BISONTI, STAMBECCHI, GRANCHI E PANDORI

BISONTI, STAMBECCHI, GRANCHI E PANDORI



Mi son sempre piaciuti gli uomini grossi.

Quelli alti e forti come baobab e capaci di sollevarti e sbatacchiarti di qua e di là come fossi un Arbre Magic. Mi piacciono gli uomini grossi perché sono una donna d’altri tempi, di quelli dell’opulenza e del benessere, ho un precedente familiare e quand’ero piccola copiavo i quadri di Michelangelo (testa piccina, corpo enorme e sguardo rivolto all’osservatore).

No, non mi piacciono gli elefanti. Ma ad uno stambecco scolpito e lucidato preferisco un bel bisonte. Mi da l’impressione, così al pronti via, che sia più rilassato di un cavallo da corsa, e che sia che sul tavolo ci sia un piatto di lasagne o la sottoscritta, per dirne una, uno così se la goda.

E – tanto per dirne un’altra- mi da anche l’idea che non sia uno che si pesa prima, dopo e alle volte pure durante i pasti. E che se, in un impeto di Ranitudine, dovesse girarmi di tirar fuori la srotolatrice (dicesi “srotolatrice”, in Wummese, quell’aggeggio di simil acciaio atto a trasformare una pagnotta di pasta appiccicaticcia in spettacolari tagliatelle o affini), non mi vedrei guardata come una muscolodicida senza ritegno sentendomi pure dire “sei pazza i carboidrati a cena”.

Mi piace vederlo mangiare il mio maschione. Mi piace vedere con quanto impeto arrotola gli spaghetti o divora la sua bistecca. Mi piace cuccarlo con il pane in mano dentro alla pentola del sugo e immaginare che così come non riesce ad aspettare di essere a tavola, non ce la faccia nemmeno a portarmi fino al letto.

Non mi piacciono nemmeno i granchi. Ne ho conosciuto uno una volta. Abitava nel mio palazzo mentre ero all’università. Ogni mattina si faceva otto albumi per colazione e due cucchiaiate di una puzzolentissima polvere rosa (“amminoascidi” diceva lui con la c strascicata di macerata) .
Mentre io preparavo statistica, diritto del lavoro o marketing dei mercati internazionali con mallopponi da tremila pagine cad nelle versioni ridotte delle dispense cepu, lui che faceva l’isef, aveva degli esami tipo “il salto con l’asta uno  e due”,  “storia della ginnastica ritmica” o “evoluzione della dieta a zona”  (il tutto a crocette, s’intende).

E tutte le volte che lo incontravo per le scale gli dicevo: “Dai, Pierino, fammi vedere i muscoli”. Lui si gonfiava tutto e tirava su la manica della maglietta (stretch, of course!) per mostrare il bicipitone. E poi gli dicevo: “Oooooh. E adesso batti le mani”. E lui, la foca monaca, le batteva, sì, ma con una fatica tale da diventare tutto rosso. Viveva in tuta dalle otto del mattino alle sette di sera. Poi si trasformava. Per l’uscita in piazza, si tirava a lucido quello che restava di una folta chioma (avete fatto caso come l’ipertrofia muscolare si associ molto spesso ad un’incipiente e precoce stempiatura? Sarà lo sforzo, o saran gli amminoaScidi, che nel bruciare i neuroni, bruciano anche l’habitat circostante?) impomatandosela all’indietro e s’infilava in una camicia sciancrata che sarebbe andata stretta a me. A completare il capolavoro, una giacca da corleonese e un paio di jeans elasticizzati su scarpa lucida con tomaia a vista.  Poi si annegava in una nube tossica di una roba tipo au du chernobìl, di quelle per l’uomo che non deve chiedere mai, e – sbirciandosi in ogni vetro dalla camera alla piazza – si avviava verso la sua gran soiree. 

Ecco. Queste considerazioni arrivano giusto ad un passo dal natale, e solo a due dalle diete post festività che son già lì impaginate, pronte ad invadere le nostre edicole per dirci come smaltire quei due tre kg di pandori ingurgitati dal ventritre al sette pv.

Quindi, cari maschioni, rilassatevi e godetevi i tacchini, le pollastre e le uve sultanine nei panettoni dei prossimi giorni, ed evitate, almeno per ora, le vostre bilance a controllo numerico delle calorie concentrandovi solo – per un paio di settimane – su quanto sia rilassante, once in a while, lasciarsi andare ai peccati (e non solo di gola).

9 pensieri su “BISONTI, STAMBECCHI, GRANCHI E PANDORI

  1. Concordo, concordo, concordo…
    Dal basso del mio cuore spezzato, proprio da uno dei bisonti in questione, non posso fare altro che concordare.
    Però mi sento così male, fa così male quando un bisonte ti calpesta il cuore…
    Giulia

  2. Carissima cuorespezzatogiulia. Sappi che non é dal basso, che parte il tuo commento, ma dall'alto. Che un cuore si spezza solo se vola. Che quelli ancorati a terra son più rigidi dei caloriferì di ghisa di quand'ero piccola io. E per quanto cada, o possa cadere, sempre più in su resta degli altri.

  3. Grazie Wum, ma sono in fase esame di coscienza ed autoflagellazione punitiva… Praticamente ho steso una guida rossa e ho detto “prego bisonte, mi calpesti pure, ripetutamente, ha tutto il tempo che le occorre (due anni sono sufficienti no?)… Io non possiedo ne' dignità ne' amor proprio, quindi si ritenga libero di calpestare”.
    Quanto ho sbagliato… Nella stupida illusione che essendo a sua disposizione non lo avrei perso e si sarebbe innamorato di me!
    Si pagano cari gli errori Wum, ma almeno sto imparando la lezione e lavorando ad una nuova versione di me.
    Tutto cio' per dire che il mio commento partiva davvero dal basso….
    Giulia

  4. Sarà che ultimamente sono allegra come un leopardo con l'alopecia a chiazze, sarà il periodo natalizio che fa aumentare l'appetito, sarà che anche il mio bisonte personale mi ha travolta (pare non facciano altro, 'sti bisonti del cavolo!) e strapazzata per benino, ma quando lo guardo, vuoi o non vuoi, vedo solo una montagna di bistecche. Come dire: gli affonderei i denti nella carne, e non per giocare.

  5. bistecche. sì. dovremmo piantarla di parlarci. dovremmo smetterla di credere che si accorgano se dalla sera alla mattina ci tagliamo un metro di capelli (“hai qualcosa di nuovo? m. il vestito forse?”). che ci dedichino del tempo. che ci spalmino di attenzioni.

    … bistecche. alla fine. che diamine.
    belle bistecche. ma pur sempre bistecche.
    E isadora ha sempre ragione.
    solo che alle volte non lo sa.

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