il TAXI GIALLO

il TAXI GIALLO

Ultima sera di cinque giorni di convenscioon a Miami.
Mano nella mano, lui (coach romano sposato) e lei, (capo area milanese single), escono dalla disco.

Tutti i 500 commerciali della convention li vedono salire insieme su un taxi.
Giusto il tempo per richiedere un sightseeing per la città al guidatore e -appena montati – lui incolla lei al finestrino .


Preso dall’enfasi , si dimentica di essere su un taxi, non si accorge di essere alla presenza di uno che guida (… che guida male, ma ci vede benissimo) e si scorda pure di essere sposato. E non con quella che sta appiccicando al sedile. comincia a baciarla.


Lei pensa “ussignur guarda te il gladiatore qua com’è focoso”.


Lui non pensa più da dopo il secondo mojito.


Il tassista –che forse non ha capito o forse ha capito da dio- continua a guardare. Lei- che è una attenta- si accorge aprendo un occhio che il tassista non caga minimamente la strada e guida a onde, bypassa gli stop (“ma magari qui si usa così” si scusa lei) e brucia due semafori su tre (pirla, da fermo si vede meglio!) concentrando tutta la sua attenzione sulla scena dei sedili posteriori.


Lui dice (tono perentorio) DONn UoCC DE MIRRROR!!!

Quello molla un attimo il filmino a luci rosse nello specchietto e riprende, seppur distratto, la sua guida. La radio è accesa e un eminem incazzato e incalzante fa da sottofondo alla scenetta.


Lui e lei sono sul lato destro del sedile posteriore. Un altro bacio. Un altro ancora. Mano di lui sul ginocchio di lei. 4 secondi sulla caviglia. Poi sopra il vestitino in jersey, su e giù dalla coscia come stesse giocando con una macchinina. Poi la macchinina prende il sottopasso e s’infila sotto il jersey. Sempre più in alto verso la vetta. “cosa fai?” bisbiglia lei, “non oserai” spera, “sei pazzo guarda che ci vede” supplica. L’assatanato brillantone allunga un centino al tassista dicendo “dont uocc kippp on draivingg” e poi riprende ad armeggiare con la sua milanese bollente. “oh. Oh.” Pensa la cotoletta, mentre la temperatura continua a salire (insieme al tachimetro) e mentre Eminem ha ceduto il passo a Bob che canta I shut the sherif shalla-llà-lallà-lallà. Il tassista suda copiosamente. Non sa più nemmeno dove li stia portando: è al quarto giro intorno allo stesso isolato. Op. si è spostato il tanga. (“si ma non oserà” immagina lei. Che immagina male. Visto che lui osa. Eccome se osa. Anzi nemmeno una riga più giù, nemmeno il tempo di andare a capo, e non solo lui ha già osato, ma non ne sembra minimamente turbato.)


“draivv for a long raidd” biascica lui (biascica perchè è davvero tardi. E il magnum di vedova offerto dal presidente era davvero magnum. E anche un po’ perché sarebbe oggettivamente difficile dare indicazioni a un tassista essendo impegnato in tutt’altre e complesse e tanto piacevoli attività).


Segue parziale verticalizzazione della di lei gamba destra, rapida e definitiva lateralizzazione del peri, e totale quanto non più procrastinabile verticalizzazione di lui. “andiamo in albergo” supplica lei. “al mio non si può. Ci sgamano. Andiamo al tuo” . “al mio nemmeno. Ci sgamano uguale.”. “ok. ‘Nte preoccupà. Ce penso io.” (lord brummel NDR)


“drai as on a bbicc”


(il tassista capisce quello che il Laziale non sa di aver detto: “asciugaci su una puttana”, ma il Laziale è ubriaco, su di giri come una ferrari ai blocchi di partenza e leggermente più impegnato di poco fa) e li scarica di fronte all’albergo di lei, che comunque (te guarda alle volte il caso!) si affaccia proprio su una lunghissima e (thanksgod) desolatissima spiaggia.


Il taxi si ferma. Lei scivola sul sedile e cerca di ricomporsi. Ci riesce malino, visto che il vestitino nel frattempo aveva raggiunto le orecchie e i capelli (prima tutti carini e boccolosi) l’aspetto di una siepe di mangrovie. Lui paga. Con grossa mancia (lo sborone) ed enorme sorriso d’intesa (l’imbecille). E prende lei per mano guidandola fuori dal taxi verso quella sulla quale – a dar retta alle sue parole -voleva asciugarsi.


