Sii felice e goditela.

Sii felice e goditela.

Dopo qualche eone di pura sciolta e fulmini e dolore e sangue come se piovesse, un bel giorno incontri uno che ti piace e a cui – così pare – pure tu piaci. Inizi a uscirci e – invece che stufarti – ti piace sempre di più. Passano i giorni, le settimane, i mesi e cominci davvero a godertela: stai bene, lui non ha menate (o non troppo ingombranti, per lo meno per te) e tu nemmeno (per lo meno per lui). Lui ti coccola, ti vizia, non ti nasconde, non ti fa diventare gelosa (come una Gorgone) e ti riempie di quelle attenzioni che aspettavi dal secondo anno di asilo (nel primo ti stavi ancora orientando). Sembra amore, con una emme e, per quanto faccia paura, sembra tutto davvero molto figo.
Così, come fosse la cosa più naturale del mondo, inizi a parlarne e a condividere tutto ‘sto po-pò di happiness. E partono le rogne.
“Stai attenta.” E :”Vacci piano”. E: “Non fidarti”, son le più morbide, seguite a ruota da quelle a forma di butt plug. Con le punte d’acciao.
E tu t’intristisci. Passi qualche giorno tra il meditabondo e il perplesso e ti chiedi se quel che fai, che stai facendo, che stai vivendo, sia nell’ordine: vero, giusto, eco-solidale.
Vuoi una risposta?
1) Magari no, magari non è vero. Se per vero, tu e l’eco intendete “per sempre”. Niente è per sempre, nemmeno tu. Quindi, magari finirà, ma chissene, no?
2) No. Non lo è. Non è giusto.
Che tu sia così schifosamente felice, con tutta la povera gente che si rantola nell’incazzatura.
3) Ibidem. Per far felice te, ne avrà seppellite almeno un paio di dozzine. Di cui un dieci % da vive. Sicuro come l’oro (a meno che tu non stia frequentando un adulto in odore di santità, ma un umano normale, è davvero probabile abbia qualche scheletro, dietro le spalle). E quindi niente: eco-solidale una beata fava.
Dunque?
Niente. Zitta e goditela.
Che non è dato sapere quando. E nemmeno per quanto.
😉

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100 modi per capire quando non è amore.

100 modi per capire quando non è amore.

