Preppers: se l’ebola arriva in Italia, chiudi la porta, ma prima…

Preppers: se l’ebola arriva in Italia, chiudi la porta, ma prima…

…prima preparati.

Parti con l’informarti, anzi, ancora prima di informarti, smetti di berti tutto quello che senti senza mettere nulla in dubbio e comincia con il cercare online altre fonti, oltre a quelle ufficiali, che un giorno ti dicono “Non arriverà mai negli USA” e il giorno dopo “Ah, beh, sì, in effetti c’è un morto a Dallas, ma non è grave”.

Se arriva l’Ebola, vicino a te, sappi, e sappilo subito, che le tue probabilità di sopravvivenza sono più basse di quelle che avresti tuffandoti in una vasca di squali bianchi con un Tampax usato in tasca.

L’ebola, secondo la WHO, è a tutti gli effetti una pandemia la cui mortalità fa paura: fino al 90% di chi contrae il virus muore, e mediamente muore in una decina di giorni dalla comparsa dei primi sintomi.

Dicono che il virus abbia un tempo di incubazione fino a 21 giorni, che “in genere” il virus si trasmetta solo a partire dai primi sintomi, che resista sul cadavere fino a 3 mesi dopo la morte.

Non si hanno certezze. L’unica sicurezza riguarda la mancanza di sicurezze e di sicurezza. I governi di tutto il pianeta non sono (per forza) preparati a gestire una simile situazione, anche perché non c’è mai stata prima.

Nelle pandemie storiche, quelle che nel corso degli ultimi duemila anni, per intenderci, han fatto trilionate di vittime (dalla peste bubbonica in su), le persone si muovevano a cavallo, o in nave, o a piedi. Gli spostamenti erano lenti. E le possibilità di contagio erano decisamente inferiori a quelle odierne.

Oggi è un casino.
Oggi tocca muoversi per tempo, iniziare a leggere, a capire cosa possa servire, cosa serva imparare.
Cosa serva saper fare.
Su questi temi, esistono organizzazioni e singoli individui che – da anni – si stanno attrezzando. Si chiamano PREPPERS, o SURVIVORS. Alcuni di loro sono fanatici che levate, altri, però, pur conducendo esistenze normali, hanno iniziato a usare testa, mani e rete per capire come muoversi in caso di emergenza.

Chi scrive non è Lara Croft. E non le somiglia per niente.
Ma ha iniziato, da una ventina di giorni a questa parte, a scandagliare il web in cerca di info.
Il prossimo passo, lei crede, sarà forse quello di aprire un blog dedicato o tornare al post sull’Arca di WUM e cercare candidature per formare un nuovo gruppo di sopravviventi decisi a non lasciarci le penne. O per lo meno, a provarci.

QUI puoi dare un’occhiata alla diffusione del virus, dei contagi e delle vittime.

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Gli errori che non farò mai più. Con un uomo.

Gli errori che non farò mai più. Con un uomo.

1) Abbandonarmi senza riserve, come se non ci fosse un domani. (Invece che godermi il day-by-day, ma con gli occhi spalancati come quelli di un gufo sotto anfetamine.)
2) Tenermi le mie perplessità per me, sperando di avere le allucinazioni sentendo – all’alba- la sua whatsapp a ripetizione, o pensare che se c’è qualcosa che non mi quadra (tipo un suo profilo su Meetic.com, per esempio) la pazza sia io.
3) Diventare fobica e tenerlo d’occhio, lui i suoi profili, le sue seguaci e fan e followers, invece che mandarlo affanculo a velocità smodata.
4) Mangiarmi il fegato, pensando di averlo presentato a mio figlio troppo presto.
5) Presentarlo a mio figlio, prima di avere il quadro globale e chiaro e sensato della situazione.
6) Spiegare a mio figlio perché Gianfilippo non venga più a trovarci.
7) Anzi: fargli sapere che ho un figlio. La prossima volta, dirò di avere un Pittbull.
8) Accoglierlo a casa mia e prendermene cura, prima di sapere – con un buon margine di certezza – se lui abbia davvero voglia di prendersi cura di me. E non solo della mia ginger, once in a while.
9) Preoccuparmi degli errori fatti con quelli prima di lui e accorgermi che sono ancora qui a dirmi cosa fare e cosa no.
10) Avere materiale su cui scrivere un post come questo.

