SfigoCop, Ficarra e Picone e le avventure di Wum che va al lavoro di notte e non ci crede nessuno

SfigoCop, Ficarra e Picone e le avventure di Wum che va al lavoro di notte e non ci crede nessuno

Venerdì ore 03:00: piru- piruuuuup- pipu. Pausa. Piru- piruuupp-pipuuuu.
L’Antelope del Blackberry mi sveglia.
L’occhio semi aperto sul display verifica che non mi stia prendendo in giro.
No: è vero, sono proprio le tre, io devo proprio alzarmi e devo proprio partire.

Fuori dal letto, Wum, che sei già in ritardo, mi dico. Una doccia, un nespresso, due biscotti e mezzo litro di Rauch multi-frutti più tardi, mi infilo in un paio di jeans, mi incastro in una polo blu e -raccolti armi e bagagli- esco di casa.
Rintraccio e recupero la macchina prestata da un’amica (la mia tedesca è a montare un aggeggio di sicurezza imposto dall’assicurazione) e parto.
Sono sveglia? Più o meno.
Attraverso la città deserta e accendo e poi spengo la radio un paio di volte, indecisa tra l’effetto compagnia e quello ninna-nanna della musica. A quest’ora, con questo sonno, meglio il silenzio e l’aria freschina della notte.
Cinquanta all’ora- a norma di legge- passo col giallo e svolto.

Svolto e li vedo.
Vedo loro e la loro paletta.
E – sbuffando e smadonnando, ma soprattutto smadonnando – accosto.

“buonasera” mi dice il primo dei due sbirri, dall’alto del suo metro e novanta, con una faccia che neanche Bruce Willis nel pieno dell’incazzatura e così pieno di sè che neanche George Michael con gli occhiali a specchio.
Vicino a lui, Ponciarello, era un modestone.

“BUON-GIORNO” rispondo io mentre GayCop si guarda in giro in cerca di complici.(Sei fico, sìì, penso, ma   a parte che il gay-detector si è messo a suonare ancora prima di fermare la macchina, vedi di non sbruffare con me che non è proprio aria)

“padente e libbbretto puccottesia” dice l’altro, normo-dotato e normo-spocchioso.

– “è nel baule”
– “lo prenda.”
-“voi allontanatevi e io scendo”.

– “Perché quella faccia?” – dice SfigoCop, alzando un soppracciglio orrendamente depilato.
– “Forse perché sono le tre? Forse perché sono le tre e io non sono particolarmente…
– “particolarmente… cosa?

(mansueta? felice di vederti? entusiasta di stare qui a parlare con te, cretino, mentre potrei essere già in azienda? felice che tu- pagato da me- stia qua a rompere le palle a me mentre potresti fare qualcosa di più utile tipo arrestare un paio di spacciatori o fermare i millemila topi d’appartamento che -proprio adesso- se la stanno ridendo della grossa?)

– “… SVEGLIA“- rispondo in modalità zen, mentre scesa dall’auto vado verso il baule a recuperare la borsa.

(“e se non fossero sbirri” – penso – “e se fossero due marrani pronti a zomparmi auto- orologio- portafogli e annessi e connessi??”), apro il baule, prendo la patente e ritorno in auto, poi armeggio in cerca del libretto nel porta-oggetti di un’auto non mia. L’armeggiamento finisce subito, che la mia amica è una giusta, e ha tutto al posto giusto.

Mentre il secondo polotto prende i documenti che gli passo, il primo fa, con la stessa aria da duro di prima: “dove sta andando?
(scusaaaa?! ti pare stia andando a un rave? sono le tre, anzi, quasi le quattro del mattino, io sono in jeans, ballerine e polo blu, capelli raccolti e faccia struccata. Ho sonno, sono incazzata come un opossum sterilizzato e sono in ritardo per il mio appuntamento. Ma dove vado non te lo dico. Neanche morta, stronzo.)

“NON. LA. RIGUARDA.”

(ti riguarderebbe se fossi ricercata, forse. O forse no, forse nemmeno.)