  1. Se non è condiviso
  2. Se quando lo chiami lui  non ti risponde.
  3. Se ti chiama ogni tanto.
  4. Se quando non puoi rispondere, non lo richiami subito, appena possibile, anche un attimo prima.
  5. Se ti si presenta nel cuore della notte o senza preavviso o in last minute.
  6. Se sparisce nei weekend.
  7. Se spegne il telefono dopo le nove di sera.
  8. Se lo riaccende il lunedì e ti chiama come nulla fosse.
  9. Se ti dice che gli piaci da morire ma l’altra non la può mollare, non subito, non oggi.
  10. Se ti senti a disagio. O non completamente a tuo agio.
  11. Se lui si sente in competizione costante con te.
  12. Se gli piaci, ma sospetti che con una taglia in più di poppe, e una meno di chiappe, gli piaceresti di più.
  13. Se tu gli piaci, sì certo che mi piaci, ma perché non fai un po’ di sport?
  14. Se ti toglie il cestino del pane dalle mani.
  15. Se non si accorge mai che il tuo bicchiere è vuoto.
  16. Se si dimentica sempre il portafoglio (pensa un po’ che caso).
  17. Se non hai mai voglia di cucinare per lui.
  18. Se per lui hai sempre altro da fare.
  19. Se non hai mai mollato una riunione per rispondere a una sua telefonata.
  20. Se non ti preoccupi per lui. E non sei terrorizzata all’idea che possa accadergli qualcosa.
  21. Se non hai voglia di baciarlo. In continuazione. Senza sosta.
  22. Se non ti manca come l’acqua ai pesci e l’aria agli uccelli .
  23. Se non gli manchi ancora prima che tu te ne vada.
  24. Se non ti fa ridere.
  25. Se tu non capisci le sue battute e lui le tue.
  26. Se ti fa ridere, ma non ti fa sesso.
  27. Se ti fa sesso, ma non ti fa mai ridere.
  28. Se ti fa sesso, ti fa ridere, ma sua moglie è meglio che non lo sappia.
  29. E tuo marito nemmeno.
  30. Se hai paura di non essere all’altezza.
  31. Se credi che debba crescere.
  32. Se ti dice che devi crescere.
  33. Se ti senti sola.
  34. Se non puoi dirglielo, quando ti senti sola.
  35. Se non puoi farti vedere con lui (perché per ora è meglio così)
  36. Se non puoi conoscere i suoi amici.
  37. O non vuoi.
  38. Se non ti senti bellissima o abbastanza bellissima.
  39. Se non lo trovi bello bellissimo, da fare male agli occhi.
  40. Se credi che sia un uomo molto complicato, che richieda tempo, che sia traumatizzato e per ora va bene così.
  41. Se ogni volta che lo vedi non ti viene voglia di mangiarlo di baci.
  42. Se non fai fatica a trattenerti.
  43. Se al confronto non regge e se continui a fare confronti.
  44. Se a chimica andate da dio, ma a poesia non ci siamo.
  45. Se a poesia è un dieci e lode, ma a chimica un dal cinque al sei.
  46. Se non c’è dialogo.
  47. Se c’è un sacco di dialogo ma poco pathos.
  48. Se c’è pathos a pacchi e ciuffi ma menate a pallet.
  49. Se ci sono solo problemi e poche soluzioni.
  50. Se ci sono soluzioni, ma nessuna affrontabile adesso.
  51. Se lui ha un’altra.
  52. Se tu sei l’altra.
  53. Se lui ti piace ma anche Gianfilippo non è male.
  54. Se lui ha troppe amiche altissime, fichissime e che sembrano tutte zoccole (potrebbero anche esserlo).
  55. Se ti fai troppe domande.
  56. Se lui non vuole farsene.
  57. Se lui non fa mai domande a te e tu non hai il coraggio di farne a lui.
  58. Se sei la sua confidente ma lui non è pronto.
  59. Se tu non sei pronta ma gli vuoi bene.
  60. Se ti vuole bene e non vuole ferirti ma sa che potrebbe farlo.
  61. Se ti annoi. Molto spesso.
  62. Se non vi capite. Quasi mai.
  63. Se tu ti ricordi di aver detto bianco, lui dice nero, e non arrivate da nessuna parte.
  64. Se non ti chiede mai scusa.
  65. Se ha sempre ragione lui.
  66. Se tu non hai mai torto, soprattutto quando sbagli.
  67. Se sei sempre tu che ti spieghi male, e mai lui a non capire.
  68. E viceversa.
  69. Se “oh no, proprio stasera che c’è il grande fratello”
  70. Se “domani non se ne parla, c’è la Champion”
  71. Se quello che vuoi fare da grande è molto diverso da quello che lui vorrebbe tu fossi.
  72. Se già oggi sei diversa da come vorrebbe.
  73. Se ti piace, ma ci sono un po’ di cose di lui che vorresti cambiare.
  74. Se pensi di poterlo cambiare.
  75. Se sei gelosa. Maniacalmente gelosa. E possessiva.
  76. O se lo è lui. Da mandarti ai pazzi.
  77. Se non rinunceresti mai alle tue cose. Per principio.
  78. Se viene prima il resto del mondo e lui dopo, se ci sta.
  79. E viceversa.
  80. Se lui non è una priorità (dimmi che posto mi dai, mi dai, mi daaaai)
  81. Se non hai voglia di entrare nel suo mondo e restarci.
  82. Se non ti va conosca il tuo.
  83. Se è un inflessibile, ma solo quando fa comodo a lui.
  84. Se non ti ci puoi appoggiare.
  85. Se non puoi essere il suo sostegno.
  86. Se tu cammini da sola. E al massimo facciamo un pezzo di strada insieme.
  87. Se non vedi un futuro.
  88. O non lo vede lui. E guai a parlarne.
  89. Se non vorresti fosse il padre dei tuoi figli. Ammesso che tu ne voglia fare.
  90. E viceversa.
  91. Se lui ha voglia di divertirsi. E mica solo con te.
  92. Se non vedi l’ora di rivederlo, cinque minuti dopo che se ne è andato da casa tua. O tu dalla sua.
  93. Se non sei trasparente con lui.
  94. Se ritieni di non poterlo essere.
  95. Se non ne sei sicura e sei ancora lì che pensi “vediamo come va”
  96. Se non gliel’hai mai detto.
  97. Se non te l’ha ancora detto.
  98. Se temi che non te lo dirà. Magari mai.
  99. Se te l’ha detto, ma non ci credi.
  100. Se stai contando i sì, i no e i forse-ma-magari-non-conta, per fare una statistica.

