IL METODO MYSTERY

IL METODO MYSTERY

Dunque. Immaginate la seguente situazione: lei – giovane e affascinante- prende un aperitivo con tre-quattro amici/amiche. Ad un certo punto arriva un mistery-praticante, la abborda con un commento sarcastico, cerca di fare amicizia con il di lei gruppo e nel frattempo- lancia frecciatine alle unghie (che dice sian finte)o ai capelli (extension vero?) o a qualche accessorio sempre in tono polemico, butta lì una finta scadenza (“mi aspettano fuori”) e dissimula l’interesse non degnando nemmeno di uno sguardo la pollastra che vuole conquistare.

Poi – se la VittimaSacrificale (una delle venti in programma per la serata) abbocca- lui inizia un attacco mirato all’incisione di un’altra tacca sul di lui tristerrimo taccuino delle conquiste, e il piano operativo è scientificamente suddiviso in tre round: attrazione, confort e seduzione.

Il metodo richiede applicazione, dice Erik von Markovik, alias Mystery, autore del metodo, e un minimo di duecento prove ripetute mensili (direi più che un metodo, questo è un lavoro a tempo pieno).
Dopo aver letto il manuale, cercando di far ridiscendere il mio sopracciglio – paralizzato per lo stupore – ho fatto qualche giro in rete per tastarne il successo e ho subito visto che in america spopola, ma in italia… bah… sembra proprio non avere presa.

Le donne italiane sono più permalose delle americane per definizione (oltre che – per evidenti ragioni storiche – decisamente più sgamate delle colleghe al di là dell’oceano) e per esperienza personale so che al pronti via il sarcasmo non attacca: se viene da me uno e lancia battute al vetriolo sperando di far colpo, a meno che di nome non faccia George e di cognome Clooney, posso assicurarvi che perde tempo.

Diverso è il caso in cui l’ironia arrivi per contorno ad un approccio più morbido e – per così dire – trasversale!
Se non ti ho mai visto prima, e mi spunti dal nulla per dirmi che secondo te la mia borsa/le mie ciglia o le mie tette “sembrano” vere, nella migliore delle ipotesi, ti becchi un “ha!” (mentre penso “imbecille”)seguito a ruota da “Sparisci”.

Ma se arrivi in scioltezza, non sei una cozza (non c’è nulla di più profondo della superficie) e ti muovi con grazia, sarà divertente essere presa un po’ in giro.
Non esiste una regola d’approccio, ma senza dubbio esistono frasi che è meglio evitare. Quali? Senza dubbio i complimenti (dire a una bellissima “sei bellissima” è abbastanza banale, no? Lo sa, o comunque glielo dicono tutti da almeno una decina d’anni. Dirle che è carina, poi, è quasi un insulto…), le circumlocuzioni inutili (“non ti ho mai visto qui” – oltre che scontato è pure pericoloso: e se la lei in questione è un habitué e voi non ve ne eravate accorti?!) e le generalizzazioni a pioggia (“piove” nella migliore delle ipotesi fa seguire solo e soltanto un “già” a meno che la lei in questione non sia in preda ad una crisi di autostima e abbia deciso di darla al primo che le rivolga la parola).

Se su Pandora per agganciare una pulzella basta farsi attaccare da un branco di lupi famelici dopo essere stati salvati dalla di lei freccia da un seme magico, su questo pianeta le cose sono senza dubbio meno poetiche. Certo arrivare su un drago volante e parcheggiarlo sopra una delle quindici Porsche in doppia fila, potrebbe avere il suo perché …
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