“l’auto non è sua?”
“ACUTA OSSERVAZIONE, VISTO CHE HA IN MANO IL LIBRETTO E I MIEI DOCUMENTI E I NOMI NON COINCIDONO”.
“Non faccia la spiritosa. Di chi è?
Nome cognome.
“e come mai la sta guidando?”
“Numero di cellu. (strano, sarà l’incazzatura ma per una volta me lo ricordo al volo). Me l’ha prestata, se non ci crede la chiami pure, così poi fa felice anche lei, oltre a me.”
Cip e Ciop ritornano, SfigoCop mi ripassa patente e libretto (puccottesia) e mi dice “vada piano”.
“sicuro”.
Sicuro. Già, come no. Visto che mi hai fatto perdere quasi quaranta minuti, o bambo, e se prima di te ero in anticipo, ora sono quasi in ritardo, bestia.

Riparto.
Faccio 100 metri, forse centocinque, ma non un centimetro di più e le mie pupille si dilatano come se avessi appena visto (in ordine inverso d’inverosimilità) due draghi cinesi in amore. O BradPitt, nudo e con il cappello da cowboy in mezzo alla strada. O un tir cappottato con la nuova collezione di Hermes svalangata sull’asfalto.

Ficarra e Picone, mitraglietta in braccio al primo, paletta e secchiello al secondo, mi fermano.
NONCI. POSSO. CREDERE. (Miiiiiii’).

Abbasso di tre cm il finestrino.
Non ci credo. Non può essere vero. Le mie tasse non possono essere sprecate in una parata di forze dell’ordine appostate tipo staffetta a cento metri l’una dall’altra: questi sono farlocchi, e quelli veri saranno nel baule della 159 semisvenuti.

“Buonasera Signorina”
“SIGNORA, GRAZIE. E BUONGIORNO, NON BUONASERA.”
“come vuole, mi da patente e libretto?” – dice Ficarra.

“POTREI RIFIUTARMI? FORSE Sì, VISTO CHE SONO STATA APPENA FERMATA DALLA POLIZIA. E VISTO CHE NON CI CREDO CHE SIATE COSì SCHIFOSAMENTE ORGANIZZATI DA FARE DUE POSTI DI BLOCCO SULLA STESSA STRADA, SE PERMETTE UNO NON SCENDO E DUE MI FACCIA VEDERE I SUOI, DI DOCUMENTI, SE VUOLE VEDERE I MIEI, GRAZIE”!

Picone sente, si avvicina con l’arma in pugno, con un’aria minacciosa che si sminaccia non appena incontra il mio sguardo infuocato.

 “Non si arrabbi, signorina”, dice Ficarra, diradando un pelo la crescente tensione.

“SIGNOOOOOOOORA, NON SIGNORINA, E NON MI DICA DI NON ARRABBIARMI. SI RENDE CONTO? DUE PATTUGLIE IN CENTO METRI. CHI CAZZO STATE CERCANDO? SI PUò SAPERE?”
“Eh eh- fa Ficarra – eh eh. Non possiamo dirglielo.”

 (che fai? lo spiritoso? E adesso dirai che se me lo dicessi poi dovresti uccidermi?)
“Se glielo dico poi la devo uccidere”
“BRAVO!!! … MA LO SA COS’HO FATTO? CON QUELLO CHE SI SENTE, APPENA VI HO VISTO HO PREMUTO IL TASTO REC DEL CELLULARE: OVVERO SIETE ON LINE, SIGNORI.”
(ride, crede stia scherzando. )
“Dove va?”- chiede Picone.
” ommamma. NON. SONO. AFFARI VOSTRI. COME NON LO ERANO DI QUEI DUE DI PRIMA.”
“ma l’auto di chi è?”
“NOME, COGNOME. IL NUMERO POTETE CHIEDERLO AI COLLEGHI. GIà CE L’HANNO”.
“Va bene, Signorina, va bene, va bene (dice Ficarra), vada pure, ma vada piano.

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