L’amante perfetto? Abita lontano.

L’amante perfetto? Abita lontano.

L’amante, nella sua accezione letterale e non necessariamente letteraria, per essere perfetto deve stare lontano.
La vicinanza sciupa la fiction, distrugge l’immaginazione e fa coriandoli del desiderio che poi quando s’incastrano nei tappeti non vengono più via e senza fiction, immaginazione e desiderio, anche il più torbido degli amori si schianta contro la polvere, s’incaglia nei capelli dentro la doccia e si arrotola su se stesso come gli auricolari del telefono.
Se l’amante abita lontano, deve cercarti e tu devi rispondere come si deve. Il filo si mantiene teso e la fiamma abbastanza alta per croccare la superficie mantenendo soffice il contenuto.
Se sta dietro casa, diventa routine e la routine è fragilissima: basta un soffio per mandarla in pezzi, uno sguardo sbagliato per farla crepare e trasformarla in piccole schegge di vetro sotto le unghie alle quali resistere non è proprio facile.
Se invece l’incontro richiede pianificazione, spostamenti, viaggi in treno o in autostrada, la voglia dura di più.
Ecco perché l’amante, nella sua accezione letterale e non necessariamente letteraria, per essere perfetto deve stare lontano.

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4 pensieri su “L’amante perfetto? Abita lontano.

  1. immagino che per contro, il compagno premuroso, cavalier servente, giardiniere autista sia più opportuno tenerlo vicino, ma lasciarlo a dormire nel capanno della servitù 😉 Scherzi a parte ben scritto e molto interessante.

      1. sicuramente è uno spazio interessante che crea una costrizione e limita la maggior parte delle opportunità, ma ne apre di altre. Se pensiamo ai tempi passati, quando questi capanni esistevano ed erano anche di grandi dimensioni, possiamo ricordare compiti che oggi apparirebbero inconcepibili: un cameriere che regge lo specchio senza muovere un muscolo mentre un altro fa la barba all’aristocratico di turno, camerieri che restano accostati al muro immobili pronti a versare bevande alle bellissime signore. Era ovviamene una necessità, ma quanto spesso questi giardinieri, addetti alla carrozza o camerieri erano affascinati dal ruolo e quante volte ancora le nobili Signore si distraevano con loro occasionalmente? Probabilmente non poche 😉

  2. La servitù si è spostata, Sir.
    Uscendo dai capanni – metaforici e non – si è fusa nell’ambiente tanto da non poter più distinguere il servo dal padrone.
    Serviamo tutti e siamo serviti, siamo padroni e schiavi, negri nei campi di cotone, italiani a lavare i piatti, musi gialli a Prato, terroni alla Fiat. Incatenati alle scelte di Larry, Mark, Jeff e compagnia cantanti.
    Diamo, concludiamo e prendiamo ordini.
    Non che sia un male, almeno non per tutti e non sempre.
    😉

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