Come baciare da dio (estratto da Come diventare un Cesare, imperatore dei sensi e dio del sesso)

Come baciare da dio (estratto da Come diventare un Cesare, imperatore dei sensi e dio del sesso)

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Ci siamo. E partiamo dalla più straordinaria delle penitenze dei giochi dei nani, dopo dire e fare e prima di lettera e testamento.
Parto da qui, dunque, dal bacio, perché non si può parlare di sesso senza tirare in ballo il bacio.

Il sesso senza baci è un piatto di spaghetti al pomodoro fresco e basilico, senza spaghetti. E senza pomodoro fresco. E alle volte senza nemmeno il basilico. Resta solo il freddo della ceramica, o della porcellana, che è fredda uguale, ma è più cara.
Quindi è da qui che si comincia, dal bacio, da quella che è la più intima delle unioni tra due corpi e l’anfiteatro, tempestato di fuochi d’artificio e inondato da fiumi di acquolina, del piacere.
Quando ci baciate, entrate dentro di noi, e se vi permettiamo di farlo, ci aspettiamo che ci piaccia. Tanto. Da morire. Bella forza, direte voi, ma come cazzo facciamo a sapere come vi piace essere baciate? Non è che siate tutte uguali, no?
Vero. C’è a chi piace 5000 benzina, di quelli con il rombo, che le incolla al muro e le sciarpa due metri di lingua fino a solleticare l’ugola, senza nemmeno lasciarle il tempo di un “Ciao come stai”. A qualcuna, invece, piace lungo, intenso da morire ma diesel, che parta piano e vada in crescendo e pure in aumentando. All’altra, piace in stile Visitors, a colpetti veloci, malandrini, furbetti. A un’altra ancora, magari, piace in balconata: con le lingue che si sfiorano, ma con le bocche di là dalla ringhiera. E poi ci son quelle a cui piace più il desiderio del bacio, che il bacio in sé: quelle così diventano sceme per il bacio che ci gira intorno, si fa aspettare, poi le sfiora, si sposta, sfugge e ritorna, in un crescendo di tensione e umidità da clima pluviale, in agosto, coi monsoni.
Il segreto, l’unico e solo, è ascoltare. È sentire. Ascoltare con la pelle. Sentire con gli occhi. Toccare con mano (spesso e volentieri). Se la donna che state baciando piano piano, o forte-forte, o un po’ piano e un po’ forte, non si scioglie come burro nell’anti-aderente, tocca cambiare ritmo. O modo. O tecnica. O pathos.
Ecco. Già, il pathos. Sappiate che in questo e-book che voi avete appena scaricato e io non ho ancora scritto, la parola pathos verrà ripetuta tra le trenta e le millemila volte (non avendolo ancora scritto, non posso fare “trova” e poi “conta” per dirvi il numero esatto, ma fidatevi sulla parola). Il pathos viene dal greco (linguaggio, non ristorante) e quando viene si sente, anche senza conoscerne l’etimologia o sapere cosa sia.
Quando c’è, si tocca, si annusa, si respira. Fa aumentare la tensione, crescere quel che deve crescere e aprire quel che deve aprirsi. E non parlo (solo) dei chakra. Fa rima con chimica, con quella roba stranissima che calamita due corpi e li tiene appiccicati (fisicamente e mentalmente) anche quando fa un caldo boia, anche a distanza, anche in mezzo a un pallosissimo convegno sulla certificazione di qualità per il mollusco afgano. La chimica è una cosa rara. Forte. Fighissima. Ed è quella cosa che ci rende (tutti: signore, signori, milf, cougar, gay e lesbiche, maestrine frustrate e shemale assatanate) assolutamente schiavi di un corpo, di una pelle, di un paio di mani, occhi, labbra, di odori e sapori. È quello che ci fa sbavare, che ci rende divino perfino ciò che fino a ieri magari ci schifava o non ci interessava affatto.

La chimica, prima della fisica, mooolto prima della fisica, è l’ingrediente base del sesso perfetto. 

Per cui, se con la vostra pulzella non la sentite, potete anche chiudere questo ebook,  chiudere l’applicazione di lettura e aprire Ruzzle, o Candy Crush, Clash of Cans o quello che vi pare. Da me, qui o altrove, non avrete insegnamenti e trucchi per trovare la chimica, al massimo per esaltarla e glorificarla. E mica perché non voglia, o perché magari pensiate stia scrivendo per un altro manuale sulla chimica (cosa che potrebbe anche essere, ma – mettetevi l’anima in pace – non ve lo direi comunque), ma perché non posso, perché non ci sono. Perché la chimica, cari Signori, o c’è (e c’è da subito, dai blocchi di partenza) o non c’è, e se non c’è, non ci potete fare molto.
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Credits: immagine tratta da “Il ricordo perduto”

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