Sono i difetti, mica il resto.

Sono i difetti, mica il resto.

I difetti, Ciccine e Ciccini, sono i difetti che ci rendono interessanti, mica il resto.

Il resto è standard. Passato il check-in, nemmeno si vede.

Non siamo noi, non la nostra verve, non i fatti, le cosine, i dettagli, le donnine e/o i maschietti, non il fatturato e non il RAL.

Non siamo NOI a incuriosire l’altro, non noi nella nostra NOIezza, al massimo NOI come individui presi random nel potpourri, anzi, nel pu-pp-urrì d’umanità: le fobie, le paure, le debolezze, le misere e tenerissime convinzioni. Le certezze, soprattutto quelle campate per aria, sconnesse, disarticolate, cretine fino al midollo.

Io vado in brodo di giuggiole per i difetti. Per i nei (tre parole, staccate).

Sono attratta dai difetti, come mi attira la faccia wanna-be spavalda, quella che finge d’esserlo, ma si caca sotto; il ciglio e lo sguardo del master con le ginocchia dello schiavo; il battito che salta, quello che accelera e fa scoppiare il miocardio; la strada e la maschera che hai scelto insieme al mantello nel quale inciampi, tu, come tutti gli altri. Le tue debolezze, e le fobie: i ragni, i serpenti, gli architetti.

Queste sono le cose che mi interessano davvero.

Perché? Perché senza difetti, non si arriva all’amore.

– Alt! Amore?

– Yes, exactly: amore, come Ancona Milano Otranto Roma Empoli.

Già, perché l’unica cosa che ci mantiene al mondo è l’amore (come lo chiama la Poesia), è l’accoppiamento (zoologia), è la fusione (chimica e fisica) da cui nasce una nuova vita?

Credo di no.
Perché voi pensate di non provarne, di non cercarlo. Di non volerlo. Di non crederci, illusi. Poveri, poveri illusi.

Sapete, Ciccine e Ciccini, è primavera, dovreste ridere, non sorridere, ma proprio ridere, a crepapelle, da pisciarvi addosso, dovreste innamorarvi, perdere la testa e aspettare con ansia e saltellando il cenno di qualcuno che – per una volta- vuole voi come siete adesso, e non com’eravate o come sarete o potreste, volendo, essere, ma proprio adesso, senza nemmeno che voi vi sbattiate troppo a raccontarvi e a vendervi.
Perché?

Perché se non ci innamoriamo, Ciccini e Ciccine, godiamo solo a metà.

Oh, certo, c’è la faccenda del per-sempre, vero?
Ah. Capisco. E vi spaventa… Non ne volete nemmeno sentir parlare.
Non vi piace, eh?

Sapete una cosa? Non esiste. Non c’è.

Il per-sempre l’hanno inventato quelli del marketing della De Beers.

Prima non c’era.

E nemmeno ora, c’è.

Non c’è mai stato.

Potete stare tranquilli: non ci sarà comunque.

C’è solo il PER-ORA. E, date retta a un’idiota, ci conviene goderCelo.

 

 

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