… non è amore 

(spesso è Psiche).

9/7/2012

AMORE (a prova d’imbecille)

AMORE (a prova d’imbecille)

Mi dicono dalla regia che ogni tanto toccherebbe parlare d’amore.
Amore. Sì.
Ascoli Molfetta Oslo Roma Eboli.
Quello lì, sì esatto, proprio quello che Wum fa fatica a scrivere, a
nominare e a cui crede come crede agli elfi, ai vigili tolleranti e
alla finanza equa. (ok. Agli elfi un po’ di più)
Mi suggeriscono di affrontare l’argomento a beneficio del più
riluttante fra i due generi.
Usando parole semplici e qualche esempio.
Dicono che dovrei parlarne in termini tecnici, da Vero Manuale; in
buona sostanza, quindi, dovrei scriverne a prova d’imbecille.
(sorry, ma ci stava!)
Mmhm. Ecco il titolo:
Amore a prova d’imbecille.
Postulato Nr zero. (o assunto della propedeuticità invalicabile)
Prima ci si Innamora e POI si ama.
Controprova Zero.
Se non t’innamori, non ami.
Non si saltano passaggi nè si fan sconti. L’innamoramento é d’obbligo.
Divagazione.
Una volta, cercando di spiegare il concetto a un uomo, dissi:”dire di
amare qualcuno senza esserne stato innamorato é come pretendere di
bagnarsi senza entrare in acqua”. Nel sentirmelo dire, pensai
“mmmh..esempio sbagliato. Molto. Mooolto sbagliato.”
… temevo replicasse con qualcosa di fanta-lubrico (era pur sempre il
mio fidanzato – ancorché un filo immaginario…)
Ma lui, da gran Signore, obiettò: “ah sì? E come la metti con la pioggia?!”.
Vinse lui, con’antitesi più soft di quella che era venuta in mente a me.
E il mio concetto andò a farsi friggere.
(fine della divagazione)
Sì lo so: sono una cialtron-blogger e non ce la faccio proprio (giuro)
a restare in riga… Parto con un’idea, ne coltivo un’altra e poi
mentre son lì che aspetto che germogli la seconda, mi fisso dietro una
quinta, inseguo una quarta, faccio il filo ad una terza (coppa C) e
poi, magari, mi accodo ad un’ottava. E se nessuno mi riprende,
finisce come alle medie: “Wummmina, bel lavoro. Peccato il fuori tema”
Ma é più forte di me.
Mmm. Comunquem. Dicevamo?
Ah sì, l’amore a prova d’imbecille.
Ecco.
Ci sono. Un postulato per ogni giorno della settimana.
Pronti?
Via!
Lunedì. Gobba a levante Luna crescente. Gobba a ponente luna Calante.
Postulato Nr Uno.
A 20 anni se hai le farfalle nello stomaco, sai che ti stai innamorando.
A 30, probabilmente che hai un principio di gastrite.
A 40 che potrebbe essere già un’ulcera.

