Tipi di maschio: L’UNGULATO.

Tipi di maschio: L’UNGULATO.

 L’Ungulato: un cinghiale a letto, un porco a tavola, sensibile come un cotechino e sagace come un salame.






Eccolo qui, il modello base dell’Homus Erectus. Il prototipo zero del cromosoma Xy, quello non affinato in botti di rovere, non educato da sapienti istruttrici svizzere (o da comunissime quanto brave maestre delle elementari) ma tirato su a sganassoni e stadio, cresciuto a porno, grande fratello,  amici di maria e anabolizzanti steroidei.

Privato per genetica, status e indole di qualsiasi processo di educazione e crescita interiore, l’ungulato non parla, grufola

Si raduna in branchi, predilige i luoghi rumorosi e affollati e fa delle proprie privazioni culturali un vanto.
E che risponda a “er patacca” e provenga da a’ capitale o dal cuore della miserrima padania, e si faccia chiamare “il trota”, poco cambia, la sostanza è la stessa. Forse a Wum, nordica per sfiga più che per vocazione, gli ungulati sotto il Po’ dan meno sui nervi degli autoctoni (il cinghiale del vicino è sempre più verde, no?) parendo per lo meno un filo più folcloristici dei propri.

Frequenta tipe pari livello neurale e non si fidanza, ma s’inguaia.
Colleziona poster grandi come maxi affissioni con tette più grosse di quella della Lola (granarolo, non Ponce).
L’ungulato, poi,  non legge,
“l’urtimo libbro? Ale elemmentari. Me pare. Ma pure de quello c’avevo er biggnami”

Al massimo guarda le figure sulla gazzetta.  
Se per sbaglio finisce su un canale d’informazione, gira subito in preda a spasmi di terrore:
“che ssei scemo? Cor cazzo che me vedo er tiggì”

Ha finito le superiori a suon di sberle e tre anni in uno alle serali.  Fa della perdita di coscienza uno status symbol e se potesse vivrebbe di birra e cannabis. Ha un tono di voce alto, dieci decibel sopra la barriera del suono e quando ride genera scosse di magnitudo quattro della scala Mercalli. Allo stadio, poi, passa alla Richter.

Considera la donna un gradino sotto la classe sociale delle mosche e dei pappataci, ne parla (pardon, ne grufola) con una volgarità e una bassezza degna di un Troll e se ne sente il signore e legittimo padrone (portando in favore della sua misoginia la storia della costola di Adamo, quella della mela e quella di Lorena Bobbit. Fine degli esempi. nonché del bagaglio culturale.)

L’Ungolato standard è quello appena descritto. Per chi non bazzichi i ritrovi degli ultras, le discoteche di provincia la domenica pomeriggio o altri ameni luoghi affini, il rischio di incappare in siffatta tipologia è davvero bassa. Tuttavia, la cinghialitudine è ahimè riscontrabile anche fuori dai covi dei suddetti animali selvaggi: basta navigare in internet, cliccare sul mi piace sbagliato per venire investiti dalla barbarie di 70.000 ungulati ululanti e ritrovarsi a leggere perle di saggezza che Wum non solo non riporterà ma che ha già provveduto a cancellare dal proprio server neurale per paura d’esserne infettata.

E siccome Wum prima di essere un’acidissima blogger è stata una femmina ottimista, si augura che almeno la metà dei settantamila di cui sopra sian cliccatori inconsapevoli. Magari di quelli che usano fb una volta l’anno …


L’ANTIDOTO?
Cliccare as soon as possible il NONMIPIACEPIù.

2 pensieri su “Tipi di maschio: L’UNGULATO.

  1. Il guaio è che anche se non lo cerchi e non ne frequenti l'habitat naturale, l'ungulato te lo becchi lo stesso, a causa della sua virale diffusione sul territorio. I mezzi pubblici pullulano di esemplari della specie (tutti rigorosamente senza biglietto!), ne sono pieni i centri commerciali e le vie di qualunque città o centro medio-piccolo. Possono spuntare dai finestrini di auto vorrei-esser-un-suv-ma-non-posso e ti apostrofano con un “a' fata!” oppure “uèh, bella figa!” a seconda della latitudine, osservando speranzosi la tua reazione a cotanta dimostrazione di interesse. Possono insediarsi al tavolo accanto in pizzeria, mandandoti di traverso la pachino e bufala con grugniti vari su calcio, extra-comunitari e figa (loro non parlano di donne, grugniscono di figa). E se ti va malissimo, puoi trovarteli in una poltrona adiacente al cinema, dove stanno guardando lo stesso film che hai scelto tu, perché nella sala del cinepanettone non c'era più posto e non possono fare a meno di non ricordarlo a tutti i presenti per buona parte della proiezione… e mi fermo qui.

  2. Ebbene…

    Ho fatto il liceo a Cosenza (“Cosangeles” in cinghialese). La fauna del posto era principalmente composta da esseri così, proprio così. Cesare Paciotti ai piedi, D&G underwear, crestino ingellato, sopracciglio ultrasottile, cellulare ultrasottile, femmina ultrasottile. Quando sei nel pieno dell'adolescenza non sai bene come rapportarti all'estremo degrado socioculturale che ti circonda, o almeno… io non ci riuscivo. Ero sempre infastidita e fortemente perplessa.

    Ora vivo proprio na' capitale, m'ascolto i commenti per strada (er culo che parla, abbona, fija ma parla come magni!) e ho scoperto una cosa tenera e commovente. Qualcosa che ha del fantascientifico.
    Il porco in questione, oltre ad essere di per sé mooolto pittoresco e volendo anche divertente, ha un cuore morbido, di soffice panna montata.
    Ne conosco uno, in dettaglio, che è nella top five dei miei preferiti. E' il commesso del discount sotto casa mia, ha il Colosseo tatuato sulla pancia, S.P.Q.R. sulle spalle, e lo scudetto della Roma sul polpaccio (a colori). Un patriottico, diciamo. Capace di snocciolare volgarità a una velocità ipersonica.
    Vuoi che sia perché il mio corpo non risponde nemmeno vagamente ai suoi standard di bellafiga, vuoi che la mia scienza della compassione, la mia gentilezza d'animo, i miei occhioni, la diplomazia e il savoir-faire, nonché questa spiccata modestia, lo abbiamo particolarmente coinvolto… comunque, con me, questo bestione, è di un amorevole SCONVOLGENTE! Inizialmente non mi ha presa in simpatia (accento troppo der nord ppè un romano de Roma), ma si è riempito di stima per me quando a una sua battuta ha confuso una mia risata assolutamente sconcertata con un chiaro apprezzamento alle sue doti di comico.
    Dice: “Ma vedi, io quando te vedo attè, er mondo me pare più bbello! T'ho giuro! Io nun vojo fa' 'o stronzo, è che… er mondo che, capito? Eh!”
    Secondo me, l'antidoto, è smuoverne i reconditi sentimenti. Non so come si faccia, eh… ma ad evitarli comunque ci si perde un certo divertimento da studio antropologico.

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