"Mi è bastato vederti da lontano" – Flavio Oreglio

"Mi è bastato vederti da lontano" – Flavio Oreglio

Vederti da lontano

“Mi è bastato vederti da lontano… per capire quanto era grande la tua bellezza;
mi è bastato vederti da lontano… per capire quanto ti avevo già desiderata;
mi è bastato vederti da lontano… per capire da quanto tempo ti avevo aspettata.
Mi è bastato vederti da vicino… per capire… minchia, da lontano non ci vedo proprio più un cazzo.”
Flavio Oreglio

Come capire se è vero ammore.

Come capire se è vero ammore.

Adorato,
(scrivevo tanto tanto tempo fa a un amico che si faceva chiamare Inti)
Mi chiedi quale sia per me il colore dell’amore e quale quello dell’ammore?  
Il primo è azzurro. Ma mica azzurro cielo santa-maria-goretti assunta fra gli angeli del paradiso. No, l’azzurro che vedo io, sul vero e unico ammore (quello che ti inchioda il miocardio in gola e fa schizzare gli ormoni alle stelle, quello che non passa, anche se lo mandi via a calci nel culo a due a due finché non diventan dispari) è un “R0, B110, G191”, alias un cian puro. Uno di quelli che sarebbero piaciuti all’Andy Warhol dello Studio 54, per intenderci.

 

No. Non è rosso. Il rosso è passione.
E la passione ci sta, ma da sola mica basta. Che senza azzurro, senza cian puro, si esaurisce in fretta. E quando finisce, la smette pure d’inchiodarti ai muri. E iniziano le zuppe.
E non è il rosa (che coioni) dei selfie, della pagina Facebook di coppia e dei cuoricini sui messaggini e dei WhatsAppini tenerini-tenerini (vomito).
E certo non è il giallo della rabbia, del grano, della famiglia del mulino bianco in cui lei fa le gang bang con l’idraulico, l’elettricista e l’avvocato mentre lui si fa un culo quadro a sfornare i Tegolini. O viceversa. In cui uno dei due (quello/a pallido/a), trotta-lava-stira-pagalebollette-s’imbruttisce-s’imbottisce-di-gastroprotettori e l’altra (o l’altro) va in palestra, dall’estetista e a troie. Beato. O beata. Che è uguale.

Come capire se sia davvero amore (con una emme sola e pure con due)?

Statti pronto, picciriddu, che sta per arrivare il centalogo:

Non è vero ammore se…

  1. Se non è condiviso.
  2. Se quando chiami, non ti risponde.
  3. Se ti chiama ogni tanto.
  4. Se quando non puoi rispondere, non lo richiami subito, appena possibile, anche un attimo prima.
  5. Se non ti si presenta mai nel cuore della notte o senza preavviso o in last minute.
  6. Se sparisce nei weekend.
  7. Se spegne il telefono dopo le nove di sera.
  8. Se lo riaccende il lunedì e ti chiama come nulla fosse.
  9. Se ti dice che gli piaci da morire ma l’altra non la può mollare, non subito, non oggi.
  10. Se ti senti a disagio. O non completamente a tuo agio.
  11. Se lui si sente in competizione costante con te.
  12. Se gli piaci, ma sospetti che con una taglia in più di poppe, e una meno di chiappe, gli piaceresti di più.
  13. Se tu gli piaci,”Sì certo che mi piaci, ma perché non fai un po’ di sport”?
  14. Se ti toglie il cestino del pane dalle mani.
  15. Se non si accorge mai che il tuo bicchiere è vuoto.
  16. Se si dimentica sempre il portafoglio (pensa un po’ che caso).
  17. Se non hai mai voglia di cucinare per lui.
  18. Se per lui hai sempre altro da fare.
  19. Se non hai mai mollato una riunione per rispondere a una sua telefonata.
  20. Se non ti preoccupi per lui. E non sei terrorizzata all’idea che possa accadergli qualcosa.
  21. Se non hai voglia di baciarlo. In continuazione. Senza sosta.
  22. Se non ti manca come l’acqua ai pesci e l’aria agli uccelli (cit. Blake).
  23. Se non gli manchi ancora prima che tu te ne vada.
  24. Se non ti fa ridere.
  25. Se tu non capisci le sue battute e lui le tue.
  26. Se ti fa ridere, ma non ti fa sesso.
  27. Se ti fa sesso, ma non ti fa mai ridere.
  28. Se ti fa sesso, ti fa ridere, ma sua moglie è meglio che non lo sappia.
  29. E tuo marito nemmeno.
  30. Se hai paura di non essere all’altezza.
  31. Se credi che debba crescere.
  32. Se ti dice che devi crescere.
  33. Se ti senti sola.
  34. Se non puoi dirglielo, quando ti senti sola.
  35. Se non puoi farti vedere con lui (perché per ora è meglio così)
  36. Se non puoi conoscere i suoi amici.
  37. O non vuoi.
  38. Se con lui/per lui non ti senti bellissima o abbastanza bellissima.
  39. Se non lo trovi bello bellissimo, da fare male agli occhi.
  40. Se credi che sia un uomo molto complicato, che richieda tempo, che sia traumatizzato e per ora va bene così.
  41. Se ogni volta che lo vedi non ti viene voglia di mangiarlo di baci (torna al 21 e stai fermo un giro).
  42. Se non fai fatica a trattenerti, manc’ pu’ cazz.
  43. Se al confronto con Gianfilippo, lui non regge e se continui a fare confronti.
  44. Se a chimica andate da dio, ma a poesia non ci siamo.
  45. Se a poesia è un dieci e lode, ma a chimica un dal cinque al sei.
  46. Se non c’è dialogo.
  47. Se c’è un sacco di dialogo ma poco pathos.
  48. Se c’è pathos a pacchi e ciuffi ma menate a pallet.
  49. Se ci sono solo problemi e poche soluzioni.
  50. Se ci sono soluzioni, ma nessuna affrontabile adesso.
  51. Se lui ha un’altra.
  52. Se tu sei l’altra.
  53. Se lui ti piace ma anche Adalberto non è male.
  54. Se lui ha troppe amiche altissime, fichissime e zoccolissime.
  55. Se ti fai troppe domande.
  56. Se lui non vuole farsene.
  57. Se lui non fa mai domande a te e tu non hai il coraggio di farne a lui.
  58. Se sei la sua confidente ma lui non è pronto.
  59. Se tu non sei pronta ma gli vuoi bene.
  60. Se ti vuole bene e non vuole ferirti ma sa che potrebbe farlo.
  61. Se ti annoi. Molto spesso.
  62. Se non vi capite. Quasi mai.
  63. Se tu ti ricordi di aver detto bianco, lui dice nero e non arrivate da nessuna parte.
  64. Se non ti chiede mai scusa.
  65. Se ha sempre ragione lui.
  66. Se tu non hai mai torto, soprattutto quando sbagli.
  67. Se sei sempre tu che ti spieghi male e mai lui a non capire.
  68. E viceversa.
  69. Se “Oh no, proprio stasera che c’è il Grande Fratello”.
  70. Se “Domani non se ne parla, c’è la Champion”.
  71. Se quello che vuoi fare da grande è molto diverso da quello che lui vorrebbe tu fossi.
  72. Se già oggi sei diversa da come vorrebbe.
  73. Se ti piace, ma ci sono un po’ di cose di lui che vorresti cambiare.
  74. Se pensi di poterlo cambiare.
  75. Se sei gelosa. Maniacalmente gelosa. E possessiva.
  76. O se lo è lui. Da mandarti ai pazzi.
  77. Se non rinunceresti mai alle tue cose. Per principio.
  78. Se viene prima il resto del mondo e lui dopo, se ci sta.
  79. E viceversa.
  80. Se lui non è una priorità (dimmi che posto mi dai, mi dai, mi daaaai).
  81. Se non hai voglia di entrare nel suo mondo e restarci.
  82. Se non ti va conosca il tuo.
  83. Se è un inflessibile, ma solo quando fa comodo a lui.
  84. Se non ti ci puoi appoggiare.
  85. Se non puoi essere il suo sostegno.
  86. Se tu cammini da sola. E al massimo facciamo un pezzo di strada insieme.
  87. Se non vedi un futuro.
  88. O non lo vede lui. E guai a parlarne.
  89. Se non vorresti fosse il padre dei tuoi figli. Ammesso che tu ne voglia fare.
  90. E viceversa.
  91. Se lui ha voglia di divertirsi. E mica solo con te.
  92. Se non vedi l’ora di rivederlo, cinque minuti dopo che se ne è andato da casa tua. O tu dalla sua.
  93. Se non sei trasparente con lui.
  94. Se ritieni di non poterlo essere.
  95. Se non ne sei sicura e sei ancora lì che pensi “vediamo come va”.
  96. Se non gliel’hai mai detto.
  97. Se non te l’ha ancora detto.
  98. Se temi che non te lo dirà. Magari mai.
  99. Se te l’ha detto, ma non ci credi.
  100. Se stai contando i sì, i no e i forse-ma-magari-non-conta, per fare una statistica.
10 modi per riconoscere un traditore seriale