Martedì. Il pianeta rosso guerrafondaio.
Postulato Nr Due.
A 20 anni pensi a lei appena sveglio, subito prima della doccia, e
durante (ohh siii durante, durante ci piace…anche più e più volte)
mentre fai colazione e mentre aspetti l’autobus. Poi le scrivi mentre
sei a lezione. Poi la chiami tra una lezione e l’altra. E se non la
vedi, muori.
A 30 pensi a lei nella doccia.
A 40 pensi che la doccia l’hai fatta in palestra e che magari riesci a
rispondere ancora a due-tre mail prima di andare a prenderla.
Mercoledì (Mercurio piè veloce)
Postulato nr Tre
A 20 anni se non la senti 5 volte al giorno, vai in iperventilazione.
A 30 ci vai se la senti più di tre.
A 40, se ti chiama un’altra volta in iperventilazione ci mandi lei.
Dopo averle fatto ingoiare il Black berry.

Giovedì. L’arancione geloso e fedifrago.
Postulato Nr Quattro.
A 20 anni se non la vedi tutti i giorni, ti manca l’aria.
A 30 se non la vedi per due settimane, ti manca da morire.
A 40, l’aria ti manca pensando di vederla più spesso e ogni volta che
lei ti dice che le manchi da morire.

Venerdì. La verde benefica.
Postulato Nr Cinque.
A 20 anni l’idea che lei si stufi di te e della tua moto, ti terrorizza.
A 30, ti domandi se sia il caso di rassegnarsi, mettere la testa a
posto e cercarti una bella station wagon, un box e magari pure un
appartamento più grande.
A 40, ti manca la tua moto.
A 60 ti rassegni all’idea che lei non riesca a stufarsi di te.
Sabato. Saturno(contro?) …E comunque domani non si va a scuola.
Postulato Nr Sei.
A 20 anni, hai la certezza che solo Lei possa essere la Donna della Tua Vita.
A 30 cominci a pensare che sia la Migliore delle Donne della Tua Vita.
A 40, che Lei, forse, sia la MENO PEGGIO.

Domenica. Mitra e altre armi di persuasione di massa.
Postulato Nr Sette.
A 20 come a 40 e pure a 50, se pensi di poter stare con una pesandone
le doti, i plus e i minus, stai facendo una gran cazzata.
A 20 come a 30 e pure a 80, se non ti innamori, cocchino, godi solo a metà.
(che detto da una praticante-non-credente come Wum, Cocchino, ha tutto
il suo perché!)

Inviato dal mio dispositivo mobile

Quindici anni dopo: forse domani pioverà.

Quindici anni dopo: forse domani pioverà.


