10 modi per riconoscere un traditore seriale

10 modi per riconoscere un traditore seriale

UNO. Guarda le premesse.

Se arriva da te già impegnato, parti malissimo. Quello che sta facendo all’altra oggi, potrebbe essere fatto a te domani. 
Certo, magari ti dici che anche a te è capitato di conoscere uno alla fine di una storia e che se la storia non fosse già morta e sepolta prima del rito funebre, nemmeno ti saresti sognata, tu, di aprirti (in senso letterario e pure letterale) ad altro, ma sappi, che è un alibi che non regge, questo. 
Potrebbe dirti che con sua moglie non c’è più nulla da tantissimo tempo, che lui e lei sono come fratelli, che lei magari ha già un altro. Ma finché vivono sotto lo stesso tetto, non ne avrai mai la certezza. 
O sparisci ora (subito) o ti inginocchi e ingoi (il rospo) e ti impegni pure a non lamentarti (che di ragioni, credimi, ne avrai a pacchi e ciuffi).

DUE. Chiedi.
Domande chiare, chiuse e che non ammettano mezze risposte.
Preferibilmente a raffica e imbuto. Senza imboccarlo.
Lo imbocchi  – tocca spiegarti tutto – quando gli dici che non esci con uomini impegnati (lascia perdere i giri di parole. Ci sono uomini, con due o più famiglie che non si sentono impegnati manco per niente), e poi gli chiedi: “e tu non lo sei, vero? vero che sei single?”. 
Se lo fai, stai sprecando tempo e risorse. Molto meglio mollare le perifrasi e andare al sodo: “Sei sposato/accasato/fidanzato?” Sì, beh, questa potrebbe andare, ma anche qui l’immaginazione di certi Pifferi potrebbe stupirti e loro, i Pifferi, potrebbero risponderti “No”, intendendo in realtà: “Sì, ma non lo chiamerei un vero matrimonio/relazione”.
“Vivi da solo?” è una domanda perfetta per la prima conversazione, ancora prima di andarci a cena. 
Se risponde sì, non mollare e chiedi da quanto. 
Quando poi risponde (se risponde), a questo punto chiedi a quanto tempo risale l’ultima frequentazione. Oppure sbraga e domanda:”Vabbè, sei single, abbiamo capito, ma, dimmi, ti scopi qualcuno o vivi di poesia e immaginazione?
Se si scandalizza è una zuppa, quindi tanto vale perderlo.
TRE.Apri gli occhi.
Prima di ascoltare quel che dice, leggere quel che ti scrive e bearti di quel che senti, fermati a dare un’occhiata a quello che fa. 
Ti porta a cena sul lago di Como (e tu abiti a Pavia)? 
O organizza spettacolari fine settimana fuori porta (e alle volte pure confine)? Non hai mai incontrato nemmeno mezzo dei suoi amici?
Mmh. Gatta-ci-cova. Fossi in te, andrei a fondo. 
Se poi si dichiara più singolo di una confezione monodose di TicTac, ma dopo le otto di sera sparisce e nel weekend evapora nel nulla, forse, non ti ha raccontato tutta la verità. 
E SE NON BASTA ECCOTI IL QUATTRO.  Prendi appunti. 
E verifica la coerenza di quel che racconta. Con tutte le cose che hai da fare, pensa a quante te ne dimentichi ogni giorno (mica solo tu, eh) e considera che se vuoi davvero avere qualche mezza chances di capirci di più, quel che ti dice che fa, non va scordato.
Cinque, sei e sette e otto (squot- giravolta- squot).
Non servono. A questo punto, il 5, il 6, il 7 e l’8 non servono: se sei invischiata in una relazione con uno di cui non ti fidi, hai poco da fare (salvo andarti a rileggere l’ottava riga e applicarla alla lettera). E quindi? Niente: o ti rassegni, o molli il balino e ti rilassi. Tanto più che (chicca finale in chiusura di post) fonti attendibili hanno dimostrato come la fedeltà maschile non sia indimostrabile. 
(Ma sia davvero vicino alla fisica dei quanti.)
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