ARREDARE IL PRIVÈ. (LINGERIE E AFFINI)

ARREDARE IL PRIVÈ. (LINGERIE E AFFINI)

Wum ha una passione.

(ok più d’una. Ma questa è una di quelle che durano, visto che ce l’ha da un pezzo).

…ed e’ una passione più forte di quella per la trilogia del Borsage (Hermes, Prada, Balenciaga) più intensa della maniacale ricerca di nuove Loubutin e Casadei. E visto che il titolo del post la dice lunga, direi che non stiamo parlando nemmeno di quella per il bricoLading.

Quand’era piccola, tenera e Wummina, Lei accompagnava la sua bellerrima genitrice a comprare la biancheria. E – tenendo conto che parliamo del primo dopoguerra- secondo la mamma di Wum c’era una e una sola Maison a cui rivolgersi per arredare il privè.

“O La Perla o niente”. 
Diceva la Regina Madre… E Wummina guardava con gli occhioni sognanti gli splendidi pizzi ecru dei reggiseni materni, sognando di avere un giorno non solo dei copri-corbezzoli così, ma anche delle cose da metterci dentro, e i riflessi della seta beige delle culottes e dei reggicalze (pensando, ingenua- “ma non lo sai che hanno inventato i collant??”).

Con la crescita di  Wummina, arrivarono due super- wum-pumpkins e con loro il primo reggi: era un playtex, uno di quelli da Pin up americana anni 50, era bianco, era fastidioso da morire e le faceva le tette a punta come quelle di Madonna.

Una volta stampata la prima Herzigova sulle millemila copie del calendario Pirelli, spuntò il push up.

Passarono gli anni, Wum uscì lentamente e faticosamente dall’adolescenza e dopo una breve parentesi nelle maxi taglie (una volta Wincinta, Lei non portava reggiseni, ma s’infilava direttamente un paracadute tra un’ascella e l’altra), e poi arrivarono i franchising della Mutanda.

I nuovi panties stores invasero progressivamente le aree pedonali di buona parte delle nostre città e resero la lingerie accessibile al grande (non ancora sovra o sotto ma mai normo peso) pubblico Italiano.

Nel diventare accessibile, si scoprirono anche un sacco di tonalità nuove tra il grigio intimissimi, il fu-rosa tezenis e il famoso ex-bianco Diesel (ottenuto con uno -max due- lavaggi delicati a 40 gradi!) Ma. con qualche eccezione per la corsetteria hot di D&G, LAPERLA restava leader incontrastata nei cassetti di Wum.

Quando poi LAPERLA diventò suddendly proprietà d’un fondo americano e dal bel cortile di Via del Fonditore 12 sparirono le punto, Wum-patriottica ci rimase male. E iniziò a cercare qualche altro maestro a cui affidare le proprie fierezze (“vergogne” non ci piace e non ci piacerà mai).

Trovò la francese Princesse Tam Tam, che provò rispondendo ad un reflusso di diciassettitudine incalzante, sbirciò in rete i segreti statunitensi di Victoria (pensando che poteva tenerseli) e poi. Un bel giorno. Trovò un’altra casa.

Tutta italiana. Sexy al limite del porno. Pensò che in effetti non aveva un fidanzato davanti al quale ballare la danza dei pochi veli (e niente peli). Decise che sarebbe stato comunque il caso di essere pronta nel caso il fato ne avesse mandato uno dal cielo. 
E ordinò on line.

Il primo tentativo fu rivolto ad un bikini. Anzi. Ad un MINI BIKINI. Scelse un pantaloncino  mimetico (Wumma-Be-Lara-Kroft) con reggi coordinato. E un altro set tutto d’oro in perfetto stile principessa LeyLaDa (o le piacerebbe).

Ma sbagliando (in un impeto di ingiustificato ottimismo) le taglie, non riuscì mai a mettere le parti sopra dei due pezzi la cui stoffa totale non sarebbe bastata a farne uno. Piccolo.

Poi.