 Quindici anni dopo: (forse) domani pioverà.
Se oggi, alla tua età, con il tuo rimorchio di addii, fanculo e maipiù al seguito, cadi nella più vecchia e astuta delle biotrappole, in quella sottilissima crepa nell’asfalto del tram tram quotidiano che inizia per A  e finisce per MORE, se ti capita davvero e se non ti capita da sola, ma con uno che tanto quanto te non se lo aspettava, beh, WOW! (e Wow è la cosa più intelligente che mi venga in mente, ma l’intelligenza di Wum è da tempo sopravvalutata ed è ora di smitizzarla).
E nel tuo UAUUAMENTO, tra un contatto e l’altro, in attesa dei suoi baci come fossero biglietti vincenti di WINFORLIFE (che in quanto pseudo tali arrivano una volta ogni millemila mesi, tipo, ma vabbè è un dettaglio), e dei suoi sms come fossero condoni fiscali, cominci a farti (e a fare a tutto il tuo pubblico) le più cretine fra le domande possibili:
“gli piacerò davvero?”(… secondo te, quella volta al semaforo, “mipiacitumipiacitumipiacitu” lui  lo stava cantando al vigile? E quell’altra in camera, davanti al più fantastico dei tramonti della riviera romagnola, quando facevi finta di essere distratta, di avere fame e di prenderlo in giro pur di non sentire? Eh? Come la mettiamo? Come la mettiamo nell’autodromo? E per strada e nel suo ufficio mentre tu parlavi parlavi e parlavi  al summit della tua presentation e lui non ti scollava un nanosecondo gli occhi di dosso? E quella volta che pur di vederti ti ha raggiunto mentre eri con tua sorella- tua SORELLA!!!- e ha tenuto la mano sulla tua gamba per tre ore ignorando i crampi mentre guidava pur di non interrompere il contatto?? ).
“mi starà usando?” (guarda cara, che c’è della roba meno complicata e molto più economica sul mercato, fosse quello lo scopo e poi scusa ma tu ti faresti 400 km solo per un plug&play – per quanto “ommioddio” possa essere?? Tu saresti ancora lì dopo quasi due anni due che tra un attimo è Natale , e subito dopo Natale c’è l’anniversario di cappuccetto rosso, a mantenere il contatto solo per … diciamo un eventuale giro in giostra?)
“mi starà solo prendendo in giro, magari vuole solo divertirsi?”(domanda inutile. A chiunque tu la ponga, la questione è irrispondibile: sia che fosse che non, se la ponessi a lui ti direbbe di no, certo che no. E le tue amiche non fan testo. Nemmeno con le migliori intenzioni addosso).
E –domandedelpiffero a parte- ti senti da dio. Ti senti così bene come non pensavi di poter stare. O forse come non te lo ricordi più.
… Non ti sentivi così dalla quinta elementare. Da quel 20 maggio di fine anni ottanta in cui (con la camicettina najoleari, le Timberland e i 501 con il risvolto), dopo mesi di consulte, stavi per dare a paolinopaperino un biglietto covato per cinque anni e  mille mila ricreazioni.
Non ti sentivi così da tre ere geologiche. O forse quattro. Forse non ti sentivi così neanche mentre attraversavi il sentierino di candele che finiva su un cuscino con anello verde fronte camino senza nemmeno vederlo. Forse quel sentierino non l’hai ancora attraversato, che nessuno ancora davvero ti ha messo un anello al dito giurandoti foreverandever. O forse sì. Ma forse si è rimangiato tutto. Anello compreso.  Forse ti sentivi così in quella pseudo pasticceria da qualche parte nel Galles mentre ustionandoti il palato su un the a ottantamila gradi farenheit ti lasciavi scaldare dagli occhioni azzurri del tuo primo principe pendant.  Ma forse no. forse neanche. Visto che allora eri talmente tesa alla riproduzione della specie da dover usare il preservativo anche per andare al cinema. Da sola.
Ma oggi è comunque diverso.  Perché tu sei diversa.
Quindici anni fa ti pesavi tre volte al giorno (oggi forse due l’anno. E con gli occhi chiusi per giunta), ti truccavi solo la sera (e oggi solo la mattina) e prima di uscire dalla camera ti cambiavi almeno 5 volte (oggi solo 3: un successone! ).  E se fino all’altro ieri rispondevi ad un “io porto la 25” con otto giorni a caffè e malborolights, oggi se qualcuno ti  sfila il cestino del pane da sotto gli occhi, hai imparato a rispondere per le rime (molla subito il cestino brutto babbuino).
