IL CROMOSOMINO, L’AMIGDALA E IL FINCHÉ MORTE NON CI SEPARI (UNA BEATA FAVA)

IL CROMOSOMINO, L’AMIGDALA E IL FINCHÉ MORTE NON CI SEPARI (UNA BEATA FAVA)


          – Hei, Wum, ma lo sai che parlo con te, con Blond Devil, con la Luigia, con la  Nina e la Santamaria, o tu mi racconti di LadyVaga, di Demi o della Pina e sembra che io stia sentendo sempre la stessa storia, lo stesso copione? Secondo te com’è che ci scegliamo sempre gli uomini sbagliati? Me lo spieghi??

         –  No no cara la mia Gigia, non siamo noi a scegliere gli uomini sbagliati. O meglio, magari sì, solo che è una questione più ampia, di mercato globale.

          – “mercato globale”? What’s “mercato globale”?

         –  Beh. Guardati in giro. Possiamo scegliere solo quello che il mercato offre, no? è una questione di cromosoma. Anzi, di cromosomiNo, di quell’ipsilon lì, piccolo, pigro, pignolo, scassamaroni, insensibile e incapace di trovarsi da solo i calzini. Non siamo noi, le doppie ics, e non è nemmeno tutta colpa del tempo in cui viviamo, della riforma scolastica, dei nostri schifo di politici, del grande fratello e di facebook (Mmm. Magari dei nostri politici sì, comunque).  Il cromosoma maschio, è così – come lo vediamo (singhiozzando e sbuffando nei nostri sabbath di conversation and shopping) noi- dai tempi dei velociraptor, mica da ieri, perbacco! È così e per così intendo “diverso”. Da noi. E tanto.

      –  … è il cromosoma quindi?

          – Già ma mica solo quello.
(…

… È che siamo noi che ci incasiniamo, caricandoli di una tonnellata o due di fanta aspettative … se in un mixer la cui portata massima è un kg di roba, ce ne metti un deca, a parte il fatto che proprio non ci entra, come minimo si fonde e sciopa.

No? ecco. La stessa cosa vale per i nostri BluePrince, che nella migliore delle ipotesi si presentano come una due posti secchi e che noi riempiamo come fossero autoarticolati a rimorchio da 30 tonnellate col cartello “trasporto eccezionale” e la scorta a monte e a valle.

Ci aspettiamo che ci pensino, anche se sono incasinati come un CEO della Lehman brother’s Inc.  Ci aspettiamo che ci dicano che ci stanno pensando. Ci rimaniamo male se dopo una serata pazzesca non troviamo il loro buongiorno fra i messaggi. Ci accasciamo – come un sufflè all’apertura del forno – se ci dicono “non volevo disturbarti”, perché è esattamente quello che avremmo voluto. Per Diana! Disturbateci, per Bacco! Scriveteci, per Giove! Coccolateci, per Venere!  Diteci quanto e come e perché. E smettete solo se noi non vi rispondiamo. Per due volte di seguito. Altrimenti continuate e intasate le nostre caselle email, i nostri iphone e i nostri bellissimi black berry.

Ci stupiamo se dopo mesi di silenzi alternati ad esternazioni più o meno insensate (“sei sempre tu il mio grande amore” e “come te non c’è nessuna”),  al nostro bel manzo flambè non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di dire una cosa come “visto che sei sempre tu il mio grande amore, perché non ci proviamo sul serio stavolta”.

Restiamo inebetite quando dopo un anno di relazione adulterina in condivisione con un’ignara fidanzata part time, l’Alejandro di turno, salta fuori con un “ma io non posso dire di starci male, con lei. Quindi non me la sento di lasciarla e a me va bene così”.

