Quello che vuole lei. Quel che vuole lui. Quel che vogliamo tutti.

Quello che vuole lei. Quel che vuole lui. Quel che vogliamo tutti.

È una cosa che non c’è.

O meglio che in effetti c’è, ma mica come la vogliamo. No. Perché quel che vogliono le femmine, i maschi, le signorebene (tuttoattaccato), i mandrilli assettati di passera, le tigri del ribaltabile (che non so nemmeno se esista più, il ribaltabile), e pure i ciellini, ecco, quella roba lì, è contro natura. Perché quel che tutti vogliamo, noi, non è che ci accontentiamo di volerlo per un po’, no, macchè, lo vogliamo a lungo, lo vogliamo per un sacco di tempo, lo vogliamo per sempre. Eh. Nemmeno i sassi durano in eterno. Perfino le montagne si abbassano, nei secoli. Le foglie cadono, le figlie crescono. I figli diventan scemi (sempre), alle volte poi figliano. Invecchiano. Sperano nella pensione e poi muoiono. Già è tanto se non di fame. Muoiono loro, se abbiam culo, dopo averci seppellito. E moriamo anche noi. Tutti. E in quest’ecatombe che è la vita, questa cazzo di CORTA CORTISSIMA VITA, che fa strage dell’universo intero, noi, maschi e femmine, signorotti e signorine, milf, showmen, colletti bianchi e fanta-manager, operaie, operati, operose formichine o sciamannati fancazzisti, poeti maledetti o maledetti e basta, pretendiamo pure di volere qualcosa di così duraturo da accompagnarci addirittura di là. Dal forno (per chi punta all’urna), dal clic-saluti-e-baci (per i materialoni), dal purgatorio (per chi ci conta) o dall’inifinta energia cosmica che ci aspetta per inglobarci ed elevarci al livello superiore (per chi fuma roba brutta).
Solo che no. Niente. Non funziona. Non ancora. Non fino a che facciamo parte di questo sistema universale in cui nasci, ti guardi in giro un po’, corri come un cretino e poi secchi. Qui, nel sistema (o nella matrice, sempre per chi mangia i funghi di Don Juan), tutto – tranne forse qualche equazione – è limitato nel tempo e destinato a trasformarsi.
Tocca farsene una ragione. E smetterla con tutte ‘ste pippe, che -davvero- non ne abbiamo il tempo.

Un pensiero su “Quello che vuole lei. Quel che vuole lui. Quel che vogliamo tutti.

  1. Eh, WUM, non so bene a cosa ti riferisca, ma ognuno ce l'ha, quella cosa là, o almeno l'idea di essa. Ma siamo sicuri che l'ottenerla sia il segreto della felicità? Mah! Quel che ci rende vivi è l'incertezza, la ricerca, o il lottare per un qualcosa o per mantenerlo. Perchè diciamocelo, siamo talmente pazzi da non resistere al tedio, e se non abbiamo problemi, ce li creiamo .Ok ok, è vero, al giorno d'oggi siamo invasi da una miriadi di umani “monocellulari” per i quali la condizione di ameba sarebbe già un'evoluzione positiva, ma non cambiamo discorso… La ricerca dicevo, come mezzo per non patire senza reazione quella noia di cui parlava Leopardi: “La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani…considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole maravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio…perciò la noia è poco nota agli uomini di nessun momento, e pochissimo o nulla agli altri animali”. Cosa? Ah, mi fai notare che gli “umani monocellulari” allora esistevano anche al tempo del buon Leopardi. Non ti dò torto, speravo fosse una condizione passeggera di questi anni…ma stiamo ancora divagando. La ricerca di un qualcosa, ottenerlo (se si ha fortuna, perchè la bravura da sola non basta), e saperlo mantenere, senza dar nulla per scontato ma continuando a lottare per esso. Ok, parlo parlo, ma ne sono capace? Ci provo. Come il buon Percival sono di “umili origini”. Nella mia vita ho conosciuto presunti sovrani, regine depresse, principesse sul pisello (troppe), streghe (molte), stregoni truffaldini (tanti), stregatti, giganti, vecchi cavalieri jedi come alleati, avversari passati al lato oscuro. Ho scoperto che la risposta alla “domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto” è 42…(Cosa, non lo sapete? Leggete subito la “Guida Galattica per Autostoppisti!). La risposta è 42, dicevo. Ma come Percival, mi avvio alla ricerca del Graal; non ho cavalli bianchi e scintillanti armature, ma mi bastano un asciugamano (leggete la Guida Galattica e mi capirete), un coltellino svizzero (regalatomi da MacGyver) ed un cacciavite sonico (questo scopritelo da soli). Stasera tergiverso un po' troppo, ma il concetto è: so cos'è per me il Graal, e continuerò, comunque vada, la sua ricerca. E tu, WUM, sai cos'è per te il Graal, e sei disposta a non abbandonare la ricerca? -PIZ-

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