10 modi per riconoscere un traditore seriale

UNO. Guarda le premesse.

Se arriva da te già impegnato, parti malissimo. Quello che sta facendo all’altra oggi, potrebbe essere fatto a te domani. 
Certo, magari ti dici che anche a te è capitato di conoscere uno alla fine di una storia e che se la storia non fosse già morta e sepolta prima del rito funebre, nemmeno ti saresti sognata, tu, di aprirti (in senso letterario e pure letterale) ad altro, ma sappi, che è un alibi che non regge, questo. 
Potrebbe dirti che con sua moglie non c’è più nulla da tantissimo tempo, che lui e lei sono come fratelli, che lei magari ha già un altro. Ma finché vivono sotto lo stesso tetto, non ne avrai mai la certezza. 
O sparisci ora (subito) o ti inginocchi e ingoi (il rospo) e ti impegni pure a non lamentarti (che di ragioni, credimi, ne avrai a pacchi e ciuffi).

DUE. Chiedi.
Domande chiare, chiuse e che non ammettano mezze risposte.
Preferibilmente a raffica e imbuto. Senza imboccarlo.
Lo imbocchi  – tocca spiegarti tutto – quando gli dici che non esci con uomini impegnati (lascia perdere i giri di parole. Ci sono uomini, con due o più famiglie che non si sentono impegnati manco per niente), e poi gli chiedi: “e tu non lo sei, vero? vero che sei single?”. 
Se lo fai, stai sprecando tempo e risorse. Molto meglio mollare le perifrasi e andare al sodo: “Sei sposato/accasato/fidanzato?” Sì, beh, questa potrebbe andare, ma anche qui l’immaginazione di certi Pifferi potrebbe stupirti e loro, i Pifferi, potrebbero risponderti “No”, intendendo in realtà: “Sì, ma non lo chiamerei un vero matrimonio/relazione”.
“Vivi da solo?” è una domanda perfetta per la prima conversazione, ancora prima di andarci a cena. 
Se risponde sì, non mollare e chiedi da quanto. 
Quando poi risponde (se risponde), a questo punto chiedi a quanto tempo risale l’ultima frequentazione. Oppure sbraga e domanda:”Vabbè, sei single, abbiamo capito, ma, dimmi, ti scopi qualcuno o vivi di poesia e immaginazione?
Se si scandalizza è una zuppa, quindi tanto vale perderlo.
TRE.Apri gli occhi.
Prima di ascoltare quel che dice, leggere quel che ti scrive e bearti di quel che senti, fermati a dare un’occhiata a quello che fa. 
Ti porta a cena sul lago di Como (e tu abiti a Pavia)? 
O organizza spettacolari fine settimana fuori porta (e alle volte pure confine)? Non hai mai incontrato nemmeno mezzo dei suoi amici?
Mmh. Gatta-ci-cova. Fossi in te, andrei a fondo. 
Se poi si dichiara più singolo di una confezione monodose di TicTac, ma dopo le otto di sera sparisce e nel weekend evapora nel nulla, forse, non ti ha raccontato tutta la verità. 
E SE NON BASTA ECCOTI IL QUATTRO.  Prendi appunti. 
E verifica la coerenza di quel che racconta. Con tutte le cose che hai da fare, pensa a quante te ne dimentichi ogni giorno (mica solo tu, eh) e considera che se vuoi davvero avere qualche mezza chances di capirci di più, quel che ti dice che fa, non va scordato.
Cinque, sei e sette e otto (squot- giravolta- squot).
Non servono. A questo punto, il 5, il 6, il 7 e l’8 non servono: se sei invischiata in una relazione con uno di cui non ti fidi, hai poco da fare (salvo andarti a rileggere l’ottava riga e applicarla alla lettera). E quindi? Niente: o ti rassegni, o molli il balino e ti rilassi. Tanto più che (chicca finale in chiusura di post) fonti attendibili hanno dimostrato come la fedeltà maschile non sia indimostrabile. 
(Ma sia davvero vicino alla fisica dei quanti.)
5 risposte alla domanda: perché non lo lasci.

