LA MIGLIORE AMICA… DI TUTTI!

LA MIGLIORE AMICA… DI TUTTI!

SOTTOTITOLO:
LA vanitosa per necessità

written by
IL FIANCHEGGIATORE


Non arricciate il naso! Non sono M. Ferradini, non parlo da uomo ferito; l’uva non mi piace e la volpe non è il mio animale totem. Ho sbagliato, ma l’errore l’ho commesso ex tunc quando la reputai una gran persona.

Ma per quello ho le mie attenuanti: n° 1 ero obnubilato dai cuoricini che vagavano davanti ai miei occhi, n° 2… idiota, n° 3 lei è assai brava a farsi benvolere. Da chiunque. Ecco il mio più grande errore. Non essermi reso conto che lei non era splendida con me e per me, ma lo era per sé stessa. Insomma ho scoperto che è un tipo di donna – e a questo proposito aspetto un eventuale, chiarificatore post di WUM su questi tipi di femmina – che per vivere in modo soddisfacente ha necessità di essere ben vista e ben voluta da tutti. 

Lei è l’amica di tutti, ovviamente a rotazione, in quanto uno non può avere 1.562 contatti su FB e considerarli tutti come MIGLIORI AMICI. Anche per il semplice fatto che 24 ore in un giorno e 7 giorni in una settimana ti portano giocoforza a bidonare qualcuno di questi migliori amici… I più stolti alla prima sua moina (e lei le moine le sa fare un gran bene) la perdonano, altri alla seconda moina restano più guardinghi ma le concedono una nuova possibilità, i più saggi alla terza moina si concentrano su amici più affidabili. Io alla quarta moina ho deciso che perdevo il mio tempo. Insomma lei è una specie di donna che ha bisogno di essere benvoluta ed ammirata per essere felice. E fino qui niente di male, chiunque si sente realizzato se è il “bersaglio” dell’ammirazione e dei complimenti. Ma la cosa si distorce un pochetto quando uno ne fa una ragione di vita, e questo è sufficiente, senza che insorga la necessità di andare avanti e realizzare qualcosa.

Esemplifico per chiarire: se io sono oggetto delle attenzioni di una donna e desto in lei ammirazione ne sono assai lieto. Se poi lei mi piace pure, mi reputo un uomo fortunato… e vissero felici e contenti. Se per caso invece lei non risponde alle mie aspettative, giro l’angolo e spero di trovarne un’altra. Cioè non continuo a farmi adulare da questa, magari illudendola di chissachè, solo perché mi piace essere ammirato.

Lei invece funziona così.
E l’idiota sono stato io che non me ne sono accorto o che non ho voluto accorgermene anche se gli indizi c’erano. Tipo l’ex moroso che nonostante fosse ex e mollato da lei, perché a sua detta era un cretino, che continuava ad avere risposte ai contatti e complimenti per lei; tipo il compagno di università che la osannava per le torte che faceva, che tra l’altro non erano nulla di speciale (io ne faccio di migliori, ma non potevo mica dirglielo – N.d.A.); o ancora l’altro amico a cui scriveva una mail dicendo “uh che palle, quello mi ha chiesto di andare al cinema e io non ne ho voglia” mentre a “quello” (=io) scriveva che le “sarebbe piaciuto tantissimo ma non poteva a causa impegni di lavoro”…(altra N.d.A. – ho un paio di amici haker e quindi sono piuttosto sicuro di questi suoi comportamenti).

Ecco quando il ricevere complimenti ed attenzioni, bearsi di ciò, dare seguito e risposta ad essi anche se provenienti da chi non ti interessa minimamente, diventa il tuo modus operandi… per me è da ricovero. Senza contare che dopo aver riacquistato l’uso della ragione mi viene spontaneo chiedermi: in quanti altri letti si infilò la tizia mentre flirtava con me, così giusto per compiacersi e per autostima? 

Dopotutto se una vanta 1.562 buoni amici, con altrettanti rapporti d’amicizia che non vuole interrompere, e se il suo modo per non rovinare i rapporti d’amicizia è una seratina  scopereccia… (a facc di zoccola vacchia).

Leggendo vi starete chiedendo: ma di chi cavolo sta parlando? Chi è così figa e al contempo piena di sè da aver bisogno di tutto questo? Charlize Theron? Bianca Balti? Bo Derek? No, no… niente di tutto ciò. Lei è si una ragazza carina, ma più che altro è furba. Ha avuto il gran merito di saper coltivare nel suo orticello una folta schiera di ammiratori che la seguono qualsiasi cosa faccia. Il che non è stato poi così difficile. La sua forza risiede nel fatto di essere cresciuta scolasticamente e lavorativamente in un ambiente prettamente maschile e assai inquadrato, quello tecnico-ingegneristico, in cui la presenza di una tizia di 170 cm (al netto del tacco 12 spesso presente), occhioni celesti, una più che discreta terza piena e un B-side – quello si – da copertina patinata, è una cosa a dir poco destabilizzante.

N.B. Questi sono i connotati positivi della tizia. Quelli negativi pur presenti anche a livello fisico, che di quelli morali ne facciamo qui un buon compendio, dalla categoria ingegneri non vengono presi in considerazione, perché essendo piuttosto desueti all’incontro col gentil sesso, tutto ciò che di bello essi vedono oscura il resto.
E attenzione non ho usato il termine “desueto” a caso. Non è che gli ingegneri siano dei cretini o degli allupati cronici… è semplicemente che se frequenti un istituto (tipo ITIS) in cui ci sono 1.047 studenti di cui solo 15 femmine e poi un ateneo in cui su 800 iscritti la quota rosa giunge si e no allo 0.375% non sei proprio abituato a trattare con l’altra metà del cielo, e credi che il tutto si possa risolvere come una disequazione, per quanto complessa e piena di incognite essa si possa presentare.

La conclusione della storia è che lei era li di fronte a me, beandosi della mia vista, come se nulla fosse cambiato in questi due anni, con il suo miglior sorriso in faccia e i Ray-Ban sugli occhi anche se piovigginava (ma tenerli fa figo o non poteva sostenere la conversazione senza un filtro che le permettesse di distogliere lo sguardo senza farsi accorgere, dovendo ancora una volta recitare la sua parte senza essere sgamata?) e mi ha raccontato le sue ultime evoluzioni in campo lavorativo ed abitativo “oh, adesso lavoro qua e vivo là, da sola, e devi ASSOLUTAMENTE venire a vedere il mio nido”… dimenticandosi di fare il benché minimo accenno al presente fidanzato (toh, che strano).
“…e tu come stai? Ma sai che ti trovo bene? E che è successo alla tua auto?”
Io, che di natura sono gentile e ho una buona educazione ho risposto pedissequamente con un laconico “sto bene, grazie, la mia auto è diventata azzurra e per la visita al tuo nido organizza tu, mica vengo io a suonarti al campanello”, ma credo proprio che se mai mi darà una data, io quel giorno non potrò muovermi da casa perché sarò malato, o impegnato per lavoro, o in Kurdistan a raccogliere margherite.
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