I tacchi di lei affondano nella sabbia. Lei toglie le scarpe. Nel farlo si piega. Lui riperde quello straccio di controllo appena conquistato e ricomincia a baciarla e mentre la limona che neanche fosse appena uscito dal gabbio, la spiaccica contro una pila di sdraio e finisce l’opera iniziata nel taxi giallo.


Ristabilito il livello ormonale a un più umano limite (dopo aver richiuso la lampo), segue deca di coccole post-coitum, chiacchierata di routine e passeggiatina imbarazzata fino all’ingresso dell’hotel di lei.


La serata si conclude in front of the door con un paio di sorrisetti stitici di circostanza e due cordiali saluti (che si scambiano dandosi del lei e dicendosi cose tipo “grazie mille per la splendida serata, mi saluti tanto il suo team e via sbrodolando). Lei entra, recupera la propria chiave magnetica e – una volta superate le barriere tecnologiche che la tengono fuori dalla porta per una buona mezz’ora- si accascia sul letto e sviene.


The day after . ultima riunione pre-volo di rientro. Lui si siede a cinquecento seggioline rosse di distanza da lei. Non risponde a nessuno dei 3 sms di lei (preoccupata dei sorrisini visti a colazione) e –alla fine dello zuppo-meeting del direttore commerciale, uscendo dalla sala conferenze “Alighieri” (NDR.: ma nemmeno a Miami quelli dell’Hilton hanno un po’ più di fantasia? Perché tutte le sale riunioni del mondo hanno gli stessi 4 nomi? ), lui agguanta la di lei mano e la spinge verso un corridoio nascosto.

Non avrai detto un cazzo alle tue amiche mi auguro? No perché lo sai che qui succede un casino vero? E se salta fuori che ci vediamo è un puttanaio”


(“ci vediamo” in romano vorrà dire “ti trombo a sangue nel taxi di un jamaicano infoiato e ti scortico viva per finire l’opera contro una pila di lettini in spiaggia???”).


Lei rassicura lui.


“testina, guarda che se pensi che voglia fare un casino hai preso un granchio. E poi scusa, come ti chiami, Giacomo? No, Cesare. Si, Cesare… sei stato tu a prendermi la manina ieri sera che io ti dicevo che era una cagata e ci avrebbero sgamato. Ma stai tranqui che io sono una tomba. E non ho intenzione di farmi pubblicità.


“va bbe va bbe. Comunque sia non facciamoci prendere dal panico”

(ha ha!!! Adesso hai paura, eh? Il Brad pitt delle mie caciotte! Lei è libera, mica scema. E ieri sera ti ha trombato solo perché era un po’ tipsy, e perché le fai il filo da 4 convention… mica perché vorrebbe sposarti o rovinarsi la reputazione mandando un filmino su youtube…)


“Facciamo finta di niente. Ciao bbella. Me raccomanno”.


(e a quel’imbecille qui gli fanno fare i corsi di auto motivazione? A zappare l’orto lo devono mandare, altro che corsi. Il ritardato!).


Morale.

Dovendo ogni anno partecipare alla convention premio, alla quale oltre a te e ai tuoi capi ci sono circa 500 persone, di cui statisticamente almeno l’80% è maschio (alla faccia della ministra carfagna e di tutto il suo ministero ), potevi mica scegliertene uno un filino meno pirla??


Note di Wum.


La convention finisce. I due ripartono. Su due voli diversi (la provvidenza esiste) e riprendono le rispettive vite l’uno a 600 km dall’altra.


Poi una sera lei, al secondo traminer del terzo aperitivo nella stessa serata, racconta ad un’amica la storiella del taxi.


L’amica legge Women Users e manda una mail anonima a Wum, cambiando nomi, circostanze e dettagli ma inviando uno spunto che –ritiene- potrebbe essere pubblicabile. Wum riceve la mail. La legge. Prende lo spunto, gira luoghi, situazioni e particolari e pubblica.


Quindi, con due passaggi di mano, questa storia potrebbe non essere mai accaduta. Però era carina e avevo voglia di raccontarvela.

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