Piangiamo di nascosto senza nemmeno guardarci nel retrovisore, se il nostro fu-marito non ci rivolge nemmeno più la parola quando ci sono ancora tre dei nostri neuroni che si svegliano dopo aver sognato di vedere lui nel ruolo di Accorsi che dice “non ho mai smesso di amarti” (toccherebbe abolirli per decreto imperiale, certi film). E noi li  prendiamo a padellate, quei neuroni lì, che loro non lo sanno che per non smettere di amare qualcuno tocca per lo meno aver iniziato, un giorno.

Andiamo fuori di matto quando dopo sei mesi di strenua resistenza, noi cediamo alle avances dell’Ashton Kusher di Edificabilandia e dopo nemmeno tre settimane di “tiamissimo” e di “mimanchissimi” a ripetizione, lo vediamo prendere il largo verso nuovi orizzonti con delle scuse che non ho voglia nemmeno di riportare.

Non riusciamo a capire come uno possa lasciare la moglie, fidanzarsi con noi e poi costituire una srl con lei e vederla nel week end pur non avendo figli “ma sai, abbiamo un sacco di lavoro da fare” (perché non ci torni e basta, ad esempio?!).

Sentiamo storie (e alle volte le viviamo pure) di doppie famiglie, di famiglie allargate, di tradimenti perpetrati per quinquenni con l’amante alle cene ufficiali e Natale a casa davanti al camino con i pargoli intorno. Sentiamo uomini raccontarci che a casa non succede niente da anni e che si sentono in diritto di cercare fuori quel che non trovano dentro come se fosse la cosa più naturale del mondo. Invece magari di rimettersi in gioco ogni cazzo di giorno con quella per cui avete giurato finché morte non ci separi (c’è chi riesce, lo sapete? Chiedete a Inachis come si fa). O se davvero a casa non succede niente, e non può più succedere (visto che alle volte non c’è davvero più niente da ricostruire), perché non prendere il toro per le corna, un appartamento in affitto e ricominciare altrove? Perché no. ecco perché. Perché una a casa che ti aspetta anche se non ha niente da dirti è meglio di una nessuna, un frigo vuoto e una pila di camice da stirare. Perché se per voi già è difficile trovare i calzini con lei che vi dice “secondo cassetto son lì da otto anni”, figurarsi trovarveli da soli. E magari doverli pure lavare, piegare e mettere via!!!!

Abbiamo sentito occhiate gelide sulle nostre chiappe, sulle nostre tette,  sulle loro camice da noi stirate e perfino sulle nostre tagliatelle, per poi scoprirli sulla scia di lumachine alte un metro e un tappo con il Q.I. di un gerbillo, l’allure di una roccia carsica e il menù della rosticceria in macchina. Abbiamo visto i nostri mariti lasciarci per la loro giovane (fino a pagina tre) direttrice commerciale, alta, bionda, tonica e tigre  perché noi non eravamo abbastanza alte, abbastanza acute, abbastanza manager. E li abbiamo visti, 5 anni dopo, ancorati ad una balena di un metro e ottanta (con i tacchi, ciccina, che se scendi fai tutt’un’altra scena) con un culo come una porta-aerei che si aggira in pantofole e pigiama fino alle undici del mattino (no amore, no, non torno più al lavoro, che preferisco star qui a far la mamma per il bene dei bambini, sai…).

Eppure non possiamo fare a meno di ricadere ogni volta nella più vecchia delle bio-trappole. Nonostante il background di storie di merda che ognuna di noi ha nella propria borsa sinaptica, tra l’ippocampo e l’amigdala. 
Arriva un nuovo pretendente (o rispunta la seconda ristampa di una vecchia edizione), ce la racconta un po’, noi lo guardiamo, ascoltiamo la storia della sua vita, la famiglia il lavoro, il primo bacio, i posti più strani in cui ha fatto l’amore, e ci spunta il led con il “se fosse”, pronto davvero ad inchiappettarci di nuovo. Di nuovo and again. Again and again. Fino all’ultimo secondo dell’ultim’ora della nostra intera esistenza.

