Quindici anni dopo: forse domani pioverà.

Quindici anni dopo: forse domani pioverà.


 Quindici anni dopo: (forse) domani pioverà.
Se oggi, alla tua età, con il tuo rimorchio di addii, fanculo e maipiù al seguito, cadi nella più vecchia e astuta delle biotrappole, in quella sottilissima crepa nell’asfalto del tram tram quotidiano che inizia per A  e finisce per MORE, se ti capita davvero e se non ti capita da sola, ma con uno che tanto quanto te non se lo aspettava, beh, WOW! (e Wow è la cosa più intelligente che mi venga in mente, ma l’intelligenza di Wum è da tempo sopravvalutata ed è ora di smitizzarla).
E nel tuo UAUUAMENTO, tra un contatto e l’altro, in attesa dei suoi baci come fossero biglietti vincenti di WINFORLIFE (che in quanto pseudo tali arrivano una volta ogni millemila mesi, tipo, ma vabbè è un dettaglio), e dei suoi sms come fossero condoni fiscali, cominci a farti (e a fare a tutto il tuo pubblico) le più cretine fra le domande possibili:
“gli piacerò davvero?”(… secondo te, quella volta al semaforo, “mipiacitumipiacitumipiacitu” lui  lo stava cantando al vigile? E quell’altra in camera, davanti al più fantastico dei tramonti della riviera romagnola, quando facevi finta di essere distratta, di avere fame e di prenderlo in giro pur di non sentire? Eh? Come la mettiamo? Come la mettiamo nell’autodromo? E per strada e nel suo ufficio mentre tu parlavi parlavi e parlavi  al summit della tua presentation e lui non ti scollava un nanosecondo gli occhi di dosso? E quella volta che pur di vederti ti ha raggiunto mentre eri con tua sorella- tua SORELLA!!!- e ha tenuto la mano sulla tua gamba per tre ore ignorando i crampi mentre guidava pur di non interrompere il contatto?? ).
“mi starà usando?” (guarda cara, che c’è della roba meno complicata e molto più economica sul mercato, fosse quello lo scopo e poi scusa ma tu ti faresti 400 km solo per un plug&play – per quanto “ommioddio” possa essere?? Tu saresti ancora lì dopo quasi due anni due che tra un attimo è Natale , e subito dopo Natale c’è l’anniversario di cappuccetto rosso, a mantenere il contatto solo per … diciamo un eventuale giro in giostra?)
“mi starà solo prendendo in giro, magari vuole solo divertirsi?”(domanda inutile. A chiunque tu la ponga, la questione è irrispondibile: sia che fosse che non, se la ponessi a lui ti direbbe di no, certo che no. E le tue amiche non fan testo. Nemmeno con le migliori intenzioni addosso).
E –domandedelpiffero a parte- ti senti da dio. Ti senti così bene come non pensavi di poter stare. O forse come non te lo ricordi più.
… Non ti sentivi così dalla quinta elementare. Da quel 20 maggio di fine anni ottanta in cui (con la camicettina najoleari, le Timberland e i 501 con il risvolto), dopo mesi di consulte, stavi per dare a paolinopaperino un biglietto covato per cinque anni e  mille mila ricreazioni.
Non ti sentivi così da tre ere geologiche. O forse quattro. Forse non ti sentivi così neanche mentre attraversavi il sentierino di candele che finiva su un cuscino con anello verde fronte camino senza nemmeno vederlo. Forse quel sentierino non l’hai ancora attraversato, che nessuno ancora davvero ti ha messo un anello al dito giurandoti foreverandever. O forse sì. Ma forse si è rimangiato tutto. Anello compreso.  Forse ti sentivi così in quella pseudo pasticceria da qualche parte nel Galles mentre ustionandoti il palato su un the a ottantamila gradi farenheit ti lasciavi scaldare dagli occhioni azzurri del tuo primo principe pendant.  Ma forse no. forse neanche. Visto che allora eri talmente tesa alla riproduzione della specie da dover usare il preservativo anche per andare al cinema. Da sola.
Ma oggi è comunque diverso.  Perché tu sei diversa.
Quindici anni fa ti pesavi tre volte al giorno (oggi forse due l’anno. E con gli occhi chiusi per giunta), ti truccavi solo la sera (e oggi solo la mattina) e prima di uscire dalla camera ti cambiavi almeno 5 volte (oggi solo 3: un successone! ).  E se fino all’altro ieri rispondevi ad un “io porto la 25” con otto giorni a caffè e malborolights, oggi se qualcuno ti  sfila il cestino del pane da sotto gli occhi, hai imparato a rispondere per le rime (molla subito il cestino brutto babbuino).
