NON ESISTE. MA SOPRATTUTTO: NON DURA.

NON ESISTE. MA SOPRATTUTTO: NON DURA.

 René Magritte.Gli amanti (1928) – Richard Zeisler Collection, New York
Tubino cinereo, smoking eyes e tacco 12, rigorosamente nero. 
Oggi Wum è in SEVER MOOD, con un peri nero di cinismo e un bustier di lucidità  macramè (… in rosa-confetto e occhioni sognanti cominciava a starci sui nervi, vero?!) e come tale si butta su una delle più grosse e accreditate panzane della storia in tema di batticuori e affini. 
A gentile richiesta, parliamo d’amour. Anche oggi. Si.

Che non esista, l’abbiamo già appurato. 
Così come che non sia altro che poesia – bellissima, strepitosa, incredibile POESIA – applicata.
Eppure – così come le api continuano a volare –  noi continuiamo a caderci (è così drammaticamente bello il verbo inglese e così vicino alla realtà, sia nel rovinoso incipit “TO FALL”, che nella continuatio del to be IN love, che ci sei dentro e “amare” è molto diverso dall’essere in amore).

Però su una cosa (anzi due, ma – con gli shock anafilattici – procediamo per gradi!) non abbiamo le idee chiare. 
Ovvero sul fatto che l’amour (ah! L’amour!) non sia una cosa eterna.

La base di partenza dell’assunto è una ed una sola.
L’amore riguarda l’uomo.
L’uomo è mortale.
L’amore pure.
Il sillogismo calza. 
Su questo siamo d’accordo, no? 
Eppure. 
Eppure UFFA ogni volta che ci inciampiamo, ci parte l’embolo dell’eternità, il vento del per sempre e il refolo del più subdolo dei condizionali (quello che comincia con “E SE…” e finisce con “FOSSE”). 

E se fosse? Se fosse … una beata fava, perché NO, perché “NON FOSSE”. Affatto! Ché siamo fatti di carne e sangue (ok, e un po’ di letteratura qua e là, chi più, chi meno, chi niente, e chi addirittura … troppo!) e carne e sangue sono due cose con l’expiring date stampata sopra.

Non è eterno. Affatto. E le dinamiche sono sempre le stesse: lui e lei s’incontrano, si annusano un po’, si girano intorno, escono e prima o poi mescolano i propri fluidi. Sera dopo sera si raccontano del loro primo bacio e dei posti più strani in cui hanno scopato (“scopato, si, perché prima di te non sapevo cosa fosse fare l’amore”), finché Uno dei due (più spesso lui) lancia il sassolino dell’EsseMiStessi, lei arrossisce e l’impronunciabile viene pronunciato.

“Ti amo”dice lui. “ti amo anch’io” tuba lei. Così inizia la storia più pazzesca della vita di entrambi (ogni storia d’amore, degna d’esser chiamata tale, è retroattiva e annulla le precedenti), fatta di passione a valangate, occhi sognanti, e concentrazione – su qualsiasi altra cosa che non sia l’amato- a puttane. E vive di vita propria fra le sinapsi intasate di endorfine dei due bipedi decrebrati che si rincorrono come farfalle impazzite per settimane. Poi il pathos scema. Cala come le temperature a novembre. S’ingiallisce e si ammoscia come un amarillis senz’acqua e luce.

Di qua o di là, prima o poi, scema. 
E visto che i vasi sono (sempre, anche quando se son zitti come due Ming) comunicanti, se scema di qua, scema pure di là. E non scema perché uno dei due (o ambe-entrambi) mettono il piedino in fallo, ma scema perché …  ha da scemà. 
È nell’ordine naturale delle cose: il pathos segue una parabola a forma di ululato. 

Prima cresce fino a farvi saltare i ganci del pericardio(terza coppa B. ndr), si stabilizza un po’ e poi- inesorabilmente- cala. 
E questo accade more or less sempre, always, toujour, siempre, altijd e… declinato nell’idioma più severo che conosco: IMMER.
Ma soprattutto accade una volta adempiuti i nostri umani doveri di animali da riproduzione. Una volta fatti i compiti e perpetrata la specie come la DeaMadre prescrive sulle sue tavole invisibili, l’essere umano fatica ad anelare all’eterno, più di prima e più che mai. Soprattutto se l’essere umano in questione è uno di quelli che non ci credeva di suo, che non aspettava il blue prince (o la coniglietta rosa) ma che di rinf o di ranf c’è cascato, s’è riprodotto covando una confezione famiglia di illusioni del mulino bianco e s’è poi –un bel dì- svegliato, aprendo gli occhioni su una cosa grigiastra e apatica incollata al proprio telecomando sky con la quale non avere altro da dire se non “hai tutto il tempo che vuoi, ma da stanotte dormi di là.”

Quindi, la morale è una (e come sempre una sola):
non esiste. E per di più dura poco. 
quindi:?
quindi, niente. tanto vale goderselo, no? 
😉
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4 pensieri su “NON ESISTE. MA SOPRATTUTTO: NON DURA.

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