Quindici anni fa eri una liceale che voleva andare a Brera, ma si stava iscrivendo a economia, e poi una studentessa che faceva finta di studiare passando gli esami più grazie a parlantina memoria  e un gran culo, che a impegno e dedizione. Oggi sei una che fa finta di avere una vita privata e invece lavora come un estrattore di diamanti (ma senza averne il fisico) su e giù per l’Italia raccogliendo le briciole lasciate cadere dal tavolo imbandito delle multinazionali  e schivando i tutor.  Ieri eri la maga ornella dell’università (quella che – con la sola imposizione delle mani – sentiva il risultato dei limiti, vedeva l’ebit in un C/E riclassificato e intuiva la curva del break even). Oggi sei una versione light e un po’ caciara di un robin hood giornalistico o pubblicitario o finanziario (cambia il settore ma non la solfa).
Quindici anni fa avevi la stessa taglia di oggi (ma non sorridevi ai jeans ringraziandoli ogni volta per cotanta collaborazione)e vabbè aveva tutto un altro aspetto.
Quindici anni fa avevi un invicta colorato con l’uniposca. Oggi puoi cambiare una borsa al giorno per un mese di seguito (ma tanto metti sempre la stessa).
Ieri eri splendida-splendente, eri un “Ap-però” e “buongiorno meraviglia”. Oggi … hai classe (e di quella ti tocca accontentarti).
Ieri si giravano a guardarti schiantandosi sui marciapiedi e urlavano SEIBELLISSIIIIIMA. Oggi no (ma si collegano per leggerTI commentando SEIBRAVISSIMA).
E però ti cercano lo stesso, ti inseguono e per raggiungerti (via terra, cielo o ponte di Einsten-Rosen) si incasinano l’agenda, e snobban  quelle fanta-gnoccolone delle loro stagiste polacche, ucraine e bulgare che sbaverebbero pur di averli nel loro talamusch’.
Quindici anni fa ti innamoravi ogni 5 minuti, dicendo di tutti “è lui stavolta lo sento”. Poi hai smesso. Poi ci hai riprovato.  Poi hai rismesso di nuovo. E poi hai ti sei sposata. E ti è andata male. Ma ti è andata anche da dio, volendo ben vedere. Che quello che hai provato nei momenti di felicità è così grande che se lo racconti non ci crede nessuno (perché il piatto in cui hai mangiato tu ce l’hai ancora dietro al Buddha in camera e attaccato al frigo, bello lucido e spolverato come si deve. E a quel piatto lì per quanto male ti faccia tu vuoi ancora bene e tanto).
Ieri stavi diventando grande. Oggi … Sei una signora. La loro signora. Alle volte (magari per poco, magari per finta, o magari davvero un giorno, deep inside, chissà).
Qualcuno ti ha detto: l’amore a vent’anni è molto diverso da quello a quaranta. E anche se tu vedi la soglia degli anta esattamente come vedevi il duemila dal balcone della terza media (:lontaaaaaaaaaaaaaaaaano), sai che quel Qualcuno lì c’ha preso.
E visto che ragioni da seppia, hai lo sguardo da seppia e ti ci chiamano pure… Allora sei proprio fritta.  E lo sai. Oh siiii che lo sai. Anche perché quella roba lì, che la Signora Wum fa fatica perfino a digitare, risponde –tra le altre mille- a due tre regoline.
In pole position alla PRIMA LEGGE DELL’ESAGERAZIONE: non puoi dar fuoco ad una casa e poi dire “ah. Pensavo si scaldasse soltanto”.  
Poi alla SECONDA LEGGE DELLA PASSIONE: non esiste il tasto “MANTIENI TEMPERATURA”: o s’incendia o si spegne. 


E in fine (ma solo per oggi) e soprattutto, al TERZO POSTULATO DELLA MORTALITà SENTIMENTALE: non è indispensabile avere una relazione per distruggerla.
E se c’è chimica, fisica e poesia, non conta più niente. 
Le distanze si azzerano, i lupi viaggiano e le nonne si mollano al cacciatore che passa tutti i giorni alle cinque per il thè (anche per una questione meramente matematica: distanza per distanza 400 è meno di 1000, alle volte).

Quindi.
Se com’è come non è, ti trovi nella pozzanghera del falling in love non ti resta che godertela, più che puoi, finché puoi … Perché tra un attimo (ovvero al tempo del post, pubblicato come sempre con uno scarto temporale di enne mesi più uno), si sarà già asciugata. 

Forse. o forse no. Che forse … domani pioverà.