Zenzero. Zero-zen. Zeno Colò. Ovvero: come trovare l’uomo giusto e essere felici

Zenzero. Zero-zen. Zeno Colò. Ovvero: come trovare l’uomo giusto e essere felici

Trovare l’uomo giusto è facile.

UNO

Per prima cosa, parti smettendo di cercare (e frequentare e desiderare e rimpiangere) quelli sbagliati.
DUE
Prosegui frequentando gente nuova. 
Nuova. 
Non fare quella faccia.
Esci.
Non hai voglia? OK.
Fa’ una cena. Una festa, una merenda in giardino.
Non ce l’hai un giardino?
Chissenefrega. Sii alternativa. 
Falla in cucina. O in bagno.
Inventati qualcosa e invita delle persone, in carne e ossa.
TRE
Quando hai fatto, tieni gli occhi aperti.
E quando vedi qualcosa (qualcuno) di interessante, guardalo.
Parlaci.
Ascoltalo.
QUATTRO
Esci dalla tua scatolettina di convinzioni e fai quattro chiacchiere.
Se ti piace, cercalo e invitalo di nuovo.
Cerca di conoscerlo.
Se lo trovi bello, diglielo.
Se è bellissimo, ripetiglielo in continuazione.
Quando lo baci, goditela.
CINQUE
Prendi quel che viene, senza pippe. Se hai voglia di sognare, sogna.
Parla. Ridi.
Facci la lotta.
SEI
Vedi come se la cava con il tosa-erba e la lavastoviglie. Se ti nutre e ha l’aspetto di uno che potrebbe prendersi cura di te come tu fai con il tuo gatto/cane/silkepil.
SETTE
Se c’è qualcosa che non sa (anche fare), insegnaglielo.
OTTO
Aggiungi un po’ di zenzero. E pepe.
NOVE
Sii più zen che puoi: pacifica e tollerante. Ma anche meno che ti riesce: passionale e sfrenata come un macaco in amore.
DIECI
Sii composta fuori (come la sciata di Zeno Colò), ma un vulcano dentro.
Se segui alla lettera i punti dall’uno all’undici e sarai felice.
Ah.
Manca l’undici?
Vero.
Eccolo:
UNDICI
Molla i consigli e buttati.
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"Non si può nascere, ma si può morire innocenti."

"Non si può nascere, ma si può morire innocenti."

(Cristina Campo)
Non si nasce innocenti, né certo ci si cresce. A qualcuno, tuttavia, è concesso di morirci, innocente. 
Se nasci stronzo, e cresci merdina, non sei costretto a restare stronzo per tutta la tua esistenza, rendendo infelice – oltre alla tua, che magari nemmeno te ne accorgi – pure l’esistenza di chi ha la sfiga di girarti intorno. 
No, davvero. 
La cosa incredibile è che se a un certo punto prendi coscienza (da solo, come Paolo folgorato sulla via di Damasco, o per altrui più o meno velato suggerimento) della tua medesima stronzitudine, puoi anche decidere di darci un taglio, tirar lo sciacquone e – passato un po’ di CIF o di Viakal – rendere il panorama non molto, ma giusto un po’, meno cessoso.
Beh, grazie, non è che sia proprio una passeggiata e per riuscire nell’impresa, tocca che al pronti via uno si renda conto di aver bisogno di metterci mano, al proprio water esistenziale.
Qui, once in a while, oggi e solo oggi, non ne faccio una questione di genere, ma d’intento: il sesso, che pur c’entra sempre, specie su un blog che si millanta dispensatore di consigli in tema, qui non conta. Ciò che conta è che se uno o una s’accorge di aver qualche tara (o un sacco di tare), tocca che si svegli e cerchi di levarsele. 
Se sei stronzo, e racconti balle su balle da una vita, ma magari un bel dì ti dici che sei stanco, non sei mica costretto a vestire i tuoi stessi panni fino alla sepoltura. Lo sapevi? No? Adesso sì. 
Se sei acida, puoi provare ad abbasicarti un po’, molando gli spigoli, addolcendo i toni o inghiottendo quei rospi che hai sempre (prima) sputato addosso agli altri. 
Se sei un ego-ista, ego-centrico, egolomane e oltre a te non hai mai cagato nessuno, o amato, o rispettato, puoi ADDIRITTURA! iniziare a guardarti intorno e a pensare che alla tua destra e alla tua sinistra e sopra e magari sotto ci sono degli esseri umani che si sono rotti i coglioni della tua spocchia, dei tuoi modi e delle tue regoline del cazzo, che se non si fa come dici tu, allora niente. E cambiar strada. Approcci. Metodi. E sistema.
Lei, che scrisse il mio titolo di oggi, si chiamava Vittoria Guerrini, in arte Cristina Campo; nata negli anni Venti e seccata alla fine dei Settanta, fu scrittrice (pubblicando pochissimo), traduttrice (tra gli altri, della Mansfield, di John Donne e della Woolf) e sublime poetessa. Fu la compagna e musa ispiratrice di Elèmire Zolla, una fra le più illustri penne mistiche/esoteriche dell’epoca (e mio scrittore preferito fino alla lettura della biografia della Campo con la quale presi in odio lui e m’innamorai di lei).
A lei, e a un verso nella raccolta “La tigre assenza”, WUM deve anni di religioso silenzio sulla declinazione in prima persona del verbo amare: “ti ho barattato, Amore, con parole”.
A lei, oggi, io tributo il mio pezzo. A lei e contro gli uomini che le spezzarono il cuore, una ferita dopo l’altra fino a seppellirla.
Soddisfazione da talamo e dintorni: valuta la tua.

Soddisfazione da talamo e dintorni: valuta la tua.

Dall’alto verso il basso, immaginiamo di assegnare 5 al Top della gamma, a quello (o quella) da cardiopalmo, ululati alla luna e fuochi d’artificio napoletani a capodanno. 

Il Cinque è il Tajmahal della libido, quello che ti riscalda l’habitat con la sola imposizione del pensiero. È il mentalist che ti spoglia al telefono, ti incendia con un cenno, è la strega comanda color che ti fa avvampare con un’occhiata e ti impenna con un dito.
Il cinque è un numero da circo. Dentro, fuori e intorno al talamo. Poi magari non parla nemmeno. O non sta mai zitta e non si regge. Ma se in tutta la tua vita di cinque non ne hai mai visto nemmeno uno, beh, non puoi nemmeno dire di aver vissuto.

Poi scendiamo, anzi, atterriamo e diamo un più che decoroso 4 a chi ci fa stare benissimo (pur presentando qua e là un paio di aree, come dire,”migliorabili”). 

Il 3 è una sufficienza allargata, di quelle che se chi se la merita s’impegnasse o rilassasse o s’ingrifasse un po’ di più, potrebbe pure stupirci.
Il 2 poi, il 2 è quel che passa il convento, è la minestra riscaldata senza i crostini e l’olio extravergine con una passata di pepe nero del Madagascar. È quello o quella che ti fa pensare alla lavatrice da caricare e alla serie che sta passando su Sky. Magari è quel che hai e che fai più o meno finta ti vada benone. Certo è che- fosse per il voto da talamo- non ne parleremmo nemmeno, ma magari il tuo Due ha dell’altro da dire e a conti fatti, non è che il talamo (per te che non lo sai) sia così importante.
L’1 no. L’1 è l’errore che a tutti capita. È quella o quello su cui sei inciampato per sbaglio. Una e una sola volta. Magari due, giusto perché tutti meritano una seconda chance, ma poi basta, poi: ma che, scherziamo?