Un giorno aprendo una newsletter, incontrò  Sarah.  E pensò: WOW. Dopo Sarah, trovò  Sophie. E pensò: “OMMAMMA”. e subito dopo “ci vorrebbe un fidanzato”. E poi “ma anche no”. E alla prima occasione si fiondò nello show room milanese della nuova intrigantissima casa di produzione . Provò tutto (tutto quello in cui entrava). Fece qualche domanda in tema con il profilo della sua portatrice -ma fuori target dette da Wum- e tornò a casa con entrambe (sia Sarah che Sophie: sarebbe stata un’ingiustizia lasciarne una delle due).

Arrivata a casa, Wum entrò in camera.

Accese la luce arancio. Una piccola lampada bene augurante posta dietro il Buddha in arenaria.

Scartò le ragazze. E aprì il secondo cassetto.

I bustier del primo cassetto urlarono:“noooooo ti prego nooooo” dicendo “non là sotto, vieni qui, qui, mettile qui!!!”.

Ma Wum – che aveva un ordine tutto suo di sistemare gli arredi- fece spazio fra le scatoline e infilò Sarah e Sophie nel secondo cassetto.

Il completo francese a quadrettini azzurri arrossì e si nascose dietro le olandesine di pizzo grigie.

L’armata LA PERLA si scandalizzò, sbuffando. 
I push up D&G – pronti alla sfida – gonfiarono i rinforzi e sollevarono i fiocchetti.

Ma fu il tanga di tulle rosso, quello con il campanellino dietro, a far sapere a Wum che Sophie e Sarah sarebbero state le benvenute:

-Ciao bambine. Io sono TRILLY.”

-Piacere Sarah

-Piacere, Sophie. Senti, Trilly, ma tu, da quanto abiti con lei?

-Mah, vi dirò, ragazze, sono qui da poco anch’io, arrivo dai saldi di agosto e prima di lei facevo la muffa in una bustina di plastica.

-ah si? E dimmi, com’è? C’è movimento o è tutto fumo e niente arrosto?

-…movimento?… poco, di quel tipo intendo. Non c’è nessuno qui per cui temere di finire in brandelli come il povero tanga blu dell’anno scorso(siamo ancora tutte sconvolte: è uscito una sera e non è mai più tornato!)

-quindi, scusa, fammi capire, ci compra e ci lascia qui a invecchiare?!

-macché invecchiare e invecchiare. Lei ci porta, eccome. Solo che più che altro ci porta daily, senza grosse aspettative.

– daily? Cosa intendi per daily?

-si, andiamo in ufficio, la accompagniamo a qualche pranzo di lavoro, viaggiamo molto, vediamo un sacco di autogrill, quelle cose lì.

(Sophie): non per mettere in dubbio la tua autorità, Trilly, ci mancherebbe altro, ma, secondo te, davvero Wum porterebbe una come me- mi hai visto bene- in ufficio?

-E come no, BeddaMia, come no?! Wum ti porterà in ufficio, eccome, aspetta e vedrai. E poi, scusa, che ne sai che non ci sia all’orizzonte qualche maschio alfa da anestetizzare al pronti via, o magari un Tboy last minute, o ancora qualche vecchia fiamma a cui dimostrare la fine dell’era perliana e l’inizio di quella… chi sei tu? come ti chiami? …

-Nasty diva, di nome, Divissima di cognome.

– ecco, appunto… dicevamo … la nasty era!
ecco: Sophie

10 pensieri su “ARREDARE IL PRIVÈ. (LINGERIE E AFFINI)

  1. A però, la nostra wummina…wummina è fantastico. quando avrò una figlia la chiamerò così!!!
    … secondo te cosa succede se metto sarah e mi presento così a quel bradipo del mio compagno?

  2. @fragolinaflambè: secondo me se ti metti sarah e ti presenti al legittimo consorte, ti conviene essere pronta a riscoprirne le furie dei tempi che furono…

    @commercialista (triste lo ometto in quanto lapalissiano detto di un dott.comm.): e se invece di lamentarti e sbuffare, glieli comprassi tu, i completini sexy? eh? sarebbe mica un'idea? o ti occorre una circolare dell'ordine, per andare on line e ordinarne tre-quattro?
    (ps. non è difficile, giuro. e nemmeno beccare la taglia. e se proprio 'n gliela fai, chiedila a LEI. poi fai più uno per il pezzo sotto e meno uno per il sopra ;))

  3. A scuola di lingerie le mie compagne più lussuriose andavano in visibilio per agent provocateur

    E se lo dice un completo intimo.. 😉

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