Quindi? Quindi niente. Tocca conviverci. Magari tenendo ben presente il carico massimo possibile per il veicolo su cui stiamo … montando.

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8 pensieri su “IL CROMOSOMINO, L’AMIGDALA E IL FINCHÉ MORTE NON CI SEPARI (UNA BEATA FAVA)

  1. Sono sull'orlo del suicidio… 😉
    Ma si può essere così fesse da perdere 2 e passa anni dietro ad un mezzo fallito prima sposato, poi separato ma pieno di donnastre e poi lasciata in tronco per una ragazzetta insipida ma che lo fa sentire Dio… lui che in questo momento si sente come un verme strisciante (e fa bene) e quindi non regge il carico di una donna vera accanto…
    Ma si può essere più stupide mi domando???
    Io non mi dovrei disperare perché lui non mi vuole più (in realtà non mi ha mai voluta), mi dovrei disperare di quanto sono stata cretina… ma questo è tutto un altro paio di maniche… 😉
    Scusa lo sfogo
    Giulia

  2. Giulia Giulia Giulia… non che non sei cretina. di sicuro non più di quanto lo sia Wum (e sicuramente molto meno della di lei portatrice anonima). funziona così. incontriamo dei totani fatti e finiti e li scambiamo per unicorni volanti. siamo drammaticamente romantiche. più cariche di aspettative della slitta di babbo natale e del vorwerk della befana.
    e poi,diciamocelo, alla fine la colpa non è mica nostra. pensa solo a quanta poca scelta ognuna di noi abbia, in fondo: c'è un uomo solo ogni sette donne sul pianeta.
    😉

  3. F
    Cara Giulia,
    anch'io ho la tua esperienza , ma ritengo che non sia giusto ritenersi sull'orlo del suicidio per colpa di emeriti stronzi !!!!
    REAGIREEEEE!!!!!!!!
    Però per te cara WUM è più facile analizzare i nostri problemi, perchè penso che non tu viva le nostre brutte esperienze realmente… nessuno ti lascia , nessuno non capisce che lo vuoi , nessun marito ti ha mai lasciato, avrai solo corteggiatori che scegli con cura…. SOLO BELLE STORIE!!! scusa anche il mio sfogo.
    Sony

  4. Oh no, io non la metterei affatto così… Sono sicura che se c'è una che può comprendere è proprio WUM!
    Cmq sull'orlo del suicidio lo scrivevo con una buona dose di ironia (facciamo sarcasmo va')…
    Cara Sony, hai ragione da vendere sul reagire e sto reagendo… ma che fatica!
    Giulia

  5. Sony dev'essere nuova nel quartiere wummistico. dev'esserlo per forza, altrimenti non penserebbe che Wum non viva (pure sulla sua pelle) le case history che snocciola.
    altrimenti saprebbe che Wum un marito ce l'aveva e ora non ce l'ha più, che è stata mollata, tradita (e alle volte schifata) tanto quanto le Gigie, le Nine e le Pinte di cui parla nei suoi post.
    altrimenti saprebbe che Wum non è una chimera, (ma che all'occorrenza si trasforma in megera), saprebbe che non è una Stronza impenitente e vendicativa (ma una povera illusa recidiva) e non solo non è tutto oro quel che luccica. e -anzi – che Wum di 'sti tempi non luccica nemmeno un po'.

    tanti auguri Sony, e benvenuta a Wummilandia.

  6. Giulia…
    Rialzarsi e reagire. Reagire e rialzarsi. un due tre avanti marschh.
    sì.
    (facciamo però che io sto qui seduta ancora 5 minuti 5, eh?) magari uso la giustifica.
    gioco il jolly.
    e uso anche l'aiuto del pubblico.

    facciamo passar via questa pagina e allo scoccare della mezzanotte esprimo un desiderio così grosso che per dirlo tutto me lo devo scrivere come fosse un discorso in tedesco.)

    giuro.
    oggi no. però.

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