e un pelo medievale, diciamocelo) piccola psiche di esplorare La Regola del 3.

Di cosa parla la regola del tre? Del potere (straordinario, taumaturgico, quasi magico, ma in fondo solo terribilmente scientifico) della DIVERSIFICAZIONE: un principio aureo da applicare in finanza, con i clienti, come nel marketing tanto quanto con i preventivi per una nuova vasca da bagno.

Ma se vuoi scoprirla, ti tocca cliccare sul link e andare a leggertela da sola.
Ciao e baci.

Qual è il tuo uomo ideale?

Qual è il tuo uomo ideale?

Pochi giorni fa, durante un convegno, mentre il corpo che ospita tutte le mie personalità era impegnato a fare la blogger, io ho intervistato una super gnocca. Tolti i panni business oriented e indossata la faccia da fashion victim, ho abbordato una fanta-figa e, dopo la marketta* di cortesia, le ho fatto un paio di domande.
“Qual è il tuo uomo ideale” – le ho chiesto, dando il via al consueto fiume in piena di luoghi comuni.
Lo voglio intelligente. Lo voglio divertente. Voglio che mi faccia ridere. Che mi prenda “di testa” e via andare.
Ora. Probabilmente se la super-gnocca fossi stata io, avrei risposto more or less le stesse cose.

Di fatto, care le mie lettrici e cari i miei lettori, sappiamo tutti come l’uomo ideale non esista. O esista solo in via letteraria e non sul tessuto, sudaticcio, non filtrato e dannatamente reale, della vita letterale. Vera.
Io, per esempio, da piccola, ero innamorata di Terence.
(E di Magnun P.I., e di MacGyver, e dell’Uomo Tigre e di Kit, la macchina, non il guidatore).
Poi, arrivata all’adolescenza in una famiglia bene, educata dalle Orsoline e dai Piamartini, ho iniziato a perdere la testa solo ed esclusivamente per quello che mia madre chiamava “il prototipo del disgraziato”.
Lo sognavo rock, io, il mio maschio perfetto. Fuori dagli schemi. Poetico, decadente. Colto e dannato. Soprattutto dannato. Sì, decisamente dannato. Il top of the pop, quando avevo diciassette anni, per me, era il piccolo delinquente. Mi piacevano quelli che a scuola (privata, ovvio) bruciavano le lezioni per andare in castello. Mi piacevano quelli che non c’erano mai ai diciottesimi. E alle feste in piscina. Mi piaceva chi sapeva cosa dire, ma spesso stava zitto.  Quelli che facevano sbavare me, però, uscivano con tipe molto-molto diverse dalla sottoscritta. Ho capito abbastanza presto come la femmina ideale del mio maschio ideale non fossi io. Nemmeno un po’. Dopo aver atteso qualche anno che il rockettaro del quartiere si accorgesse della mia intelligenza o della mia garbata gnocchitudine, ho mollato la spugna. E ho iniziato a uscire con quello che passava il convento.
Il mio convento, ubicato in una piccola città di provincia del nord Italia, era (ed è) fatto di esseri umani nella media. Mediamente intelligenti, ma non fulmini. Bellocci magari, ma non adoni. Piuttosto interessanti, ma non da bava alla bocca. Bravi ragazzi. Chi più, chi meno.

Mi sono fidanzata con un compagno d’università che frequentava gli stessi pollai che vivevo io: facoltà di giorno, diciottesimi prima e feste di laurea poi, sciate in inverno e party in piscina d’estate.
Ed è cambiato, anno dopo anno, il mio concetto di uomo ideale. Io ho smesso (quasi del tutto) di trovare interessanti i disgraziati e mi sono fatta piacere concentrata sui bravi ragazzi. Erano lì. Erano intorno a me (come la Vodafone) e – per di più- sembravano interessati! Camicine azzurre con le iniziali, faccia pulita, tennis, sci, barca a vela, e curricula a prova di certificato qualità.
Chi mi ha fatto perdere la testa, però, fino a portarmi oltre l’altare, era un “fuori-catalogo”, davvero diverso dal profilo del maschio cui fino ad allora mi ero associata.
Per quanto, dunque, le femminucce si ostinino a cercare un uomo ideale, a immaginarlo e a raccontarsela (anche in diretta, alle sciocche blogger che fanno domande idiote!), non c’è davvero niente da profilare. Nulla da mettere a budget.
L’amore, a differenza del business, anche se subisce l’influenza delle regole del marketing, come qualunque altra cosa nella nostra vita, è uno di quegli argomenti che comunque tu la metta, ti lascia impreparato. E ti coglie alla sprovvista.

SWITchicks VOLUME 1: DEVI TROVARTI UN FIDANZATO.

SWITchicks VOLUME 1: DEVI TROVARTI UN FIDANZATO.

WUM) NR 1: 

“DEVI TROVARTI UN FIDANZATO”

“Devi trovarti un fidanzato” – mi dice la mia amica, che poi prosegue (e peggiora di parecchio), aggiungendoci un bel “che così poi fai capodanno con noi”.
“Ma un uomo no?” – Si chiede (e mi chiede, giorno sì e giorno pure) mia mamma.
“Sai una di quelle cose che ti girano per casa, ti aggiustano il lavandino e ti chiedono dove sono i suoi calzini” – fa eco mia sorella (maggiore, molto maggiore, così maggiore da aver quasi già diritto alla pensione. O all’ospizio, almeno. Per come la vedo io).

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