Stand by. Me.

Stand by. Me.

Quando dipingi e hai quasi fatto, per vedere se quello che hai fatto va bene o fa schifo, devi allontanarti. Fare un paio di passi all’indietro. Anche tre o quattro. E poi, da lontano, guardare.
Quando scrivi e hai finito di scrivere, per sapere se quello che hai scritto è leggibile, devi smettere di leggerlo. Dimenticartelo. Lasciarlo a far la muffa per un po’ di tempo dentro al file o in un cassetto (se il tuo ego ha voluto stamparlo). E poi rileggerlo.
Quando vuoi capire di più, di un uomo o di una donna, idem.
Devi allontanarti. Chiudere i contatti. O almeno diradarli. Prendere tempo e fiato. Guardare lo scenario da un altro punto di vista, da fuori.
Finché sei dentro, non puoi essere obiettivo.
Finché sei dentro, sei coinvolto.
Se da fuori, poi, questa cosa (qualunque sia), ti mancherà, chiediti:

  • se ti manca perché è quella, e non un’altra;
  • se ti manca perché era nuova e quindi wow;
  • se ti manca perché ti manca chiunque;
  • se ti manca perché era vecchia, magari un po’ zuppa, ma sicura come la poltrona del nonno.
Se non ti manca, sei a cavallo. E hai già la palla al balzo per lasciar andare. 
Se invece ti manca, e capisci che quella persona ti manca per il numero uno dei motivi del punto-elenco, puoi usare il cavallo per correre a prenderla.

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