5 risposte alla domanda: perché non lo lasci.

Se Lui ti ha fatto del male o se non funziona più o se ci sono troppi casini e se e ma, tu comunque non lo lasci. Non ce la fai. Ogni volta che ci provi, poi molli e fai finta di niente, magari dicendoti “vediamo come va questa settimana/mese/anno”. E ti racconti che alla fine non ce la fai, perché in fondo, tu…

1) forse sei ancora innamorata;

  “FORSE” nell’amore, esiste solo nel senso letterario, mai in quello letterale. Se non lo sai, con        assoluta certezza, la risposta è no.

2) magari non sei più innamorata, ma è normale (dopo tanto tempo/tutto quello che è successo/bla-bla-bla);

NORMALE? Normale cosa? Normale quando? Normale: una beata-fava! Se già sai di non essere più innamorata e decidi di star lì comunque, quello che hai ha uno ed un solo nome, che non inizia per RELA e non fa rima con colazione. Quello che hai e che continuerai ad avere, fa rima con adesso e inizia per COMPRO

3) è ancora il più figo che tu abbia mai incontrato.

Facciamo finta sia vero. Facciamo finta che tu davvero non abbia ANCORA incontrato nessuno alla sua altezza (anche se in certi casi, sarebbe meglio dire: “bassezza”). Ma hai mai pensato che magari non hai mai incontrato nessun altro perché – oh, è solo per dire, eh, non te la prendere! – non hai ancora messo il naso fuori di casa? Perché magari stai male, o non stai da dio (come dovrebbe essere, no?), ma hai così paura di rimetterti in gioco from-the-beginning, da preferire la palude in cui stai al praticello verde che potresti trovar là fuori. Pensaci.

4) gli/ci vuoi ancora credere

Magari ti ha mentito e l’hai sgamato. O ti ha tradito e l’hai colto con le mani nella marmellata. O non ti ha tradito, ma da quando hai memoria, lui ha più patacche in ballo di quante medaglie porta sul petto un generale dell’aviazione della seconda guerra mondiale. Oppure ti ha messo le mani addosso (ma ti racconti che l’hai portato tu a perdere il controllo). O semplicemente ti sei accorta che non ti vede nemmeno più.
Però, per quante te ne abbia dette o fatte (o non fatte o non dette), tu – in fondo – riesci a trovargli un alibi. E non solo lo perdoni, ma dai a te stessa la colpa (per tutto).

5) ti mancherebbe.

OK. Ci crediamo, è vero: ti mancherebbe. Ma sei sicura che sarebbe molto peggio di così, se lui semplicemente – invece di far finta di esserci – non ci fosse davvero?

La verità è che non gli piaci abbastanza. Seconda visione in DVD: La rabbia.

La verità è che non gli piaci abbastanza. Seconda visione in DVD: La rabbia.