Quindici anni fa eri una liceale che voleva andare a Brera, ma si stava iscrivendo a economia, e poi una studentessa che faceva finta di studiare passando gli esami più grazie a parlantina memoria  e un gran culo, che a impegno e dedizione. Oggi sei una che fa finta di avere una vita privata e invece lavora come un estrattore di diamanti (ma senza averne il fisico) su e giù per l’Italia raccogliendo le briciole lasciate cadere dal tavolo imbandito delle multinazionali  e schivando i tutor.  Ieri eri la maga ornella dell’università (quella che – con la sola imposizione delle mani – sentiva il risultato dei limiti, vedeva l’ebit in un C/E riclassificato e intuiva la curva del break even). Oggi sei una versione light e un po’ caciara di un robin hood giornalistico o pubblicitario o finanziario (cambia il settore ma non la solfa).
Quindici anni fa avevi la stessa taglia di oggi (ma non sorridevi ai jeans ringraziandoli ogni volta per cotanta collaborazione)e vabbè aveva tutto un altro aspetto.
Quindici anni fa avevi un invicta colorato con l’uniposca. Oggi puoi cambiare una borsa al giorno per un mese di seguito (ma tanto metti sempre la stessa).
Ieri eri splendida-splendente, eri un “Ap-però” e “buongiorno meraviglia”. Oggi … hai classe (e di quella ti tocca accontentarti).
Ieri si giravano a guardarti schiantandosi sui marciapiedi e urlavano SEIBELLISSIIIIIMA. Oggi no (ma si collegano per leggerTI commentando SEIBRAVISSIMA).
E però ti cercano lo stesso, ti inseguono e per raggiungerti (via terra, cielo o ponte di Einsten-Rosen) si incasinano l’agenda, e snobban  quelle fanta-gnoccolone delle loro stagiste polacche, ucraine e bulgare che sbaverebbero pur di averli nel loro talamusch’.
Quindici anni fa ti innamoravi ogni 5 minuti, dicendo di tutti “è lui stavolta lo sento”. Poi hai smesso. Poi ci hai riprovato.  Poi hai rismesso di nuovo. E poi hai ti sei sposata. E ti è andata male. Ma ti è andata anche da dio, volendo ben vedere. Che quello che hai provato nei momenti di felicità è così grande che se lo racconti non ci crede nessuno (perché il piatto in cui hai mangiato tu ce l’hai ancora dietro al Buddha in camera e attaccato al frigo, bello lucido e spolverato come si deve. E a quel piatto lì per quanto male ti faccia tu vuoi ancora bene e tanto).
Ieri stavi diventando grande. Oggi … Sei una signora. La loro signora. Alle volte (magari per poco, magari per finta, o magari davvero un giorno, deep inside, chissà).
Qualcuno ti ha detto: l’amore a vent’anni è molto diverso da quello a quaranta. E anche se tu vedi la soglia degli anta esattamente come vedevi il duemila dal balcone della terza media (:lontaaaaaaaaaaaaaaaaano), sai che quel Qualcuno lì c’ha preso.
E visto che ragioni da seppia, hai lo sguardo da seppia e ti ci chiamano pure… Allora sei proprio fritta.  E lo sai. Oh siiii che lo sai. Anche perché quella roba lì, che la Signora Wum fa fatica perfino a digitare, risponde –tra le altre mille- a due tre regoline.
In pole position alla PRIMA LEGGE DELL’ESAGERAZIONE: non puoi dar fuoco ad una casa e poi dire “ah. Pensavo si scaldasse soltanto”.  
Poi alla SECONDA LEGGE DELLA PASSIONE: non esiste il tasto “MANTIENI TEMPERATURA”: o s’incendia o si spegne. 


E in fine (ma solo per oggi) e soprattutto, al TERZO POSTULATO DELLA MORTALITà SENTIMENTALE: non è indispensabile avere una relazione per distruggerla.
E se c’è chimica, fisica e poesia, non conta più niente. 
Le distanze si azzerano, i lupi viaggiano e le nonne si mollano al cacciatore che passa tutti i giorni alle cinque per il thè (anche per una questione meramente matematica: distanza per distanza 400 è meno di 1000, alle volte).

Quindi.
Se com’è come non è, ti trovi nella pozzanghera del falling in love non ti resta che godertela, più che puoi, finché puoi … Perché tra un attimo (ovvero al tempo del post, pubblicato come sempre con uno scarto temporale di enne mesi più uno), si sarà già asciugata. 

Forse. o forse no. Che forse … domani pioverà.
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2 pensieri su “Quindici anni dopo: forse domani pioverà.

  1. mi ricordo di aver letto non molto tempo fa qualcuno che diceva: meglio pentirsi che rimpiangere.
    Fa male? E' così che ti rendi conto di esser viva e vivere a pieno il tuo tempo. E' la vita, no?

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