MERRY unmarried CHRISTMAS

MERRY unmarried CHRISTMAS


Natale è uno di quei periodi in cui va di moda avere le palle girate, farsi prendere dagli attacchi di malinconia e ansia da impacchettamento spasmodico. 
A Natale (e giù di lì per una decina di pagine a monte e a valle sull’agenda), non funziona più niente, si rallenta l’universo e di colpo va tutto in stand-by fino a data da destinarsi.

Hai un contratto in chiusura, uno di quelli indispensabili per chiudere il rendiconto provvigionale e tirare il fiato sul nuovo budget incalzante? Tra riunioni di fine anno, saluti per le vacanze, panettoni in giro per gli uffici, se ti va bene ti risponde il centralino, se ti va male manco il risponditore automatico. 
E mentre tu sei costretto a respirare nel sacchetto di carta per combattere gli attacchi di panico che a questo punto vorresti tanto avere (se non altro per giustificare l’ansia che ti senti addosso), ecco che la tua casella e-mail s’impalla a furia di auguri, auguroni e augurissimi di tante care cose, successo, serenità,  felicità e trallallero trallallà. 
Il fornitore che proprio non ce la faceva a farti ottantatre euro di sconto su una fattura da tredicimilasettecentottantatre ti manda un cesto nel quale riusciresti a infilartici in orizzontale. 
Lo studio internazionale che ti fattura un fantamilione al secondo per ogni telefonata ti manda gli equo-auguri, e ti racconta che devolverà il tuo mancato regalo ai poveri bambini dello Zimbawue (e tu pensi, che se invece di devolverlo tanto lontano, l’avessero devoluto ai poveri clienti dietro l’angolo, non avrebbero fatto poi male).

Il Natale è un periodo strano: bello se tutto va bene, sopportabile normalmente e speriamo che passi via veloce negli altri casi.

C’è chi lo prende con filosofia, chi con retorica e chi con l’entusiasmo di un mammut alle soglie dell’era glaciale.
Chi prende la menata del regalamento come una roba molto seria e parte a novembre con una bella lista xls di destinatari di auguri, regali ricchi premi e cotillon. 
Chi odia le feste comandate per partito preso e mette il muso dall’immacolata in avanti.  Chi invece entra in modalità “All I want for Christmas is you” e gongola da un negozio all’altro alla ricerca di-un- pensiero – per-tutti -che –non-scontenti- nessuno. 
Chi arriva al 24 con l’occhio assatanato e in un giorno solo spunta trentatre beneficiari più tre eventuali che non si sa mai.  
E chi quest’anno proprio non se ne parla, perché se l’anno scorso era tempo di stringere la cinghia, ora tocca tenersi su le mutande con  il Bostik, vista lo stato di avanzata denutrizione delle vacche che girano.

C’è chi a Natale è innamorato come fosse primavera, cinguetta come una Drag Queen a Casablanca, e brilla di luce propria come fosse un’alogena da pista di atterraggio, progettando fughe romantiche, fuochi scoppiettanti e piumoni imbottiti. 
E chi è spento come un bancomat di cartone pressato. Di quelli a ondine. Che non hanno nemmeno la faccia da bancomat.  E si illuminano solo se gli dai fuoco.

C’è chi il Natale lo passerà in famiglia, chi in quella d’origine, chi in quella d’arrivo e chi un po’ di qua e un po’ di là. E chi una famiglia d’arrivo non ce l’ha più, e il venticinque tornerà alla base facendo finta di niente e con un sorriso così tirato che in confronto quello di Cher passerebbe inosservato. Chi a tre giorni dal D-Day riceve gli accordi per la spartizione della prole, alle volte per telefono e alle volte per interposto avvocato.

E chi – come Wum e millemila altre mamme single e magari pure un po’ giù di tono a prescindere dal periodo –  fa l’albero, il presepe e prepara la letterina per babbo natale, e dopo aver chiesto un altro pallet di Gormiti, uno squalo gigante da mettere nella vasca e altre due – tre mostruosità sui generis per il nano, infila un post scriptum in corsivo, come questo:

Caro Babbino,
che lo so che ci sei, lì da qualche parte tra la Lapponia e Zara home,  caso mai ti capitasse, a me che non ti ho mai chiesto niente fino a che ho scoperto la vera identità della befana, di Santa Lucia e della fatina dei denti, potresti mica portare per una volta un bel fidanzato a domicilio?
Sì. A domicilio. Hai letto bene. Come la pizza, il sushi e la spesa dell’esselunga. …
A domicilio, esatto, perché io non esco molto. Anzi, non esco affatto. Nell’unica sera a settimana in cui potrei, nove volte su dieci il condizionale si schianta contro l’agenda e non posso comunque e la decima son talmente cotta (e, a te lo posso dire, pure un pochino schifata) che non mi va.
Sarebbe carino, quindi, davvero-davvero carino, sentire il citofono suonare, rispondere e sentire una bella voce maschia e rassicurante (come immagino la voce di uno che si veste di rosso con la cintura dei pompieri e porta una barba che nemmeno Noè) che dice: “la signora Wum? … ho un fidanzato da consegnare, scende o glielo porto su?”.
Non ho molte aspettative. Non più per lo meno. (ah … una volta un sacco, ma con il tempo, e il portfolio attivo degli ultimi anni, tocca accontentarsi!). Chiedo solo che sia pulito (in senso letterario nonché letterale) e gentile,  che sappia prendere delle decisioni e magari (ma forse esagero, me ne rendo conto) che riesca pure a comunicarmele. Di tanto in tanto.  
Vedi tu. sappi, però, nel decidere se farmelo o no questo gran regalo che ti chiedo, che recapitando a me cotanto gradito cadeaux faresti felice non solo Wum, ma un sacco di gente (che quando Wum è triste, come succede alla principessa di Men in Black 2, piove. E il nano di Wum ha bisogno di sole per crescere, e i suoi lettori per ridere).
… no? non ce la fai? Nemmeno tu? e allora sai cosa ti dico? Niente. Lo sapevo già. Che tanto non esisti. Uffa. Ma sappi che la befana mi ha appena mandato una mail. Con una decina di profili in lista d’attesa. Sì esatto una mail. Perché almeno lei i miei post li legge (e alle volte li scrive pure).
… E poi non dire in giro che ti fa concorrenza sleale (o  uno si sveglia e comincia a correre, o perde il treno, lo sapevi?). E adesso spicciati, che ti aspettano all’Unieuro a fare il pagliaccio, tu e il tuo gingolbell della beata fava.

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3 pensieri su “MERRY unmarried CHRISTMAS

  1. Come ogni anno ecco fare capolino come nelle migliori tradizioni cattoliche, consumistiche e letteriformi “il Natale”, il giorno in cui tutti, chi più e chi meno, ricordano di quanto potrebbero essere stati più buoni, più corretti, più onesti, più amabili, più affidabili, più pazienti, più amorevoli, più affettuosi, più comprensivi, più cordiali, più gentili, più tolleranti, più disponibili, più caritatevoli, più altruisti, più diligenti, più rispettosi, più silenziosi, più energici, più profondi, più naturali, più autentici, più positivi, più fidati, più seri, più coscienziosi, più espansivi, più amichevoli, più ospitali, più cortesi, più irreprensibili, più leali, più affettivi, più premurosi, più espansivi, più sinceri e simpatici
    (se ne ho dimenticato qualcuno aggiungetelo voi!).

    Già, perché sembra quasi che a tutti noi, serva sempre e solo proprio il giorno di Natale per fare queste sane considerazioni last minute. Per esempio di quanto avremmo potuto e non abbiamo fatto… o di quanto avremmo dovuto e non siamo stati. Per giungere poi allo stesso risultato di tutti gli altri anni, la conclusione della riflessione è quasi sempre la stessa: il prossimo sarò diverso, sarò migliore, sarò più…più…più…
    Quasi a voler esorcizzare i nostri trascorsi, puntuali come degli orologi dall’asiatico movimento al quarzo e fedeli alla tradizione che ci vuole tutti uniti in questo grande ed universale abbraccio genetliaco, diventiamo prodighi, dissipatori e, molto più spesso dilapidatori di missive benauguranti (più o meno autentiche) per tutti gli altri, cercando così di mascherare la nostra insoddisfazione ed infelicità ed i nostri malesseri trascendenti che ci hanno accompagnato per tutto il corso dell’anno (chi non ne ha, scagli pure la prima pietra!).
    Il mio augurio per tutti è che questo Natale non sia un momento di riflessione o di autocensura ma un modo per capirsi ed accettarsi per quello che si è, che si è stati e che probabilmente ancora saremo in un futuro, con tutti i nostri grandi pregi ma soprattutto con tutti gli innumerevoli difetti che ci fanno essere così piacevolmente umani.
    Xam

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