La rabbia ti prende all’improvviso. Come un embolo. Come un terremoto. E ti ribalta lo stomaco.

Un minuto prima sei lì che gli mandi un messaggio e aspetti il suo e, un minuto dopo, di colpo, apri  gli occhi e -folgorata e illuminato sulla via di Damasco – capisci che il Topogigio o la Princi che aspetti (aspettavi), a cui credi (credevi), e alla quale ti leghi (credevi di essere legato), molto banalmente ha di meglio da fare. 
E cogli anche che il Dimeglio di cui di si parla dev’essere in promozione proprio oggi. 
Basta un nulla, a un certo punto, a una Fagiana, o a un Merlo, per aprire gli occhi e affilare il becco: basta un pacchetto di sigarette che scivola via da un pantalone, basta un particolare che non quaglia, un profumo di passera nell’aria. 
Basta un dettaglio e – all’improvviso- il puzzle, prima oscuro e insignificante si chiarisce e l’immagine salta agli occhi.
Tu vai a trovarlo in ufficio e sollevi la gonna per riaccendere la passione. Ma lui è impegnato, ti dice e ti accompagna alla porta dicendo “tiamo”. Poi, mentre esci, libera la bionda nello sgabuzzino.
Tu lo chiami:  è al telefono, parte la segreteria, forse lavora, pensi. Invece no, aspetta l’altra, fuori dalla palestra. 
Le banane si sprecano. 
Lei non si fa sentire per giorni e poi come niente fosse, ricompare e ti chiama “amore”. 
Ti dice che è stanca e che non si può fermare, poi va dall’altro, da quello che a lei piace e ci sta fino al mattino.
Quello che non crede nel matrimonio, non ci crede con te.
Quella che non vuole legami, non li vuole da te.
Se lei ti dice che non pensa al sesso, è perché tu le fai sesso come il suo spazzolino da denti, o forse meno.
Se lui ti dice che l’amore non esiste, è perché è innamorato di una che non gliela dà. O non più. 
Quando ti svegli e te ne accorgi e ti prende la rabbia, vorresti prendere tutto quello che ti capita a tiro e fracassarlo. 
Vorresti andare da lei. Urlarle addosso tutto quello che pensi, il dolore che provi, l’incazzatura che senti montare. 
Vorresti chiamarlo e strozzarlo. 
Vorresti non averla mai incontrata. Vorresti sparisse. 
Ma se ti ascoltassi davvero, di fatto, vorresti solo esserti sbagliato. Perfino riuscire a fare finta. 
Vorresti credere alle sue scuse patetiche. Certo. Era dai suoi. Certo. Aveva lasciato il telefono in macchina e un alieno lo ha usato per un po’ prima di riportarglielo. Certo, lei stava dormendo. E no, non era nel letto con il suo ex. Quale ex? Lei era vergine, no? O al massimo Bilancia. E lui non ha mai ricominciato a fumare e davvero ti ama ma non crede nel matrimonio o non vuole figli, per ora.
Vorresti, perché ti racconti sia amore.
E invece no, è solo abitudine, non amore. L’unico amore che davvero non esiste è quello fatto così. 
L’amore non mente, non tentenna, non prende per il culo, non tradisce. 
A dodici anni scrivevo:”non si tradisce se non chi non s’ama”. Chi ama non tradisce. L’amore magari ti uccide, ma non ti mente. Non ti racconta cazzate. Non può. Se lo fa, non è amore. Ti stai sbagliando e lo sai (e chi hai visto, non è Francesca).
No. Non è amore.
È solo abitudine o paura di alzare il culo dal divano e ripartire dal “Ciao io mi chiamo Superman, ti stavo cercando” e dal “Piacere, io Louis. Louis Lane. Aspettavo proprio te”.
PS: “La verità è che non gli piaci abbastanza” è un film e finisce bene (un po’ meno per la fagiana e il merlo spara-cazzate, ma si sa, non è che ai coglioni possa sempre andar di lusso), ma fuori dalle pellicole, lontano da schermi e reti, se una cosa parte male, quasi sempre, finisce peggio.