Di certi uomini, delle mie donne, di Wum e delle Wummine Furenti che scrivono a Wum.

Di certi uomini, delle mie donne, di Wum e delle Wummine Furenti che scrivono a Wum.


Se certi uomini sapessero che all’aumentare delle info trasmesse, l’indice globale di gradimento decresce, in picchiata, resterebbero un po’ più zitti.
Come quando uno ti racconta che passa a quella stronza dell’ex moglie che non lavora e ai due figli, 700 euro, al mese.
E tu dici “vabbè ci sta”, e poi ti dice, il poverino, che vuole una Porsche per andare nella nuova casa a Cortina. Appena comprata che era un affarone.
O quando uno ti si lamenta che il lavoro langue, i clienti latitano e l’ultimo Ral degno di chiamarsi tale, risale a tre anni fa; e poi salta fuori che di martedì alle 10 è in palestra, di mercoledì alle 3 è a fare shopping e che il venerdì non ci va proprio, in ufficio, che ieri ha fatto tardi.
Per non parlare di quelli che parlano di parità fra i sessi e aiuto attivo nelle faccende di casa, citando a mo’ d’esempio la volta in cui si son levati il piatto da tavola per portarlo – ADDIRITTURA – fino al lavello.

Certi uomini ti raccontano di quella volta in cui han cambiato un pannolino al loro nano come se ti stessero parlando dello sbarco in Normandia. E del fatto che lavorano per il bene della famiglia, per costruire qualcosa e che non capiscono come mai il frigo sia sempre vuoto, cazzo. E poi salta fuori che loro lavorano in banca, dalle otto alle quattro, e le loro Legittime fan gli architetti, i commercialisti o gli ingegneri.
Certi uomini puntano, prima di vedere te, e subito dopo aver circumnavigato e gradito la tua circonferenza cosce, in su in giù e in sopra e in sotto, il tuo cognome, la tua famiglia, le scuole che hai fatto, e spesso (non sempre, ma spesso) la tua dichiarazione ICI.
Qualcuno te lo dice pure.
Sì. Te lo dice.
Non in modo diretto, no, ma con un par di giri ci arriva. E tu pure. Ma tardi. “ho bisogno di una donna come te al mio fianco”.  E tu, avessi imparato qualcosa, dovresti rispondere “anch’io, non sai quanto”.
Ci sono quelli che pur avendo un matrimonio decennale alle spalle e uno stuolo di amanti in portfolio, quando ti vedono hanno il coraggio di dirti “come te nessuna mai”. “è tutta la vita che ti aspetto” (le altre cos’erano? Riscaldamento pre-partita?). 

E ci son quelli che il matrimonio decennale alle spalle non se lo sono ancora buttato, e che probably non lo faranno mai, ma che di te han bisogno come i pesci l’acqua. E tutte le volte che te lo senti ripetere ti fan venire in mente Nemo che attraversa la strada, solo con un finale diverso.

Per non parlare di quelli che negano. Di default. E quindi non ne parliamo.
vignetta originale wummistica in allegato al post :
 Ci son quelli a cui tu ti presenti “difficile, credimi” e che capiscono “ti sto sfidando, in realtà vorrei passare il resto della mia vita a stirare le tue camice e magari a comprartene di più fiche, pure”.

E per quanti sforzi tu faccia per far passare il tuo status di single come a tempo indeterminato e a termine (termine coincidente con la sepoltura di te medesima), si ostinano a pensare che la tua fosse (“fosse”,non “sia”, giacché finita con il loro debutto nel tuo mondo) solo una fase temporanea, nell’attesa del loro arrivo.

Tu dici “lassa stà” e loro capiscono “vieni avanti, son tutta tua”. 

Loro ti chiamano, tu non rispondi – mai – né RICHIAMI – giammai – né ti fai in alcun modo viva – giagguai-  e loro si gongolano immaginandosi chissà quale tuo sacrificio nell’applicare la tua femminilissima strategia.

E poi ci son quelli che se riuscissero a darsi una calmata, forse qualche possibilità ce la potrebbero pure avere, ma è tanta l’enfasi e tanta l’ansia che ti stremano già ai blocchi di partenza.

Quelli che vorrebbero mollare l’altra per te, oh se lo vorrebbero!, a patto che tu dichiarassi in forma scritta e alla presenza di un notaio, le tue intenzioni ad accoglierli fra le tue braccia/mura, magari con un bel contrattino quinquennale rinnovabile tacitamente per altri 5 anni, allo scadere del periodo di prova (mesi due dallo start-up).
Poi ci sono quelli che ti piacciono, e che non ti scrivono mai. Ma quando scrivono (le solite tre scemate, by the way) ti mandano in visibilio.
Che non ti chiamano se non prima di calare dalle Alpi Apuane pronti a rapirti. E quando ti chiamano, conscia che dovresti dir di no – anche perché magari già impegnata – saltelli i tuoi sìììì esultanti mentre ti infili in doccia, silk epil in una mano e blackberry nell’altra (che si sa mai richiamino!), alla velocità della luce.
Che sono così lontani, così professionalmente impegnati (sul serio), così alti e buoni e belli e wow che ripensando a loro, ogni volta, ogni maledettissima volta, tu pieghi la testa verso destra e sorridi. E quando se ne vanno, pluff, spariscono dai tuoi circuiti neurali tanto quanto dalla tua cronologia.  Quando ci sono è ammore alla quarta (la tua, ancorché virtuale),  quando non ci sono è niente alla prima, o alla retro (tana per wum).
E ci sono anche quelli che ti tocca evitare, visto che su quella strada lì irta di rovi e spini, ci sei già passata,  e forse-forse non ci sei ancora uscita, Lady Vaga tu, Confusi e Infelici, loro.
E ci sono invece quelli che ti chiamano anche per raccontarti che c’è coda sulla est e loro, i manzi monzaschi, sono in ritardo, e con i quali – dopo tutto- vai ancora a letto, facendoci solo delle ronfate epocali.
Che ti hanno snobbato, di fatto, di nome o di diritto, e poi si son ripresentati come nulla fosse, o che son stati il tuo primo Azzurro o il primo Re, o il primo Lupus in Ficula, e hai amato – oh sì e tanto – spendendo più lacrime del plafond di una Visa Imperiale. E che poi ascolti, madre coraggio  e sorella pazienza, cercando di instillar loro un nichelino di buon senso.
Che hai sposato – saltellante e di verde vestita – senza mai dire loro tiamo (Cristina Campo:  puoi rivoltarti nella tomba, ma il tuo giochino, sappilo, è uno spreco fatto e finito!). E che ad un pelo dalla realizzazione legale del ‘nonfunzia’, ti si rivelano incinti, o in procinto di. E tu non sei pronta. Manco per niente.
E ci sono quelli che ti piacciono tanto, vero, furbis, perché non son qui,  e nemmeno lì, e non sono opzionabili. Nemmeno con un preavviso da CCNL.  E che un giorno torneranno, tu lo sai, e te l’han pure detto, forse, come quella volta in cui han buttato là un “raggiungimi” con annessi e connessi e tu hai sorriso, nicchiando e cambiando discorso. E loro piaccion tanto a te per gli stessi –stesserrimi – motivi per cui tu piaci tanto a loro.
Quindi? 
Quindi niente. 
Che tu sia sardella o tritone, Zitta e Nuota.

2 pensieri su “Di certi uomini, delle mie donne, di Wum e delle Wummine Furenti che scrivono a Wum.

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